Signor Modesto.

Ciao sign. Modesto, ti ricordi di quelle belle sere di primavera, che dopo aver cenato al Fernanda, io te, Francesco Giusy e Susy, ci mettevamo in veranda, e tu iniziavi i tuoi racconti sulla guerra del 45, e ci raccontavi delle tue battaglie all’invasore nemico in quella cascina, dove dividevi con altri partigiani, una strenue resistenza? E dopo lunghi mesi, ad un certo punto sentisti volare su di te gli aerei americani e capisti che la guerra era finita.  Come quando ci raccontavi dei tuoi grandi sacrifici in quel di Francia, a fare il duro mestiere del boscaiolo, ed eri bravo con quel camion a macinare km su km a far da capo cantiere, per poter accumulare quel denaro che serviva a te e la tua Sposa,  per realizzare il grande sogno di far sorgere quel ristorante agli Spiazzi di Gromo, dove poi noi si mangiava in tua allegra compagnia.  Adesso riposa che è giunto il tempo, ricongiungiti alla tua amata Angela che da un po’ ti sta aspettando, ma non dimenticarti di noi, e benigno assistici con il tuo… An se che! Me ta dighe a te, te ta ma dighet a me!…l’intanto che sollevi le mani al cielo, in segno di sommaria sopportazione. Grazie di averci allietato con la tua presenza, Arrivederci sign. Modesto.

Annibale e Susanna.

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