W l’ITALIA.

imageSono in chiesa, attendo l’inizio della funzione della S. Messa. Note lontane si fanno più vicine, arriva la banda. Come resistere, la canzone che stanno intinamando dicono “O BELLA CIAO, esco e come un automa seguo quel lungo corteo composto da alcuni Alpini, un Bersagliere, quattro o cinque Marinai, autorità con fascia tricolore, ferrei rappresentanti di un unità che fa molto discutere, subito dietro dei bimbi e un buon numero di persone che seguono. Certo, oggi e’ il 25 Aprile, festa Nazionale della liberazione, festa della fine di quel lontano 1945. Fine di una strenue resistenza partigiana, si commemorano Quelli che hanno contribuito alla nostra libertà. Dove vivo, primo fra tutti Giorgio Paglia, figlio di un decorato volontario di guerra del 15/18 medaglia d’oro al valor militare. Giorgio, Lui il coraggioso catturato alla Malga Lunga, ribaltato alla storia per il suo coraggio indomito. Lui che pur graziato per merito dei suoi natali, rifiuta la Grazia, e orgogliosamente dice… O TUTTI O NESSUNO, e chiede e ottiene di essere fucilato per primo dall’invasore tedesco, spalleggiato da italiani (si fa per dire) fascisti. Mi snodo con il corteo seguito da mia moglie che nel frattempo mi aveva raggiunto, sicura che sulle note di O PARTIGIANO PORTAMI VIA SOTTO L’ OMBRA DI UN BEL FIOR, non avrei resistito nell’intento. Per strada, camminando in corteo, affianchiamo una casa di riposo, alcune persone anziane incitano e applaudono al nostro passaggio, esultano anche i più giovani infermieri alle loro spalle, un arzilla vecchietta in carrozzina saluta con pugno chiuso e braccio sinistro proteso al cielo. Arriviamo in una piazza gremita di gente, la banda tace, iniziano i discorsi commemorativi, e dopo aver sentito una splendida poesia di un partigiano morto in un campo di prigionia, anch’esso decorato Medaglia d’Oro al valor militare, inizia un altro discorso un alto ufficiale degli Alpini. Parla, parla e alla fine si rivolge ai giovani, cerca di risvegliare in loro l’amore di patria e usa parole belle ed altisonanti per farlo. Io li, sul sagrato di una chiesa che ascolto, e penso, e mi dico capiranno qualcosa questi ragazzi? Capiranno cosa hanno fatto migliaia di persone per regalarci questa libertà? E poi di rimando mi chiedo… Ho capito io cosa hanno fatto per me? Dove ero alla loro giovine età quando si commemorava tutto questo. Cosa mi importava di questo. E ancora i pensieri vanno a quando mi trovavo alla malga Lunga, venti anni or sono, a bere fumare e ridere di quella festa che si era organizzata, la in quel posto sacro, la dove una sera mentre 15 ragazzi italiani e russi mangiavano gallina bollita, vennero a seguito di un tradimento portati a Costa Volpino e fucilati nei pressi del cimitero. Che vergogna il solo ripensarci che noi s’era la per divertirci,  e i ragazzi di oggi cosa importerà di allora, se io mi sono sensibilizzato solo ora al problema, se solo ora ho capito quante persone sono morte per me! Cosa importerà oggi ad un ragazzo dell’unità d’Italia e del fatto che milioni di persone abbiano versato sangue per noi. Possiate tutti perdonarci eroi del passato, forse nemmeno noi avremmo potuto immaginare un Italia così allo sfacelo, un Italia così come ci avete consegnato pulita e pura, ridotta ad un colabrodo di emozioni, dove scolata la pasta, non rimane che il companatico. Perdonami papà’ che hai fatto Quattro anni di prigionia e hai combattuto ad El Alamein, Tobruch, non ho certo saputo mantenere ciò che mi hai donato, perché la libertà grazie a te ancora c’è l’ho, ma non posso certo parlare di entità nazionalistica se nemmeno conosco i problemi del mio vicino, e tantomeno posso pensare di aiutarlo a risolverli, e nessuno del resto conosce i miei, così come io non aiuto a risolvere i loro. E di nuovo dopo un lungo applauso, arriva il signor Sindaco, e il suo turno di parlare, la banda intona le note di BELLA CIAO, e pensando a ciò che cucineremo a pranzo, ci allontaniamo dal sagrato, rimettendoci in viso la maschera della libertà. W l’ITALIA.

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