Cavalli, animali nobili, che passione.

Automobili lussose, Mercedes, Jaguar, Porsche, e perché no , si cambia, o meglio si aggiunge, che allora in un affare, mi viene proposto una parte in denaro, e per il saldo un cavallo. Già il mio primo cavallo arrivo’ così, ti do 3 milioni e Ulisse, un cavallo mezzo sangue italiano e arabo mi disse “Gige” un amico ora passato a miglior vita. Costui mi assicuro’ che era bravo docile e mansueto, il cavallo Ulisse, che non avrei avuto particolare difficoltà a cavalcarlo, anche se ero privo totalmente di esperienza. A mie spese imparai già da quella prima volta di non fidarsi mai di chi ti vende un cavallo avanti negli anni, Ulisse era come si dice in gergo “rotto in bocca”, e una volta preso il galoppo non si fermava mai, avevo con il tempo, imparato a buttarmi giù di groppa, come gli indiani, a quel punto si fermava e tornava docile, solo dopo qualche mese, venni a sapere che, Gige me lo diede perché in prossimità di un funerale, si scaglio’ a spron battuto tra la folla, facendo cadere rovinosamente la bara con il feretro annesso. Oramai la passione mi aveva preso la mano, vendo Ulisse, e vado nel mercato più importante per la vendita dei cavalli in Italia. Un grosso inportatore di cavalli Argentini in quel di Brescia, e lo vedo li, in mezzo a cento, bello impetuoso, nervoso, fiero, lo voglio, dev’essere mio, a nulla valsero i tentativi del capo mandriano, il gaucho, no buono per te, mi diceva, troppo matto, cavallo per grande cavaliere, … Bene se voleva convincermi, doveva proprio dire così, e lo comperai, 2,5 milioni delle vecchie lire e fu mio, baio scuro, bello, mi ricordo che spesi la stessa cifra per agghindarmi a tono, nelle gare di provincia, sembrava che io e Kenzo, dovessimo partecipare alle finali dei campionati del mondo di Dressage. Poi presi a frequentare la ragazza che ora e mia moglie, e guarda caso lei possedeva una splendida cavalla Arabo- polacca, ma dopo poco, si stanco’ trasmettendo la passione al papà, ora mio suocero. Fu con lui che conobbi una persona a Ossimo, un ridente paesino montano nel bresciano. Da Piero, comperai Solita, una bella argentina maculata, questa era incinta e ci diede pure uno splendido puledro, che purtroppo morì poco dopo la nascita. Sempre da Piero, aquistai un cavallo del Don, Bauwer, e anche se Flaminio, mio suocero, mi sconsiglio di prenderlo, perché era. “Intero” cioè con gli attributi, io non sentii ragione e lo volli. Due giorni dopo lo riportammo dal ex proprietario, aveva demolito la stalla a suon di calci, tanto era impetuoso, ed era pure impossibile cavalcarlo, tanto era brioso e incontenibile, fu l’unica volta che non me la sentii di “domare” un cavallo. Dopo quella esperienza, un amico, ex maestro di cavalli, mi consiglio’ una magnifica cavalla tedesca, alta due metri al garrese, bianca, con macule come i leopardi ( Ubero)  il suo nome mai fu più approppiato, si chiamava Signora, era semplicemente stupenda, non fosse che era un ex “saltatrice d’ostacoli” e dopo una lunga carriera, non ne voleva giustamente sapere di cavalcare a ritmi forsennati, e nemmeno di fare tutto quello che un esuberante cavaliere come me, volesse, e allora ciao Signora. Che passai ad un altro cavallo del Don, così chiamati perché provenienti dalla Russia, questa volta “castrone” ma lo stesso con la sua bella problematica, il proprietario infatti se n’è libero’ perché non si faceva ferrare, e si spaventava per un nonnulla. Io è Flaminio scoprimmo presto il perché, Zadunwichy era ricoverato prima che con me, in una stalla bassa quanto la sua stessa altezza, così che viveva nel terrore, basto’ tanto amore e fiducia in quantità, e naturalmente una stalla più alta, per avere il più docile e affidabile dei cavalli, con grande stupore del suo ex proprietario, che non credeva ai suoi occhi, del cambiamento di Zadum. E fu l’ora di Ruyo, cavallo Argentino, finalmente un cavallo con lo “stomaco largo” come piacciono a me, peccato solo non fosse altissimo, in compenso era “smazzettato” come mai avevo visto sino ad allora. Bastava ” l’appoggio delicato delle redini sul largo collo”. Ricordo che con Ruyo mi recai in quel di Volterra in un agriturismo, ospite di un amico, mi accompagno Flaminio con Katubya, e Arnaldo con Rambo, un bellissimo cavallo da Polo. Ora Arnaldo non c’è più, prematuramente passato a miglior vita, lui era un mio grande amico ex rapinatore degli anni 70, ricordo che proprio per il suo poco trasparente passato, lo pregai di non farne parola con Flaminio, che all’epoca non era ancora mio suocero, detto fatto, la prima notte che ci trovammo in un prato con i nostri cavalli, ci sedemmo per ammirare le stelle, e nella oscurità, Arnaldo, guardando delle luci da lontano esclamo’… C…o, ma quelle sono le luci del carcere dove sono stato io!!! Perfetto, nell’ imbarazzo più totale, risalimmo a cavallo, con Ruyo davanti, che vedeva perfettamente dove metteva gli zoccoli pur essendo nel buio totale, guidandoci sani e salvi all’agriturismo. La storia dei miei “destrieri”  inizia con Ulisse, cavallo pazzo degli anni 80 e finisce nel 98, con Lampone, detto Lampo, magnifico maremmano “migliorato” dicasi così perché mantengono le loro possenti caratteristiche, ma con testa più “leggera” quindi più armonica e meno tozza, ricordo perfettamente la baldanza e la possenza di quel magnifico quadrupede, infatti in gruppo era impossibile tenerlo, al punto che al Lagoraid, un tour di 420 km. In quota sui monti del Trentino, mi era concesso dal capogruppo, di stare davanti ai più di 60 cavalieri partecipanti, perché non riuscivo a frenare l’impeto di competitività di Lampo, che pur sanguinante dalla bocca, non desisteva dal voler stare davanti a qualunque altro cavallo.  Dovessi raccontare nei dettagli cosa mi hanno dato in fatto di emozioni, dedizione e amore, in oltre 15 anni,   Ulisse,  Kenzo,  Solita,  Bauwer,  Zadunvichy,  Signora,  Ruyo,  Lampone, non basterebbe un libro, sono animali superbi, e meravigliosi, la cosa più interessante che ho notato in tanti anni con loro, e curioso che sia di una caratteristica comune a tutti gli altri animali, fanno tutto quello che vuoi, ti danno tutto incondizionatamente, basta solo ricambiarli con rispetto e amore.

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