I miei viaggi. Il primo a Chenove in Francia.

Michael Jackson:gone too soon ixVnvfUzNPvqwZh4cJFFpHJkmvFrczTLksqFdIlBUJOTgeJEuyJsilsWZE1psvTqgS1HAOwDfPWljIy1GGfMiOJIzXGCm-dSFati-I0mXjPg23_X-pBUjqvUa8RyTuQ62kccZ84nEJ4fbCZKxo6xOZEgc[1]Il io primo viaggio indipendente fu in quel della Francia, più precisamente ad un paesino nei pressi di Dijon a sud della Francia esattamente a  km.316 da Parigi. Eravamo negli anni tra il 1972 e il 1973, a circa quindici anni non fu semplice convincere i miei genitori a lasciarmi intraprendere quella avventura, ma dopo aver battagliato qualche giorno, riuscii a convicerli.  Partimmo  da Alzano Lombardo io, Ugo e Vittorio il francese, così lo chiamavamo per via delle sue origini, infatti ci recavamo in una mini vacanza ospiti graditi di alcuni suoi parenti nel grazioso paesino Chenove. Era la primissima volta che sentivo parlare un altra lingua ed ero entusiasmato dal tentare di farmi capire quando semplicemente mi recavo in boulangerie a comperare le classiche baguette, il famoso pane francese, quel fragrante filone di pane croccante e leggero al palato. A proposito sapete il perché di quella forma? Semplicemente perché non so’ in quale epoca  i francesi decisero di sfornarlo in questo modo per la comodità del suo stesso trasporto,infatti era comodo per loro tenerlo sotto braccio per avere le mani libere per la sporta.  Poi ricordo anche che nei pasti il cibo veniva servito nelle pirofile abbondanti per tutti i commensali, un po’ per come facciamo noi con l’arrosto o per le lasagne o altro con la differenza che loro non ne relegavano l’utilizzo solo a qualche cibaria in particolare, ma ne facevano uso per tutto. Un altro bel ricordo di quella vacanza e’ legato a quel giorno in cui venni invitato ad una festicciola popolare vicino a Chenove, pur che parlo di quarant’anni or sono mi parve davvero insolito vedere dei baracconi con fucili ad aria compressa con “turaccioli” alla loro estremita’ che dovevano colpire dei fantoccini di carta posti a pochi passi, o delle palle cucite ripiene di segatura che venivano indirizzate con poderosi colpi di braccia all’ indirizzo di alcune latte vuote di pomodoro anch’esse poste a pochi metri di distanza, e anche strano allora per me vedere delle persone che ti invitavano a provare la tua forza non con tori meccanici, come già si faceva da noi, ma dovevi provare a batterli con la sola forza delle tue braccia, insomma il classico ” braccio di ferro”. Altri giochi  di una semplicità  estrema, come la “pentolaccia di coccio”  con dentro la sorpresa, appesa ad una certa altezza da rompere con dei bastoni, ovviamente tu, bendato. Cose che già al tempo non vedevo più praticare da molto. Inutile dire che tutto ciò mi colpi’ facendomi sentire in un epoca più remota rispetto al nostro modo di vivere, magari semplicemente perché ci trovavamo in un paesino sperduto della Francia, cosa che sarebbe potuta succedere anche nel nostro Paese in qualche paesino sparso lontano dalle città’. E che meraviglia era vedere il trasporto di cose, non con camion come solitamente facciamo noi, ma con enormi barconi che transitavano su dei canali, l’equivalente di quello che doveva succedere nel nostro Naviglio a Milano nell’ ottocento e nei primi del novecento. I pochi pomeriggi trascorsi in quel paesino, li passammo poi a nuotare in pozze naturali a ridosso dei canali adibiti a trasporto sempre all’insegna di una splendida realtà d’altri tempi. Li conobbi Marie Chantal una graziosissima ragazzina di cui mi ero invaghito, e confesso ci scappo’ pure qualche bacetto che proporzionale alla nostra età, mi fece toccare il cielo con un dito, la mia prima cotta. Fui tristemente sconsolato alla ripartenza per l’Italia, che ai me, avvenne di li a pochi giorni, in treno, dormendo nei corridoi perché non avevamo prenotato il biglietto  di ritorno, segno di quella “sana” incoscienza dell’età, peraltro mai cambiata nel tempo, che sempre mi ha spinto dal desiderio di partire più che quello di arrivare….  Non ho più rivisto Vittorio  “il francese”, purtroppo seppi di lui che dopo un lungo passato di droga, e’ tornato in Francia per tentare di disintossicarsi, con il triste risultato di diventare un alcolizzato cronico. Ugo invece l’ho rivisto un anno fa’, e mi disse nell’occasione di aver fatto il geometra presso il comune dove risiedeva, ma ora che da tre anni era in pensione, girava il mondo in viaggi organizzati da se’, ogni uno della durata di alcuni mesi, a volte in bicicletta, o con i treni e gran parte a piedi. Questo fu il mio primo meraviglioso viaggio da adolescente, il primo di una lunga straordinaria serie di viaggi nel mondo, nel mio mondo, quello dove ogni volta e’ la prima…volta. Viaggio con me stesso, con la mia fantasia, con l’amore che ho per la gente che incontro e per i luoghi nuovi che  Conosco.

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