Perchè questo blog

L’albero dei moroni, un guscio, un punto di riferimento, un pezzo di nuvola dove appoggiare l’anima quando naufraga. Questo è il mio albero dei moroni, questo e’ il mio blog, questo è il mio libro.

Geopoliticus-Child-Watching-the-Birth-of-the-New-Man

L’albero dei moroni, un monito ma anche una speranza, perché quella c’è sempre, per chi sceglie una vita dissoluta e sbagliata e che pensa che quella strada non potrà mai cambiare.

E invece ogni giorno ha una sua possibilità. GESÙ disse perdona non sette, ma settanta volte sette ed è quello che vorrei trasmettere.

Credo che sulla mia pelle, sulla mia anima e nel mio cuore ci sia carisma, e vorrei che quel carisma diventasse un veicolo per buttare addosso vita, gioia, errori e strade che diventano pezzi di stelle comete da seguire.

Vorrei creare un imbuto di parole dove io trasmetto le mie idee e voi le vostre, idee e pensieri che si mischiano, si confrontano in una sorta di dare ed avere per far crescere cuore e anime.

Veicoli che passano anche da Facebook , da strade telematiche e cartacee. Amo mia moglie, ma il mio punto fermo è DIO, che poi tanto fermo non è, perché Lui si muove dentro me, è mi guida ed io spero di riuscire a farmi guidare da Lui.

3 pensieri su “Perchè questo blog

  1. Questa notte leggerò il Tuo ultimo libro. Sulla soglia di me. Lo prometto!!
    Voglio dedicartela per il bene che, insulso mi lega a te. Noi così diversi e forse così uguali.
    Farò un bicchiere di buon bianco tra un capitolo e l’altro, andando sul balcone con il mio pezzo di toscano a guardare in celo.
    In celo dove trovo e ritrovo le mie storie e le Nostre storie.
    Luci sparse sulla montagna. Odore di stalla nel’aria. Vapori freddi sullo spazio dove sto immobile a fumare in compagnia dei cani , guardando il celo invernale aggredito da stelle che sembrano irriderci.
    Ritornerò al mio tavolino, al lume e alla carta, strumenti degni di questa vita quasi monastica.. Ritornerò al mio passato, riprenderò i volti e le situazioni, leggerò sul terreno della memoria le tracce confuse del mio essere morto e risorto.
    La solitudine è necessaria. L’odio è necessario. Io a forza di odiare, ho rinnegato tutti. Mi sono dimenticato di me stesso e, per questo mi sono ritrovato. Ho cercato Dio, alla fine, l’ho trovato dentro di me, non fuori !
    Non nelle parole, ma nel silenzio. Non il Dio vendicativo degli eserciti di cui si parla nella Bibbia. Solo il Dio nascosto in ogni uno di noi,quello che, ancora oggi, spio nei testi e vedo in chiaro.
    Ero giovane e mi sento un vecchio con in tasca la verità assoluta da sparare in faccia al nemico.
    Una verità beffarda con il sorriso di una Beretta modello 951, calibro 9 Parabellum.
    Cammino a lungo nei boschi , soprattutto in autunno, quando la stagione turistica è finita e i colori della valle si accendono. Mosaici rossi e gialli, vette azzurre, sfumate bruciate, e aria di menta che annuncia la neve.
    Cammino pensando solo al piccolo movimento dei miei piedi, a ciò che fanno per non calpestare. Ogni singolo gesto è fondamentale nell’attimo stesso in cui lo si compie. La grazia sta in questo. Il significato della vita è l’attimo che stiamo vivendo, ciò che sboccia dentro di noi e fiorisce e ci lascia cogliere la meraviglia di essere vivi.
    In questo sento Dio in me stesso. Mi piace raccontarlo, in qualche modo, anche se riconosco che spiegarlo, di momento in momento, è forse impossibile. Almeno per me.
    Mi sembra passato un secolo dalle sere del 1978, quando organizzavo incontri clandestini in clima di cospirazione. Progettavamo spedizioni contro i nemici. Allora gli scontri erano violenti e quasi quotidiani. La rabbia si colorava di ragione o la ragione di rabbia, non lo so più.
    L’essenziale, oggi, è che nei confronti di quelle persone non provo il minimo astio,solo distacco e umana comprensione. Allora avrei preso la Beretta che tenevo nascosta in una busta, appiccicata con del nastro alla rete metallica sotto il materasso, e sarei corso fuori a cercarli per vendicarmi. Erano le regole del nostro “gioco” quotidiano.
    Si era parte di un mondo che,almeno per me,vale solo come testimonianza dell’ uomo trasformato che sono adesso, in questa valle Seriana, dove il tempo non esiste e la memoria è uno specchio inesorabile di crepe profonde.

    Ti abbraccio Annibale – Forza e Coraggio-

    Gigi o se vuoi il “Paolaccio” era il nome da Partigiano di Mio Padre !!!

    Mi piace

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