A Napoli con Susy, Piero e Giovanni. 365.? dicembre 2014

NAPOLI E S.GENNARO.

Un mio carissimo amico fa per nome Pietro, ma per me e per tutti Piero. Lui è di origini napoletane, essendo di fatto nato a Napoli. Anche un’altro amico mio e’ di origini napoletane, Giovanni, per me Giovanni o’ ferroviere, perché ha lavorato tanti anni in ferrovia come capotreno. Così che dopo alcuni giorni di trattativa mi accordo con entrambi i miei amici napoletani, per andare in visita a quella splendida città, che sino ad allora, ho visto solo di passaggio perché in viaggio al sud per altre mete. La gita non era al solo scopo di visitare la città partenopea, ma si univa l’utile al dilettevole, in quanto mia moglie desiderava tanto avere una borsa “original tarocco” di Louis Vuitton. Proprio così, perché Piero sapeva come condurmi in un certo posto dove all’epoca venivano confezionate quelle borse clandestinamente, Giovanni l’avremmo trovato sul posto, in coincidenza di un suo viaggio in treno, proprio in quel di Napoli, ed essendo quest’ultimo più anziano di Piero, assicurava a me e Susanna una totale integrità, qualora fosse capitato qualche inconveniente, dal momento che lo scopo borsa non era esattamente nella normale completa legalità, anche se è doveroso precisare che ovviamente lo scopo principale era visitare Napoli, la città Natale tra gli altri, di uno, se non il primo grande incomparabile principe Antonio De Curtis in arte Totò.

Per ciò che riguarda l’altra parte  più importante del viaggio, si andava a Napoli anche per aquistare lampadari e appliques Stile Maria Teresa, perché all’epoca gestivamo la bottega del Re, una graziosa bottega di antiquariato, ai piedi di Città Alta, in Bergamo. Partenza un mattino di primavera, con il “freccia rossa” e poche ore dopo arrivo a Napoli, stazione centrale. All’ arrivo, appena scesi, Piero cercava con lo sguardo qualcuno, al che io è Susy chiedemmo spiegazione, e lui per tutta risposta saluto’ una persona che passo svelto incedeva presso di noi. Un signore distinto sulla quarantina, che appena arrivato innanzi noi, si presento’ piacere Antonio, io sono il presidente du’ quartiere, e stringendo la mano prima a me è poi a Susy, aggiunse… Il mio “lavoro” e’ assicurarmi che voi vi troviate bene in questa città, e nel possibile che non vi manchi nulla, e per qualsiasi problema voi possiate avere, contate pure su di me, Piero saprà come rintracciarmi. Rimanemmo basiti, increduli, ma non era finito il nostro stupore che ci invito’ a poche centinaia di metri per indicarci l’alloggio che aveva preparato per il nostro soggiorno! Un bellissimo albergo d’epoca con fregi a sbalzo al suo esterno e affreschi meravigliosi al suo interno, ecco disse, questo e’ il vostro hotel. Non ci rimase che ringraziarlo senza parole, e subito dopo salutandoci di nuovo, se ne andò. Ci fecero accomodare nelle nostre rispettive stanze, vecchie, ma ben tenute e pulite. Intanto s’era fatta sera, e dopo un’ora mentre eravamo nella hall ad aspettare Piero per raggiungere Giovanni e andarcene tutti e quattro a cena, Susy ed io notiamo un andarivieni di persone in divisa, per lo più poliziotti, ma anche finanzieri e militari, tutti presumibilmente graduati a giudicare dalle loro mostrine sulle spalle. Arriva Piero, e naturalmente non manchiamo di chiedere spiegazioni, comunque ben contenti dalla situazione stessa, e lui candidamente rispose che non ne sapeva nulla, aveva programmato il tutto il presidente di quartiere, Antonio. Fu solo dopo una mezz’ora circa, che riuniti a Giovanni, chiedemmo a lui una spiegazione, che ci disse essere un albergo frequentato prevalentemente da graduati militari in visita di lavoro in quella città. Bene dissi io, meglio così, saremo più al sicuro, e Giovanni aggiunse, meglio un cazzo, se c’è una bomba da piazzare per sovversione, e proprio li che l’andrebbero a mettere, perfetto siamo nella cacca dissi sorridendo guardando Susanna per cercare di sdrammatizzare e infonderle coraggio.

Pazienza, non succederà proprio in questi giorni, dissi tra me e me, e il pensiero mi venne interrotto da Giovanni che nel frattempo arrivava guidando la 600 con noi prestata per l’occasione da una sua parente che viveva a Secondigliano. A bordo Giovanni ci chiese cosa avremmo voluto mangiare per cena, ovviamente trovandoci nella capitale della pizza, rispondemmo a tre voci pizza! E allora pizza sia, disse Giovanni, e vi porterò dove per me la fanno migliore che in tutta Napoli, al quartiere Forcella, ho la macchina di mia cugina e penso ci faranno entrare! Nemmeno abbiamo il tempo di capire perché abbia fatto quella affermazione strana, che imboccato un viottolo, all’improvviso ci si para davanti all’auto a gambe divaricate, un ragazzino appena adolescente che di fatto obbliga Giovanni a fermarsi bruscamente. Sta lì immobile a gambe divaricate e braccia incrociate, canticchia una canzoncina, e non dice altro.

Giovanni ci invita a non dire e fare nulla, lo scugnizzo dopo qualche minuto di sguardi alla targa dell’auto e a noi nell’abitacolo, si avvicina al finestrino che nel frattempo era stato già abbassato, e ancora non dice nulla mentre Giovanni, invece spiega chi siamo e da dove veniamo, e perché ci troviamo li. A questo punto sempre senza parlare il ragazzino si scosta come a dire, passate pure, e noi si prosegue. Tra quelle viuzze piene di vita, che nella loro semplicità sembrano casette di cartone poste vicino alla capanna di Betlemme, e invece che i pastori, vi si trova uno sciamare di gente che scorrazza allegramente e rumorosamente in sella ai loro scooter, ma non con a bordo uno o due passeggeri rigorosamente senza casco, no tre passeggeri, perché stiamo entrando nel territorio delle persone che a Napoli ‘contano’, stiamo entrando nel famoso quartiere Forcella.

Ovviamente a quel punto capiamo perché non ci potrà succedere nulla, il fatto che siamo passati indenni da quello strano controllo senza parole di poco prima, ci da la serena tranquillità di sceglierci con calma e cura il posto dove andare a mangiare la pizza. Che a quel punto parla Piero, che ci indica senza indugio un posto in quella casa li vicino, che sembrava un negozio di macelleria di quelli che noi del nord abbiamo dismesso negli anni 60. E non di meno il suo interno, entriamo da una seracinesca arrugginita, ma non ci fermiamo al piano terra bensì saliamo delle scale anguste, che portano al piano superiore, dove troviamo un locale semi piastrellato da quei 10×10 bianchi come usavano appunto nelle macellerie vecchia maniera e in un angolo il forno rigorosamente a legna.

Che poco importa come fosse la stanza, dal momento che era ben pulita, e che ancora più importante abbiamo mangiato una strepitosa, calda, fragrante pizza che così non si era mai gustato nella nostra vita,  devo dire che in un certo qual modo c’è lo aspettavamo, si sa, la pizza di Napoli e maestra nel mondo! E non bastasse aggiungo che il tutto fu ad un prezzo irrisorio. E tra stupori e meraviglie, la sera fini. Il giorno appresso, io Susy e Piero destinazione “fabbrica” si fa per dire di borse, che prima di andarci, abbiamo colto l’occasione di visitare i meravigliosi vicoli di Napoli, e essendo di domenica, approfittammo pure di visitare il mercato rionale più grande che si tiene nei pressi del lungomare, in prossimità di castello l’Ovo magnifico maniero che sta a guardia dello stupendo golfo di Napoli, che pareva di guardare una cartolina illustrativa tanto era bello.

Gli esercenti che allegramente e chiassosamente ti invitano ad acquistare la loro merce, e noi che intanto si camminava tra i vicoli, immancabilmente tappezzati da splendidi oracoli per lo più intitolati a S. Gennaro e a innumerevoli Madonne e santi, praticamente uno ogni venti metri. E prendiamo un taxi per percorrere l’ultimo tratto, e salendo sul mezzo, anche nell’abitacolo dell’auto, santini appesi in ogni dove, e pure immancabile una foto di Maradona, venerato dai napoletani quasi come un santo.  E giungiamo nei pressi della ‘fabbrica’ , una grande casa semi fatiscente dove nei sotterranei vi trovava alloggio un magazzino con all’interno macchinari sofisticatissimi per la frabbricazione e la contraffazione del famoso marchio di borse. Metri e metri di pelle con stampato il logo in questione, al che ricevo una telefonata, e senza pensarci esco perché la ricezione all’interno non era ottimale, e dopo qualche minuto che stavo conversando telefonicamente, mi rendo conto di essere accerchiato da tre loschi individui, per fortuna che Piero, intuendo la situazione venne in mio soccorso spiegando loro che stavo semplicemente rispondendo ad una telefonata. Non immaginavo dar modo di pensare di essere un ‘piedipiatti’ infiltrato che voleva rivelare il loro nascondiglio, chiesi scusa chiusi la comunicazione e rientrai.

Mi fu poi spiegato che ogni anno per sicurezza, viene cambiata la destinazione dei prodotti contraffatti, l’anno precedente infatti quei locali erano adibiti alla fabbricazione dei CD clonati. Altro spavento, altra suspance, ma il tutto chiarito, acquistammo e ce ne andammo in fretta.  Il pomeriggio visita vera e propria alla città, finalmente potemmo ammirare il glorioso teatro S. Carlo maestoso e affascinante come ciò che aveva rappresentato, e dove Totò calcava le scene insieme all’indimenticabile Eduardo e Peppino De Filippo suoi incomparabili compagni di scena. Antistante quello,  la famosa piazza del Plebiscito, che per la sua naturale conformazione, se la percorrevi bendato, come da consiglio di Piero, ti ritrovavi sempre alla sua estrema destra o alla sua estrema sinistra… un po’ come salire sulla torre di Pisa. E poi ancora innumerevoli vetrine orafe, e svariate vetrine che esponevano statuine da presepe e di personaggi di tutto il mondo, da presidenti americani a politici europei e italiani… napoletani maestri nell’arte di quei tipi di manufatti. Il giorno dopo di lunedì un salto da qualche antiquario per i lampadari, abtayour  e appliques d’ogni tipo, rigorosamente da persone che li gestivano quasi tutti con il cognome Esposito, bei acquisti, ma non convenienti come speravamo, del resto l’originalità e la qualità si pagano. Bella gente, e a mio dire, brava gente i napoletani, che poi la brutta gente intesa per mascalzoni, la trovi in ogni dove, e generalmente per mia esperienza personale, quest’ultima te la cerchi se sei spavaldo e irrispettoso e non ti comporti da ospite, ma la fai da padrone. Che come inizia tutto finisce, come la nostra breve vacanza- lavoro in quella splendida città di Napoli, che poco prima di partire, all’uscita dell’albergo, di nuovo si ripresenta Antonio, ‘o presidente du’ quartiere’, con in mano un pacchettino contenente due grosse paste, una per me e una per Susy, e con un gran sorriso ci chiede se tutto è andato bene e auspica in un nostro ritorno. Non faccio fatica a raccogliere l’invito, Napoli e’ stata ed e’ una delle più belle città del mondo, trovandoti nel suo cuore, non si fatica a credere che ogni anno in questo giorno si sciolga la reliquia del sangue di S.Gennaro allo sguardo di migliaia di fedeli.

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