Venerdì diciassette, Ottobre. (Incontro con Tullio)

Il fine settimana mi spoglio di quella vita che per la maggior parte del tempo, non voglio, almeno, così e’ da qualche anno in qua, e, ne sto sempre fiduciosamente auspicando la fine, cercando di mio, di  abbreviarne i tempi. E così, barcollando un pochino febbricitante, faccio due passi con la mia compagna, e i nostri cagnolini, giù, per il tratturo che costeggia la chiesa. La giornata e ‘ talmente bella, tersa e serena, che proprio non c’è la faccio a finir di guarire davanti al camino di casa, e nel tardo pomeriggio, azzardo un uscita. Il sole, che sta prendendo in giro l’autunno con il suo splendore, ci accarezza caldo, ancora tanto, da intravedere furtive lucertole, che al nostro passaggio, si rifugiano nei pertugi delle mura, che sovrastano di poco la nostra altezza alla nostra destra scendendo. Solo pochi passi, e Susanna si rende conto che oggi, per me non è giornata di grandi passeggiate, e arrivata ad un certo punto, la, prima di quel bellissimo noce, si ferma, e si siede su una grossa pietra rettangolare, messa li apposta da gente del luogo,  per sedersi e gustarsi  le meraviglie del Creato, immersi nella serenità dei giusti. Non passano che pochi minuti, che Susanna,  forse disturbata dall’incessante mugolio dei cucciolotti,  irrequieti dal nostro fermo,  si alza e mi invita al rientro. Io voglio rimanere ancora un po’ e me ne sto in beata solitudine, a godermi la mia tregua di pace interiore da poco iniziata, e la raggiungerò poi. Un fruscio di foglie secche spostate da un incedere, mi fa girare lo sguardo verso il noce, e vedo arrivare una figura familiare, e’ il Tullio, e l’intanto che si avvicina a me, saluta, come del resto faccio io, e arrivatomi di fronte, gli viene di regalarmi una delle sue massime… Il tempo passa veloce, dice, ed è già passato un dei  sei mesi con le erre… Come, dico io, cosa significa Tullio? Ma si, risponde, settembRe, ottobRe, novembRe, dicembRe, febbRaio, maRzo. Questa, la aggiungo a quella che quando le rocce della montagna si fan bianche, la neve e’ vicina, sempre un esclusive “Tulliana”. E accennando un sorriso  di compiacimento, lo saluto mentre si allontana, verso la chiesa. Alche’ guardo l’orologio, e l’ora  che vedo, mi suggerisce che manca poco alla S. Messa serale, e decido di seguirlo. Mi piace la funzione della sera feriale, c’è poca gente, e trovo più intimo il contatto con Altissimo, e poi non di rado, e’ l’occasione in cui il don mi lascia leggere. le sacre scritture. Entro in chiesa, gli occhi non mi servono, per sapere dove mi trovo, quel flebile  sapore di incenso che si mischia all’aria fresca e frizzante  di tutte le chiese, mi pervade. E come un invasione che respiro, dal naso e sul viso, mi sembra di vestirmi di un profumo di pulito, di aureo,  ed ho la netta sensazione di mettermi subito in contatto con la sacralità del luogo. La messa e’ finita andate in pace… Ed io vado al bar, ad assaporarmi quel calice di vino, insieme al tempo che mi rimane, prima che ricominci due giorni dopo, a mettermi la maschera della serenità per altri cinque giorni.

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