Zia Gina.

Mia  zia ha 88 anni, e me lo ha ricordato oggi, che sono stato da lei a trovarla. Al principio ho girato intorno alla sua abitazione, erano le quattro del pomeriggio, e futivo mi aggiravo intorno al perimetro di casa sua per capire dalle finestre socchiuse se fosse o meno sveglia perché so che spesso riposa per lenire gli acciacchi che la affliggono. Di fatto nulla mi faceva pensare che fosse in cucina, e tantomeno in sala, quindi me ne stavo andando, non fosse che vedo una signora distinta in sella ad una bicicletta, avvicinarsi al ingresso, e suonare il campanello di casa della zia. Allora mi avvicino anche io, e vedo spuntare dal terrazzo del primo piano mia zia Gina, che saluta la signora,  una sua cara amica che le fa visita spesso, e stupefatta della mia presenza, saluta con affetto anche me, ed insieme entriamo  dall’ingresso. Saliamo al piano superiore, la zia si riassettare i capelli, e si stira il vestito con le mani, si fa bella per il nipote che ama, io entro, la abbraccio e la amo di più, si, perché lei rappresenta il mio passato, lei è il mio punto fermo con il passato, lei è quando la andavo a trovare con la mia mamma, lei è la mia mamma in terra, e’ il sangue del sangue che mi ha creato. La mia zia e’ la fotografia di quando di notte mi svegliavo a pochi anni, e non vedendo la mia mamma nel lettone, mi alzavo, e con indosso il solo pigiama, in una piena notte d’inverno, supponendo che fosse dalla sorella a cena, percorrevo il kilometro che mi separava da loro, eludendo la sorveglianza dei miei fratelli, si, per raggiungere la mamma che era con papà dalla zia e zio Bepi. Ci fa accomodare in cucina, linda e splendente come lei, e intanto ci gira intorno con l’aiuto di una stampella, preparando per me un caffè, e per lei e l’amica, una tisana di non so bene quale infuso, cucchiaini ben parati, zuccheriera, fave dei morti, serviti su un lindo piattino da dessert. Perfetto, tutto sistematicamente nel suo preciso ordine, e cominciano le domande di rito, come stai? Bene zia bella! Poi rivolgendosi all’ amica si vanta di un nipote tanto bravo, che poi bravo lo sono solo davanti ai suoi occhi, ed io per stupirle, gli parlo senza fatica alcuna di Dio, che è il mio, ed il suo argomento preferito, ed immancabile dopo aver bevuto il caffè, la compiaccio andando in sala a vedere, tutti i suoi cari defunti, li nelle loro foto statiche, che conosco tristemente quasi tutti, fuorché qualcuno di cui dimentico. Di tanto in tanto, mentre parlo con la sua amica del cuore, noto che la zia fa un sorrisetto sornione di compiacimento per quel che dico, e tronfia quando smetto, cerca lo sguardo con l’amica per cercare la sua approvazione, che arriva puntuale, con qualche frase di ammirazione nei miei confronti, ed io mi beo di di tutto ciò, perché ciò che fa piacere alla zia e goduria per me che l’amo. Passa una buona mezz’ora e mi commiato, baci ed abbracci, saluti di rito e baciamano all’amica, che così aggiungo la ciliegina sulla torta, scendo le scale ed uscendo sul giardino, vedo i miei cugini, Santino e Franco, suoi figli, stanno rastrellando il praticello dal fogliame e mi intrattengo una buona mezz’ora anche con loro, forse annoiandoli un poco, ma a me fa piacere raccontare di me, che sono stato il loro netto contrario, nella vita, dissoluto e scombinato, e li incuriosisco con quello che di recente ho combinato, che spero sempre di rassicurarli sul mio nuovo essere, che non è la prima volta che cambio,  e spero sempre sia l’ultima, come questa, anche se in cuor mio, non cambiare significherebbe per me morire. La mia zia, la sua casa e i miei cugini, punto fermo a monito perenne dei miei innumerevoli sbagli, e loro li, fermi, ad ascoltarmi, forse a sopportarmi, a consolarmi e a comprendermi pazientemente, come ha fatto chiunque mi voglia bene, perché trova alla fine del bene in me, e allora andiamo avanti, che la vita terrena finisce quando muori, non ora che che provo ancora sentimenti vivi, come l’amore che ho per mia zia Gina.

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