Cosa prendete da bere ragazzi?

Ognuno fa l’ultimo gesto prima di salire in sella ad una moto, il segno della croce o gesti scaramantici a parte,  in genere e’ allacciarsi e stringere per bene la mentoniera del casco,  oppure infilarsi i guanti, accomodarsi la tuta pizzicandola e aggiustandosela nei punti dove stringe, e tanti altre cose quanto meno curiose. Io, per ultimo,tastandomi il petto impacciato dai guanti già calzati, cerco il pippiolino della lampo del giubbotto che regolarmente dimentico abbassata di un po’ dal suo fine corsa, e subito dopo porto sistematicamente l’indice puntato in direzione della visiera aperta, per sistemarmi gli occhiali da sole già calzati facendovi pressione al poggia naso, e via, salgo in sella e parto, la visiera l’abbasso in marcia di un qualche centinaio di metri percorsi, amo avere sino all’ultimo aria in faccia che mi preannuncia un senso di beata libertà.  Che qualche sera prima dell’ultima partenza, stavo già pensando trafelato cosa avrei indossato per l’occasione, e trattandosi di vedermi un paio di tappe del mondiale di moto regolarità che per quest’anno si svolgeva nelle montagne della mia Bergamo, mi regolavo di conseguenza pensando agli stivali più adatti, al pantalone tattico e al giubbotto migliore, possibilmente in sintonia con la specialità che sarei andato a gustarmi, ovviamente il tutto deve essere confacente allo stile della moto che cavalchi, altrimenti e come mettersi in giacca e cravatta con scarpe da tennis, e un verace motociclista non incappa certo in questo deprecabile errore.   In pratica le stesse identiche piccole grandi emozioni che popolano la mente di quando si era quindicenni, anche se allora le cose non andavano in questo modo. Unico accessorio, era un lusso se ti potevi permettere una panciera elastica da crossista, che di solito mettevi in bella mostra sopra di una giubbetto tipo di cellophan, possibilmente colorato, gli adesivi o lo stampe erano tutt’al più una fascia tricolore sulla manica, o sulla calotta del casco jet, senza mentoniera e per pochi la visiera,  per nessuno gli occhiali da sole, optional sopraffino e costoso n quegli anni. Gli stivali di cuoio li indossavano solo i professionisti del settore che nella maggioranza dei casi veniva acquistata dagli stessi a proprie spese, per noi ragazzi, o quelli di gomma per la pioggia, o scarpe grosse da montagna, pantaloni sempre e solo jeans, e per finire mani nude senza guanti, troppo oneroso il loro costo,  e ricordo che in occasione delle mitiche  “Valli Bergamasche” che si svolgevano quasi sempre primavera, indossavamo delle calze di lana perché il freddo all’epoca era davvero pungente. Che sono passati secoli, da allora, ed e’ cambiato solo il modo di vestire grazie ad una maggiore agiatezza economica, ma le emozioni sono rimaste invariate, quando pigio il tasto che mette in moto il motore del mio ” Panzer tedesco”, il rombo rotondo che esce dai terminali di scarico  e già preludio di goduria, montare in sella e affrontare le prime curve con sapiente dolcezza diventa uno star bene che ti fa dimenticare chi sei ora, perché e’ come io fossi su quel “cinquantino” stridente in cui mettevi con foga le quattro marce a disposizione per provare l’ebrezza  dei 60 km. orari che ti parevano i 180 di adesso. Quando incroci altri motociclisti l’intanto che vai, e fraterno il gesto che ti scambi a mo’ di saluto, con la sola prerogativa di avere un tipo di motocicletta che ha le caratteristiche della tua, altrimenti smorfia delle labbra sotto la visiera e via di gas. Se decidi insieme ad altri compagni di viaggio di fermarti in un bar per un caffè, o per un panino, sarà per l’abbigliamento, sarà per la freschezza e gioia che emani da tutti i pori della pelle che i gestori si rivolgono chiedendoti… Cosa prendete ragazzi?!   E spesso chi te lo chiede potrebbe tranquillamente essere tua figlia/o, e nemmeno ti meravigli più di tanto, oggi, per quel giorno sei un ragazzo con tutti i tuoi cavalli nelle vene e nel motore pronti a scatenarsi al tuo comando. Le sgasate davanti ai rettilinei che te lo permettono, fanno sollevare l’anteriore della mia due ruote ad ogni cambio di marcia, e insieme si solleva il mio spirito, che si sprona insieme ai cavalli motore sprigionati, intravedo una curva, la osservo preventivamente, riduco la velocità scalando la marcia secondo necessità, lascio che il freno motore faccia il cattivo accompagnato dal rombo che ringhiando furiosamente spegne a fatica la furia dei suoi giri tesi allo spasimo per lo sforzo, piego più che posso il mio bolide e la faccio al massimo della velocità di cui son capace. Finita la curva in “piega” se la “prendo bene” mi compiaccio con il mio ego e soddisfatto come poco proseguo, se l’ho “presa” male, l’ho “corretta” come meglio potevo, e mi prefiggo di fare meglio alla prossima, sempre e lo stesso l’ adrenalina mi esalta, lasciandomi contento. La moto e’ una emozione continua il solo pensare di salirci per farci un giro. La moto per me e’ sinonimo di assoluta libertà, tanto che mi dimentico qualunque affanno e tribolazione della vita una volta in sella, e non mi rendo mai realmente conto della carta d’identità che mi avverte di essere sempre più cauto, con lei porto ancora i calzini di lana al posto dei guanti di pelle. Il mattino che segue una giornata di “sella” mi sveglio, e allo specchio mentre lo spazzolino accarezza i denti mi guardo e vedo rughe in viso che si formavano solo con il bagliore del sole addosso e smorzavo gli occhi, i capelli son diventati sapienti di luce grigia e la pelle e’ arrossata di spento, solo allora mi rendo conto della mia età, ma la prossima volta che accenderò il motore della mia moto, il mio cuore farà a botte con l’età che porto e dentro e scatenerò di nuovo tutti i cavalli vapore che scorrono silenti nelle mie vene, facendomi dimenticare la realtà, regalandomi ancora nuove quindicenni sensazionali emozioni, e di nuovo in un altro bar sarà… Salve,  cosa prendete da bere ragazzi?image

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