Il sentiero C.19 P.776 31 Marzo 2014

Il sentiero.

Quando inizio non vorrei mai. Poi nell’andare, prendo ritmo, prendo pensiero. Non mi piace seguire per più’ di qualche volta lo stesso sentiero, mi annoio, mi stanco di tutto quello che è routine, di tutto ciò che è ordinario, metodico, sistematico. Fare le stesse cose sempre, sembra mi uccidano la fantasia, mi tolgano le ali, mi impediscano di ricrearmi di rigenerarmi, di reinventarmi. Scorgo una nuova traccia, si, sembra proprio un sentiero nuovo. Mi fermo, osservo, cerco di capire in che direzione mi può portare, se è ben definito e ben curato, capisco che ovunque porti non si interrompe dopo ore di cammino in una scarpata, o in un punto dove non potrò più avanzare.  Prediligo sempre i sentieri di montagna, non ben definiti, quelli impervi, quelli che per incuria o abbandono non sai si possano concludano a tratti.

Quei sentieri incuriosiscono e intrigano un sacco, hanno sempre quel qualcosa che dice di provare a percorrerli. Del resto se volessi solo camminare, me ne andrei in un parco o per dolci tratturi collinari.  Parto, e come muovo i primi passi, ho in mente Susanna, la meravigliosa presenza che divide con me la sua vita. Lei ogni volta che mi avventuro mi ammonisce e mi sconsiglia vivamente di prendere strade non battute, perché non posso sapere dove mi porterebbero e mi rispondo che starò più che attento… ma non senza quel pizzico d’incoscienza.

Mi assicuro di avere con me il telefonino, il mio Rosario e via, l’avventura può iniziare. Che poi i sentieri son tutti uguali alla fine, cambia il tipo di terreno, a volte vi trovo del fogliame, a volte delle radici che lo attraversano e ruscelli che han rubato disgelo, sono solo posizionati diversamente ma uguali comunque tra loro. La parte fantastica, e’ quando mi imbatto in qualche rudere di una costruzione rupestre d’altri tempi. Mi fermo e guardo incantato per lunghi minuti, ed è in quei momenti interminabili, che entro da personaggio nel mio fantastico film. In quelle poche pietre ammassate ormai alla rinfusa carpite per lo più dall’incedere della vegetazione, che si è da tempo ripresa il possesso del suo.

Immagino. Mi sembra di vedere la gente che ha vissuto in quella casa, che ci ha cresciuto dei figli, che ci ha allevato del bestiame, vivendo del poco, per noi moderni del nulla. L’acqua era a pochi passi che scorreva incessante in quel ruscello, ci si dissetava, si usava per lavare le poche masserizie, ci si faceva il burro e mille altre cose indispensabili alla sopravvivenza. Penso ai lunghi inverni che si trascorrevano isolati dal mondo, alle lunghe notti in compagnia delle stelle e delle lampade ad olio, delle fiabe, e di fantasiosi racconti dei vecchi che fumando una mezza accanto al camino che aveva appena regalato una polenta, e con elegante crepitio del proprio fuoco con le braci diede castagne cotte. Penso alle corti estati con le mucche al pascolo e ai pastori che tagliavano di falce erba per farne fieno magro. Penso alle loro donne che rigiravano forme di formaggi e di stracchini a fine stagione, e ancora rastrellavano foglie secche dal bosco per assicurare un più comodo giaciglio asciutto al bestiame. Penso alla povertà di quegli uomini e di quelle donne, e alla loro ricchezza di spirito e li confronto al nostro esatto contrario, al loro niente e alla loro fierezza che era tutto, al nostro tutto che nemmeno conosce fierezza.

Sospiro, rivedo alberi e non sogni e proseguo il mio cammino sul sentiero di fresco scoperto tra la maestosità di quegli alberi stupendi che si stagliano fieri verso il cielo, quasi a tener vivo il ricordo degli abitanti di quel luogo un poco sperduto tra i monti. Il voler prendere un sentiero di montagna, per ogni uno di noi determina una scelta che porta alla certezza del nostro essere. Il nostro essere, il nostro vivere.  Una persona tranquilla di certo prenderà il sentiero più sicuro. Per la persona un po’più irrequieta la scelta ricadrà sul l’inevitabile sentiero irto, scosceso, quasi impraticabile. Uomo tranquillo o donna irrequieta o viceversa, sono i poli opposti. uno a destra, e l’altro a sinistra. Allora meglio nel mezzo di quel sentiero a sentir sapor di bosco che odora di pino e muschio.  Categoria escursionista, avventurosa, romantica e un pizzico malinconica, ma sopratutto gente che ama tanto la vita al punto da reinventarsi  in continuazione. Gente che sa cadere e rialzarsi, anche più volte, che più cade, e più si rialza, e più sente il profumo del bosco.  Ci si avventuri su di quel sentiero, quello la poco battuto, poco segnalato, e… con il cuore fatevi registi del vostro personalissimo film. Buona visione.

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