Un pizzico di incoscienza, e tanta voglia di vivere. Austria. Solo per oggi.

Sto seduto dietro un tavolo dirimpetto ad una finestra a grate, che non è quella di un carcere, ma quella di casa nostra in montagna, che le finestre son così in montagna, da tempo immemore, probabilmente uno dei più antichi sistemi anti furto inventati.

Il camino se la ride scoppiettando, e fuori l’imbrunire incalza, ma ancora ben si vedono, a quadri composti, le montagne mezze innevate da una recente nevicata, sono avvolte da un gelido abbraccio di nuvole, mentre di tanto in tanto, il sole che tramonta dietro le cime, illumina i bizzarri giochi di vento che sollevano la neve giocando con essa.  Non so se continuare la lettura di un Kerouac, iniziato la notte prima, o scrivere qualcosa come del resto ho già iniziato a fare. Poco fa passeggiando nel bosco con la mia compagna e i nostri due cagnolini, stavamo non so perché, parlando del primo viaggio che io è Susanna facemmo insieme, parecchi anni or sono, troppi per precisarli.

Si era di primavera, io non avevo trent’anni, E Susy non ancora venti, ci eravamo conosciuti da pochi mesi, ed io forse per impressionarla, forse e senza forse, perché ero e sono così, un mezzogiorno di venerdì gli proposi di andare a vedere un gran premio di moto delle “mezzo litro due tempi” che si disputava il giorno appresso con le prove di rito, per poi di seguito la domenica nella gara vera e propria. Naturalmente a Susy dissi che si trattava di un viaggio di piacere, ma in realtà univo l’utile al dilettevole, mi “paraculai” le sue grazie, ma in cuor mio a quell’epoca, non volli perdermi la grande sfida finale di quell’anno, tra Eddie Lawson, Kevin Schwanctz, Waine Rainey, Pier Francesco kili, e Freddy spencer, il mio mito Campione del mondo, Marco Lucchinelli, e altri ancora che non ricordo.

Così che se a mezzogiorno decisi la partenza, alle tre del pomeriggio si era di già in viaggio con tutto quel che avevo in tasca e non solo, al volante della mia Jaguar  di dieci o forse più anni, ma bella come il sole, destinazione Austria, circuito di Salzburgring.

Qualche ora di viaggio a velocità sostenuta ed eccoci alla frontiera non saprei più dire quale, e li, la prima spiacevole sorpresa, i documenti della Jaguar non erano del tutto in regola, o meglio loro si, ma non avevo ancora espletato tutte le regolari pratiche del passaggio. Che fare? Niente paura che io di incoscienza ci vivevo, lasciammo l’auto in un parcheggio, e accettammo un passaggio da un camionista di passaggio, che non so bene nemmeno cosa dissi per la circostanza, poche minuti di marcia, e una volta giunti in Austria, ci fermiamo in un posto di ristoro praticamente per soli camionisti.

Appena entrammo nel locale, il rumoroso chiacchierio di qualche attimo prima, si interruppe, di botto guardandomi in giro, notai che Susanna, la mia compagna, era l’unica donna del luogo, ed era bella, ancor più bella con l’avvenenza dei suoi vent’anni, loro tutti omoni, con tanto di tatuaggi e catene che partivano dai passanti dei pantaloni per finire dietro, nelle tasche posteriori a difesa dei portafogli. Qualcuno addirittura in lingua straniera gli gridava qualcosa da lontano, complimenti presumo, era come io non ci fossi nemmeno. Confesso che non provai solo imbarazzo ma anche un po’ di timore, per fortuna mi sentivo rassicurato dal nostro gentile amico camionista, che intanto sorrideva divertito dalla situazione, ma rimaneva il fatto che lui poco dopo ci avrebbe scaricato in qualche posto, per farci poi proseguire il viaggio di nostro.

Un po’ spaventato, decisi allora di ritornare sui nostri passi, e tornammo a riprenderci l’auto al parcheggio. Ma non mi scoraggiai, chiesi di un’altro ingresso doganale, sperando in una sorveglianza dei documenti meno rigorosa. E andò così. Riuscimmo ad entrare in un’altro posto doganale, non chiedetemi dove, non lo ricordo, ricordo che la sera eravamo entrati all’interno del circuito, ovviamente nella zona riservata al parcheggio degli spettatori, e siccome non avevo con me granché di soldi, feci intendere a Susy che preferivo dormire in auto per non lasciarla incostudita, se pur non giovanissima era pur sempre una Jaguar , e lei acconsentì di buon grado, quella situazione, penso fu per Susy la prima volta nella sua vita che ci si trovava, e io sornione e un po’ beffardo ne profittai, del resto a quella età avremmo dormito nel letto di un fiume vivo, qualora l’avessimo deciso.

Del resto i sedili reclinati erano comodi, purtroppo verso le cinque del mattino, l’Austria si presentò con il suo biglietto da visita, gelido come del resto e’ in primavera da quelle parti, e siccome il riscaldamento dell’auto era logicamente spento, pensai di nuovo di unire l’utile al dilettevole, e lascio immaginare come ci si scaldo’ vicendevolmente.

Nulla ormai ci poteva fermare, o farci desistere. Fummo ricambiati al mattino del giorno seguente, perché la gara fu uno spettacolo nello spettacolo, e non solo perché io vidi dal vivo i miei campioni in competizione, ma era entusiasmante vedere lo stupore negli occhi di Susy, che non aveva mai avuto modo prima di allora di guardare un Gran Premio. La sera di quel giorno, contate le lire rimaste, decisi che ci potevamo fermare una notte ancora, ma in una modesta pensione questa volta, e per la bisogna ci recammo alla vicina Salisburgo. Il mattino seguente ricordo che andammo ad un mercatino dell’usato che era di strada per il ritorno, nei pressi di Innsbruck, dove dettato dalla mia sana incoscienza, volli regalare a Susanna una sveglia a carica manuale, che ancora oggi conserviamo gelosamente in bella mostra sul camino di casa, a perenne ricordo di quella fantastica gita, ovviamente il tutto aumentava notevolmente il rischio di rimanere senza il denaro per la benzina di ritorno, ma tante’ che andò così, del resto, io,  ero abituato a sfidare il destino, quando il problema era solo il vil denaro.   Solo pochi giorni or sono al bar del mio paesello di montagna, in compagnia di alcuni ragazzi, parlavo di alcuni miei avventurosi viaggi con loro, e guardandomi ammirati mentre li raccontavo, questi si interrogavano sul fatto di poter a loro volta farli, di tanto in tanto, ma poi sbottavano pensando che ci vuole denaro e tempo. No aggiungevo io, ci vuole solo un pizzico di incoscienza, e tanta voglia di vivere!

2 pensieri su “Un pizzico di incoscienza, e tanta voglia di vivere. Austria. Solo per oggi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...