Andati Avanti. C.21 P.761 24 Marzo 2014

Andati avanti.

E sono là, sono fermi e attendono con le loro bocche sorridenti, qualcuno con faccia seria ma mai arrabbiata. Perfetti compiti stanno li. Non si sa cosa attendano, la visita dei loro cari, il tempo che passa, il giudizio Divino… non si sa, non si spostano d’una virgola.  Qualcuno di noi passa a fargli visita, spesso a pregare per le loro anime, ma in fine davanti ai loro sguardi sereni preghiamo per noi o per chi ci sta a cuore sperando intercedano per le nostre esigenze terrene. E loro sempre li, pazienti e silenti che sorridono. Sorridono nella foto e nell’anima, come a dire…io sto bene! Togli quella smorfia di dolore, pensa per te, io ho finito di vivere e mi manca poco per rinascere.

E guardi e riguardi quelle immagini bloccate in quel momento delle loro esistenze avvolto da fascino e rispetto. E’ in quei momenti che pensi cosa siano state in vita quelle persone, chi fossero cosa abbiano detto e fatto. li senti vivi,  li vedi vivi, li immagini vivi.

Grandi ali d’Angelo posto al lato di una marmorea dimora, fanno ombra al l’immagine ovale di quel l’uomo dal viso austero. Aveva i baffi all’insù alla Vittorio Emanuele, giacca e cravatta, colletto della camicia arrotondato, caspita! che personaggio. Infatti di lui a caratteri ben distinti si legge… Cavaliere del lavoro di Vittorio Veneto. Presto si fanno strada tanti possibili pensieri di chi fosse stato quel l’uomo austero e fiero. Un ricchissimo “padrone” terriero dell’inizio 900. Magari un diretto discendente di un appartenente  ai motti carbonari.  Quel viso severo poteva essere un parente stretto del conte Camillo Benso di Cavour. O forse era un professore o un dottore ma sembrava più a un ricco proprietario di terreni con al soldo mezzadri e contadini.

Poco più in là, sotto una lapide già misera di suo, è consumata dal tempo lascia intravedere quel volto femminile stampato nella ceramica solcato dalle rughe e dal tempo, è vestita di nero, con un foulard che si annoda sotto il mento. Di lei nessuna scritta altisonante sotto la sua foto, solo il proprio nome e cognome, umili come la sua immagine. Viene alla mente mio nonno che faceva il mezzadro alla Basella e quell’inverno di più di settanta anni or sono rubò un sacco di patate per sfamare la sua famiglia. Tra l’altro da specificare che le rubò a se stesso, perché era lui che accudiva il bestiame e i campi che gli erano stati dati in affido. Ciò nonostante venne incarcerato, e solo grazie a una lettera di supplica fatta scrivere da mia nonna al Duce Benito Mussolini, nonno Paolo venne in seguito scarcerato con qualche soldo per il disturbo del l’ingiustizia subita. Chissà che il Cavaliere tra le braccia di un Angelo non fosse chi fece arrestare il nonno.

Ma più in la quella giovane donna, troppo giovane per essere giunta la sua ora in modo naturale. Anche lei sorridente in un atteggiamento statico che l’ha colta in un momento felice della sua esistenza, che chissà per quale misterioso motivo sarà stata interrotta, se per una malattia o per un malaugurato incidente. Osservo lembi di abiti che indossava la giovane, per capire se la foto sia stata scattata in epoca recente e per conferma notai la data di nascita  in cui se ne andò, un probabile incidente, un maledetto incidente, perché il suo viso non denunciava segni di una malattia.

E sono sempre li anche loro innocenti come i visini da putti bianco rosa che hanno. Nessun pensiero fantasioso per loro, non v’è storia per creature cosi fresche. Servivano subito degli Angeli in Cielo e nessun Angelo e più puro di un bimbo. Nessuna anticamera per loro, diritti in Paradiso a suonar d’arpa, ad accompagnare anime degne in un posto migliore.

Quante passate situazioni in un posto cosi fermo. Quanta storia in quel posto cosi piatto eppur tanto vivo. Vivo in noi con i ricordi, vivo in noi con il passato, vivo in noi con la fervida certezza che un giorno li raggiungeremo, nella beatitudine che speriamo ci sia dato meritare… principalmente con il rispetto dell’altrui persona, qui sulla terra, luogo di temporanea prova. I defunti non sono tali, non che con il solo e ormai  inutile corpo. Sono anime amiche che ci osservano, ci proteggono  e ci confortano consolandoci, purché si preghi per loro. Come dicono i gloriosi Alpini, sono andati avanti. E’ solo un arrivederci al più tardi possibile, si perché stupidamente pensiamo si stia meglio di qua che di la, e per quello che Loro stanno li immobili… e sorridono.

Un pensiero su “Andati Avanti. C.21 P.761 24 Marzo 2014

  1. Ciao Bile ,cosa ti posso dire di questo ormai ottavo,nono racconto che leggo,non ci sono parole solo faccia triste con lacrime ,quando tocchiamo questi argomenti Bile non si sa cosa dire ,le parole non escono ,manca il fiato,poi tutto di colpo esplode la tristezza che hai dentro,e rifletti e pensi ” pure noi siamo di passaggio” e da li ti viene un magone ancora più forte che ha volte lo porti tutto il giorno.Comunque dai tuoi racconti mi porti gioia ,e ha volte tristezza ,però so che le scrivi col cuore e non con la fantasia ,non ti arrampichi sui castelli ,ma metti sempre in campo la verità ,la tua autobiografia e l’umiltà.Ciao Bile

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