SCOZIA. The four of us, the biches, and Scotland.

imageE’imageo, E’ cominciata per gioco, che tutte le cose più belle nascono per gioco e finiscono in gioia. Così che due nostri compagni di avventura di quegli anni, ci propongono di visitare la Scozia, fine ultimo, dal momento che allora eravamo ferventi motociclisti, fare il viaggio rigorosamente a bordo dei nostri fidi bolidi, tre splendide BMW, due GS Adventure, e una GS 1200, quest’ultima pilotata con grande passione e maestria da mia moglie Susanna. Era il 2007, la fine delle mie vacche grasse, l’ultimo anno di largo respiro, almeno in termini lavorativi ed economici, ed un mattino di luglio, io, Susanna, Daniela e Luca, partiamo per quella che fu una straordinaria avventura motociclistica. Stracarichi sino all’inverosimile con le nostre ” bestione” partiamo alla volta della Scozia, e a mezzogiorno o poco più dello stesso giorno, siamo già fermi per la sosta del pranzo in Svizzera, pranziamo in un bel  “freddo” bar, con le nostre Bmw in bella vista a pochi passi da noi,  e dopo esserci rifocillati, ripartiamo, e di strada, cogliamo l’occasione di visitare le famose cascate del Reno, Schaffhausen, le più “larghe” cascate d’Europa. Troppo presto per gustarne la magnificenza del loro insieme, si era da poco partiti, e quella vista immensa d’acqua fluente, sentiva come di disturbo più che di piacere, d’intralcio alla nostra voglia di macinar km, più che di visita gradita, l’adrenalina da scaricare era a mille, e non permetteva nessuna interferenza, nemmeno si trattasse del magnificenza del globo.

La sera stessa eravamo alloggiati in un magnifico albergo, ai confini della Germania con un pizzico di stanchezza, avevamo solo più respiro per l’ammirazione di ciò che ci circondava, ma l’adrenalina vinceva. E demmo spazio ad un po’ di relax di cui ricordarne i contorni nella bellezza dei bellissimi Crocefissi antichi di pregevole fattura artigianale esposti in bella mostra in più stanze, che da estimatore per professione, passione e fede, potei ammirare,  e sarà stata complice la fame, che mi gustavo nel solo veder presentare cibarie tipiche tedesche, impiattate  in modo davvero pregevole e originale. Nello stesso giorno si erano cambiati tre tipi di alimentazione, che dopo ore di marcia in sella alle moto, sarebbe stata una benedizione anche pane e mortadella, ma come ho già detto, era tempo di vacche grasse, e non si lesinava certo sul cibo, tra l’altro bene di prima necessità. Oggi come oggi, per esempio, non potrei certo permettermi due moto, per due persone, i pedaggi e la benzina, erano doppi, così come la manutenzione e le gomme, ma per un motociclista, e’ doppia anche la soddisfazione di guidare il proprio mezzo, senza “zavorre” al seguito. Differente era il pensiero di Luca e Daniela, lei non se la sentiva di guidare per tutta quella strada, e comunque entrambi usi alla guida in due da tempo immemore, al netto contrario nostro, che da sempre usi alla guida singola.

Il giorno seguente si riparte, prima tappa Strasburgo, e come ci si arriva, non si può non notare che tra due caseggiati, alla loro fine si erge maestosa la Cathe’drale de Notre-Dame, che innalza imponente le guglie gotiche al cielo. Vi entriamo, per un saluto e una preghiera alla Madonna, che benigna ci protegga nel nostro lungo proseguo del viaggio. Non è ancora calata la sera, e si prosegue per la tappa che ci vedeva ospiti a cena, in quel di Brugge, in Belgio. Due amici di Daniela e Luca, previa comunicazione telefonica, ci aspettavano in quello che definirei uno dei più belli e romantici paesi del mondo. Con le sue casette caratteristiche, stile anni 800, le sue viuzze costellate di graziosi negozi che paiono botteghe d’altri tempi, ed al centro storico dell’abitato,  una splendida e caratteristica grande piazza, il tutto attraversato da canali costellati ai suoi margini con innumerevoli salici che bagnano le punte delle loro chiome nelle sue acque che scorrono dolci e serpeggianti.

In quel posto vieni pervaso da una sensazione irreale, di armonia e amore, credo che sia meta  di molti innamorati belga e di mezzo mondo ancora. Decido di tagliarmi i capelli quasi a zero, spogliare in continuazione il casco, era fastidioso e fonte di sudore che mi potevo risparmiare, e dissi alla mia compagna ed agli altri due ragazzi di farsi un giro mentre “acconciavo” di poco la chioma fluente in un barber shop, così da rendere meno traumatico il colpo che di certo avrei dato alla mia Susanna. Capelli rapati, con risultato estetico orribile, che non tutti i periodi della nostra vita, si prestano a risultati estetici ottimali, e quello era giusto un periodo no per la mia faccia, o comunque quella volta non mi sono piaciuto per niente, poi tutti a cena e a dormire, che il giorno appresso, all’alba si tornava in viaggio.

Cale’ ci aspettava per l’imbarco su di un traghetto, che doveva farci traversare la Manica, per scaricarci dopo nemmeno un’ora, di fronte alle suggestive scogliere di Dover, e si era in Inghilterra, l’impatto con la strada, si è presentato tragico da subito, all’uscita del porto, dovemmo imboccare un grande rondò, che indirizzava per mille  direzioni, e vi assicuro impresa non facile da espletare con guida a sinistra, ma ci facemmo coraggio e poco dopo eravamo già dei provetti guidatori ingletizzati, che la mia personale disputa su quale sia la guida più sicura e piacevole tra quella Europea e Inglese, si concluderà quando avrò con certezza la risposta, nel fatto che sia nata prima la gallina piuttosto che l’uovo, o viceversa, ma per simpatia e campanilismo la faccio più breve, meglio la guida a destra, senza dubbio.

Che la sera stessa del 2 luglio, giorno di compleanno di Susy, siamo nella mitica Londra, e siccome già qualche ora prima, ci aveva salutato per benvenuto una fastidiosa pioggia,  decidemmo di alloggiare in un bellissimo Hotel,  e nel contempo, pasteggiare e brindare alla salute dei suoi 39 anni. Il mattino seguente, siamo sulle Tower Bridge, famosissimo ponte londinese che ospita due torri maestose. Foto di rito, uomini e mezzi, subito ripartiti, perché un area che volevamo visitare, era stata blindata per non so bene quale attentato terroristico, che i londinesi avevano avuto segnalazione di alto rischio che potesse riaccadere, per fortuna non successe nei giorni a venire, informati che si trattò di un falso allarme, e via di nuovo in sella, macinando kilometri nello Yorkshire, per fermarci al tramonto, nel nostro primo ed unico Bed and Breakfast inglese, dove Daniela diede sfoggio del suo “inglese” pronunciato con ricercata  lentezza, così da arrabattare delle frasi, in modo esaudiente e abbastanza comprensibile per chi era all’ascolto, di fatto non siamo mai stati avvelenati con cibi e bevande, e un letto lo abbiamo sempre rimediato.

Che di par mio, imparai presto a ordinare birra rossa e whisky per tutti gli avventori che trovavo nei vari locali che avevamo la ventura di incontrare, … Please, fours beers and red, whischy for thoshe gentlemen,  thanks you…  l’amicizia e la simpatia, era assicurata, cosi come un buon trattamento per cibo e alloggio, insomma, ho trasmesso anche altrove il mio modus operandi per un quieto saper vivere, che in Italia si chiama in un altro modo, ma meglio soprassedere, che non  vien bene la sua esatta terminologia. Ed e’ il giorno seguente che a un certo punto, Luca, alza la mano abbandonando la manopola del gas, e ci fece cenno di fermarci nei pressi di una grossa roccia posta di lato alla strada che stavamo percorrendo, non c’era bisogno di spiegazioni sul perché del suo fermo, sulla roccia v’era inciso SCOTLAND, terra di Scozia quindi! Un abbraccio comune di noi quattro, con sorrisi a cento ventotto denti circa, finti e non, autoscatto con uomini, denti e moto, e l’avventura può dirsi al suo vero e proprio inizio.

Che da ora in poi descriverò come viene, un po’ come il cuor comanda, dicendo cose in base all’emozione del momento, o meglio ciò che ancora oggi ricordo avermi emozionato, che date e dati, li lasciamo per guide turistiche specializzate, che a me non interessano, e a chi mi legge ancor meno. E la prima cosa che mi viene in mente, e quella strada con dei dolci saliscendi, Luca con equipaggio Daniela davanti a mo’ di apripista, nel mezzo Susanna, ed io da scopa al gruppo, ultimo. Una pioggerellina fitta e leggera era di contorno costante,  si faceva strada tra una altrettanto leggera foschia che ricordava i nostri paesaggi novembrini. Improvvisamente la mia velocità di percorrenza aumento’ con violenza vertiginosamente, un urto violento al posteriore della mia moto, che mi proiettava dritto e filato verso l’urtare a mia volta Susanna. Inevitabile il conseguente impatto,  e questa, fini’ su di un grosso termitaio rovinando a terra rovinosamente, come feci io pochi istanti dopo, strisciando per alcuni altri metri sull’asfalto, sempre in carena alla mia moto.

Illesi Luca e Daniela, che prontamente, sostavano per prestarci immediato soccorso. Un furgone con il cofano tamponato, Si era nel frattempo fermato poco più avanti il nostro disastro con grande stridore di gomme, e vi era sceso il conducente con un furgone dal cofano accartocciato che continuava trafelatamente e mestamente a dirci… sorry, sorry, sorry, praticamente, causa foschia e scarsa visibilità mi aveva investito, ed io investii conseguentemente Susanna.   Ci rialzammo, nulla di grave per fortuna, qualche ammaccamento qua e là alle moto, indicatori di direzione distrutti, borse laterali con qualche graffio e poco più, ma per noi piloti nulla, se non qualche escoriazione superficiale, e graffi sulle tute in pelle, che ci avrebbero in seguito resi orgogliosi di esibire, segni tangibili di impenitenti irriducibili bikers. Che poi il problema non eravamo più tanto io e Susy, ma il conducente scozzese, che bianco in viso come un cencio slavato, non smetteva di chiederci scusa per l’accaduto, sorry, sorry… E tutti a rincuorarlo, tranquillo non è successo niente, ma dovemmo aprire il suo furgone, per trovarci all’interno delle coca cola che trasportava, aprirne una e dargli da bere per calmarlo un po’.

Dopo circa un’ora, arrivo’ sul posto un agente stradale scozzese, che presi i dati e dinamica dell’incidente, ci assicuro’ di redarre un preciso verbale sull’accaduto, e così andò perché mesi dopo, ricevetti regolarmente il saldo del mio dovuto. Nel frattempo Luca, preciso come pochi, consultando il suo computer, ordino’ i pezzi rotti dopo l’impatto della mia moto, che due giorni dopo, trovammo in un posto molto distante da li, in una officina autorizzata Bmw, sinonimo di serietà e correttezza, che non guasta mai per un bello e integro ricordo.

E cominciarono in seguito, i paesaggi tipici dei luoghi scozzesi, che a vederli in cartolina o illustrati ti danno un impressione, dal vivo e tutt’altra cosa, e non è cosa che possa dire di tutti i posti che ho avuto la fortuna di visitare nel mondo, la Russia per esempio intesa nella sola Mosca, come l’avevo vista nelle illustrazioni, tanto mi sembro’ nel trovarmici dentro, in carne ed ossa, o la Romania che da illustrata, alla sua realtà pareva bella nello stesso modo, così come la Spagna, o l’Austria o la Francia e mille altri posti ancora, per la sola eccezione dell’Italia che per quest’ultima merita un capitolo speciale a parte, che non porta paragoni con nulla al mondo, ma non è di questo che stavo parlando, e sto uscendo dal nocciolo del mio desiderio di descrivervi la netta differenza tra l’immaginarsi tramite illustrazioni la Scozia, e viverla con sangue e respiri, in un modo del tutto anomalo, surreale.

A meno che mi abbia fregato la mia prevenuta predisposizione al bel vedere del paesaggio scozzese, ma credetemi, quelle interminabili vallate, che non sono vallate vere e proprie ma dolcissimi declivi che ai lati della loro fine accarezzano dolcemente degli accenni di colline che raramente divenivano monti, se non mai, almeno per ciò che han visto gli occhi miei, sono di una bellezza indescrivibile, e di una dolcezza che trascende ogni paragone ad altri posti da me visitati. I colori dei prati scozzesi poi, sono di una intensità che ti danno la sensazione palpabile che non cambino a nessuna stagione, sono insomma sempre nel meglio momento del loro rigoglio e sfavillante fervore, di verde scuro e intenso come dopo una giornata di pioggia il mattino seguente baciato da un giorno di sole a fine giugno.

Percorrere kilometri e kilometri di quelle piccole strette strade, che di tanto in tanto, ai lati fanno un rigonfio, per ospitare temporaneamente un’altro automezzo, che altrimenti non potrebbe transitare consecutivamente al tuo, e non puoi annoiarti, troppa beltà e presente negli occhi e ti invade ogni pensiero annullando qualunque situazione di disturbo. Ed e’ strano vedere piccoli gruppi sparsi di pecore bianche e nere, con orecchie ritte invece che pendenti, pensi sempre di chi possano essere, dal momento che sono sparse a decine di km tra loro, anche se è l’equivalente dei nostri pastori, che lasciano incustodite le capre nei pascoli alpini per mesi e mesi, rendendole quasi selvagge.

E non ti puoi rilassare al cento x cento l’intanto che stai alla guida, dietro le rare curve che serpeggiano tra dolci saliscendi, non è raro che qualche pecora ti attraversi tranquillamente la strada, così come ti può capitare con quei buoi tozzi, corpulenti, rossi muschiati con strane corna, che prima di allora li vedevo solo nelle cartoline, nel contesto di una campagna, con a fianco una cabina telefonica rossa in legno, tipica della vicina Inghilterra, che fa figo presentarla al mondo in quella curiosa realtà.   E che dire poi dei fiumi e torrenti scozzesi scuri come la notte, tinti di torba,  ricco additivo per l’ottimo whisky  scozzese vanto indiscusso di una millenaria tradizione enotecaria. Fiumi e e torrenti ricchi di pesce che respirano ottimo ossigeno di acqua pura. Turbinio di profumi e colori unici nonché speciali, che ti rendono il viaggiare in moto, un estasi paradisiaca, irreale, come quando ti fermi in uno dei suoi B&B con pub incorporati, sparsi nel nulla distanti anche cento cinquanta, duecento km tra loro, ed entrando la sera, stanchi dopo parecchie ore di viaggio, vieni accolto da un ambiente che non ha nulla a che vedere con la tua realtà, anche li e’ cinema, anche li e’ irreale nel suo reale, come i colori e i profumi delle sue valli, ma non sono finti o falsi,  son veri come i sorrisi cordiali che ti accolgono ad ogni ingresso in ognuno di essi. Dopo cena, ti fermi per qualche tempo all’interno del locale per l’ultimo bicchierino della staffa, e osservi la gente che li frequenta, qualcuno gioca a freccette rumoreggiando allegramente ad ogni tiro, qualcun altro gioca a carte, altri ancora a quei biliardini con la stecca e omini rigidi da barriera al loro interno, di quelli che avevamo noi Italiani, tanti anni fa negli oratori, e le poche ragazze ballano e canticchiano al ritmo di qualche canzone suonata dai Juke box a moneta.

 

 

 

 

 

La cosa che ti strabilia e’ che l’avventore più giovane ha 13/14 anni, il più vecchio 70/80, senza distinzione, senza imbarazzo, ma tutti nessuno escluso, senza la pinta di birra al fianco, in mano o sul tavolo, l’whisky forse, ma la birra e’ immancabile, poca Blonde, un po’ più Blak e molta Red, in quest’ordine, quasi sempre. Di un grazioso paesino vicino ad Inverness, ricordo la stanzetta presa in affitto, molto spesso se non sempre, posta al piano superiore di ogni abitazione, probabilmente  stanze sfitte dai figli, che ormai grandi, lasciano per matrimonio, la casa dei genitori, questa era gestita da due simpatici signori in pensione, lei casalinga, lui ex militare pluridecorato, la sera, prima di cena amava raccontare della guerra che aveva combattuto a fianco degli Inglesi, e di certo anche lui non simpatizzava per i tedeschi, infatti ci confesso’ che se anche noi lo fossimo, non ci avrebbe ospitato nel suo bad end breakfast, e poi continuava nei suoi racconti con la mostra orgogliosa di alcune foto che lo ritraevano nei luoghi dove aveva di fatto combattuto anche per la nostra libertà. Che fu li che la prima sera, io e mia moglie verso le 11.30, vedemmo il tramonto del sole nel cielo rosso, che si fece buio completo solo dopo la mezzanotte, e vi assicuro che data l’ora, e’ uno spettacolo nello spettacolo ammirarne l’inusuale magnificenza. Il soldato Mc Pirson, questo era il suo cognome, tutte le mattine all’alba, si apprestava a scendere in strada, e armato di cornamusa, perfettamente agghindato con Kilt e divisa, suonava a se è per il suo vicinato, una sorta di “sveglia” una nenia scozzese ne triste ne allegra, così da comunicare a tutti la sveglia mattutina, l’equivalente da noi, quando i rintocchi delle campane, alle 7.30, suonano l’Ave Maria. Ed era già nei miei pensieri sin da prima della partenza di farmi confezionare su misura un Kilt originale, che lo stesso Mc Pirson mi consiglio’ i colori del clan di sua appartenenza, Mc Cline. Aderii di buon grado perché tra i 24 clan più importanti di Scozia, i colori su stoffa scozzese che più mi piacevano erano proprio quelli, per di più mi piaceva molto anche il loro emblema, una Torre con merli alle estremità, simbolo di fortezza e fertilità. Che una volta giunti ad Inverness, paese scozzese principe per questi meravigliosi abiti da cerimonia, mi affrettai a farmi fare il Kilt su misura, che da una vita avevo in sogno, per il piacere assoluto di Luca che fu obbligato ad aspettarmi per più di due ore fuori dal negozio, e passava il tempo di tanto in tanto a litigare con qualcuno per il posteggio delle nostre moto parcheggiate fuori in zona non del tutto adibita a tale scopo, e quasi due mesi dopo il Kilt mi fu recapitato in Italia, accessori compresi, il tutto più bello e lucente che mai mi sarei aspettato vedere.  Subito dopo ripartimmo alla volta di Loch Ness, il mitico lago d’acqua dolce  delle Highands scozzesi, situato a sud ovest della Inverness che avevamo da poco lasciato, l’immensa scura macchia d’acqua custode con i suoi 230 metri di profondità, del segreto tuttora irrisolto della leggenda o verità di Nessie il nome del suo fantomatico mostro, che di tanto in tanto nel corso di molti anni, ha fatto parlare di se. Normale che trovandoci a tu per tu in questo luogo, si sia gioco forza visitato il Museo permanente allestito a Loch Ness  in onore a Nessie, e oltre che poter ammirare i vari reperti, servizi fotografici, e attrezzature tipo piccoli sommergibili usati per la sua  improbabile individuazione nel corso di alcuni decenni, abbiamo anche assistito nello stesso museo, ad un filmato avvincente sulla storia di Nessie ed i suoi avvistamenti, ma il tutto comunque finiva con un bel punto di domanda, che ci ha lasciato con gli stessi dubbi di quando siamo entrati. Impossibile lo stesso non essere coinvolti e pervasi da quella sensazione di affascinante mistero, i luoghi, il lago, la gente, le case e la vita a Loch Ness, parlano solo di Nessie. Immancabile e imperdibile, erano le soste che facemmo in un paio di occasioni, alle fabbriche che distillavano l’whisky. Io avrei voluto vedere prima su tutte, quella del mio amato Mc Callan  a Craigellachie nella regione di Speyside,  ma bisognava prenotarne una settimana prima la visita, quindi ci recammo alla Glengrant. Giro nella fabbrica,  e nei suoi magazzini di deposito, e allo store, dove non aquistai nulla perché il Glengrant, proprio non mi piace, se non allungato con molta acqua per renderlo una bevanda dissetante da bere d’estate, e per quella bisogna, va bene anche il chinotto. Che verso le 11 di un mattino, visitammo invece la fabbrica di whisky del Glenlivet, altra musica, altro liquore, almeno per il mio personale gusto, tanto migliore che al momento dell’assaggio, Luca ne bevve mezzo bicchierino e Daniela e Susy nemmeno, ma niente paura, ci pensai io a bere per loro, e mi scolai volentieri tre bicchierini e mezzo d’un fiato di quello stupendo nettare, invecchiato 18anni, che poco dopo era mezzogiorno, e decisi che era meglio fermarsi a mangiare qualcosa nella mensa della fabbrica, così da smaltire un po’ la piccola sbornia mattutina, che per guidare una moto di 300 kg. con il carico e’ consigliabile essere in sintesi. E poi ancora dopo aver superato Aberdeen, la magnifica Edinburgo, maestosa e fiera  che visitammo a bordo di un auto bus doppio scoperto, dove dall’alto potemmo ammirare il suo Museum of Scotland, e poi, il fascino inimitabile medievale della Old Town, ai suoi caratteristici antichissimi Pub, e non ultimo, l’imperioso e maestoso Castello di Edimburgo, che prese il nome della città stessa. Che di castelli ne abbiamo visitati non meno di otto, durante il percorso di andata e ritorno, e quasi tutti di proprietari privati, che per riuscire a mantenerli in vita e provvedere alle loro manutenzioni naturali, i possessori nobili, ne hanno fatto dei musei da visitare a pagamento per turisti come noi, non quello di Eilean Donan castle, che penso sia il più fotografato e visitato castello di Scozia, probabilmente perché usato da Cristofer Lambert nel mitico film Haighlander, e quando ci siamo trovati ad attraversarne il lungo suggestivo pontile, sembrava di vedere ancora penzolare dalle forche, i cadaveri di gente condannata alla pena capitale, come appunto nel film. Bellissimo e suggestivo anche all’interno, e non mancavano all’esterno, scozzesi in divisa ufficiale militare in Kilt, che ben volentieri, si prestavano a farsi fotografare a loro assieme, nonostante stonassimo non poco accanto a loro vestiti in tutta da viaggio. Ma il tempo inesorabile passa, e lento sia, scorre, che verso la prima decina del mese di Luglio, arriviamo alla parte ultima del nostro viaggio, inteso per l’andata, infatti siamo ad una delle estremità costiera della Scozia, la parte settentrionale, esattamente a Thurso, dove ci accoglie nefasto, un vento gelido che trasporta con se’ un insidiosa pioggerellina, il tutto nel contorno di appena sette-otto gradi sopra lo zero, il grande Mare del Nord di fronte a noi, si presentava con tutta la sua imponenza quel giorno, onde alte dei metri, scaricavano sugli scogli tutta la loro rabbia, spumeggiando sporco, e’ stata breve quella sosta, pochi minuti davanti all’infinito, e poi subito al riparo dentro ad un bar a berci qualcosa di caldo, che dava un po’ di tristezza essere giunti in meta, e il freddo pungente, non aiutava certo il troppo fermo, molti sospiri, e fini’ li. Non ricordo con esattezza se il giorno stesso o il seguente, che inizio’ il ritorno, e con una volata di 333 km, da thurso ci recammo nell’isola di Sky, nel graziosissimo paesino di Poltree. Talmente bello e suggestivo da rimanerci per ben due giorni. Il suo caseggiato tutto colore, contornava la splendida baia, in quel luogo, in ogni direzione facessi una foto, eran tutte cartoline da inviare agli amici. Una meraviglia tra le meraviglie, che decidemmo pure di fare una gita sul mare, con un piccolo peschereccio, che portava i turisti a vedere le nidificazioni delle aquile di mare pescatrici, e vedemmo con l’aiuto del binocolo i nidi con i piccoli dentro, e parecchie aquile che volteggiavano nel cielo, purtroppo nessuna di loro in quel momento cacciava, ma ci capito’ di vedere altresì degli splendidi delfini che giocavano con gli spruzzi di prua, della nostra imbarcazione. Ad attenderci al porto, una foca, che a detta dei pescatori locali, era la mascotte del posto, sempre in attesa di un facile boccone gratis. A Poltree, potei aquistare da un antiquario del luogo, qualche oggetto di pregevole artigianato locale, e tra questi per sempre conserverò uno splendido anello d’oro appoggiato su di un “castello” una moneta antica raffigurante S. Giorgio a cavallo, che sconfiggeva il drago con la lancia. Altre 5/6 ore di viaggio che da Poltree  ci recammo in quel di Glasgow, città moderna con l’immancabile marchio scozzese come caratteristica principale, e da la, altra giornata a cavallo della moto, l’ultima ainoi su territorio scozzese, direzione porto di New Castle nell’omonima cittadina, ci imbarcammo per una traversata di un migliaio di km., alla volta di Asterdam in Olanda, che sul posto arrivammo alla una di pomeriggio. Sbarcati nel porto di Asterdam, senza perdere tempo, si decise per fare una tirata unica che dal territorio olandese, ci avrebbe portati direttamente a Baden Baden in Germania, in pratica all’inizio della famosa Foresta Nera. Che alla sera stessa, dopo più di 700km percorsi con pochissime indispensabili soste, alle 8.30 eravamo ivi giunti, e dopo uno squisito pasto in un bellissimo locale all’aperto del posto, cenammo e riposammo per la notte. Al mattino seguente, ci aspettavano 130 km di Foresta Nera, che a dirla con due parole scritte, e nulla in confronto al trovarvici dentro, in mezzo a quelle lingue di asfalto che si facevano strada tra maestosi alberi alti sino a 30 e più metri, con il sole sopra di noi, che sembrava tanto distante, allontanato com’era dalle fronde gigantesche degli alto-fusti. Che anche questa foresta ci mangiammo, e nelle vicinanze della sua fine per estensione, a pochi km con il confine Francese da una parte, e appena a 50km. a nord della Svizzera, praticamente nella parte del Canton Ticino, andammo a visitare il più famoso e titolato paese degli orologi a cucù, proprio dentro una graziosa casetta fatta a forma e perfetta somiglianza di un orologio a cucù, ultima bellezza e curiosa immagine di quel meraviglioso viaggio, poi una tirata unica per le autostrade di plastica nelle vallate Svizzere, e la magia fini’ quel bello o brutto giorno del 18luglio 2007. E con quel viaggio, dopo quel giorno, finirono le vacche grasse, come ebbi già a dire all’inizio del racconto, finirono le prospettive di lavoro, finirono i soldi, almeno per quel che riguarda il di più, fini’ un certo tipo di serenità, forse superflua, ma che a me non era mai dispiaciuta, e ci siamo dovuti inventare un nuovo stile di vita, condizionati dal dover fare, e ci hanno rubato parte di chi noi eravamo, relegandoci nel ruolo astutamente da loro stabilito. Ma di una cosa son sicuro e contento, nessuno mai potrà impossessarsi dei miei  ricordi e dei miei sogni, e per sempre ricorderò con immenso piacere i giorni di quel viaggio, i km. percorsi con la mia slendida moto, i momenti di intimità con la natura e Susy, le allegre risate con Luca e Daniela, come nessuno mai potrà rubermi il sogno di ritornarci un giorno nella stupenda Scozia, meta unica e indiscussa di ricordi e di sogni. I LOVE SCOTLAND. I WILL COME BAC.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...