Una giornata qualsiasi, mia, non tua. ( riletta e riproposta)

Battiato: la cura Mi sveglio, mi butto giù dal letto, se ho riposato quanto basta mi sento stanco ma sveglio di testa quindi mi riprendo. Esco dall’uscio non voglio pensare all’oggi, sono un perfezionista, già pensato il  da farsi il giorno prima. Che posso godermi il cappuccino con mezza brioches, che mi leggo qualche riga di giornale, le più stupide cose, non m’impegnano la mente, deve e può rimanere sgombra ancora un po’, solo ancora un pochino. Il rito di due parole con chi ti capita a quell’ora, che centra sempre il tempo, e quanto ha rotto le balle la pioggia, o più raramente quando sei stanco di portare gli occhiali scuri. Lo scambio di un idea con il barista al momento di pagare il dovuto, meglio se finisci il tutto con una frase ironica e simpatica, dipende…Devo proprio andare adesso, l’intanto che vado all’auto mi concentro su cosa per prima devo fare. Che come meglio, comincio dal peggio, quello che solo di primo pomeriggio preferirei evitare, e se devo  viene male. Sono carico, il peggio vien lieve, vieni toro che ti prendo per le corna, di certo ti atterro, che se perdo m’angoscio. Ma è mattino, basta che metta il giusto spazio, quel che ci vuole per me quel giorno, quella mattina, non so’ non lo so’ mai, come posso saperlo ogni giorno per me, per tutti, e’ un altro giorno. Che arriva un altro toro, ci metto un pelino di sale aggiunto, che anche lui   morde polvere. Poi a mezza giornata se ancora devo toreare mangio poco e meno ancora bevo uva, con buon margine di bello vinco di nuovo. Che arriva l’ora del te’ per certa gente, e finalmente mi si presenta davanti una capra, che per incazzata sia, ha le corna più corte del toro. E’ più agio schivarla, e se anche finisce lei a casa con tre punti, la mia donna la sera non dirà che brutto livido hai amore!  Il giorno s’è scurito, potrei persino evitare, ma dai che ti frega! oramai si vede bene che il colore e bianco sporco, non c’è dubbio  non devo faticare, si tratta solo di un agnello e di vincere quasi mi vergogno. Che se quando rivedo l’uscio al contrario, do’ un grosso bacio alla mia vita, una complimentosa carezza al quattro zampe, quel giorno ne ho vinte tante di battaglie. Che non mi si allontani mai l’Eterno, ch’io non debba far succedere tal guaio, che rialbeggi ancora, il cappuccino lo preferisco zuccherato.

Versione rivista anni dopo.

Primo Marzo 2014.
Mi sveglio, mi butto giù dal letto, se ho riposato quanto basta mi sento stanco ma sveglio di testa quindi mi riprendo. Esco dall’uscio non voglio pensare all’oggi, sono un perfezionista, già pensato il da farsi il giorno prima. Che posso godermi il cappuccino con mezza brioches, che mi leggo qualche riga di giornale, le più stupide cose, non m’impegnano la mente, deve e può rimanere sgombra ancora un po’, solo ancora un pochino. Il rito di due parole con chi ti capita a quell’ora, che centra sempre la situazione meteorologica… e quanto ha rotto le balle la pioggia, o più raramente quando sei stanco di portare gli occhiali scuri. Lo scambio di un idea con il barista al momento di pagare il dovuto è meglio se finisce il tutto con una frase ironica e simpatica, dipende… Devo proprio andare adesso, l’intanto che vado all’auto mi concentro su cosa per prima devo fare. Che come meglio, comincio dal peggio, quello che solo di primo pomeriggio preferirei evitare, e se devo viene male. Sono carico, il peggio vien lieve, vieni toro che ti prendo per le corna, di certo ti atterro, che se perdo m’angoscio. Ma è mattino, basta che metta il giusto spazio, quel che ci vuole per me quel giorno, quella mattina, non so’ non lo so’ mai, come posso saperlo ogni giorno per me, per tutti, e’ un altro giorno. Che arriva un altro toro, ci metto un pelino di sale aggiunto, che anche lui morde polvere. Poi a mezza giornata se ancora devo toreare mangio poco e meno ancora bevo uva, con buon margine di bello vinco di nuovo. Che arriva l’ora del te’ per certa gente, e finalmente mi si presenta davanti una capra, che per incazzata sia, ha le corna più corte del toro. E’ più agio schivarla, e se anche finisce lei a casa con tre punti, la mia donna la sera non dirà che brutto livido hai amore! Il giorno s’è scurito, potrei persino evitare, ma dai che ti frega! oramai si vede bene che il colore e bianco sporco, non c’è dubbio non devo faticare, si tratta solo di un agnello e di vincere quasi mi vergogno. Che se quando rivedo l’uscio al contrario, do’ un grosso bacio alla mia vita, una complimentosa carezza al quattro zampe, quel giorno ne ho vinte tante di battaglie. Che non mi si allontani mai l’Eterno, ch’io non debba far succedere tal guaio, che rialbeggi ancora, il cappuccino lo preferisco zuccherato.

2019, non ho più da combattere contro molti tori… i più si son fatti capre, e i più delle capre son diventati agnelli. Quando la vita ti dà segnali inequivocabili che il conto alla rovescia e già iniziato da un pezzo, lei, ti sfugge rinfacciandoti il traguardo che non hai saputo raggiungere… non rimane che tentare di afferrare disperatamente per la coda i valori che non hai mai considerato prima… e da tori si diventa agnelli. riscriverei tutto con parole diverse, forse migliori per sintonia con l’animo, ma il concetto non cambia di una sola virgola. Grazie per avermi letto…

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