In viaggio con papà.

Lucio Battisti:si viaggiare Lucio Battisti: il nastro rosa

Il primo viaggio della mia esistenza avvenne a sette, otto anni e ricordo, anche se vagamente, che all’epoca fui “sequestrato” da mio padre: lui mi sveglio’ in piena notte e, preparatomi alla rinfusa qualche indumento, con il mio tacito consenso mi “rapiva” per portarmi con se’ nei luoghi dove allora svolgeva la sua attività’ lavorativa. Mia madre ovviamente era all’oscuro di questa nostra losca trama, e sicuramente non avrebbe acconsentito per ovvi motivi, a partire dal fatto che avrei perso un anno di scuola,dal momento che la nostra assenza da casa, sarebbe durata non meno di due mesi.

Capito’ due volte che mia mamma venne informata da mio padre su dove mi trovassi solo al mattino: infatti, la chiamava quando ormai eravamo all’altezza del passo della Cisa, nel fiorentino. Allora, i telefonini non esistevano e mia mamma doveva attendere tutta la notte per avere informazioni su di me. Ovviamente la riluttanza che opponevo a mio padre era inesistente, ero anzi felicissimo di andare a sud con papá, o almeno di certo lo ero in quelle due occasioni. In fasi alterne ci recammo in alcune località’ portuali di cui conserverò sempre un meraviglioso ricordo: Taranto, Lecce, Brindisi. Tre  splendide città  con il fascino straordinario che solo il meridione ti può trasmettere. Sarà per questo “battesimo” che imparai e mi piacque viaggiare. Viaggiammo tutta la notte, finché  mi svegliai dal dormiveglia e mi si presentò innanzi uno splendido paesaggio; chiesi, papà cosa sono quelle case fatte a forma di cono? Rispose sono i trulli, caratteristiche abitazioni tipiche di qui, ad Alberobello; e perché quelle vigne sono nane?  E lui di nuovo, è il tipo d’uva coltivata da queste parti, ero stupito dai grappoli che quasi toccavano terra, ma non meno mi stupivo di quelle strane costruzioni tutte bianche a forma di cono troncato. Arrivammo a destinazione.  Trascorrevo le giornate per lo più “parcheggiato” nei porti, in attesa del ritorno di mio padre alla fine della sua giornata di lavoro. Ricordo in particolare quell’anziano signore che fungeva da custode di una imponente nave da carico attraccata al porto, lui si prendeva volentieri cura di me, anche se io eludevo sempre la sua vigilanza allontanandomi sempre ogni qual volta si distraeva anche se per qualche attimo appena. Mi allontanavo spesso perché nel porto di Brindisi, nei pressi di due imponenti cannoni ottocenteschi messi li’ a mo’ di monumento, cercavo e trovavo delle pietruzze di pirite sul molo, che agli occhi del bambino che ero, mi apparivano come pepite d’oro, e fantasticavo sul gran valore che gli attribuivo pensando con ansia al momento in cui sarei tornato a casa per mostrarle agli amici. Un curioso ricordo fu per dei grossi coltelli da cucina che non di rado vedevo il mattino piantati negli infissi di legno delle porte che chiudevano l’ingresso della trattoria, dove si mangiava la sera. Studiata era la risposta di mio padre al mio lecito stupore con conseguente domanda; vedi Annibale, diceva, le persone grandi giocano la notte quando tu dormi! Pur lasciandomi perplesso, non trovavo nulla da ridire, se non che mi sembrava strano che non dormissero, e poi più semplicemente perché non giocavano durante il giorno? Così li avrei visti da me. Ma passato qualche momento, stanco di domandarmi per come e perché, pensavo in quale molo sarei capitato il giorno a venire e di quale fantastico tesoro in pietruzze dorate mi sarei appropriato, per poter mostrare agli amici al mio ritorno a casa, a loro, che erano rimasti a scuola ad imparare l’ABC, non come me che ero andato al sud alla scuola di vita. Come mai il mio genitore si comportasse così con i suoi figli non lo so’, e dico figli al plurale, si’ perché in precedenza “rapì” pure una mia sorella maggiore per portarla nel veneto. Ancora oggi non mi è dato saperne il motivo. So’ soltanto che non rimpiango affatto l’aver perso due anni di scuola, quelli li ho recuperati in seguito, ma i bellissimi viaggi con mio padre a bordo di una rombante fiat 1100 non li potrò recuperare mai più. Grazie papà per questi meravigliosi ricordi,grazie per ciò che hai fatto per i tuoi figli, ciao.

Un pensiero su “In viaggio con papà.

  1. Bella Bile ,sono ricordi che ti toccano nel profondo del cuore e che solo oggi riesci a capire l’importanza che tuo padre ti volesse bene ,era anche ,per lo più giorni che potevi goderti tuo papà.Io mi ricordo ,che lo vedevo solo alla sera quando rientrava a casa,
    a volte pure verso le 20 ed era stanco,però felice di essere a casa con tutta la sua bella famiglia .Ciao Bile

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...