L’ultimo guardiano della torre. C.28 P.1333 16 Giugno 2014

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Questa storia comincia in una giornata di maltempo in Puglia. Quel giorno tra Peschici e Vieste, cammino lungo la costa in compagnia dei miei chihuahua , Roccia e Minnie, due instancabili cuccioli di cinque kili in due. Ad un certo punto la spiaggia finisce, come finisce la battigia del lungomare, e siamo costretti ad inerpicarci tra dolci saliscendi rocciosi, contornati da cespugli e rovi bassi, e di tanto in tanto dei cactus di fichi d’India  che ci ricordano di non essere poi tanto lontano da una terra sempre calda, siamo nel sud della bella Italia.

Qualche raro scroscio di pioggia ci saluta portata dal vento, ma non infastidisce più di tanto, proseguiamo imperterriti il nostro cammino e intanto ammiro lo sconfino del mare, che ogni qual volta superata un ansa, si riapre maestoso, presentandosi con il suo paradisiaco tricolore d’acque, che inizia con uno sfavillante verde smeraldo chiaro, per dar spazio ad un verde più scuro che sconfina in un profondo blu intenso. Giungemmo in prossimità di una torre, baluardo eretto almeno 500 anni or sono a difesa del territorio  circostante. Si detta torre, affacciata sul mare, si erge sulla nostra sinistra con tutta la sua imponenza, e noto che la sua forma, non è rotonda con merli di tipo medioevali alle sue sommità, bensì e’ quadrangolare, e, altro particolare si fa stretta salendo alla cima, insomma, non come di solito ero uso vedere in altri luoghi costieri dei nostri cinque mari. Poche feritoie sui lati, e qualche rara finestrella, e alla sua sommità, si intuisce vi sia una grande terrazza posto privilegiato di vedetta. Davanti a se, dalla parte opposta al mare, una scalinata stretta che conduce quasi a mezza altezza della torre c’è una apertura, una porta che pare tanto angusta da sembrare poco più di un pertugio tanto e’ piccola, in realtà si tratta dell’unica porta d’accesso, della fortezza in pietra di tufo.

E comunque evidente che la torre stessa, non è riconducibile per forma e freschezza alle torri Saracene, anzi, mostra segni di evidente restauro. In quel mentre, Roccia il cucciolo maschio, abbaiando, da segno della presenza di un uomo, che chino su di un muretto a secco,  “armeggia” sullo stesso, con cazzuola, e al suo fianco, una carriola colma di pietre di tufo, appena tolte da una delle molte di piccole cave circostanti presenti sul luogo.

Incuriosito, saluto, e chiedo al l’uomo se posso avvicinarmi a quella magnifica torre, per poterne ammirare la fascinosa bellezza. Questi mi accorda volentieri il permesso, e vedendomi interessato, inizia a parlarmi orgogliosamente, della storia di quel bastione. Prima di cominciare però, mi tende la mano, e si presenta,… Piacere, Michele, piacere mio, rispondo presentandomi a mia volta, e così inizia a parlarmi… Devi sapere che questa torre e’ stata eretta in prima volta, nel lontano 1586, dall’allora tribunale regio della provincia della terra di Bari, per ordine del Re Filippo secondo, sovrintendente supremo, di queste terre. Egli diede incarico ad un famoso architetto del Ducato di Milano, di fortificare le difese, in prossimità del castello sito a Vieste, ora sede di un distaccamento della Marina Militare Italiana.  L’architetto riedifico’ ben 24 torri sulle macerie di altrettante preesistenti torre Saracene. Questo dopo la famosa strage di Otranto, avvenuta nel 1480 per mano di invasori Turchi.  Nel particolare questa, chiamata Torre Porticello, era l’ultimo avamposto, appena prima del mastodontico Castello di Vieste, che aveva il compito preciso, di segnalare con fumate di fuochi accesi sulla sua terrazza, l’eventuale malaugurato arrivo di nuovi invasori con le loro navi qualora questi arrivassero da nord, in modo che segnalata tale presenza, gli abitanti del Castello, potessero a loro volta, inviare segnali di fumo a ritroso sino a Roma mediante le altre torri dislocate per avvertire così in poco più di due ore il Papa che risiedeva a Roma,alleato di Re Filippo secondo che avrebbe repentinamente inviato truppe navali in soccorso, per debellare ogni tentativo di invasione sul nascere.

Questa la più antica storia, ma in quella più recente, si ha notizia che Torre Porticello, nella metà del 900, fu data in affido alla Guardia di Finanza, come del resto a quell’epoca gli furono affidate tutti i tipi di costruzioni adiacenti a confini, come si fece per caselli ferroviari ed altro ancora. Nel 1970 inverso, la Guardia di Finanza, restituì per probabili motivi politico-amministrativi, il “bene” al comune Viestino, che a sua volta mise in libera vendita la torre in questione. Ne nacque un ristorante di lusso, ma al tempo, il turismo in Puglia era pressoché nullo, e con i soli proventi dei cittadini nativi, non si riuscì a contenere con i relativi guadagni, le onerose spese per il suo mantenimento, e ben presto fu insostenibile il proseguo dell’intento, così da decretarne il fallimento, nonostante la buona volontà da parte gestionale.

Chissà poi per quale bizzarria del destino, un noto scrittore tedesco di racconti romanzeschi, venne a conoscenza del fatto che Torre Praticello, era di nuovo in vendita, e la compro’.  Molto più semplicemente, si suppone che data la veneranda età del nuovo acquirente, parte dei suoi anni li passo’ vacanziero, prima e dopo la seconda guerra mondiale, tra questi luoghi meravigliosi del sud Italia.  Un po’ come spesso succede ora con gli inglesi, che fanno man bassa di splendidi poderi e casolari Toscani, lasciati quasi all’abbandono, da noi proprietari Italiani, che privilegiamo stupidamente ( scusate ) le grandi, soffocanti città senz’anima. E d’anima invece lo scrittore  tedesco ne doveva avere, comunque abbastanza per capire che la guerra che gli fu imposta di combattere in Italia come ufficiale di alto rango, era crudele e inutile, come tutte le guerre, utile solo per l’orgoglio personale, la pazzia e la sete di potere, di chi le fa nascere, ch’io chiamo forse con ingenuitá vittorie del demonio. Ma andava oltre la saggezza di Hans, che aveva anche capito, che il mondo ha confini solo perché gli sono stati attribuiti da persone crudeli e avide, quindi senza nessuna valenza interiore, ma solamente per principi morali e umani aveva scelto Torre Porticello. La scelse come uno stupendo posto qualsiasi del mondo, del suo mondo, che non aveva ne confini ne bandiere, se non quelle che si associavano alla risposta che diede Albert Einstein alla guardia tedesca che presidiava dei binari gli chiese, tu di che nazionalità sei? E Albert rispose, … Sono della razza umana. Hans lo scrittore era di quel mondo dove trascorrere ore ed ore, in compagnia discreta della sua adorata compagna e musa ispiratrice, la moglie. In compagnia del rumoreggiare battente delle onde che si infrangevano sugli scogli, a volte lievi, a volte cattive, e come compagno sempre presente, il tempo, che scandiva le ore tra il sibilio incessante del vento, anch’egli a volte lieve o cattivo ad annunciare burrasca.

Così con melodia mentale, poter comporre nella quiete della sua torre dei magnifici manoscritti, prima per se è poi per il mondo intero, attraverso una casa editrice Milanese li pubblicava. La stessa casa editrice cui lo stesso l’editore, che alla mesta dipartita dell’anziano scrittore, comprò Torre Porticello, quasi a volerne onorare il suo ricordo, il ricordo di un uomo che sebbene ottantaseienne, decise comunque di acquistare la fortezza, probabilmente consapevole e fiero di chiudere in bellezza eterea una sfolgorante carriera umana e artistica.

Si arrivo’ così all’anno 2001 data in cui l’editore fece ristrutturare totalmente la torre, scegliendo per i lavori da svolgere, un ex emigrato Pugliese in quel di Milano, appunto l’amico Michele, che fu ben felice di ritornare alla sua terra d’origine per asserire a un compito si tanto lusinghiero e gratificante. Ed ora Michele e qui innanzi me, presso la roulotte dove ha scelto di vivere il restante della sua vita nelle immediate vicinanze della “sua” torre e delle sue cave di tufo adiacenti il mare della sua terra, e cazzuola alla mano a mo’ di spada, carriola appresso che sembra il suo destriero, sta lì a custodire e difendere tutto orgogliosamente, come fosse l’ultimo guardiano della Torre Porticello. E si fece così ritorno sui nostri passi, i cagnolini stanchi ed io con una luce nuova negli occhi.

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