Quando la fantasia è Pasqua oggi. Rivisto per Playboy 4

Bisogna si sappia prendere questo brutto momento come viene, non affrontarlo di petto in una sfida impari, ma schivare i suoi fendenti e ripararsi dietro a uno scudo di luce.  Sono pensieri ispirati a quel che si mischia dei miei sogni con una realtà che non amo del tutto, e mi ritrovo con l’ultima sigaretta del giorno in bocca, accanto alla finestra aperta che si porta via il fumo. Fuori ha iniziato a piovere, ed io sono li in un angolo e la osservo scendere leggera, intanto che la mente va altrove.

E a quel punto gli occhi si riempiono di tanto spazio in quella stanza, e ne vedo i contorni confortevoli delle mura illuminate dalla penombra, disturbato solo dai tenui bagliori della fiamma del camino che si fa spazio fiocamente tra i lampi irriverenti del televisore che  trasmette un film di una guerra combattuta fra i tedeschi e il fiero indomito popolo russo di Stalingrado, impegnato in una strenue difesa comandata dal cuore prima che di qualunque comandante in capo, e nel bel mezzo di tutta la storia, una situazione d’amore fra due civili russi sbocciato nella disperazione del momento.

L’amore, quella forza sconvolgente che entra in tutti i cuori di tutte le bandiere, l’amore che vince sempre in tutte le guerre.  Forse sarà per questo che mi immagino di essere noi stessi in un periodo di guerra, anche se di fatto non la vorrei, ma piace pensarlo per gioco, anche se non so quanto sto giocando, il male che arriva dalla Cina che non ha dichiarato guerra a nessuno è reale, maledettamente reale. Difenderò  con ardore persone e animali che amo.

Sarebbe bello riprendersi quei valori che nemmeno so di avere mai posseduto, se non nella più fervida immaginazione di una mente frizzante che me li ripropone in questa funesta circostanza come perduti.  Sarebbe bello  tornare ad aiutarsi l’un con l’altro, senza per questo chiedere nulla in cambio, pensare esclusivamente di vivere di quel che ci serve all’estremo della pura necessità. Tornare a gustare una tazza di latte appena munto, zuccherato con del miele, o far festa con pane e formaggio, e nel giorno di Natale e Pasqua, mangiare panettone e colomba zuccherata e brindare tutti insieme con un bicchiere di vino.

 

E rimango nel mio angolo di casa che sarà mia sempre troppo tardi, all’unica condizione mi sia concessa, la salute, sperando permanga  quel tanto che basta da gustarmi quel niente che mi rimarrà da vivere.  E sarebbe bello tornare a vestirci unicamente perché serve a coprirci, con le scarpe grosse ai piedi d’inverno e essere leggeri e liberi con due pezze di stoffa addosso,  zoccoli per calzari quando il sole riscalda da mane a sera.  Ci vuole la guerra alla TV, per far si che il mio fantasioso volare dia pensieri puliti, come partecipare sinceramente al dolore di un amico o del vicino aggredito da cellule malate in fuga nello spazio del mondo, o pregare con il Rosario in mano per la perdita di una persona a noi cara, consapevole che verrà tutto restituito al doppio di quando ho saputo dare per quel senso etereo sempre vigile e presente di protezione e solidarietà che non abbandona mai nessuno. Intanto è ancora una volta Pasqua di quel Dio. che è venuto da noi per la salvezza del mondo, con il sacrificio del suo stesso corpo.

Questo la detto Lui, il Figlio dell’uomo, GESÙ. E che ci importa a noi di Lui. E difficile seguirlo, e’ impegno troppo grande Amarlo, stiamo bene anche senza, che ci si pensa da noi, qua sulla terra, con le nostre quotidiane tribolazioni ad espiare delle colpe fatte, semmai ne avessimo compiuto, che nessuno ne compie, siam tutti buoni e bravi… Cosa può importare a noi se Maria ha ricevuto l’annuncio dell’Angelo che gli prediceva che sarebbe stata la Madre di Dio in terra. E ancor meno ci interessa la Sua Visitazione alla cugina Elisabetta che di li a tre mesi avrebbe partorito  San Giovanni Battista.  Della nascita di GESÙ ci può solo interessare come avvenimento storico di un Grande uomo, di un Predicatore, di cui si debba venerarne la Sua presentazione al tempio,  alla fine, anche di questo poco ci importa, nella pari misura che non ci può riguardare il suo ritrovamento al tempio tra i dotti.

E perché dovremmo interessarci al battesimo sul Giordano di GESÙ?  Non è rilevante che l’abbia battezzato Giovanni Battista che era un uomo comune, per noi poteva essere ancor più comune lo stesso GESÙ.   E non ci interessa nemmeno il Suo primo miracolo compiuto perché la Vergine alle nozze di Cana glielo chiese, e Lui trasformo’ l’acqua in vino, ma che differenza fa!?.  Come non ci può importare un bel nulla che Sia salito sul monte seguito da una moltitudine di gente, e li, abbia annunciato il Regno di Dio, e che si Sia  Trasfigurato sul monte Tabor innanzi a Pietro, Giovanni, e Giacomo, potrebbero essere stati suoi “complici” per vana gloria. E forse ci importa davvero niente che GESÙ abbia istituito l’Eucarestia come messaggio da tramandare nei secoli a perpetua testimonianza del Sangue e del Pane offerti per la salvezza delle nostre anime.

 

E che quella notte, la stessa  in cui fu tradito sudando sangue e acqua nel giardino del Getsemani, noi non c’eravamo per essere sicuri che stesse pregando al Padre perché sapeva di li a poco di dover essere immolato per Noi, e che lo stesso chiedeva incessantemente il perdono di chi l’avrebbe crocefisso, noi non ceravamo.  E non è facile nemmeno credere che all’alba, sia stato sommariamente giudicato e poi flagellato, pochi sarebbero sopravvissuti a tale flagello, forse nessuno, e tanto meno essere deriso con una canna posta in mano, e coronato di spine sul capo, deriso da gente che come leoni feroci lo attorniarono,  e con schiaffi, sputi, graffi e altri supplizi lo tormentarono a piacere. La stessa perplessità che può nascere dal pensare che qualcuno possa sopravvivere alla salita con la croce che GESÙ fece sul monte Calvario, maltrattato e pungolato in ogni dove, cadde tre volte genuflesso, e sfinito fu incitato a rialzarsi a suon  di frustate. E non ci importa nemmeno di sapere se dopo aver piegato il capo sulla croce GESÙ disse,… Padre nelle tue mani consegno il mio spirito… e il soldato Longino gli squarcio’ il costato da cui uscirono le ultime gocce di sangue ed acqua, e Lui spirò, consegnandosi alla Misericordia del Padre.

E ancora a nulla ci può interessare se poi e’ Risorto dopo tre giorni  sconfiggendo la morte e consecutivamente è asceso al cielo, inviandoci lo Spirito Santo a testimonianza perenne di Lui e del Padre, innalzando subito dopo sua Madre anima e corpo in Paradiso, che Coronata per l’occasione a Regina del cielo e della terra e per sua intercessione donarci la Perseveranza e la crescita nella Virtù fino alla nostra morte, e per raggiungere la corona eterna che ci è stata preparata. Son tutte cose che a noi non necessariamente ci possono interessare…

Perché Gesù avrebbe fatto tutto questo?   Non ha voluto per questo onori o glorie terrene, non ha beneficiato di conquiste o denari, ne ha chiesto gli fossero attribuite cariche speciali o poteri politici,… E allora perché? Ed ancora io associo e mi pongo il quesito del perché sono nato, la vita è un soffio di vento, ieri avevo vent’anni, oggi ne ho cinquanta e domani sarà tutto finito qui sulla terra e perché devo rifiutare a priori che un entità Divina sia scesa dal Cielo per non rendere vana la mia misera e esigua esistenza. Perché rifiutare di credere che il Signore si sia immolato anche per me a mondare i miei peccati terreni. In fondo non mi ha chiesto nulla in cambio, se non Amore, che di Amore si vive, che di Amore vive il mondo in continua lotta contro il male. E allora Credo, e allora dò per dare un senso logico alla mia diversamente inutile esistenza.

Gesù nel sinedrio veniva investito con una corona di spine sul capo da mani forti degli aguzzini. Maria venne incoronata Regina del Cielo e della terra dallo stesso suo Figlio per un disegno di pace e amore. Adesso il corona virus ha imitato Napoleone e si è auto incoronato Imperatore ma la sua investitura non è stata proclamata da nessuno… è una corona maledetta, invisibile, porta maleficio e morte. Allora accetto il Credo che nulla impone, e non preclude al modo di vedere la luce oltre il buio dell’indifferenza, oltre la coltre nebulosa dei dubbi, oltre il niente che abbiamo senza Dio. e che si possa risorgere tutti nello spirito di questa nuova Pasqua, a sua immagine e somiglianza, e strapperemo quella corona che non brilla posta sul capo del male.

 

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