Ad ognuno di noi e’ stato affidato un Angelo.

imageMi immagino il cervello in una figura umana, come fosse un misto tra dune di sabbia e colline nodose, ma invece che di color dell’oro le prime e verdi le seconde,  tutto tinto di grigio, ne chiaro, ne scuro.

Ben evidenti con un colore azzurro scuro, migliaia di piccoli fiumi che trasportano l’acqua della mente, che si dirama in altrettante centinaia di migliaia in diramazioni di un azzurro meno intenso, più tenue, che raggiungono ogni dove, tutti i possibili pertugi che si nascondono tra le pieghe infinite delle colline, che ammassandosi si ricompongono a dune aggrovigliate tra loro.

Dunque alla persona che ascolta e osserva, giungono  sotto forma di informazioni che arrivano dall’esterno, segnali che si fluidificano dando vita alla mente,  che scorre incanalata in percorsi fluviali, prima più capienti poi meno, per confluire tutti a milioni in piccole protuberanze circolari di colore rosso sangue,  che fungono da magazzini alle estremità di ogni diramazione, raccogliendo, analizzando e custodendo i dati da poco recepiti.

Per quanto lo veda fantasioso, il cervello visto dal mio attraverso gli occhi, mi da una visione schematizzata, con precisi compiti per ogni punto di approdo della valanga di emozioni che entrano, ivi convogliata dai cinque sensi.

Nella stragrande maggioranza delle persone a seconda delle proprie capacità ricettive, e un personale grado di intelligenza più o meno accentuato, il cervello incamera e analizza tutto in automatico, sistema nei vari scomparti una memoria, da una risposta immediata a un problema o prova a farlo, fa interloquire con l’altrui individuo celando ciò che desidera e rivelando altrimenti, trasmette l’emozione del ridere, o del piangere, di gioire, di soffrire, di odiare o di amare, che con gli ultimi  due stati emozionali mi posso risparmiare altre migliaia di descrizioni perché infinite sono le possibilità.

Capita a volte che qualche bulbo rosso che fa da magazzino, si rompa e in qualche modo la mente fugge, vola via.

La persona che la custodiva non e’ in grado di fermarla, e’ frastornata, sbalordita, stupita, incapace di reagire, mischia furiosamente tutte le carte del mazzo, e non ricorda più con esattezza come erano sistematicamente composte nel loro ordine e inverso creano disordine.

La mente vola, lo dice il viso smarrito del custode beffato da quella maledetta falla, i suoi occhi chiedono aiuto nel vuoto del’ incertezza, mentre a volte piangono a dirotto per un nonnulla, o ridono di gioia incontenibile per una sciocchezza. Nulla più ha il suo razionale stato emotivo, tutto è alterato, ogni cosa giunge smodata o esagerata, flebile o debole, in ogni caso difficile da contenere, impossibile gestire. Basta un piccolo compito quotidiano, per farlo divenire un impegno gravoso, un semplice quesito per impegnare l’intelletto allo spasmo.

Il fiato grosso della persona che ti dorme accanto e’ un russare insopportabile, se un commensale mangia un grissino vicino a te, ti entra il fragore fastidioso di rami tritati, un momento fa caldo, di li ha poco freddo, e non vuoi mai rimanere solo, la presenza di qualcuno ti consola, la solitudine ti spaventa, un ascensore ti soffoca, una galleria ti angoscia, guidare un auto da solo significa entrare in uno stato di panico che ti spaventa a morte, entrare in un super mercato per la spesa equivale a una repentina fuga subito dopo in preda alla disperazione, per queste e molte altre situazioni, un soffocante malessere ti pervade improvvisamente e altrettanto scompare per riapparire di li a poco beffardo.

Chi ti ama assiste impotente, mentre di nuovo quello sguardo chiede implorante aiuto,   ma non sempre scelgono il tuo, dipende da chi in quel momento e’ più influente nel suo stato d’animo, da chi la sua mente guardinga e dubbiosa sceglie tra i meandri del cupo pensiero.

E la mente vola via leggera, fuggiasca e arlecchina, insieme lieve e truce, piuma e piombo, in un alternarsi di beffarda scelleratezza e incolpevole responsabilità. A questo punto quello che necessita fare, per ritrovare l’equilibrio, e’  assumere delle medicine prescritte da medici degni di questo nome, accettare dei consigli che contemplino del moto, una buona parola da chi ti vuol bene non guasta mai.

Poi, solo poi, prendere  in volo la mente birichina con un retino, riporla nel suo apposito scomparto, richiudere il tutto con una pezza e del mastice, … ma ricorda, tu sei il collante più potente per un sicuro risultato benefico. Sei ancora e solo tu l’artefice indiscusso della custodia del  tuo cuore dei tuoi pensieri e quindi della tua mente.

Pensa al corpo, per  l’anima non ti preoccupare… Ad ognuno di noi e’ stato affidato un Angelo.

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