C’era una volta… C.30 P.652 31 01 2014

C’era una volta.

C’era una volta tre porcellini nati in una bella fattoria, mamma scrofa li partorì una notte d’estate in cui una splendida luna rischiarava il mondo nella sua metà. Amorevolmente li crebbe allattandoli senza badare alla loro ingordigia, lasciando che la loro sete e la loro fame non avesse limiti alcuni. Lei stessa, la scrofa era ben pasciuta e i tre porcellini crebbero sino alla giusta misura per essere indipendenti così che potessero congedarsi dalle premurose cure materne, e se ne potessero andare per la loro strada. Decisero di dividersi e di intraprendere cammini differenti perché si sentivano diversi tra loro pur essendo fratelli. Pensavano di avere la possibilità di esprimersi individualmente, quindi di dare il meglio per poter crescere sani e ben pasciuti come si addice ad ogni porcellino che si rispetti.

Il primo porcellino che di nome faceva Plik, ed era un Operaio, e la prima cosa che fece, fu di costruirsi una casa e siccome non possedeva che poco denaro, la fece di umile paglia mista a fango. Il secondo porcellino di nome Plok dedicò un po’ di tempo al lavoro, e nel contempo costruì anch’egli la casa: Fare l’artigiano gli permise di averla migliore del primo fratello, perché guadagnava di più, infatti la costruì con materiali più consistenti, metà di legno e metà di mattoni. Il terzo porcellino prese una decisione completamente differente dai primi due, forse perché era il più prepotente dei tre: egli, infatti, decise di dedicarsi esclusivamente al lavoro, del resto per ottenere di più, già da piccolo porcellino rubava il cibo ai fratelli per meglio ingrassare ed avere maggior energia da buttare nel lavoro stesso, cosicché quando accumulò denaro a sufficienza, costruì la sua casa, rigorosamente in cemento armato con solidi infissi in acciaio rivestiti di legno di quercia, pertanto essa fu senza dubbio la migliore e la più bella.

Ma ecco che arriva il lupo, che da tempo li sorvegliava e aspettava che ingrassassero a tal punto da costituire un lauto pasto. E fu così che questo infido lupo si avvicinò quatto quatto alla casa del primo porcellino ormai porcello, colui che costruì la casa di paglia e fango, e minaccioso davanti all’uscio ululò:  Apri immediatamente o con un soffio raderò al suolo la tua debole casa!” Quando per tutta risposta Plik replicò “giammai!”, il lupo con un poderoso soffio gli distrusse la casa, e fango e paglia volarono via, e il porcello venne mangiato.

Tempo dopo la stessa cosa si ripeté a casa di Plok con la sola differenza che il lupo dovette faticare un poco di più, e i soffi furono alcuni e non solo uno, ma il risultato fu lo stesso e legno e mattoni volarono via, e anche il secondo fratello porcello venne divorato.

Ebbene il lupo è lo Stato che ci governa. Prima ci alleva, ci fa lavorare una vita per costruirci una misera casa che alla fine della nostra vita non vale più nulla e crolla come fango e paglia soffiati dal vento, come nel caso del porcellino di Plik l’operaio. A nulla è valso osare di più nemmeno per il povero Plok, che non ha fatto l’operaio, bensì l’artigiano e si è costruito una casa migliore del primo, ma pur avendo avuto qualcosa di più dalla vita, il lupo dai e dai, soffia e risoffia, ha distrutto pure la sua di casa benché fosse costruita con legno e mattoni, e si è mangiato anche lui. E il terzo porcellino di nome Pluk?  Alla sua casa il lupo non bussó e nemmeno sopra ci soffió. A Pluk il lupo non ha distrutto la casa. Non perché era di cemento armato, no! perché il terzo maiale, il terzo suino, il terzo porco è diventato un politico, nonché grande amico del Lupo.  La favola che non è una favola, signore e signori, è finita.  C’era una volta… ma c’è ancora. Il lupo, quel lupo non muore mai.

Pubblicato Araberara 31 01 2014

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