Una grande scritta sul muro.

Zucchero: oltre le rive Zucchero: ridammi il soleBergamo, quartiere Redona, una grande scritta sul muro, quella di Don Sergio. Sto’ guidando un sabato pomeriggio di febbraio, quando passando per via Goisis vedo un campo da calcio, vi svetta uno striscione con scritto una bellissima frase commemorativa in onore di Don Sergio, e siccome lo stesso striscione e’ nero blu essendo a Bergamo intuisco che sono stati tifosi Atalantini, infatti mi informo e scopro che sono stati gli amici ultras a scrivere quelle belle e commoventi parole che ringraziavano Don Sergio di essere stato uno di loro e che sarebbe continuato ad esserlo, per sempre, oltre. Io e mia moglie, ci guardiamo stupiti per tanto sincero affetto,  e non possiamo fare a meno di pensare come mai   “questo tal” Don Sergio abbia colpito cosi profondo al cuore della gente, sopratutto ai giovani. Passa del tempo, sino ad una domenica, che non sapendo dove andare a sentire la messa ci imbattiamo casualmente nella splendida parrocchia di Redona , non ricordandoci che era la ” casa ”  di Don Sergio. La funzione  si rivelò una sorpresa. Cantata per lo più da voci corali  sublimi, che ci estasiavano l’anima. Alla fine capimmo di essere nella parrocchia di Don Sergio ,perché  fummo invitati all’uscita a ritirare un opuscolo scritto qualche mese prima da Lui . Libricino su cosa Don Sergio pensava del coraggio, di come averne  e di che cosa fosse per lui….      LE ETÀ DELLA VITA.                                                       Il tempo della meraviglia. Meraviglia e’ il nome della fede del bambino. L’adolescenza è’ l’età  in cui ti viene proposto il compito più impegnativo: l’assunzione E la conquista della libertà attraverso le scelte che dovrebbero portarci all’età adulta. La giovinezza e’ il tempo del coraggio: quella dimensione della virtu’ di forza  che sfida le paure e gli ostacoli. L’età adulta e’ il tempo in cui il coraggio assume i tratti della costanza nei confronti della complessità e della durezza del reale, e della tentazione di rassegnarsi e di accontentarsi del poco. Per rapporto a questa tentazione – di arrendersi  all’appassire inesorabile della gioia e della speranza – il coraggio richiesto all’età matura assume i tratti della perseveranza: della capacità cioè, di mantenere, nelle prove e nella lunghezza del tempo, lo slancio della speranza, il gusto per i beni della vita e il prezzo che essi  ci chiedono di pagare. Il coraggio e’ pure la virtù caratteristica della vecchiaia.In quest’ultimo tratto della vita esso ci chiede, simultaneamente, distanza e attaccamento, resistenza e resa; ci chiede di volere la vita e di viverla, con le forze che restano, fino in fondo; e di patire le fragilità e le sofferenze della vecchiaia  e della malattia, sostenendole con la promessa che ha sostenuto tutto il viaggio. Il soggetto non appare più artefice del suo futuro. Al futuro ormai deve semplicemente affidarsi come a una promessa. Se questo passaggio viene vissuto con la forza della fede, esso non appare più come una brutale interruzione, ma piuttosto come la forma misteriosa di un compimento. E’ significativo che il coraggio sia la virtù che deve accompagnare costantemente, in ogni sua tappa, la traversata della vita……                                                                                                            LA VIRTÙ DEL CORAGGIO.                                                                                           La paura di fronte all’ostacolo -il più grande e’ la morte – (la cui gestione e’ affidata al coraggio, l’altra dimensione fondamentale della virtù di forza ) coraggio ! Non avere paura ! Il coraggio dunque è quella forza della fede che si esprime in una virtu ( il coraggio infatti non e’ un fatto episodico, ma una disposizione costante che unifica e riunisce tutta la nostra persona e tutte le nostre risorse) che ci permette di tener viva la speranza contro tutte le smentite e intimidazioni contrapposte alla libertà dalle difficoltà della vita e dalle” potenze di questo mondo” . E questo coraggio Dio ce lo da’: è questa la rivelazione del vangelo . E’ questo il pericolo: che il coraggio, più che la fiducia nella promessa di Dio  diventi compiacenza per l’immagine  “coraggiosa” di se’. L’umiltà e’ la forza che richiede l’affrontare gli ostacoli e le paure . Il coraggio vero non nasce dalla considerazione delle proprie forze ( tale considerazione, anzi, rende la paura invincibile) , ma dalla fiducia: fiducia nel prossimo nella figura umana nel mondo. Il coraggio non cancella le mie paure e le mie debolezze; mi aiuta ad accettarle, ad attraversarle, integrandole nell’amicizia e nella fiducia. La temerarietà – o la pavidità – suprema e’ quella di chi si fida solo di se’. Solo Dio può liberarmi dalla paura radicale e darmi radicalmente coraggio. Solo Dio può conosce a fondo le mie paure; e le compatisce; e può darmi la giusta causa, il giusto motivo per avere coraggio, nonostante tutto, nonostante me stesso. Nemici seri della mia vita sono alla fine solo quelli che sono anche nemici di Dio; non sono i miei nemici personali, quelli che offendono l’immagine narcisistica che io ho di me stesso, ma i nemici della speranza, quelli che mi tolgono fede nella parole che Dio rivolge incessantemente al mio cuore. Proprio la memoria di Gesù ha molto da dire e da dare al coraggio che serve alla nostra vita. E a lui sta cercando di restare attaccato al mio povero coraggio. A questo coraggio che ogni volta ci fa uscire all’ombra della morte. Gesu’ ha una comprensione e un’ammirazione profonde della fatica dell’uomo, e resta ammirato del suo coraggio:  ” non ho mai trovato un fede così in Israele ” , ” Donna, la tua fede e’ grande”. Gesù  vede la fede – il regno di Dio- già all’opera nel coraggio della sopravvivenza  quotidiana. Gesù non inventa la fede; viene a darle tutta la sua forza. I vangeli sono pieni dell’esortazione a ” non temere” ? Cosa veicolano questi appelli  ricorrenti a  ” non temere” ,  ” non avere paura” , se non l’atto decisivo con cui  GESÙ  come nostro Signore, ci chiama autorevolmente, sovranamente, al coraggio?  La solitudine senza fondo dell’agonia del giardino Degli ulivi. Ma GESÙ prosegue: ” ma io non sono solo, perché il Padre e’ con me” : il Padre  e’ tutta la sua forza. Come tutta la nostra forza e’ in Lui che ne è l’ascoltatore e  l’esegeta del Padre. Nel mondo avrete molte tribolazioni ma abbiate coraggio, io ho vinto il mondo…. E noi vorremmo essere coraggiosi con le nostre forze! Ridicolo! E’ l’ultima tentazione del diavolo: la menzogna dell’eroismo solitario.                                       MIO TESTAMENTO                                                            Sono felicissimo di aver vissuto. Ho trovato il tempo e il luogo che Dio mi ha dato per vivere la mia avventura tra gli uomini. Me ne vado pieno di riconoscenza per tante persone che mi hanno aiutato e insegnato a vivere: a partire dai miei genitori e della mia famiglia di Calcinate. Pur vivendo in un piccolo angolo di mondo mi sono sempre sentito unito a tanti uomini e mi sembra di aver sempre sentito il grande respiro del mondo attorno a me. Potevo fare di più: sopratutto per tante persone che ho incontrato e con le quali non ho sempre avuto il coraggio di essere generoso. Anche se quel poco che ho fatto nella mia vita – preferendo il profondo al vasto – l’ho sempre sentito fatto per me è per gli altri. Arrivederci a tutti e….alla vita che amo tanto.                                                                                    La malattia della fine mi ha portato nelle regioni più oscure della nostra fragilità. Questa discesa che ti da un po’ di vertigine mi ha però , stranamente, reso ancora più grato e commosso per i regali che la vita mi ha fatto, di cui sono stato troppo poco stupito e riconoscente.  mi avete visto alcune volte piangere. Ma vi assicuro che sono state quasi sempre lacrime di dolcezza.                                                          Ho tanta voglia di vedere il Signore, di incontrarlo.sono curioso di vedere  che cosa saprà darmi di più di quanto mi ha già dato in questa vita. Sono emozionato nel pensare a che cosa vorrà dire per me vivere accanto a Lui! Ho voglia di ritrovare alcune persone il cui distacco mi ha lacerato. Ho voglia di ritrovare la bellezza di questo mondo che abbandono con tanta nostalgia.                               Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.                                                     .                                                            Don Sergio Colombo.Bergamo 27 maggio 2014 Mi sono permesso di riportare qualche “passaggio” del libricino sopra indicato, ma vi assicuro che è stato davvero difficile fare questa cernita, tutto, niente escluso, meritava di essere riportato. Personalmente sono molto dispiaciuto il non aver conosciuto una persona tanto speciale, ora capiamo io e mia moglie del perché su quello striscione nero-blu vi era scritto ..- E’ stato bello sentirsi vivi con te buon viaggio amico e maestro… La tua Redona

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