Sarà l’età? 2014/365/6

Che niente è come prima, tutto cambia, tutto è cambiato. Sarà l’età, sarà il normale percorrere del tempo, ma le cose non stanno più al punto di prima. Le prospettive si evolvono, ma con un incedere a rilento, che un tempo,dopo un periodo burrascoso, cupo, tutto si riaccendeva a nuova vita. Il lavoro con inventiva lo cambiavi con l’aggiunta di grande entusiasmo e un pizzico di ottimismo. ma ora per quanto tu rimanga fermo sulle tue posizioni, per quanto aggiungi ottimismo al tutto, nulla si sposta da quel che è, sempre e comunque una dura lotta, quasi alla stregua della sopravvivenza. Finiti i tempi in cui dopo del giusto lavoro ti prendevi delle pause ristoratrici con il corpo e con l’animo, stai sempre sotto un incessante pressione psicologica, a tratti snervante. eppure la mente tiene, anche quando oggi entrando in un bar dopo tanti anni di assenza, ti rivolgi a una giovane donna dietro il bancone, e chiedendo un caffè, ti rivolgi a lei con un tiepido sospiro e dici… belli i tempi che frequentavo questo locale, che bei momenti…, e non ricevendo alcuna risposta che induca al proseguo, penso che giustamente a lei non gliene possa calar di meno, e blocco il discorso. quindi ci sono, anche se per un attimo ho pensato di coinvolgerla in un ricordo a me caro, mi sono reso conto che non è tenuta, ne obbligata a tal incombenza, allora sfumo, lascio perdere, quindi ci sono… non sono ancora diventato petulante e rincoglionito! Di certo è un poco triste chiedere una, due, tre informazioni per recarti in una tal via, e sentirti rispondere, due su tre in uno stentato italiano… no so… no capisco, e non c’entra il razzismo, è solo un po’ triste che alle nostrane massaie che facevano la spesa, si sian sostituite badanti e collaboratrici domestiche d’oltralpe. Entrando poi nei negozi per proporre la tua mercanzia, e davvero deludente e anche un po’ avvilente vedere le facce dei negozianti che pensavano fosse entrato un cliente, che nel migliore dei casi fanno notare una smorfia malcelata di diniego, nei peggiori ti raccontano di non poterti accontentare, perché tanto non si vende più nulla, che le tasse li uccidono, che qualcuno pensa di chiudere bottega. Visi tristi, storie tristi, che ti fanno esaurire il poco entusiasmo che ti rimane. Non avrei di certo mai pensato trent’anni fa, di pensare quanto sarebbe bello vivere in una baita in montagna con due mucche, una pecora, due capre galline e conigli, con un pezzetto di orto per le poche verdure di stagione. Di certo no, la visione e le prospettive erano ben altre, e non è detto migliori, ma altre, non me lo sarei mai immaginato un epilogo tanto strano, tanto diverso. E solo questione di adeguarsi, scacciare la malinconia insieme a quel velo di tristezza, pensare che la vita prosegue e lasciare che il peggio ti scorra accanto, senza ferirti, senza farti male, e prendere nel rispetto altrui, tutto ciò che rimane, …una baita, due mucche, una pecora, due capre galline e conigli, con un pezzetto di terra per l’orto e un pezzetto di quell’ottimismo perduto.

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