Gesualdo B.

Erano i tempi della mia gioventù, allora la faceva da padrona la sfacciataggine e l’alterigia e l’esuberanza dettata dall’età. Non ultima era la curiosità e l’inseguire miti più grandi di noi. E al tempo uno di questi miti era il mio fratello maggiore, che bello come pochi, spadroneggiava con la sua avvenenza, nelle discoteche esistenti allora, ne ricordo una in particolare che era al lago di Sarnico, ed era quella più in voga del momento,  tiffany questo il suo nome. Ricordo che una delle persone che assieme a mio fratello faceva parlare di se, era Gesualdo, semplicemente Aldo per noi ragazzini più piccoli di lui, pieni di ammirazione per questo sexi simbol anni 70, non bastasse aveva pure sfilato per alcune case di alta moda, divenendo di fatto un “modello”.  Poi verso l’inizio degli anni ottanta, mio fratello, dall’oggi al domani, si disinteresso’ di Aldo, il perché a noi ragazzi, fu sconosciuto per qualche tempo. Finché anni dopo, venimmo a sapere che insieme al successo, Aldo abbraccio’  anche alcuni turpi vizi che spesso gente del suo ambiente, purtroppo e’ solita ambire, droga. Quando l’ego delle persone va oltre il consentito, o semplicemente oltre una normale scala di graduatoria del successo, spesso sbaglia nell’esuberanza del suo io, e trascende da qualsiasi normale stile di vita. Fatto sta, che poi quando sei abituato all’esagerazione, viene meno il tuo interesse per le cose di normale amministrazione, il lavoro e i sentimenti vengono meno su tutti i fronti, l’interesse personale prende una via a senso unico, e a risentirne per primo e’ il tuo fisico che da subito ti abbandona con la sua naturale bellezza, e il cervello lo segue a ruota, rifiutandosi di porsi troppe domande, a quel punto solo una conta come risposta, farsi, da principio di porcherie costose, poi quando il denaro scarseggia, qualunque cosa si butta in vena, pur di placare quell’irrefrenabile senso di impotenza, quando un barlume di coscienza si ripresenta ad ogni “fine effetto”. E Aldo non è più il grande Aldo, ora e’ abbordabile anche a noi pischelli, ora anche noi lo possiamo avvicinare, gli possiamo parlare, e se per i più grandi e un mito scaduto, per noi che alla fine nemmeno riuscivamo a comprendere cosa gli fosse accaduto, rimaneva sempre un “personaggio” degno di nota! Anzi ben felici di dargli un passaggio in auto sin dove aveva bisogno di essere trasportato, qualora se ne presentasse l’occasione. Così come capito’ a me quella notte in cui rincasando con la mia fiammante Simca 1300 TI, all’uscita di una discoteca nei pressi della mia città, vidi lui, Aldo, che mi chiese un passaggio, che io non rifiutai, ben felice di farlo, oltretutto abitavamo nello stesso paese. Erano le quattro del mattino, e percorrevamo la “super strada” che all’epoca era appena stata inaugurata, finché quasi all’uscita dello svincolo del nostro paese, Aldo mi chiese di accostare un attimo in un area di sosta, fu li che capii il suo stato di degrado… Scese dall’auto mi invito’ aprire il cofano motore, e si appresto’ a svitare il tappo del radiatore dalla quale estrasse dell’acqua bollente e putrida con l’ausilio di una siringa spuntata all’improvviso da una delle sue tasche, e il resto ve lo lascio facilmente immaginare.  Bel botto a me che con falsa indifferenza assistetti impotente alla scena avvilente. Non feci nulla per il futuro che mi facesse anche casualmente re incontrare con lui, lo schoc provato era sempre davanti ai miei occhi ogni qualvolta che mi capitava di incontrarlo, e a 18 anni non potevo certo prendere in considerazione nulla che lo potesse aiutare. Poi nulla per qualche anno, sino a quel giorno che venni informato della sua morte, proprio su quella “super strada” un mattino alle 5.30, dove Gesualdo non si sa se per una sua sbandata in bicicletta, venne travolto da un auto che sopraggiungeva alle sue spalle, almeno quanto mi fu riferito.  Si stava recando al lavoro presso un impiego che aveva trovato, chissà, forse per cambiare vita, quella vita che tanto gli aveva dato e di più gli aveva tolto. Non so come andò, so che lo stesso ogni volta che andrò in quel cimitero e vedrò il suo bel volto in quella foto, lo ricordo e ricorderò, come quel bel irraggiungibile mito che tanto riusciva ad affascinarmi. Ciao Aldo.

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