Devo salvare la mia anima. 2015/ 365/6

imageDevo salvare la mia anima. Che lavorare per vivere, è già un andicapp da qualunque salvataggio.  È una giungla caotica oramai, sempre più si grida al si salvi chi può. E come si fa a vivere in rettitudine. Che ti frega dell’età e dell’ardore, quando Dio ti lascia giovane dentro, e se ti ha pure fatto dono di un grande senso dell’ottimismo, diventa tutto una lama a doppio taglio, ma in qualche momento di debolezza ci penso, devo salvare la mia anima, senno’ e’ aver predicato bene e razzolato male, e così non va, non può andare, dov’è la coerenza, lassù mica Può sempre starnutire e girar via lo sguardo quando si sbaglia, e non si sbaglia poco. Devo salvare la mia anima, che sembra bigotto dirla in questo modo, ma ci credo e devo pur farlo. Ad ogni occasione di preghiera nuova insegnata dal destino che te l’ha posta sulla strada, rispondo con fermezza e non a caso, ma perché si dice destino, ma in realtà Qualcuno l’ha già scritto per te, che poi le sfumature e i colori, alla fine le lascia dipingere a chi li dipinge, che i colori della vita li decidiamo noi, e saranno scuri e grigi, o un arcobaleno, un po’ come la fortuna e la sfiga, che esistono nella misura che abbiamo deciso che ci sia. Ad ogni preghiera nuova, che si impara su di un libricino o una rivista del canonica alla fine ci trovi che servono un certo numero di litanie recitate con una certa frequenza, per un determinato tempo, ma se non c’è il giusto sentore, se non si è  collegati  degnamente a chi ti vuoi rivolgere, e come leggere qualcosa di cui non ne conosci la vera ragione, e non consegui il relativo risultato.

Come si fa a salvare la propria anima!? E’ sufficiente ciò che faccio?  E cosa e’ la sufficenza, quanto e quando è la misura colma. Si perde troppo spesso il filo logico conduttore, si perde spesso il contatto con quello che serve per un collegamento con lo spirito, anche senza logicità, che non è indispensabile quando sei mosso da propositi puri, il più sta nell’averli, che è dura. E il male e’ li, sempre pronto a fare il suo dovere, lui non ha dubbi ne tentennamenti, lui fa quello che deve fare, sempre incessantemente, e butta buio su parecchio tempo di una tua giornata, lavora bene lui. Di bello, per dirla in questo termine, c’è  la consapevolezza di non essere al top con quel ‘collegamento di qua’, ma sempre in cammino per sentieri sicuri… dura solo pochi anni, e il conto lo presenta l’eternità, Non ho altro tra le mani per difendermi da quel gran lavoratore stacanovista che è il male, e la percezione e che non basti, non sia sufficiente, e spesso non e’ una percezione, ma un dato di fatto. A vent’anni sei il padrone del mondo e non devi niente a nessuno, a quaranta, il mondo che ti apparteneva ora è casa,  se si ha la fortuna di possederne una, a sessanta sei in affitto, e nemmeno sai per quanto tempo riuscirai ancora a pagarne la pigione, a settant’anni un raffreddore ti lascia nudo e inerme, senza spada per combattere, e con che cosa combattiamo poi, se non abbiamo conquistato niente prima. Devo salvare la mia anima.

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