Amare e Amore, Gioire e Soffrire, Io e Lei, Noi e Loro. ( storie d’amore botte e gelosia)

La vidi per la prima volta in quel bar. Che al sabato sera ci si ritrova sempre in quel bar, poi decidi con gli amici il quel che farai, anche se è scontato che andrai in quel locale, ti piace tanto e lasci che si decida in gruppo ma spingi per quello. E lei li, come e’ bella, o forse non è così bella, ma ti piace da morire. Che se fosse una qualunque in un attimo approcci, ma con questa che fare? Arriva Denis insieme a Paolo. Ciao come va? Che si dice? Cazzo hai visto Vale! E’ un vero campione, non c’è ne per nessuno, e intanto la guardi sperando che questa contraccambi, e alzando la voce anticipi una risata con gli amici, ma mica una risata normale, un po’ più forte, e’ per farti notare. Non ti caga, ma non molli,pensi con quel poco di esperienza che hai, che non ti vuole cagare, ma ti illudi e vai avanti. Allora dalla prima birra, te ne fai un altra, ma media a doppio malto, si sa che l’alcol aiuta ad incoraggiarti quando  serve, al punto che dopo una mezz’ora ti fai anche un cuba libre. E lei sempre li con quelle due amiche. E allora che Paolo nota che sei insistente con lo sguardo, e a sua volta guarda lei pure lui. A  me non è che vada molto a genio, Paolo e’ un bel ragazzo, e come tutti i belli a quell’eta’ e’ un po’ stronzo. Mi guarda ride e dice, bella gnocca vero! Bella gnocca si, rispondo io, allora interviene anche Denis che aggiunge… Mica male neanche la sua amica, quale? Quella bionda dice. Meno male, uno in meno. E fingo indifferenza nel proseguo di di quell’ora, ma la coda dell’occhio e sempre la. Nel frattempo arriva anche Davide con la sua ragazza, si uniscono a noi, e come si siedono al nostro tavolo ecco Daniela, la ragazza di Davide che con un cenno accompagnato da un sorriso, saluta le tre tipe vicino a noi. Nooo! Non ci credo, colpo di culo, mi rivolgo a Daniela e subito le chiedo se le conosce, e ovvio che si, diversamente non le avrebbe salutate, ma il punto era arrivare alla fatidica domanda! Chi sono chiedo trafelato, amiche mie risponde, cioè non proprio amiche ma compagne di scuola. Vuoi che te le presenti! Denis risponde al posto mio dicendo, a lui interessa la “mora” con i capelli lunghi, e ride. E Daniela, a,! e’ Angelica, ma è già impegnata! Impegnata come, in che senso, nel senso che è impegnata! Ha il ragazzo. Merda. E da tanto che c’è l’ha? Ma, dice ancora Daniela, e’ una storia strana, il suo tipo e’ parecchio più grande di lei, addirittura se non mi hanno raccontato cazzate e’ pure sposato. Fanculo. Non te la prendere dice Denis, fregatene, andiamo al locale, ti rifai alla grande. E ce ne andammo, io mesto mesto senza averla conosciuta. Eppure mi ha colpito, mi è rimasta dentro, va be! Beviamoci sopra, e una volta nel locale ballo pure, mezzo stordito e mezzo fatto! Almeno non penso, e poi che cazzo! Non so nemmeno chi sia, magari ci parlo e la guardo bene da vicino e nemmeno mi piacerebbe, non finisco il pensiero che sbatto contro una spalla, mi giro per scusarmi, e lei… Bella come poche, mi scuso intanto continuo con celata indifferenza a ballare, ma devo agire, agire subito, devo dare una mano al destino. Mi rigiro, e gli dico tu non eri prima al bar? E lei risponde con un sorriso, che già quello bastava per uno sballo breve, e aggiungo, al bar prima ero con Daniela la tua amica che ti ha salutato. A già mi dice, certo e tu eri con quel ragazzo biondo, figurarsi se non aveva notato Paolo, merda. Si dico io sorridendo per non piangere, ma cero anch’io. E lei sorride di nuovo, con qui denti che mi sembravano la réclame di un dentifricio di marca, sotto quelle labbra rosse e carnose accentuate da un rossetto non volgare ma provocante, come quegli occhi verdi, che ti fan pensare che una così non te la puoi certo meritare, una così quando ti caga?! Oramai il dado e tratto, e la invito a bere qualcosa al bar del locale e non si nega, ci viene.

Non mi segue nell’immediato, va prima dalle amiche sedute al tavolino riservato, probabilmente avvisa che viene al bar con me, io intanto cerco di farmi largo tra il nugolo di gente assiepata al bancone, subito dopo arriva anche lei. Prendiamo posto sugli sgabelli alti, e come prima cosa le chiedo il suo nome, Angelica mi dice, per gli amici Angy, che poi preferivo il primo, l’originale, ok. Alessandro dico io, per gli amici Ally, come mi sia venuto quello stupido nomignolo non so, forse faceva figo ma tant’è che glielo dissi e Ally rimase almeno per quella sera. Qua spesso? no risponde, e la prima volta, infatti non t’avevo mai visto. Coppetta? e lei va bene, ei, rivolgendomi al barista, mi fai due champenois?, e arrivano. Mi sentivo a disagio, credo succeda quando non ti senti all’altezza, anche se non ne hai di motivo, ma se una tipa ti piace cosi tanto, si sa, parti in svantaggio, e tu non sei padrone della situazione. Infatti la conversazione e misera e con poca enfasi, a tratti imbarazzante, al punto che ti ripari dietro il frastuono assordante della musica a palla, che se comandi il gioco ti fai capire e i discorsi ti vengono uno dietro l’altro, anche se di cazzate si tratta. E’ cosi che alla seconda coppetta, lei mi si congeda con un timido “torno dalle amiche” certo rispondo, meno male che tra le poche stupidaggini che sono riuscito a dirle, le ho carpito il nome di un bar che lei mi dice frequentare durante alcuni pomeriggi di vuoto dalle sue lezioni. Finisce la serata, passa qualche giorno, due, che al terzo di pomeriggio guarda caso passo per pura coincidenza al bar, e sempre per caso all’ora che so di trovarla, non ci crede nessuno ovviamente, nemmeno lei, ma giù la maschera! l’avrà ben capito che mi piace sta tipa! Tirato come pochi con i panni della festa, anche se non si usa più averli, chi non ha qualcosa che indossa più volentieri di un’altra? Sono i famosi panni della festa! E’ primavera, fa fresco ancora, ma vuoi mettere una automobilina poco più che utilitaria, al posto di una splendida motocicletta nuova fiammante, come nuovo fiammante era il finanziamento con cui l’avevi acquistata!, ma questo per gli altri naturalmente non era dato sapere. La “figurona” dell’arrivo era garantita, il parcheggio del bar era adiacente l’ingresso dello stesso, per cui arrivo mozzafiato. Giubbotto giusto, stivali anche, capello gellato, lampada fatta il giorno prima, che se no, fa troppo rosso e non va, cavalletto di posizione inserito in sella, con accattivante e studiata mossa con il tacco, che con finta non curanza lascia apparire una consumata pratica da motociclista verace di quelli che di moto ci vivono, casco buttato sullo specchietto, e incedo con un passo che non mi è proprio, ma anche quello è rigorosamente per l’occasione. La cerco con lo sguardo, è la seduta con altre amiche, che adesso che è giorno lei mi sembra meno fica, inteso per l’età, lo noto soprattutto per l’abbigliamento suo e delle amiche, jeans strappati, capelli tinti di due colori e pupazzetti vari attaccati alle borse da scuola che lasciano trasparire la loro giovane età. E solo allora mi resi conto di averne almeno dieci più di lei, di anni, ma meglio, almeno presi un po’ di coraggio e mi si rinsaldò  l’autostima che s’era sparpagliata qua e la in quel locale sabato notte. Avvicinandomi al loro tavolo, saluto tutte, chiedo di potermi sedere e offro da bere, erano in quattro e solo una rifiuta perché non gli andava nulla. Subito mi si accende la lampadina dell’attenti, il rifiuto era arrivato dalla più bruttina del gruppo, e ovviamente era quella da curare maggiormente per le pubbliche relazioni, simpatico a quella, simpatico a tutte, soprattutto a quella che a te interessa a manetta. Cosi che insisto con la bruttina, e la vinco con un gelato e sorrisetti vari, ok. La scena d’ingresso è stata di grande effetto, cosi che per forza l’argomento cade velocemente sulla mia splendida moto, troppo bella per uno della mia età, ancora giovane intendo, infatti il finanziamento per il suo acquisto era stato bello grosso, più grosso della mia età, ma per quello l’avevo fatto, perché qualcuna che mi piacesse, mi chiedesse di poterci fare un giro, e cosi fu, ma da astuto rubacuori, anticipai tutte e invitai la bruttina, che ormai il suo beneplacito l’aveva già dato con l’accettare il gelato, quindi lasciò volentieri il posto all’amica, Angy. Ok. mi alzai, pagai Angy si alzò anch’ essa per dirigersi al suo scooter per prendere il suo casco rosa, a mo’ di bimba un po’ cresciutella. Un ultimo saluto con il cenno della mano a chi restava, e tra gli sguardi un po’ invidiosi di alcuni ragazzi, ce ne andammo. Salii sulla moto, la misi in moto e abbassai le pedane del passeggero, invitando Angelica a salirci con un cenno, lei prese posto e partimmo con una poderosa accellerata sul viottolo che immetteva alla strada maestra. Angy si strinse un poco più a me, per affrancarsi meglio, e il suo seno rimbalzava ad ogni cambio marcia. Gesù, che bella sensazione, piccoli orgasmi platonici ad ogni colpo di gas. Smanettata veloce per qualche kilometro e poi nella mitica Città Alta, che meglio contorno non c’è per affascinare una nuova conquista. Una volta fermi sulle mura, ci sedemmo per una fumatina su di una panchina che sembrava fatta apposta per ospitarci in quel frangente, e finalmente potette cominciare l’interrogatorio di rito. Quanti anni hai? chiesi, diciannove, caspita i miei già ventotto! che scuola frequenti? nemmeno capii, e via discorrendo sino alla domanda che più avevo d’interesse da porle…Ce l’hai il ragazzo, si rispose lei, ma non è una cosa seria, almeno da parte mia rispose, volevo saperne di più dal momento che non era esattamente ciò che mi aveva riferito Daniela, la ragazza di Davide, e rincalzai, e un tuo compagno di classe? si disse. Al che rimasi perplesso e tra me e me pensai mi stesse mentendo, perché il tipo di cui mi aveva accennato Daniela, doveva essere molto più grande di lei, e poi sposato! Già ma oltre non potevo certo andare la conoscevo praticamente da qualche ora, senza contare che un certo tipo di indifferenza è bene tenere, e già pago di essere in quel posto con lei. Del resto io non ero certo nella situazione di purezza totale, dal momento che una ragazza l’avevo al momento, anche se non ne ero innamorato, senza contare un matrimonio fallito alle spalle, quindi cambiai argomento, lasciando il posto a quel meraviglioso momento di estasi. Il sole faceva capolino tra i suoi foltissimi capelli lunghi e neri, facendoli brillare, una parte vi scendeva sulla guancia coprendo parte di quei meravigliosi occhi verdi che con la luce abbagliante del momento parevano ancora più belli, il suo profumo mi arrivava al naso costante e prorompente quando la brezza si divertiva a giocare nell’altalenarsi del suo proporsi, le sue gambe lunghe e affusolate in un armonia di forme per me perfette, mi facean respirare a fatica, come a fatica mi trattenevo dal poterla baciare, sembrandomi un gesto impossibile praticare. E non feci nulla infatti, me ne stavo in silente adorazione di tanta beltà, interrompendo di tanto in tanto il fermo, per non indurre noia. In realtà ancor oggi non saprei cosa rispondere a chi mi chiedesse se l’amore nasce il primo istante, o vien con tempo, situazioni della vita mi fan pensare nei due sensi, di quel che son certo con il senno di poi, che allora in quei momenti fu amore a prima vista.

A stento mi fermai dall’impeto di abbracciarla, di toccarla, di baciarla, del resto non avevo alcun che’ motivo per far nulla di tutto ciò, al momento era tutto frutto della mia personale esplosione ormonale, ma ancor più per la mia mai sopita angoscia che mi prende ogni qual volta che desidero ardentemente un “oggetto del desiderio” con tutto il rispetto di quest’ultima affermazione. E arrivò anche il momento di porre fine a quei momenti di estasi, il tempo tiranno era volto al termine. La riaccompagnai al bar dove prese il suo scooter, e con un saluto, senza darci un appuntamento futuro, ci salutammo. Rincasando mi resi conto di non avergli nemmeno chiesto il numero di telefono, accidenti! Va be, va da se che per qualche giorno, pur continuando a pensare a lei, decisi di lasciar perdere, del resto che mi potevo aspettare, di che mi potevo illudere? Già non mi potevo illudere di nulla, ma io, da sempre sono abituato a non mollare mai, soprattutto se si tratta di donne, e figurarsi se lasciavo perdere proprio in quella occasione! Non se ne parla proprio, tant’è che mi informai bene su Angelica, e venni a conoscenza che si, aveva un ragazzino di pari sua età come fidanzatino, ma che al fine era un paravento per la vera relazione che aveva con lo “sposato”, un certo Gianluca, che solo il nome mi faceva girar le palle. Storia classica, che poi tutte le storie a seconda della loro caratteristica sono tutte uguali, e anche questa era identica alle altre, lo stronzo sposato aveva la relazione con Angelica, e nonostante le varie promesse che avrebbe lasciato la moglie per lei, in realtà non l’avrebbe mai fatto… classico. Adesso bisognava capire quanto Angelica fosse coinvolta in questa situazione, e c’era solo un modo per capirlo, cercare di frequentarla… Non fosse che caparbio, creai la situazione ideale per poterla rivedere, e fu per ciò che con la collaborazione di un amico, che ben conosceva una sua amica, invitammo entrambe al sabato successivo in un locale esclusivo, una ficata tremenda. Vi vorrei tralasciare i dettagli dell’abbigliamento, ma non posso, avete ancora presente quello della mia visita di pomeriggio al suo bar? be, al confronto una cacata! Bello da paura, doppia lampada, lenti a contatto viola alla Liz Taylor fatte di origine tedesca, con iride dipinto a mano, scarpa in lucertola nera, pantalone classico nero, giacca nera di Moschino, camicia bianca slacciata al primo bottone con foulard Versace. Niente moto, Mercedes di Claudio e via andammo a caricare Angelica e Anna. Partenza serata sul freddino andante, un misto tra imbarazzo e chissà se ho fatto bene… resto serata più o meno come prima, il locale spacca, ma l’armonia tra noi e sul tristarello. Due di notte che si fa? ci beviamo qualcosa al Basket notte, ok si va. Usciamo al parcheggio per prendere la nostra Mercedes, Claudio si sistema nei sedili posteriori seguito da Anna, Angy, davanti con me, infatti avevamo deciso che guidassi io, nonostante l’auto non fosse mia, all’epoca non v’era sorta di restrizioni particolari per chi si mettesse al volante non esattamente sobrio, quindi anche avessi in corpo due o tre wjschey, volevo guidare io, che non ero ancora arrivato alla “limonata” ne al palpeggio, punto zero, non come Claudio appunto. Ma sto per aprire il mio sportello, quando sento schiamazzi e lamenti poco lontano, e alzando lo sguardo noto una scena non certamente bella, tre ragazzi scuotono vigorosamente una Renault 4, facendola ondeggiare al limite del ribaltamento, mentre un quarto guardava e se la rideva, mentre all’interno dell’utilitaria, la voce disperata di una ragazza, si sentiva in un continuo lamento misto a suppliche e disperazione, almeno quella fu la mia impressione. Claudio abbassando velocemente il finestrino posteriore subito mi esorto’ a lasciar perdere, e mi invito’ ad andarcene, ma nemmeno lo sentii. D’istinto lasciai la maniglia del portello che stavo aprendo e come un automa mi avvicinai a passo svelto verso i quattro individui, dicendo loro… Che cazzo state facendo a quella ragazza stronzi?  Uno di loro immediatamente senza rispondere venne verso me, alche’ capii che non c’era tempo per nessuna spiegazione e l’affrontai senza indugi e altre inutili parole, e quando fummo uno di fronte all’altro gli sferrai deciso un cazzotto, non fosse che altri due intervennero subito in suo favore, riuscendo subito facilmente a bloccarmi le braccia, mentre quello che aveva ricevuto un pugno mi prendeva a calci nello stomaco, facendomi piegare in due sulle mie ginocchia, e continuando poi ad infierire con calci al viso. Sapete le stelline che si vedono nei cartoni animati quando tra pupazzi si prendono a cazzotti? Ecco io le ho viste ad ogni calcio che prendevo. Claudio nel frattempo era stato raggiunto dal quarto e poi un quinto energumeno, spuntato da chissà dove, e mi racconto’ poi che come fece per aprire lo sportello per venire in mio aiuto, un calcio lo raggiunse in piena faccia facendolo rientrare con violenza in auto, almeno questa la sua successiva versione dei fatti, che a ben ripensarci, non chiesi mai ad Anna e Angelica la conferma delle sue affermazioni. Tornando a me, il risultato fu di ecchimosi in metà del corpo, una lente a contatto schizzata fuori al primo calcio in faccia, e l’altra rimasta, incastrata nel gonfiore spropositato del’ altro occhio. La ragazza della Renault nel frattempo se n’era andata ovviamente, e i cinque pezzi di m. strafatti di coca e alcool soddisfatti di avermi pestato e terrorizzato i miei amici, se ne andarono. In quei momenti non pensavo certo a cosa ne avesse pensato  Angelica, a  quel punto non me ne fregava più di tanto, e sinceramente ero comunque fiero di quel che avevo fatto, o almeno quel che avevo tentato di fare, lo scopo ad ogni modo l’avevo  raggiunto, ed era quello di fare in modo che la ragazza importunata dal branco di strafatti fosse al sicuro. E venni condotto in seguito al pronto soccorso del mio paese a più di venti km., a portarmici furono gli stessi Claudio Anna e Angelica. Dopo essere stato medicato, la dottoressa del pronto, mi invito più volte a sporgere denuncia contro ignoti, e io rifiutai ripetutamente. Certo non avrei mai immaginato che tutto ciò successo facesse in modo che Angelica da quella notte, divento’ praticamente la mia donna a tutti gli effetti. Solo oggi con il senno di poi riesco a capire cosa fosse realmente successo, ma è un altro passaggio che va spiegato più in la di questa storia, almeno secondo la mia personale ricostruzione di questa travagliata storia d’amore…   Nei mesi a seguire, il presunto ragazzo di Angelica non aveva più ragione d’essere , come io feci con la mia ragazza di cui del resto, non ero innamorato, che poi fu solo con Angelica che conobbi l’amore con la A maiuscola, l’amore che ti toglie il fiato, l’amore che prima che una cosa piaccia a te, pensi se piacerà’ a lei, l’amore che ti fa pensare solo a lei e che cancella tutto e tutti, un amore sbagliato e doloroso se non contraccambiato nella stessa misura, ma sono cose che puoi capire solo vivendo una storia per intero, come ebbi modo di scoprire io. Quindi fuori uno, ma l’altro? Quello sposato? Cambio casa, mi trasferisco da quella con cui dividevo il mio matrimonio sbagliato, in quella nuova, che poi chiamarla casa è  indegno, dal momento che si trattava di due stanzette e un bagno, ma comunque era il mio piccolo regno, la mia alcova, e c’era tutto ciò che servisse, ne ero fiero. Angelica veniva a stare con me solo un paio di giorni la settimana, ma meglio cosi mi dissi, più indipendenza da parte di tutti e due, e poi ne avevo le palle piene di un rapporto fisso, in fondo lei non arrivava ai vent’anni, ed io non ai trenta. Lo stesso la cosa che più mi sconcertava era la sua di indipendenza, la mia era praticamente forzata, la sua molto più disinvolta, più libera, e anche se fingevo indifferenza, sotto sotto ne soffrivo, e reagii nel modo che mi era più consono. Intanto intrapresi una relazione con la donna che mi faceva le pulizie di casa, anche se per solo rabbia e sesso, e comunque non disdegnavo di incontrarmi con questa o con quella, tutto faceva brodo, l’importante era dimostrare a me stesso che se Angelica avesse mai qualcosa da nascondere, io avevo già pareggiato i conti, nel caso non fosse, mi sentivo ugualmente più fico e uomo temprato. Probabilmente a perderci ero sempre e solo io, che amavo Angy alla follia, e si sa se ami una persona puoi scoparti il mondo, ma non ti importa, vorresti solo lei, la persona che ami, quindi gioco forza ti fai solo del male gratuito, ma nel momento dell’azione non ragioni razionalmente, e quel che fai ti sembra la cosa giusta. Per rendermi il tormento più acuto, ci mancava solo che l’amata se ne uscisse con la novità che aveva trovato lavoro presso una grossa società di Padova operante nel settore tessile, il mondo, la vita per me poteva finire in quel momento! Solo per cinque giorni la settimana amore, mi disse, che se mi davano una coltellata nel fegato, il dolore sarebbe stato assai più lieve. Bello! e chi la controlla più, e chi la ferma più. Conscio della mia inferiorità nel tachimetro dell’amore, mi sentii perso, la gelosia, l’ansia, l’incertezza, mi stavano già divorando, ma bisognava ancora una volta salvare il salvabile, radunai tutto il niente di coraggio che mi era rimasto, e reagii con un mesto OK, non è la fine del mondo ci si vede al venerdì, se torni presto oppure al sabato addirittura. Che dentro me morivo, che mi sentivo tanto una cacca, il mio cervello aveva già analizzato il peggio al riguardo, e pensavo… se mi amasse non avrebbe nemmeno considerato questa proposta, e chiaro che non mi ama, ma peggio, si vedrà di nuovo con il tipo sposato, o non ha mai smesso di vederlo. Serata di merda fu quella, non credo nemmeno di aver decentemente celato il mio totale disappunto, ma passò, grazie a Dio passò. Il proseguo di quei giorni, è facilmente intuibile, una secca dietro l’altra, uno stordimento via l’altro, tra un bar e un locale qualsiasi, ma cercai lo stesso di darmi un onorevole contegno. Cominciò una lunga trafila di telefonate in orari impossibili per poterla controllare, o almeno tentare di farlo, anche se per lei non era difficile giustificarsi in qualunque situazione, se era tardi era a cena con amici, o colleghi di lavoro, se era presto era al lavoro, se era tardissimo, semplicemente spegneva il cellulare, in tutti i casi ci rimetteva sempre il mio stato d’animo. Ben presto seguirono addirittura le visite a sorpresa che mi organizzavo settimanalmente, ma questo come ovvio lascia supporre, portò al collasso del nostro tormentato rapporto che inevitabilmente fini’. Già fini’ per lei, ma non per me. Per me peggiorò ulteriormente la vita, mi era impossibile considerarla senza Angelica, ero roso dal desiderio di averla, di sentirla, di sentire il profumo del suo corpo, di sentire la sua voce, di vedere il suo sorriso, che potevo fare, che potevo architettare per riconciliarmi con lei. Ecco la geniale pensata! Far trascorrere un periodo di tempo in cui lei considerasse se le mancassi o meno, e cosi feci l’unica cosa che vigliaccamente mi faceva sentire uomo, frequentai un’altra ragazza facendo in modo che Angelica lo venisse a sapere, illudendomi di farla ingelosire, ma mi ero troppo sputtanato per ottenere l’effetto desiderato, e non abboccò, anzi credo di aver perso i pochi punti che mi erano rimasti, non credo, sono sicuro. Non solo, peggio, mi sono ritrovato un altra persona a cui dover dire cose che non pensavo, a cui dovevo fare illusorie promesse, una persona che per farci l’amore mi dovevo concentrare nei giorni rigorosamente prefissi come si fa solitamente tra una coppia stanca assieme da troppo tempo, o comunque che ha impiegato male il tempo che è stata insieme, di male in peggio quindi con Loredana, questo era il nome della sventurata che mi faceva da nuova compagna. Lory era una ragazza carina nell’aspetto, dolce come io interiore, sensibile e educata, lei era proprio quella giusta, da sposare, peccato solo che io di sorelle ne avevo e ne ho già tre, quindi la quarta cresce, si perché amare è un conto, voler bene è tutt’altro. Passarono cosi alcuni lunghi, lunghissimi interminabili mesi, tra meschinità, bugie, e angosce di vario genere che ad elencarle tutte non sarebbe bastato un libro, di tanto in tanto la classica telefonatina di finta amicizia ad Angelica in cui mal celavo disinteresse, almeno potevo sentirla anche se per pochi minuti, tra una stupidaggine e l’altra ci si scambiava qualche augurio e saluto accompagnati da un ari sentirci a presto, ed ogni maledetta volta un bruciore allo stomaco con il fiato che si faceva corto e si strozzava in gola. Le giornate da molto lunghe, ben presto si fecero corte, l’aria volgeva al freddino accompagnata da quell’umidità tipica dell’autunno, ed una sera, anzi no, di tardi pomeriggio una inaspettata quanto graditissima telefonata…era lei, il mio amore con la A maiuscola, Angelica, la voce rotta triste a tratti singhiozzante in sfumatura di amarezza, febile, quasi implorante, come quando stava con me e si lamentava parlando dei suoi genitori che la opprimevano, o che più semplicemente desiderava un qualcosa da me e sorniona cambiava il timbro della voce per impietosirmi e fare cosi in modo di ottenere tutta la mia attenzione. Non ci ero più abituato, ma in un attimo mi ritrovai ribaltato nel bel mezzo del passato, quel recente passato che tanto mi aveva fatto soffrire, che tanto mi fece amare, che in fondo non era mai stato passato, provavo come un continuo, un proseguo di quella travolgente storia d’amore senza fine. Ciao, che succede? e lei dall’altro capo del telefono… avevi ragione tu, hai sempre ragione, ma ormai è troppo tardi… la mia storia con GianLuca non è mai finita, o meglio, ora è finita del tutto, sono stanca marcia di tutte le sue bugie, e ho deciso di farla finita per sempre, ti chiedo scusa per tutto il male che ti ho fatto, solo ora mi rendo conto di quanto hai sofferto per causa mia, e Dio solo sa quanto vorrei riavvolgere il nastro, per poter vivere una storia pulita d’amore con te, che scopro solo ora d’amare più di chiunque altro…Sentendo queste parole, non potete immaginare che turbinio di pensieri invase la mia mente, una incontenibile gioia mi esplodeva dentro mista a rabbia di tutto quel tempo perduto, odio per Gianluca, e angoscia quando mi si presentava anche se di sfuggita l’immagine di Loredana, in pratica avevo dentro di me già perdonato Angelica, ma… calma, calma… la lasciai continuare… fanculo non te la cavi con cosi poco pensai, un po’ mi devi sviolinare… intanto il suo singhiozzo si fece pianto, e tra le lacrime aggiunse… Anche questo lavoro di merda l’ho accettato solo per potermi staccare da te e i miei genitori, per poter stare con lo stronzo! e adesso non so più che fare, certo qui non voglio più rimanere e penso di tornare. Be!, facciamola corta, l’ epilogo fu che in men che non si dica, mi ritrovai Angelica tra le mie braccia tre ore dopo, e dopo una frugale pizza e una birra, e dopo aver congedato per l’intera notte la sua compagna di stanza facemmo per ore l’amore come non l’avevamo mai fatto prima, tanto che il mattino seguente decidemmo di spegnere i contatti con il mondo, e quella successiva giornata trascorse tra effusioni e dolcezze e programmi per il futuro, tutto da rifare dunque, in un batter d’occhio tutto era cambiato. La sera stessa il ritorno a casa, da solo per intanto, a dar spiegazioni a tutti del mio comportamento. In primis, bisognava parlare con Loredana, ricordo che volli vederla subito e dopo non poco inbarazzo e tentennamenti vari, arrivai presto al nocciolo della questione, ricordo che come risposta ad un mio banale tentativo di scuse, ricevetti un ceffone come mai avevo preso nella vita, e tra le lacrime si allontanò imprecando contro la malasorte che l’aveva congiunta al mio destino anche se per pochi mesi, in cui purtroppo si innamorò a suo dire perdutamente di me. Chiaro che giocava forte il suo orgoglio ferito, perché tempo dopo scoprii che non era quel grande amore che nutriva nei miei confronti, che la sconvolse, ovviamente ne fui di seguito sollevato nell’animo, sono da sempre sensibile al male altrui, anche se spesso involontariamente ne ho fatto. Il peggio non fu comunque quello, ma le persone a me vicine, come famigliari ed amici, questi guardavano con riluttanza e sospetto un cosi strano pentimento da parte di Angelica, probabilmente avevano ben chiare le situazioni in cui mi disperavo per lei, senza contare che qualche d’uno si era affezionato a Loredana che invece non mi aveva mai fatto disperare…Ma si arresero presto, o finsero di farlo per il mio bene, la mia gioia per il ritrovato amore, traspariva da ogni poro della mia pelle, e del resto avevo deciso sin dalla telefonata di Angy quale fosse la felicità per me, ed era stare con lei, vivere con lei, vivere per lei. Certo, non fu facile dimenticare ciò che era successo, il pensiero che più mi ossessionava al ripensarci, era di tutte quelle bugie, tutte quelle scuse per poter incontrare lui, lo stronzo, il Gian, ma se poi pensavo anche lontanamente a quello che di conseguenza succedeva nei loro incontri, la rabbia mi si strozzava in gola, la gelosia mi mordeva lo stomaco, preferendo ogni volta cambiare pensiero il più presto possibile per non impazzire di dolore, e per quanto mi sforzassi di dimenticare o di lasciar perdere, questa cosa lasciò un segno indelebile nel mio cuore, impedendomi di nutrire al massimo fiducia in Angelica, ma la paura inconscia di poterla perdere di nuovo era maggiore che il mio risentimento e della fiducia venuta meno, cosi che il nostro rapportò continuò come prima, anzi peggio, pieno di incertezze e paure, comunque di nuovo in una situazione di svantaggio per me, per il mio amore, ancora, sentivo che io amavo di più, io davo di più, io temevo di più, e vi assicuro, non si vive bene, non si vive in pace. Ma tantè che la vita continua, nel suo incessante susseguirsi di vicende, e boia chi molla, perché quando ami non molli, manco te lo dicessero in mille di farlo, tu non molli, sei come un tossico, fingi di ascoltare, annuisci, dai ragione, sei d’accordo con tutti, ma non te ne frega niente, tiri dritto per la tua strada, il tuo baratro, ed in fondo è giusto così, che la vita è tua, l’amore è tuo, e se sbagli… fanculo, sbagli!  Qualche tempo dopo, circa una quindicina di giorni Angelica torna, lascia il lavoro e torna, ma non dai suoi genitori, no, preferisce trasferirsi da me, nel mio bilocale. Io all’epoca ero un modesto artigiano, certo, superavo lo stipendio medio di un dipendente, ma non navigavo nell’oro e con Angelica a carico senza lavoro, la vita si fece più dura, e poi non volevo far mancare nulla al mio amore e mio malgrado cominciai ad indebitarmi. Lei non era di certo una gran casalinga, e presi una donna a mezzo servizio, senza contare che praticamente si viveva al ristorante o in pizzeria, i vestiti venivano sistematicamente portati in lavanderia, ed il venerdì sera, se estate si programmava un fine settimana al mare, se inverno in montagna, ovviamente in alberghi di buona categoria. E figuriamoci se l’automobile non doveva essere all’altezza della situazione, giammai, una bella Mercedes nuova fiammante, nera, interni beige, acquistata con tante di quelle rate, che nemmeno ricordo il numero, ma anche per lei diamine una piccola decapottabile, nuova ovviamente. Le ore di lavoro, per me non bastavano mai, e le rate di tutto, elettrodomestici compresi erano di portata insostenibile,impossibile. Non mi riusciva di capire perché Angelica non limitasse le spese, o quanto meno, perché non facesse quel minimo di sana economia domestica per riuscire a rientrare nella normalità, ma del resto a ben ripensarci, io non facevo nulla, o meglio non facevo trasparire nessun disagio economico nel nostro quotidiano, anzi appariva tutto semplice, tutto maledettamente normale, e poi pensavo che i quasi dieci anni di età che avevamo in differenza, facessero pesare a me solo la conduzione famigliare. Novità, un giorno Angelica tutta felice mi disse… Ale Amore ho trovato lavoro come commessa, si!!!? risposi, si amore, lavorerò in un negozio di abbigliamento a Milano, in una via adiacente a Corso Matteotti, ma non ti preoccupare aggiunse, tutte le sere torno, certo non sarà comodo ne facile, ma almeno non mi rompo tutto il giorno a casa, senza contare che potrò disporre di soldi miei, senza così pesarti addosso. Che già saperla in quel di Milano mi faceva girare le palle a mille, che poi partisse al mattino alle sette, per tornare la sera alle nove non mi piaceva affatto, se aggiungiamo che fatti due conti il suo stipendio se ne sarebbe andato a puttane per benzina, colazioni e pranzi e vestiti, mi giravano ancor più. Si, perché una che lavora in un boutique d’abbigliamento, dovete sapere che per essere sempre elegante, si cambia d’abito praticamente sempre, ogni giorno, ergo non passava mese che addirittura dovessi dargli del denaro per pareggiare i conti con la principale, certa Annarita, che fatto curioso, lei, la proprietaria, si vestiva sempre nello stesso modo, pulita, ma quasi sempre con le stesse cose, viceversa le sue tre commesse, erano sempre vestite con cose giuste, e quasi mai le stesse, tanto dicevano tutte le tre, a noi la roba ce la sconta una cifra, … si dipende da quanta ne compri dico io, se ne compri una camionata al mese, tu puoi avere tutti gli sconti che vuoi, ma alla fine son soldi che devi cacciare,… anzi che dovevo cacciare, tanto per cambiare. Praticamente con l’ultima parte di  descrizione son già arrivato alla risposta che diedi ad Angelica, ovvio dopo due moine da parte sua e trombata finale, figurarsi se quel gran coglione di Alessandro, cioè io, potesse rifiutare, e iniziò in altro calvario, un altro patimento di cuore, un altro patema d’animo, e perché no, aggiungiamo pure un altro salasso al mio portafogli, anche se quest’ ultimo era il minimo dei mali. Infatti non c’è tempo i pensare ai soldi e ai loro problemi, qualche assegno post datato, e tutto era risolto, almeno per un po’ di tempo, quando scadevano si rinnovavano con interessi sempre più alti, e altro tempo per soffrire, altro tempo per far cazzate, invece che tentare di risolvere tutto, insomma di male in molto peggio.

E da chi aveva avuto la dritta del lavoro? Mica l’aveva trovato a Bergamo dove si viveva, no a Milano, che già è impossibile da trovare qui… Un amica disse, ma non seppi mai il nome dell’amica in questione. In pratica di botto ero tornato solo, il mattino Angelica si alzava prestissimo e la sera rincasando tardi non le restava che il tempo di cenare frugalmente, e dopo un po’ di lettura o di TV si coricava stanca morta, e lavorando anche di sabato come e’ normale per una boutique d’abbigliamento, non rimaneva che la domenica per lei, logico pensare che se ne avvantaggiasse per riposare, come del resto faceva pure il lunedì mattino, nella mezza giornate di chiusura. La mia rabbia poi non era tanto per tutto questo, ma peggio, amava quel lavoro a tal punto che io sparivo letteralmente dal suo interesse, tutto ruotava intorno e solo per quel maledetto lavoro. Le sue amicizie erano ormai tutte intorno al suo nucleo lavorativo, Angy parlava del cameriere del bar accanto al suo negozio, come fosse Brad Pitt, le sue colleghe eran le più fighe di tutte, e non parliamo delle persone che frequentavano lo snack bar dove si fermava per uno spuntino, che poi lo spuntino e’ detto tale perché dura pochi minuti, ma che cazzo facesse tra le 12.30 alle 15.30 nelle ore di chiusura, non mi era dato sapere, certo perché non potevo certo chiederle una cosa del genere, sarei passato per un paesano bigotto, semmai non m’avesse già relegato a tal ruolo, e in cui comunque già mi sentivo. Sempre peggio, sempre più insicuro, sempre più indebitato con tutto e tutti, merda su merda. A quel punto non andava bene nemmeno la solita tattica da stronzo, di avere l’amante, perché Angelica non se ne sarebbe nemmeno accorta e in ogni caso  non penso gliene sarebbe importato, e fu allora che cominciai ad uscire la sera, da principio per pura distrazione, in un secondo tempo perché quel tizio Andrea, aveva un affare tra le mani, un grosso affare, non del tutto lecito, ma si sa’, i soldi facili e tanti, non si possono avere con la totale onestà, e a me i soldi servivano, mi occorrevano per sistemare i miei debiti, per mantenere il mio tenore di vita, ma cosa più importante mi servivano per dimostrare a Angy che non ero un fallito o un nessuno, e pensai anche che magari, l’avrei convinta a rimanere di nuovo a casa con me a Bergamo. Del resto il tizio, Andrea era un giusto, auto di lusso, donne sempre diverse, tavoli riservati nei locali giusti, vestiva rigorosamente firmato, non si fermava mai, la notte per lui era il giorno per la gente comune, e la cosa mi affascinava. Come facesse ad avere tutta quella energia, lo scoprii ben presto… una sniffata di quella giusta e via, così che dall’ammirazione passai ben presto all’imitazione, in tutto e per tutto, dal modo in cui si procurava il denaro al modo in cui lo spendeva, sniffate comprese. E in men che non si dica ero il suo braccio destro, con i relativi compiti di un secondo, le rogne con polizia e carabinieri infatti erano di affar mio. L’unica cosa positiva se così si può dire, fu che attirai l’attenzione di Angelica, ma non la sua ammirazione visto che sospettava l’illecito ma non ne era sicura, e comunque la fregatura per me stava nel fatto che non potevo certo coronare il sogno di farla licenziare, come avrei fatto a spiegare tutto quel denaro con lei tra i piedi, ma sopratutto il problema sarebbe stato giustificare quel vizietto di naso che all’inizio era cominciato per gioco, ma dopo qualche mese si era già impossessato della mia mente. Già, perché l’eroina che ti inietti nelle vene, se sei costretto a non averne più, o decidi di non volerne più, isolato da phuscer e da ambienti relativi alla stessa, dopo qualche settimana ti puoi riprendere, ma dalla candida, innocente cocaina, che pensi di poter dominare come e quando vuoi, non sfuggì più, lei ti illude di potertene liberare quando vuoi, ma in realtà, ti carpisce la mente, ti inganna, ti fotte facendoti pensare di regalarti la libertà d’uso, ma dalle prime sniffate, si è già inesorabilmente impossessata della tua mente, che è ben peggio delle tue vene, che sono corpo e non anima. Tutto cambia intorno alla tua vita, frequenti solo gente che ne fa d’uso, stai in ambienti dove si trova, interrompi i normali rapporti sociali, l’andare al compleanno di un amico non cocainomane e’ noioso, se poi si tratta di un famigliare, non ci vai proprio, e non ti rendi nemmeno conto di far passare anche degli anni, finché ai compleanni non ti invita più nessuno e tu neanche te ne accorgi. Angelica notava che il mio comportamento era diverso, ma non se ne curava, evidentemente, il suo grande amore per me se n’era andato da tempo, semmai ci fosse mai stato, e egoisticamente, fin tanto che comunque traeva vantaggio economico da quella situazione, tutto scorreva nella sua squallida routine, non ricordo con esattezza nemmeno con che intervalli settimanali si faceva l’amore noi due. Che poi quando sempre più raramente si faceva, la mia durata al coito, senza droga, durava tra i tre e i cinque minuti, ovviamente i preliminari erano pura utopia. Praticamente non aveva più senso il nostro rapporto, io non avevo mai smesso di amarla, ma i sensi di colpa per la mia seconda e segreta vita, mi uccidevano. Mi sentivo talmente niente, da non poter neanche più ribattere per le sue manchevolezze, che droga a parte, certamente non erano inferiori alle mie. Finché un brutto mattino, o ancora notte, non so’ bene, il campanello d’ingresso squillo’ in modo  insistente e prepotente, io ero rincasato  da poco, ed ero ancora nel dormiveglia, di chi il sonno vero, non lo prende mai, adrenalinico come lo è un tossico, Angelica si sveglio impaurita, e di colpo si rizzo’ a mezzo busto sul letto, con occhi spalancati nel vuoto e i capelli scomposti da ore di sano riposo, e senza dire una parola, impaurita si aspettava fossi io ad alzarmi. Come feci, senno’ quel qualcuno fuori dalla porta rischiava di svegliare tutto il vicinato, in cuor mio ero letteralmente terrorizzato, non tanto da chi potessi trovare dietro la porta, ma dallo stato pietoso delle mie condizioni, e fisiche, e sopratutto psitiche, tremavo all’idea di rispondere a chicchessia, la bocca era impastata, le pupille dilatate, la mente offuscata da alcool, fumo e coca, venni assalito da panico puro, ma non avevo tempo di riflettere, dovevo aprire quella maledetta porta che vibrava insieme al frenetico tintinnio dello scampanellare. Chi è, chiedo trafelato, e dall’altra parte, polizia apra, che se non ho preso l’infarto in quel momento, penso che morirò di tutto fuor che di crepacuore!  Cazzo, cazzo, ma con la mano già sulla maniglia, non potevo più pensare nulla, che in una situazione del genere, non pensi più nulla neanche dopo, era una squadra antidroga, da tempo sulle mie tracce per intercettazioni telefoniche. Entrarono in tre, e mi intimarono di seguirli in centrale, non prima che mi rovistassero l’appartamento, non trovando nulla più che qualche grammo di coca, che tenevo nella tasca della giacca, e parecchio contante in un cassetto del comò in camera da letto. Angelica si era alzata e piangeva senza dire una parola, come del resto feci io, evitando addirittura di incrociare il mio sguardo con il suo, non sapevo che dire, era tutto tanto evidente, chiaro, che non c’era nulla da dire. Dopo circa un’ora e mezza, a cose fatte chiesi solo a quello che dei tre sembrava il capo, cosa avessi dovuto prendere con me come vestigia, e questi mi rispose … Nulla ci segua, se confermeremo il suo stato di fermo, qualcuno le porterà il necessario in caserma. Così che dopo una lunga, interminabile, estenuante mattinata di interrogatorio il magistrato di turno confermo’ il mio arresto. Otto schifosissimi interminabili mesi trascorsi in quel carcere maledetto, e la biancheria intima non mi fu certo portata da Angelica, ne la sentii, ne la rividi più, almeno non per la durata della mia detenzione. A parte i miei famigliari, che non mi abbandonarono neanche in quell’occasione, venne a farmi visita parecchie volte Loredana, la mia ex, che non mi faceva mai mancare il suo sostegno morale, e nelle sue innumerevoli lettere, mi incitava a cambiare vita, una volta fossi uscito. Brutta esperienza direbbe chiunque, ma voglio stupire… No! Non fu tanto brutta, se si considera come mi fossi ridotto dopo anni da cocainomane, non fu tanto brutta, e non parlo del fisico, parlo della devastazione che la coca e l’alcool, avevano operato nel mio cervello, e più ancora nel mio animo. Alla fine vorrei persino dire che ringrazio gli agenti che avevano posto fine, ad una fine sicuramente ben peggiore. E fu che uscii, il tempo non si ferma, lenisce, addolcisce e talune volte guarisce tutto, come a guarire fu il mio corpo e il mio cuore. Non so’ se fu per volontà mia, o per forza di carattere, ma di droga e di amici drogati non ne volli più sapere, penso che il ruolo maggiore del mio risanamento la gioco’ la vergogna, si la vergogna davanti alla gente che credeva in me, che ancora nonostante tutto  mi voleva bene e non aveva mai smesso di volermene, come alcuni amici, la mia famiglia e Loredana. Proprio lei mi stette ancora più vicino, proprio lei non aveva mai smesso da amarmi, a tal punto che dopo qualche  tempo, circa un anno gli chiesi di sposarmi, chiaro che ben felice accetto’ nel frattempo infatti avevo ripreso a lavorare onestamente nella stessa azienda gestita da mio padre e i miei fratelli. E ci fu una grande festa per il nostro matrimonio, Loredana era bellissima e raggiante al meraviglioso e indimenticabile banchetto con parenti ed amici, con cui avevo ripreso i contatti come qualunque bravo giovanotto, classico viaggio di nozze in una località tropicale, e la vita poteva riprendere a scorrere con i ritmi sistematici e naturali consoni ai più. Che tutto era bello, che tutto filava liscio, casa lavoro, lavoro casa, e di tanto in tanto qualche capatina in questo o quel locale in rigorosa compagnia di mia moglie Lory, fino a quella sera di mezza estate, quella sera di luglio, in quella discoteca all’aperto, si era in compagnia di alcuni amici, le donne andarono sulla pista da ballo, qualcuno era al bar, io rimasi  con Mario seduto sulla poltroncina a ridosso  del bordo piscina a parlare del più e del meno. Quando d’improvviso, sulla nostra sinistra sopraggiunsero due ragazze, che già da lontano con la coda dell’occhio, la loro avvenenza era motivo di stupore per me e Mario, che subito mi disse, hai visto chi sono? Al momento non capii, o non volevo capire, ma certo, era lei Angelica, con una sua amica! Fanculo, fanculo mille volte, mentre si avvicinava, vedevo che anche lei mi aveva riconosciuto! E adesso che faccio? Non sapevo che fare, in pochi secondi dovevo decidere cosa dire e cosa fare, la saluto? E se lei non lo fa? Dio e’ ancora più bella… La situazione la può capire solo chi è stato in grave pericolo di vita, si perché  solo chi si è trovato davanti alla scena di un incidente d’auto, in pochi secondi si è visto il filmato di tutta una vita, ed era esattamente quello che stava capitando a me, in pochi secondi, ho rivissuto come in un film riavvolto, tutta la nostra storia d’amore. Il cuore a preso a battermi forte forte, come impazzito ma ora mai era troppo tardi per pensare, lei mentre mi si avvicinava, comincio’ a sorridermi, e dopo pochi passi era china su di me per baciarmi sulle guance, e con un grande ciaoooo, come stai!? Mi salutava affettuosamente. Al che, risposi a tono, e con finta indifferenza risposi, bene! E tu? Si rivolse poi alla sua amica Anna per presentarla a me e Mario, bellissima pure lei cazzo!! Io ero imbarazzatissimo, non mi aspettavo certo che mi salutasse in quel modo, anzi  qualche minuto prima pensavo che non m’avrebbe nemmeno cagato di striscio, e avrebbe tirato dritto, poche parole, mi chiese che facessi ora, e se tutto andasse bene, ed io risposi  che si, andava tutto bene e che mi ero da poco sposato con Loredana, Angy con mio grande stupore rispose che lo sapeva. Intanto  nel nominare mia moglie, mi si gelo’ il sangue, mi ricordai di botto che lei, mia moglie era lì a pochi passi, e non credo avrebbe gradito che Angelica fosse la a parlare con me, figuriamoci proprio lei Angelica, che in passato fu la causa della nostra separazione. Panico, e forse lo comprese, o forse anche lei temeva di incontrare Lory, così che con un frettoloso “stammi bene” interrompemmo la nostra già breve conversazione, e se ne andò. Avevo bisogno di bere qualcosa di forte, non era solo l’emozione che sentivo dentro a farmi arrivare l’adrenalina a mille, ma mi sentivo a disagio, stavo male, tutto quel tempo passato, più di due anni, non erano serviti a nulla, non era cambiato nulla, quello che sentivo sconvolgermi l’anima era amore, quel fottuto amore mai sopito, che si, pensavo aver dominato e invece nel giro di pochi minuti, stava di nuovo sconvolgendo la mia vita, e basto’ quella sua stupida insignificante frase per infiammare di nuovo il mio cuore… Si lo sapevo che eri sposato…, che per una persona normale non dice nulla, ma per un coglione innamorato, fa pensare a tutto fuorché alla casualità e banalità della frase stessa. Ansie, angosce, tutto mi assali’ in quella prossima ora! Ansia di essere ancora in balia di un sentimento che tanto mi fece soffrire, l’ angoscia del vigliacco che sposa la donna sbagliata, e la paura, la terribile paura di quel che succederà poi. E andai al bar per cercare di stordirmi con un paio di drink , mentre Mario si alzo’ anche lui ma non mi segui’. Tornai al tavolo, vi trovai Lory e gli altri che nel frattempo erano tornati dal ballare, per fortuna il frastuono della musica alta, le luci e il chiacchierio tra amici, mi aiuto’ a finire la serata senza che si notasse il mio cambio repentino di umore, e la serata fini. Che il giorno seguente, fu un unico tormento, una mescolanza di sensi di colpa, unita all’angoscia di aver sbagliato tutto, ma il fisico e la mente ora erano ripristinati, potevo contare su di loro, per affrontare al meglio la situazione, infatti presi tempo con me stesso, e mi diedi un apparente calma per affrontare la situazione, per pessima fosse, del resto, non c’era niente altro da fare, una visione, paradisiaca quanto vuoi, ma sempre e solo una visione L’avevo solo rivista, mica l’avevo scopata! E feci in modo che la settimana mi trascorse, in qualche modo passo’. Finché la settimana successiva, di martedì se non vado errato, al bar per un aperitivo, chi ti incontro? Mario, che da quella serata in disco, non s’era più visto, anzi a ben pensarci, non s’era più visto da quando io mi alzai, dopo aver parlato con Angy e Anna per andare al bar a riprendermi con un drink. Ciao Mario, come va? Bene, e tu Ale, non c’è male, grazie, allora dove cavolo sei finito quella sera, non ti abbiamo più visto! Bhe dice Mario,… Ma hai visto che pezzo di gnocca era in compagnia di Angy?  Chi Anna? E già, scusa tanto ma mica son fesso, l’ho invitata a bere e ho finito la serata con loro due, come con loro due? Si con lei e Angelica. Ma dimmi ha parlato di me? Si mi ha fatto qualche domanda, come ti trovassi da sposato e se secondo me, tu eri felice con Lory. Finsi una leggera indifferenza, e lo lasciai parlare di come ora funzionasse con Anna e alla fine aggiunse… Se vuoi organizzo una serata a quattro! Praticamente non aspettavo altro, e siccome Loredana era in procinto di partire in vacanza per una settimana in Sardegna con la mamma, presi la palla al balzo e risposi… Perché no, mi farebbe piacere rivedere Angelica, e poi di stare con te ancora una sera Mario! Ma pensi che Ad Angy vada bene? Credo di si, da come si è interessata a farmi domande su di te, credo proprio di si, bene allora organizza, quando vuoi la settimana prossima, ok. ma sicuro che poi non ti prendano paranoie strane, o ti fai ancora seghe mentali per lei Ale? Ma figurati, non nascondo che mi piaccia ancora molto, ma solo perché è ancora bella, nient’altro, tranquillo. Tranquillo un cazzo, ero di nuovo nella merda, come non fosse passato neanche un giorno, invece che quasi tre anni, ma evidentemente c’è chi nasce con qualità autolesioniste, ed io riflettevo magnificamente quel tipo d’uomo. Così che un paio di giorni dopo, Mario mi chiama al telefono, e dice di aver organizzato al martedì successivo, dove andiamo chiedo, ma non so’, fai tu, una cenetta da qualche parte, lago montagna, vedi tu, ok faccio io, martedì alle 8 di sera poi si vedrà. La sera dell’appuntamento, agghindato come pochi, emozionato come uno scolaretto al suo primo giorno di scuola, macchinone prestato dal fratello, e vado in raccolta dei tipi, la vedo da lontano, che il cuore mi batteva forte, e l’imbarazzo non mi aiutava, quando poi mi avvicinai per farli salire, lei si accomodo’ in parte a me, bellissima e affascinante non come sempre, di più. Partiamo, destinazione Navigli Milano, ristorantino delizioso a ridosso del canale, si faceva pure del cabaret, non c’è che dire li ho seccati con effetti speciali, si perché in quello sono sempre stato appunto uno specialista del genere, e notate la finezza, la scelta del posto, non era casuale, io oramai ero sposato, li chi mi poteva beccare? Devo anche dire che dopo un po’ di imbarazzo iniziale, ho controllato bene la situazione, si vede che l’essere rigenerato nella testa, era di ottimo effetto, infatti sono stato sulle mie, come ad un primo qualunque incontro, dove uno sta al suo posto, e poi ero sposato, checazzo un minimo di dignità, e si chiacchiero’ del più e del meno come vecchi amici, anche se per me non fu esattamente così. Verso la una, rientrando, scaricai Mario ed Anna, e mi offrii di accompagnare Angelica, che ben felice non rifiuto’, non per altro ma non mi era stato possibile sapere adesso cosa lei facesse, chi frequentasse, che lavoro facesse, e ovviamente per ricevere le stesse domande, per capire alla fine che cavolo di significato avesse quella serata per entrambi. Allora, adesso lavorava ancora a Bergamo, sempre in un negozio di abbigliamento, frequentava il proprietario in qualità di amante, perché questo era sposato, e la trovai cambiata, più donna, ma ancora se possibile più spavalda di prima, confesso non mi fece una buona impressione, al punto che terminai la serata, un po’ schifato, come dico io, se la tirava tanto, sembrava tanto morigerata, e se la faceva con un’altro coglione sposato? La cosa mi fece rabbia, o non so se insana gelosia, ma tante’ che ci salutammo, e poco prima ci scambiammo i numeri di telefono, tutto li. Il giorno a seguire, la, a pensare con incazzatura sempre presente e costante, che fare? Piantarla li, era l’unica soluzione, ma no, perché, gli telefono, e semmai, se mi riesce, una scopata non ci starebbe male, e così un paio di sere dopo andò, già ma se la prima serata avevo dominato alla perfezione gli istinti, due giorni dopo ero ancora in balia di un sentimento senza futuro, e peggio avevo fatto le corna a Loredana, che i sensi di colpa mi uccidevano nell’animo, e la mia autostima era di nuovo barcollante, mentre lei non aveva perso nulla, continuava imperterrita nel proseguo del suo essere, fare l’amante, cosa che gli riusciva di un bene, che sembrava una professionista. Dopo un po’ di tempo, non sembrava più, se messo insieme il fatto che accettava regali sempre più costosi, gli si poteva forse attribuire ben altro titolo che “amante professionista”, ma questo lo dico e lo penso ora, con il senno di poi, e quindi sempre li, imperterrito, coglione innamorato che tutto vedeva e tutto fingeva a se stesso di non vedere, la verità fa’ male, meglio non pensarci. Come quella volta che al contrario io accettavo regali a go’ go’ da Giovanna, che non mi piaceva alla follia, ma ero attratto dal suo potere, dal suo denaro. Giovanna era una ragazza sulla trentina, figlia di un noto impresario della zona dove abitavo, noto perché piuttosto benestante, io all’epoca avevo poco più di vent’anni, e la differenza d’età non so perché, in genere si sente di più se l’uomo è molto più giovane che il contrario, o forse e così solo per me, comunque fu che mi pesava, al punto che ne facevo il primo punto di ostruzione tra noi, anche se non c’è mai da dare spiegazione a niente se il cuore non ti da il beneplacito. E per il gioco , e per il vanto di un ventenne che si beava di avere una relazione da ” macho”. Ricordo di quando mi veniva a ” caricare” con la sua Mercedes, per poi finire al lago in qualche ristorantino sul lago, nei pressi del porticciolo dove il suo babbo aveva ormeggiato il suo splendido motoscafo semi cabinato, dove spesso si finiva per fare l’amore. O almeno Giovanna faceva l’amore, io scopavo, e se volevo farlo da lasciarne il segno, prima mi inebriavo di vita e di alcool, in modo che al giorno appresso nell’ora dell’aperitivo con gli amici, me ne vantavo, dopo che con sapienza li avevo messi in condizione di chiedermi come fosse andata con la “sventola bruna”  tutta curve, molti soldi e niente cervello, che il cervello sparisce a chiunque si innamori, se ha la sventura di non essere contraccambiato, n’è più, ne meno di quello che succedeva a me, con Angelica, anche se non volevo rendermene conto. E Giovanna sempre li, anche lei a perdonare tutto, anche se era evidente un amore non corrisposto, ma anche lei forse avrà sperato che prima o poi potesse spuntare d’incanto quell’amore impossibile tanto agognato, o chissà, potesse convivere con il cuore e con la gente. Mi perdonava tutte le stupide bugie che mi inventavo per stare con gli amici, o con altre occasionali vittime della mia stupidità maschilista, ma peggio, scusava la mia indifferenza al suo amore, e purtroppo il più delle volte, ciò sortisce solo aumentare l’amore della malcapitata che ama, lei, in questo specifico caso, perché si sa, in una coppia uno ama sempre più dell’altro,  o almeno di si tanto pensiero, ne son teorico convinto. Che Giovanna non fu certo l’unica, anche ad altre riservai lo stesso “trattamento” , e come dire… Quel che è fatto, e’ reso, ora mi trovavo in quella assurda situazione, dove avevo per amante a pagamento, la donna che amavo, e cornificavo spudoratamente la donna che avevo sposato, e che mi amava veramente! Non sapevo più cosa fare, in pratica trascinavo la mia vita, in una tristezza continua, mista a malinconia di un passato che non mi aveva dato nulla, ma mi lasciava l’illusione di aver vissuto con la donna che amavo, quindi una falsa felicità in-esistita, e comunque i sensi di colpa nei confronti di Loredana, mi laceravano l’anima. Non se lo meritava proprio quello che le stavo facendo, e comunque le volevo un gran bene, anzi di più, ma non riuscivo o non mi interessava andare oltre, ero troppo accecato dall’amore per Angelica, che forse non era poi neanche quell’essere veramente innamorato, ma con il tempo era diventata una fissa, che con l’andare del tempo, faceva trasparire fin troppo evidentemente il mio malcontento, fino al punto di portare all’esasperazione mia moglie, che a sua volta stava esaurendo la pazienza nei miei confronti, e lentamente si stava spegnendo il suo amore per me. L’alcol, che con il tempo senza rendermene conto cominciai a ingurgitare in quantità industriali, non mi aiuto’ certo a migliorare la situazione, anzi aiutava ad aumentare “la fissa” per Angy. Passarono altri due estenuanti, lunghissimi anni, o per meglio dire, mi trascinai senza senso nel vortice del nulla, per quel inutile periodo, buono solo a farmi diminuire l’autostima, e ad ingrassare, infatti mi presi pure sette, otto kg. in più, arrivando a gonfiarmi come un pallone a furia di bere e mangiare disordinatamente, e di commiserarmi come un martire con il destino segnato. Finché una mattina di primavera, trascinato quasi a forza da Loredana alla S.messa domenicale, l’imprevedibile; all’uscita di una graziosa chiesetta di campagna, vedo lei, una splendida ragazza bruna con occhi scuri che parevan neri, tra tutte le persone che stavano uscendo per la fine della funzione, ella si distingueva per il suo incedere spavaldo e nel contempo leggiadro. Che a dirla così, pare un racconto dell’ 800, ma vi assicuro che  era davvero “bona” la tipa, io, notoriamente non insensibile a determinate bellezze naturali, cercai il suo sguardo come d’abitudine in quelle circostanze, e anche se di parecchio fuori allenamento, lo trovai, incrociai il mio sguardo con il suo, e vi assicuro che nonostante duro’ pochi attimi, fu molto intenso, e direi anche malizioso nel contesto, un vero occasionale sguardo d’intesa. Rimasi scosso e turbato da quel momento,  e devo aggiungere contento di aver assaporato anche se solo per qualche istante, l’antico brivido della conquista, il piacevolissimo sguardo d’intesa che tante volte dopo il suo inizio dava origine alla concretezza di un rapporto occasionale, quindi scopata garantita. Ma non era quello che mi aveva reso felice, non il presupposto di trombata, no, nemmeno ci pensavo, bensì la superba sensazione di conquista, e la mia mente che di conseguenza si era liberata anche se per un solo istante dell’avvilimento inconscio persistente del mio animo, e come se in quel attimo, di colpo avessi ritrovato la mia mascolinità, peccato pensai, e’ già finita. Ma il destino non aveva deciso deciso così, che ora il destino per me non è più tale, ma già prescritto e deciso, ma  è un altro discorso che farò più avanti nella mia storia, insomma il fatto fu che qualche giorno dopo quella domenica, in un negozio di parrucchiera dove accompagnai Loredana, chi ti ritrovo? La bruna sfolgorante! Niente meno che la proprietaria, e ci presentammo con evidente stupore e gioia di entrambi. E come già detto, liberato dalla “fissa Angelica”, come per gioco o per semplice abitudine risvegliata, comincio’ il mio rituale di conquistatore senza macchia, o la macchia c’era ma non mi importava, l’imperativo era essermi risvegliato di quel torpore che mi aveva spento l’animo. E fu così che iniziai un rituale comportamentale che mi era proprio del passato, mi sentivo dopo tanto tempo, l’uomo che ancora poteva, che ancora faceva parlare di se’ a se’, e poco mi preoccupai di essere per l’ennesima volta, quell’essere squallido che calpestava i sentimenti della propria compagna di vita, egoisticamente, con sguardi e frasette pre preparate, passai senza indugio alla conquista della bella bruna, Irma, questo il nome della parrucchiera, che a sua volta non indugiava nel ripagare le mie avance. Questa volta però, ci fu un netto cambiamento in Loredana, stanca di mille bugie e un amore flebile, mi riservo’ una sconvolgente, quanto fredda sorpresa, qualche giorno dopo aver conosciuto Irma, di una sera dopo cena, mi disse che preferiva rimanere sciolta dal nostro turbolenta quanto inutile storia d’amore. Ma non la presi troppo male, quasi mi fossi liberato da quella brutta esperienza, fatta di inganni, menzogne, anzi la trovai una liberazione, non tanto per me, ma per lei, la mia dolce paziente Lory. E senza troppi drammi, ci accordammo per quello di suo, e quello di mio, un po’ di imbarazzo per informare le famiglie, come ovvio, un sottile, o grande dispiacere, e mia moglie si dileguo’ pacificamente, aveva trovato lavoro presso un amico che gestiva un negozio di biancheria intima, in una località balneare, sulla riviera adriatica. Nel frattempo, io è Irma, iniziammo una relazione, da subito intensa, lei una donna davvero speciale oltre che bella, ma l’entusiasmo maggiore, era rappresentato dal fatto che per me si prospettava una nuova entusiasmante vita, Angelica, c’era ma non più in modo ossessivo, anzi sempre più fioca e debole diventava la sua figura, e pian piano scemava definitivamente nel nulla, e già ciò era positivo, stupefacente, il bere per me diventava con il tempo, ciò che deve essere, un optional, e non una esigenza, mangiavo con più regolarità e parsimonia, riprendendo un aspetto gradevole, anche stimolato dal fatto che Irma era, ed è, una parrucchiera di un certo livello, e spesso la accompagnavo in stage di acconciature in America, spesso a New york dove si era a contatto con personaggi dello spettacolo internazionale. Ma la peculiarità, del nostro rapporto, il mio entusiasmo e il mio bene per Irma, cresceva quotidianamente, non tanto per lei medesima, ma per il suo immenso e puro entusiasmo alla vita, cosa che da tempo non albergava in me, ma lo stupore maggiore era per il suo attaccamento alla vita, e per lei la vita aveva un nome, Dio. Non che io non ne avessi, ma al suo confronto era blando, sbiadito, ma ciò che più mi colpiva era l’esempio che mi dava, senza mai chiedermi di fare questo o quello, io ero attratto dal suo cercare incessantemente quel Dio che fino ad allora, pensavo si dovesse cercare per chiedere aiuto, e mi meravigliava Irma, donna che aveva tutto, denaro, successo, bellezza, salute, non mancava di iniziare ogni sua benedetta giornata con la S. Messa, e non dimenticava di ringraziare in svariate volte nel corso della giornata, la Madonna per quanto avesse. Donna di grande moralità, che contrastava con estrema naturalezza, alla trasgressione, qualora la situazione lo richiedesse, un giorno mi diceva… Dai amore, preparati domani ci vediamo il concerto dei Van Halen a Milano, la settimana successiva, mi invitava a Pietralcina da Padre Pio, comunque senza mai venire meno al decoro, senza bere smodatamente, anzi zero, visto che era astemia, e ovviamente zero droghe di alcunché tipo, ciò nonostante faceva l’amore come chi di droga e alcool, ne assumesse in quantità industriali, tutto’ ciò mi stupiva, mi lasciava basito, e al tempo stesso scuoteva il mio inconscio, che a poco poco si illuminava di una nuova sconvolgente, sana realtà, quell’entità Suprema che si manifestava in Irma, come a pervaderla di quella perfezione umana, che raramente ho riscontrato nel corso della mia vita. Quella donna aveva su di me un potere, senza potere, una persuasione senza obblighi, mi dava una carica interiore, mai provata prima, mi sentivo di nuovo una persona nuova, sana bella pulita, un uomo che stava riscoprendo il giusto, almeno il giusto conosciuto, umano, mi dava stimoli nuovi per ricominciare tutto d’accapo, come se fino ad allora non avessi vissuto un attimo, o meglio, come se sino ad allora avessi sprecato il bene di quell’ immenso regalo che è la vita.

Quella vita che mi era stata magnanimamente riproposta, e che certamente non meritavo, ma che GESÙ aveva disegnato per me, e me l’aveva tenuta nascosta, con il divino intento di darmi altre straordinarie possibilità di redenzione, non solo della cosa più importante, l’anima, ma anche del miserabile corpo che ci funge da rivestimento terreno. Ma non andiamo alla conclusione della mia vita, rimaniamo nello splendido contesto di questo racconto d’amore e verità, con l’aggiunta di quel pizzico di fantasia usato nei personaggi, con i loro nomi, e relative vissiscitudini, poco inventate, per lo più veritiere, anche se camuffate.

Ed era tutto rose e fiori, presi a lavorare per mio conto con una associazione sportiva motociclistica, staccandomi definitivamente da mio padre e dai fratelli, Irma mi aveva ridato quella fiducia che da tempo se n’era andata, la mia autostima prese il volo e io con lei. Non che mi trovassi male a lavorare in famiglia, ma le mie continue problematiche sociali e sentimentali, avevano incrinato la mia credibilità, e non me la sentivo più di tentare di provare per l’ennesima volta, che qualcosa era cambiato in me, anche perché oramai i quaranta li avevo di gran lunga passati, e dovevo e volevo dimostrare di tirami su da me, era indispensabile, quindi che dovessi cavarmela da solo, era ora! Passarono alcuni mesi di totale estasi, dove stavo riscoprendo una altra dimensione del vivere, in aggiunta la mia crescente sete di religione, di avvicinamento al Signore, che ben si accomunava al giusto, al vero, al sano piacere di vivere e di saper convivere con gli altri, mi stava cancellando il file del mio passato turbolento, all’improvviso riscoprivo il sacro dogma dell’Amore, che non era basato sul numero delle donne che potevo conquistare, ma sulla qualità del sentimento stesso, privilegiando senza dubbio una sola persona da amare, da rispettare e conseguentemente da sposare, come giusto sia fare, e ovvio che tutto il resto, lavoro , rapporti sociali, amicizia, ne giovino, sino a portarti alla serenità, quella inseguita da tempo ma mai raggiunta. Che lo stesso non era finita li, il cammino aveva preso la giusta direzione, ma si sa, le cose ben fatte hanno il loro lungo corso da espletare, e quando si rinasce a nuova vita, e come se ti ritrovasi a quindici anni ma con il senno di poi. Sino al giorno in cui venni a sapere da Annalisa, un amica di lunga data, che Loredana non stava bene, era pur sempre la mia ex moglie, e mi ero lasciato di buon consenso, quindi decisi con il beneplacito di Irma di andarla a trovare, in quel del nuovo posto in cui si trovava a fare le stagioni come cameriera, e dalla riviera adriatica, essendo ora inverno, si era trasferita in una località montana

 

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