Cuore e luce. C.35 P.224 26 Gennaio 2014

Cuore e luce.

Guardare e non vedere il cielo, chiudere gli occhi e con il cuore esserci dentro. Lo specchio riflette la mia immagine consumata come una candela che più non riesce ad illuminare ciò che accade intorno a se. Il cuore non risponde al cero che ormai lentamente s’é spento. Si sente ancor giovane il cuore, e con vesti colorate, non s’arrende al buio, ama il sole e prosegue la sua corsa alla ricerca della luce. È certo che uscendo dalla penombra avrà ancora qualcosa da dire e da dare. Ascolto il cuore, smetto di specchiarmi perché vedo fioco il mio futuro, accendo una candela grande che il mio cammino possa ancora rischiarare e cose da vivere ancora da inventare. Il cuore si sente ancora giovane, la luce non smetterà mai d’essere. La luce prende per mano il cuore e le dice che lo illuminerà per sempre, su questa terra e altrove. Due cani entrano in una stanza. Uno entra ringhiando e uno che scodinzola contento. Escono i due cani dalla stanza, e uno ringhia ancora più rabbiosamente, mentre l’altro scodinzola più forte di prima. Uno ha visto cento cani ringhiosi, l’altro ha visto cento cani che scodinzolavano felici. Era una stanza piena di specchi.  Accendo un cero, mi serve ora,  sennò non mi posso specchiare e non posso vedere che sorrido ancora.

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