Sogno Gennarino. 365 & MEZZO

Una sera, da poco s’è fatto buio, stiamo viaggiando con l’auto, da prima pensavo fossi solo, ma in seguito scoprirò che con me c’era anche mia moglie, la mia compagna. Stiamo percorrendo le vie della città Alta di Bergamo, la parte posta in collina della nostra città, le strade non sono le stesse, invece che apparire come di solito, cioè in un contesto di ciottolato cinquecentesco… era diverso pur sembrandomi comunque il tutto affascinante anche cambiassero profondamente nel loro insieme.

Le  sue vie sono comode, spaziose, e non strette e anguste, a lato dei bei lampioni di alluminio le illuminano con il colore dell’alba quando ‘fa bello’ e più in là ancora ampi spazi verdi. Non è la mia antica città, non quella che sono abituato a vedere, ma io mi ci vedo e mi ci sento dentro a mia misura, e sono ancora solo per ora, perché non ci sono con me Susanna, ma neppure i miei cagnolini, che anche loro arriveranno in seguito.

Però, la senzazione di trovarmi in quel posto, a quell’ora non è mai venuta meno, e con la mente gironzolo vagando allegramente. È ben chiara la foto stampata nella mia memoria, una sola fotografia della mià città è quella che stavo vivendo non era la mia ma mi ci trovavo comunque di un gran bene, finché, non so dopo quanto tempo, ridiscendo la collina che ospita Città Alta, e mi ritrovo davanti ad una delle porte di ingresso alla cittadina… parte opposta, sita all’inizio delle mura di cinta, porta S, Agostino,  quella con l’effige sul fronte che raffigura il leone alato, posto a rappresentare la città di Venezia a cui eravamo sottoposti al suo dominio nel lontano 500.

Ebbene, stavo per attraversarla, per fare ritorno a casa mia, dopo un po di girovagare, ma una immensa voragine, di dimensioni gigantesche, mi si para davanti, lì, proprio dietro il grande portale di pietra. Posso addirittura vederne le dimensioni, perché oltre la voragine alta qualche kilometro, riesco anche ad avere un idea della sua larghezza, che non è meno di due o tre paesi più in la della citta bassa, ne vedo la fine, con l’inizio di altri paesi più piccoli presepi ai miei occhi. Ed è impossibile proseguire, una lunga fila di auto dietro di me, e ferma come ad aspettare una mia risposta che non darò mai loro, e improvvisamente ecco Susanna, con cui girando il capo verso lei seduta al mio fianco, divido il mio stupore.

Poi, poco dopo, come se qualcuno ci avesse dato una precisa indicazione, facciamo retromarcia per andare in una direzione che ci faccia raggiungere la nostra meta che comunque distava 5/6 km. da dove ci trovavamo, evitando l’enorme cratere che si prostrava innanzi… l’obbiettivo era aggirare l’ostacolo di quel grande cratere che di maestoso aveva solo la dimensione. Arrivati, ci accostammo ad un cartello stradale dalle buone proporzioni  posto sulla nostra destra in direzione di marcia, che non ci lasciò nessun dubbio sulla direzione giusta da scegliere per il ritorno a casa.

E ce lo illustrò pure, con tanto di cartina fotografica a colori, i km. da fare per aggirare il ‘mostro’ erano… non ricordo bene se 150 o 250, comunque tanti, troppi, e lo stesso in quel momento nemmeno comprendo perché debba andare completamente ad ovest, tra vallate e falsi piani, arrivando a sfiorare il lago di Lecco. Vediamo tutto, io e Susanna, il cartello con le indicazioni per il ritorno, e siamo già in marcia per il ritorno, ma ciò nonostante, ci ritroviamo fermi parcheggiati sempre sulla strada di una delle vie di Città Alta, perché abbiamo deciso di far buon viso a cattivo gioco, e ci siamo fermati per fare l’amore in auto, cosi, forse per scongiurare la malasorte. E siamo nudi con la capotte abbassata della macchina che ora s’è fatta cabrio. Di li a poco passa una persona distinta, che porta a passeggio due magnifici cani da pastore tedesco, almeno nelle fattezze, o ciò che io credo di aver visto, ma uno di colore tutto nero, che se ben ci ripenso era un pastore Alsaziano, di quelli con il pelo un po’ lungo, e l’altro marrone a pelo raso, puntellato di bianco che sembrava un grazioso animaletto del bosco, anche se le dimensioni rimanevano quelle di un pastore tedesco, entrambi con il loro padrone, incedevano tranquillamente verso di noi, sul lato del marciapiede.

Improvvisamente, mentre noi si amoreggia nei preliminari vestiti di sola pelle, il cane marrone puntellato di bianco come la schiena di un  cerbiatto, salta in macchina e si accomoda sul sedile posteriore, cosi come nulla fosse. Indescrivibile la ferocia con cui Roccia, il mio chihuahua lo aggredisce, non so se per difenderte l’auto, piuttosto che io e Susy, o la sua Minnie, l’altra nostra cagnolina, o tutto insieme.  Già, pure loro all’improvviso sono apparsi, o erano sempre stati con noi e non li avevo notati, o semplicemente non facevano parte della storia precedente, non so, quello che ben so e ricordo, sono l’abbaiare accanito di Roccia, che mordeva ripetutamente il muso del cane intruso, praticamente aveva scelto una parte del corpo del pastore tedesco, che fosse grande quanto lui, per combattere alla pari.

Nel frattempo, l’uomo che accompagnava i due cani a passeggio con calma si avvicina, e con gesti pacati, recupera il suo cane, sporgendosi a mezzobusto nell’auto, e agganciando al collare del cane maculato un guinzaglio, lentamente lo invita ad uscire dall’abitacolo, e nel contempo, non ci risparmia un monito a tener a freno la troppa esuberanza del nostro Roccia.

Io sgrido il mio cane, ma non so con quanta convinzione perché ne vado fiero, ha un coraggio da leone. Il Roccia pesa 4 chili avvolti in un telaio da ‘pulce’,  il cane pomellato come il culo di un quarter hors pesava almeno 7 volte di più, e poi perché mai l’avrei dovuto sgridare, ci stava difendendo da un possibile pericolo, visto l’intruso!

E qui finisce tutto, la gita in Città Alta, il baratro gigantesco, il ritorno in auto verso il lago, io e Susy vestiti da Adamo ed Eva, i tre a passeggio, i miei cani… finisce tutto, mi sveglio…, non sereno, un po’ eccitato, un po’ da brutto sogno, più che da bel sogno, vorrei continuare a dormire perché ho ancora sonno, sono le 6.30, ma mi è già successo, poi mi risveglio e non ricordo nulla, o quasi, che allora mi alzo e lo scrivo, ok sono le 7.30, torno a letto mezz,ora che sono ancora in giorni di mezza vacanza, quando mi rialzerò, cercherò di dare un senso a questo sogno, che cosi sommariamente potrebbe significare… Ero li, avevo tutto a portata di mano, ma c’era da percorrere 150 o 250 kilometri, nel frattempo sulla strada del ritorno ho cazzeggiato fermandomi per fare l’amore, e sono stato punito dall’interruzione dell’ aggressione del mio Roccia… oppure piuttosto che un occasione mancata, sarà un treno che passa per me, per noi, ancora una volta forse passa e speriamo, che stavolta si riesca a non perdere la corsa, che ne ho già perse troppe, e non mi resta molto tempo da sprecare, che una prerogativa c’è… Lasciamo perdere ci penso più tardi, mi sono stancato, torno a letto, lascio fare al destino, che con me in fondo è sempre stato amico, forse perché si veste nell’ atelier di Dio, ed io mi illudo di essere amico del ‘Direttore’ suo Figlio Gesù.

Sogno Gennarino.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...