Spagna Andalusa.

Che circa venticinque anni or sono, sulla fine degli anni 80, io, Michele, un amico che  avessi potuto conoscere il futuro, non avrei voluto fosse stato mai, Marco, Mario, e Massimo, si decise in una serata di ordinaria follia giovanile, di fare un viaggio in Spagna, nei pressi di Barcellona.    A quel tempo, il nostro scopo ultimo erano le donne per primo, le ragazze per secondo, e le femmine per terzo, poi, molto poi, arrivava anche la passione per i cavalli, nella fattispecie in quel frangente di vita, si optava per gli splendidi Andalusi. maestosi cavalli, con una importante “incollatura” stomaco largo, e caratteristica principale, un maestoso e fiero portamento nel passo e nel trotto, ergo ci si doveva recare in loco per ammirarli, e perché no, forse anche per acquistarne uno o più. A qualcuno di noi, in realtà, non importava nulla, o poco, dei cavalli, ma era un pretesto per chi era già impegnato sentimentalmente, (cioè tutti) di cogliere l’ennesima occasione per defilarci dai nostri impegni di coppia. Così che Massimo, il benestante del gruppo, e il più sfacciato, propose questa gita nei pressi di Barcellona, a cui tutti gli altri aderirono di buon grado., tutti felici di andare in Andalusia a visitare le tanto nominate Finca una Pertenencia rancho, l’equivalente delle nostre fattorie, che ospitano i magnifici quadrupedi.    E il giorno della partenza, sorge per me il primo problema, in effetti l’unico, affrontare l’uccello meccanico che ci doveva portare in loco. Avevo già viaggiato in aereo, e per me era sempre un po’ come subire un intervento chirurgico dal dubbioso risultato finale, insomma come quando ti fanno la pre anestesia totale e non sai se ti risvegli, e dire di avere paura e’ riduttivo, perché il mio era fobico terrore. Decisi allora di optare per una drastica soluzione, una volta saliti a bordo dell’aereo, tracannai la razione di vino che le hostess gentilmente distribuivano ai passeggeri che lo desiderassero, e mi impossessai pure delle altre quattro bottigliette dei miei compagni.     Risultato raggiunto, ubriaco dopo pochi minuti, e lo rimasi per la restante ora e passa della durata del viaggio. Una volta giunti all’aeroporto di Barcellona, ad attenderci un signore attempato che conobbi per Manuel, amico di Max, che ci era venuto a prendere con una bellissima mercedes 5000 coupe’, dove ci stipammo alla bene meglio per raggiungere un ristorante tipico spagnolo, per consumare il nostro primo pasto di benvenuto. Qualche minuto dopo, arrivati davanti al ristorante, ad attenderci sulla porta dello stesso, un cameriere in un costume spagnolo, che con una bottiglia di vino locale in mano,  la sollevava all’altezza di circa un metro, e ne versava il contenuto in un decanter posto in basso, per esaltarne il gusto con la relativa dose di ossigeno provocato dalla “cascata” di Ribera del Duero. E anda le! Non mi si era ancora sopita la sbornia del vinaccio bevuto in aereo, che di nuovo rimanevo nel mondo degli sbronzi. Così che nel tardo pomeriggio, ci rechiamo all’hotel gestito da Manuel, dove eravamo ospiti non paganti di Max, e dopo una breve e fugace doccia, era di nuovo ora di cena, altro vino, e siccome eravamo in vacanza, aggiungemmo parecchie sorsate di ottimo Carlos Primero, servito in capienti baloouns pre riscaldati. Ero talmente ubriaco, che iniziai non so come a fare delle avance alla proprietaria dell’hotel dove alloggiavamo, una bella signora alta 1,80 senza tacchi, di origini olandesi, nemmeno ricordo come si chiamasse, tanto non mi importava, lo scopo era un’altro, tutto il resto era insignificante. Non capivo il perché di tanto sogghignare da parte degli amici, che caldeggiavano la corte serrata e le attenzioni morbose che riservavo alla bella olandese, e  non so come successe, ma verso sera tarda, mi ritrovai con lei, nella mercedes sotto un lampione, in una strada sul lungomare, fermi a tentare di dirci qualche cosa, in uno stentato italiano misto ad un confuso e improbabile inglese. Che poi a me di parlare non me ne fregava niente ovviamente, l’intento era solo uno, scopare. Ero talmente ubriaco che non me ne importava nulla nemmeno del fetido alito che l’olandese emanava, aglio puro in fase di digestione, che gli spagnoli ne vanno pazzi, e ne ingurgitano a quantità industriali. E dai, e dai, divenni insistente e testardo, oramai ne andava del mio onore, di cosa mi sarei vantato il giorno dopo con gli amici? Incoscienza dell’età, era il motivo principe della mia asfissiante insistenza, e poi essendo il meno bello del gruppo, non mi sembrava vero di aver fatto centro con la tipa, e ora mai le mutandine gliele avevo abbassate, era questione di ancora un daiii. All’improvviso dal nulla, una persona gridava a squarcia gola aggrappata al palo del lampione in parte a noi, e di scatto spaventato alzai lo sguardo oltre il tettuccio aperto dell’auto, e vi scorsi con grande stupore e spavento la figura di Marco. Cantava il mio cognome storpiandolo come lui amava fare,… Carlettiii, Carlettiii, smettila di fare lo scemoooo, se no son caaazziiii… Non sapevo se essere divertito, o essere incazzato, sinceramente non capivo cosa stava succedendo, e un po’ risi, un po’ mi arrabbiai, anzi mi arrabbiai molto, moltissimo. Ovviamente la bella olandesina a quel punto anch’essa un po’  spaventata e un po’ divertita, si tiro’ su in tutta fretta le mutandine, e mi invito’ ad andarcene, mentre Marco continuava a fare lo scemo abbarbicato con un braccio al lampione, e con l’altro proteso nel nulla a mano aperta per invitare all’ascolto delle sue scemenze, le persone che a notte fonda passavano nei pressi. Me ne tornai all’hotel, che comunque era a pochi isolati, salutai la bionda, e incazzato come pochi, feci rientro verso le tre di notte nella mia camera, dove ad aspettarmi c’era Mario e Michele, al quale raccontai l’accaduto. E se la ridevano, e più raccontavo, e più ridevano, al che, benché ubriaco fradicio mi rivolsi a loro, magari potessero in qualche modo spiegarmi l’anomalo comportamento di Marco, fino al punto in cui finalmente mi diedero una spiegazione. E mi dice Mario, ma non ti sei accorto che a cena tutti si rideva di te? Certo dico io, eravate gelosi della mia conquista, e allora continuavate a ridere come dei coglioni. Già replica Michele, forse si rideva tanto perché stavi facendo una corte serrata alla bionda… E allora! rispondo io seccatissimo, e allora si da il caso che la signora in questione, e’ la moglie di Manuel, l’amico di Massimo,…. E si da pure il caso, continua Mario, che Manuel sia il boss indiscusso di questo quartiere. Gelo… l’atmosfera s’era ghiacciata, e per i fumi dell’alcool, e per lo schoc, non avevo più parole, ma solo un immenso imbarazzo e anche un giustificato timore. Merda.  Siete degli stronzi patentati, e mi rimboccai le coperte, e aggiunsi, allora e’ per questo che Marco ha fatto il pagliaccio, giù in strada, e Michele… c’è arrivato il pirla, dovresti ringraziarlo, e ringraziare pure che era ubriaco marcio come te, noi col cazzo saremmo venuti a tirarti fuori dalla cacca… E provai a dormire, ma non ci riuscii, tanto ero ubriaco e frastornato insieme non ultimo spaventato. Il mattino successivo, se si può chiamar  mattino il continuato del giorno precedente, di buon ora tutti dormivano, tranne io e Marco, che con un gran mal di testa, decidemmo di alzarci per buttare nello stomaco l’unica bevanda sana da 24 ore, un cappuccino con brioches. Così che raggiungiamo un bar qualunque nei pressi dell’hotel, ci accomodiamo, ordiniamo, e ovviamente parliamo della notte appena scorsa, e mentre lo ringrazio, si frappone a noi un ragazzo di bell’aspetto, che con un po’ di invadenza si siede al nostro tavolo e cerca di interloquire del più e del meno con noi, intuendo che eravamo Italiani. Certo voleva essere simpatico e nulla più, ma noi un po’ perché stavamo parlando di cose nostre, un po’ perché infastiditi dallo sforzarci di parlare con lui in uno stentato spagnolo, decidemmo di tagliar corto, e Marco gli si rivolse in risposta e bruscamente disse, … Ascolta spagnolitos, tu de ninios ne tengas unos, jos de ninios ne tengas dos, e por favor non me romper le cocones, andale, e dopo questo bellissimo ed enigmatico fraseggio lo sventurato interlocutore mestamente si alzo’, senza più proferire verbo. Che un paio di ore dopo verso le undici, ci raggiunsero anche  Mario, Michele, e Max e loro bevvero il cappuccino, noi si inizio’ a campari con il bianco, tanto per non perdere il ritmo, e comunque a me serviva carburarmi con qualcosa di forte, per avere il coraggio di chiedere a Max, di intervenire a mio favore nei confronti di Manuel, che era diventato il mio incubo presente. Ovviamente lo stronzo Max e il resto degli stronzi, ci ricamo’ un po’ sopra, e mi tennero in agonia sino a sera, per poi assicurarmi che a Manuel di quella troia di sua moglie non gliene poteva fregar di meno, cito letteralmente. E vabbe’, intanto io ero di nuovo stordito dall’alcool, quella sera in quel tipico locale, dove si ballava con le nacchere, e i ballerini, parevano quegli omini di plastica che si vendono come souvenir nelle bancarelle delle calle di Venezia. E vien notte, o mattina che non ci capivo più una minchia, tornando in albergo, benché ubriaco, non scorgo Michele, alche’ chiedo, dove cavolo sia finito, ricevo per risposta un non so da parte di tutti, fino a quando verso le cinque, squilla stridulo il telefono da camera. Risponde Mario, pronto, … e dall’altra parte, ciao sono io, Michele, dove cazzo sei Miki!!! Non preoccupatevi, ricordate la morettina di ieri sera? e allora? Sto in camera sua, lavora all’hotel vattelappesca e sto qui con lei, non preoccupatevi, …va bene contento tu… Ciao ciao. Più visto Michele da quella notte, sino alla ri partenza per casa il giorno dopo di sera.  Che qualche ora dopo ci alzammo da un dormiveglia da incubo, per andare a visitare sta cascina, dove avremmo potuto ammirare i cavalli andalusi, motivo per cui eravamo li. Bello, ma dopo aver visto un solo cavallo in stalla, lasciammo il solo Max, a continuare il tour, di cui oramai non ci interessava più, eravamo solo desiderosi di andarcene di nuovo a mangiare, e sopratutto a bere, che così, una mezz’ora dopo fu. Sempre costantemente dediti ad ubriacarci, per noi la storia cavallo, finiva li, semmai fosse mai iniziata.     Il giorno dopo, all’ aereoporto, tutti pronti alla partenza, e il coglione Michele ancora non si vede. Telefonini al tempo non c’erano, e mentre Mario, Marco, e Massimo, se ne sbattevano altamente, io non sapevo più che fare, prima della partenza ero stato il maggior sostenitore nel perorare la causa della nostra gita, davanti alla moglie di Miki, quindi mi sentivo diretto responsabile. Pensa Annibale, pensa, e nonostante fossi ancora ubriaco, trovai il guizzo di acume, dei pochi ormoni celebrali che ancora mi funzionavano, e riuscii a rintracciare il numero dell’ hotel dove Michele era alloggiato con la morettina spagnola, e dopo essere riuscito non so come a farmi capire da chi mi rispose, mi passarono il pirla. Pronto Michele, che cazzo faiiii! noi si parte tra mezz’ora!! Andate pure, mi rispose tranquillamente, io rimango qua con…. Non dire cazzate stronzo, che a casa hai due figli e una moglie, smettila di dire coglionate e vieni immediatamente qui, che tra pochissimo si parte. Non mi dilungo oltre ma vi assicuro che ho faticato le fatidiche sette camice per convincerlo, mentre gli altri, seccati, insistevano di lasciarlo dove si trovava, che sarebbero stati cazzi suoi.  Ma il pirla all’ultimo, per fortuna, si presento all’appello. Si sale in aereo per il ritorno, e per quel ritorno, non ci fu problema alcuno, per affrontare l’incubo del ritorno, tre giorni prima ero arrivato in Spagna, ubriaco e tale, tre giorni dopo ritornai. Cavalli visti uno, acquistati, nessuno, interesse al riguardo, zero, che zero era la voglia di tornare in Italia. La mia prima volta in Spagna.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...