Minnie.

imageNel suo sguardo languido, ci vedo uno triste e sconsolato bisogno di aiuto,  come a dirmi che è ora, come a dirmi con quegli occhietti lucidi, di stargli vicina che è giunto il momento che deve dare alla luce altri minuscoli animaletti. Che poi come faccia una cagnolina  tanto piccola a partorire forse anche quattro cuccioli, solo la natura lo sa, la stessa che la aiuterà più di chiunque altro, in questo difficile momento. Che quest’ oggi il sole brillava forte, e nell’ora di punta e riuscito persino a dare un piacevole fastidio di troppo, sembrava ci volesse avvertire che non se ne è andato per sempre, ha solo girato l’angolo del mondo, poi torna con tutto il suo impeto a farci sentire che è estate. E noi ci lamenteremo perché sarà il turno di quel lamento, come ora lo e’ per il freddo la pioggia e la neve. Che la neve arriva quando gli pare oramai, fa un po’ come gli garba,  come del resto facciamo noi uomini con il nostro vivere, e la pioggia e’ sempre più presente, lei più bizzarra di tutti gli elementi, va e viene in ogni stagione, senza più un ordine stabilito. E la mia Minnie e li, che si gira e si rigira su se stessa perché non ci sta più dentro, e cambia in continuazione la posizione, cercando di sistemare al meglio quel pancione che molto la ingombra, troppo la invade. Intanto si fa sera, la temperatura torna quella che ti ricorda che siamo a mezzo inverno, e l’imbrunire si rimbocca le coperte con una leggera coltre di nebbia, ed io accendo il camino, che il gioco della fiamma e’ la cornice in un casolare, e’ il contorno perfetto di un intimità che vuoi sia. E le cose evolvono in modo anomalo, e ci si ritrova dal dottore degli animali, li a fumare sigarette inutili, ad aspettare che esca da quella stanzetta asettica una figura in camice verde che ci rincuori e ci dica che tutto è andato bene. Che non è andata benissimo, ne per i due nascituri e poco per la nostra Minnie. Intanto si riprende la strada per il ritorno, e non si sa cosa dire e cosa altro poter fare, che non c’è molto da aggiungere, rimane solo da sperare che quei due minuscoli esserini guaiscano con più vigore cercando la linfa vitale, che la cagnolina ancora annebbiata dal anestetico, non pensa con maternità di dare. La strada davanti a noi brilla luccicante di freddo e fa a gara con il gelo del nostro cuore. Che non è una mamma, e loro non son bimbi, ma son tre vite che per noi valgon quasi tanto, questo abbiamo, a ciò teniamo nello stesso modo che altrimenti. E mentre ci facciamo largo nel gelo della notte, rincasiamo nel tepore di casa, intingiamo la punta delle dita nel miele, lo portiamo alle labbra socchiuse delle piccole creature che accennano la vita con il flebile tentativo di gradire, e non ci rimane che sperare, dormire e sognare di risvegliarci al suono di stridenti vagiti, e sarà quel che sarà, sarà ciò che mamma natura deciderà. Ma non c’è ancora il consueto chiarore che si fa largo tra le griglie delle finestre, la notte e’ ancora padrona, che sentiamo guaire dietro la porta socchiusa, di poco la apriamo e Minnie in trenino con Roccia entra, e con le poche forze che le rimangono, fa un balzo squinternato e raggiunge sul giaciglio il viso di Susy, lo  lecca e cerca riparo sotto le coperte in cerca di coccole, a scongiurare di non essere in quella fredda stanza di qualche ora prima, brutto segno, se non sta con i suoi piccoli.  Abbandonare la prole per un animale, significa non avere nessuna speranza di sopravvivere, la natura non concede alcune illusione quando vana, e ha deciso nostro malgrado il no alla vita, ha deciso per un nostro piccolo grande dispiacere. Che non sono bimbi, non sono persone, sono cani, ma non hanno pari nel distribuire incessantemente amore, senza chiedere mai nulla in cambio. E noi questo abbiamo, e noi a questo rispondiamo, e noi a questo teniamo, questo ci è capitato di avere, tanto amore gratis senza timore di essere traditi, e allora guarisci presto Minnie, senno’ sto male io, chissà se più tardi splenderà ancora il sole.

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