Che è una sera cosi’.

Ho fatto mio un suggerimento di un amico, l’energia negativa traducila in positivo, non sprecare tempo a pensare alla merda, pensa positivo che ti rimane molto più da dire, ok. cosi oggi farò, e mi lascio andare in una giornata dove ho frenato il negativo per porlo in positivo, che è meglio. Arriva la sera e chiamo un amico di sventura, abbiamo appuntamento in quel grosso supermercato, e la ci andiamo per cercare soldi, che a uno che non ha un lavoro fisso, quello rimane da fare, che poi tu lo chiami auto finanziamento o lo chiami prestito o che cavolo ne so io, ma è  e rimane cercare soldi. Che del resto tutti a modo loro cercano soldi, soprattutto di questi tempi. Colloquio, neanche negativo, io dico la mia il mio amico la sua, e chi ci ascolta, deciderà, poi si vedrà, non è più tempo delle decisioni veloci, il denaro scarseggia. e se si opta per il si, va ponderato, va pensato. E salutiamo e ce ne andiamo,… chissà, poi si vedrà, ma all’ uscita prendiamoci un bianco! caspita, son le sette, un aperitivo e poi ce ne andiamo, ognuno a casa propria. Nella calma della sera, e nella pace del logorio quotidiano, il mio amico, che per comodità di immagine chiamerò Emme Pi, tra un bianco e un altro, che nel frattempo sono diventati più di due, comincia non so perché a raccontarmi un episodio capitatogli in passato. Un giorno, disse, venni contattato tramite un mio amico commercialista, da due tizi, uno basso di statura che mi arrivava poco più della altezza delle mie palle, l’altro quasi due metri di omone corpulento, aggiungo, entrambi meridionali, ( ma lui usò per l’occasione la classica terminologia del caso, tristemente in uso qui da noi al nord… du’ terù, anse, ù e mes.) Questi mi proposero di cambiare un titolo dal valore di diecimila euro in un qualunque istituto di credito, perché sicuri della perfetta contraffazione del titolo stesso, reso disponibile al portatore, in cambio lui, Emme Pi, avrebbe dovuto versare ai due scugnizzi, l’equivalente del dieci per cento, quindi mille euro. Ok. rispose Emme Pi, lo farò ma a condizione che tu mi accompagni, disse rivolgendosi all’amico commercialista, e poi che io vada alla banca centrale per cambiare il titolo, rivolgendosi ai due meridionali, il quale non ebbero nulla da eccepire, stretta di mano e appuntamento la sera seguente in quella pizzeria, di quel paese della bassa, con tanta nebbia, visto che si era d’inverno. Il mattino seguente Emme Pi e l’ amico commercialista si recano in quella banca, presentano il titolo di credito, e… per farla breve, gli venne stracciato in faccia, e solo perché il commercialista era conosciuto, vennero solo ammoniti, invece che essere entrambi denunciati e arrestati, come giusto fosse stato. Il titolo era palesemente e ingenuamente contraffatto, e risultò più che evidente il grezzo tentativo di truffa da parte dei due. Emme Pi, incazzato come pochi usci da li, e per il resto del giorno bevve e non solo, aspettando ansioso l’appuntamento serale con i due meridionali, e finalmente, giunta l’ora si recarono in quella pizzeria. Li arrivati a quel tavolo vi trovarono i due, più un terzo, e Emme Pi subito inveii contro i tre dicendo ciò che era successo. e per tutta risposta il terzo rivolgendosi agli altri due disse… sapete cosa fare! e i due di rimando invitarono ad uscire dal locale Emme Pi e l’amico commercialista per una spiegazione, e vennero poco dopo caricati in auto, direzione un campo poco distante, tra la nebbia e il nulla. Da li l’inizio delle spiegazioni, semmai ce ne fossero, e il più grande dei due scugnizzi, in risposta a Emme Pi che si lamentava dell’accaduto, estrasse maldestramente una pistola e cercò di armarne il cane, non riuscendovi, e nel frattempo diceva che comunque i due malcapitati dovevano comunque corrispondere il pattuito, pena un colpo di pistola, che non si armava. Emme Pi, stanco di essere preso per il culo da quella situazione quantomeno grottesca, si incazzò a dismisura, afferrò la pistola all’omone che non riusciva ad armarla, la sbloccò, la armò e inveendo contro l’uomo, gliela rimise in mano e gli disse… forza coglione facciamola finita e adesso fa l’uomo, smettila di parlare e spara se ne hai le palle. Panico tra i quattro, l’ amico commercialista si lamentava sommessamente dicendo di essere il padre di una figlia, e nervosamente si passava la mano tra i capelli, quasi piangendo, il piccoletto non proferiva verbo, mentre il grandone d’istinto abbassò l’arma che gli era stata posta tra le mani, e balbettando disse… ci si può accordare. Dopo qualche attimo con il fiato che prendeva colore nella nebbia, Emme Pi, sbloccò la pesante tensione dicendo, riportateci alla nostra macchina stronzi, che se è per le mille euro che avete fatto tutto questo, ve le regalo, io, aggiunse, rimango un poveraccio come prima, ma voi mi fate pena, e io pena non voglio fare a nessuno. Una storia, un pezzetto di vita vissuta, anche quello raccontato uno dei tanti modi per cercare soldi, una giorno qualunque, di una sera cosi’.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...