E ancora Spagna.

Non siamo ancora per pochi mesi, all’inizio del terzo millenio, che io le date non le ricordo mai con esattezza, le mie memorie sono fotografiche e discontinue, e ingentilisco come posso i dettagli. Di gente strana nella mia vita ne ho conosciuta a centinaia, che poi siamo tutti strani, e ancora ci sono i gentili, i buoni e meno, i seriosi, i moralisti e continuerei per molto, non mi fossi già stancato. In quel 2000 che aveva da venire, conobbi un antipatico, categoria molto comune, ma era pure invidioso e a volte burbero, insomma una persona da evitare. Quello era per me, un periodo davvero triste, ero al culmine della disperazione, la mia donna, mi aveva lasciato, per colpa solo mia, che poi i legni che formano una croce, son sempre due, uno corto e uno lungo, diciamo che il mio era lunghissimo, e tante’ che mi ritrovai disperato e solo. Che solo non ero mai, una compagna, l’ho sempre comunque avuta, ma se non è quella che fa battere ‘forte’ il cuore, e come  fossi l’unico uomo soppravvissuto sulla terra, le altre non contano, nulla conta più se sei davvero innamorato di una donna, lei diventa la tua ragione di vita. E forse sarà per questo motivo che per distrarmi dai miei tormenti, o illudermi mi succedesse, accettai l’invito di andare a Madrid, con quell’antipatico scorbutico che conobbi, che chiamerò con un nome di fantasia, Gianni. Si fanno e si compiono cose strane, quando sei innamorato, ed io accettai quell’invito, Gianni, disse che doveva recarsi dalla sua donna spagnola, un avvocato, per stare con lei qualche giorno, così si vedevano, un po’ in Italia, e un po’ in Spagna, e contenti loro nulla da eccepire. Partimmo e una volta arrivati, io mi sistemai in un bellissimo albergo “82” stelle, di cui ricordo bene solo il bagno, spazioso, modernissimo, e di colore prevalentemente scuro, di marmo, e situato in una mini suite all’ultimo piano. Una delle mie fobiche manie, e’ di non alloggiare mai in grandi palazzi a piani inferiori all’ultimo, o viaggiare in aereo, preferisco un intervento chirurgico, se non grave ovviamente. Pensai che Gianni mi occupasse gran parte del tempo, come e presumibile intuire, per distrarmi, per farmi visitare la città, e perché no, anche per invitarmi di tanto in tanto nell’appartamento dove alloggiava con la compagna, magari per pranzo, o per cena, al contrario, quando ci sentivamo telefonicamente, rispondeva sempre con voce cupa, e a volte pareva persino contrariato, e trovava sempre una stupida scusa, per glissare. Una sola sera mi venne a prendere per portarmi nel loro appartamento, che fu una cena veloce, frugale e fredda, come del resto era lui e la sua donna. Alle 10 della stessa sera, eravamo già al secondo liquore, in un anonimo bar di Madrid, e verso le 11, dopo la terza telefonata che riceveva dalla sua degna compagna, mi accompagno’ all’hotel dove ero alloggiato. Ancora oggi, ripensandoci, non mi capacito del perché di quell’invito tanto ‘strano’ quanto inutile. E fu così, che tra un pianto nel bagno di marmo nero, e un altro pianto nel bagno nero, per i restanti due giorni della mia permanenza,  mi ritrovai nel primo, in una piazza con al centro Don Chisciotte della Mancia, a cavallo del suo scalcinato ronzino, con il fido scudiero a piedi, Sancho Panza, che teneva per mano le briglie del quadrupede, fermi nella medesima posizione statuaria, fissi nel bronzo. E poi in un bar a bere, successivamente, in un altro bar a bere. Nel secondo giorno invece, tanto per non cambiare, di mattino entrai in un bar per la colazione e poi camminavo per le vie, e poi in negozi in cerca di  souvenir,  e ancora in altri bar della città a bere aperitivi, ma il pomeriggio reagii. Basta bagno nero e bar, basta, vado al museo del Prado, famosissimo, così mi vedo qualche grande della pittura e della scultura, dissi tra me e me, così do un senso a sta vacanza di merda. Arrivai davanti al maestoso museo, salii sulla gradinata antistante al colonnato che immetteva all’ingresso, e mentre stetti per varcarne la soglia, un sorvegliante mi fermo’ con un cenno, e mi disse in perfetto italiano che il museo chiudeva di li a poco, e che quindi era inutile che vi entrassi, perfetto no!?… Non era cosa… Ne il viaggio, ne lo scopo, ne l’amico, se così si può chiamare quella “cacca” d’uomo. Per fortuna, la tenacia e la mia testardaggine, fecero si, che a Madrid ci ritornai qualche anno dopo, con la mia donna, che avevo nel frattempo, faticosamente riconquistato. Ci andammo in nave, con due cari e veri amici, ed essendo una crociera, fummo li, solo per poche ore, ma più che sufficenti per farmi visitare un po’ delle bizzarre costruzioni del suo centro, molte di ispirazione artistica di Salvador D’ali, come del resto la stessa famosissima Sagrada Famiglia,  una cattedrale dai mille confusionari stili, una accozzaglia di stravaganti mescolanze etniche, bellissima per molti, ma che non trova entusiasmo in altri che preferiscono uno stile più ‘pulito’ come quello della basilica di S.Ambrogio, il Duomo di Milano. Barcellona Milano, ogni scarrafone, e’ bello a mamma suia.

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