Susanna il mio Tutto.

SCRITTO DI COMPLEANNO.

Si era alla fine degli anni 80, un mio amico del passato che ora non c’è più, mi vide per un certo periodo di tempo abbacchiato e triste, avevo alle spalle un matrimonio naufragato nel mare del nulla da pochi anni, e peggio, ora stavo cercando di dimenticare gioco forza, un nuovo amore donato in modo esagerato solo da parte mia. La situazione era davvero triste nel suo contesto, così che “Gige” il mio amico più grande di me, da poco sposato con Giuliana, una avvenente  signora bionda, una sera mi invito’ a mangiare la gallina bollita ripiena, ti porto in un posto caratteristico disse, mai potevo immaginare che quel due di gennaio di una fredda sera, divenisse tanto calda negli anni a venire.  All’epoca ero un po’ “fighetto”, e sinceramente non fui tanto entusiasta dell’invito, e per il cibo che mi si offriva, e per la serata in se stessa da trascorrere con sconosciuti in un rustico locale adibito a ristorante per pochi intimi amici. In pratica era la cucina da pranzo dei custodi di una chiesetta, lassù in mezzo al bosco di conifere. Ma tante’ che feci buon viso a cattivo gioco, e per non offendere l’amico ci andai, sperando in cuor mio che il tutto finisse presto, così che sarei potuto tornare a casa per piangermi addosso, oppure chissà, finire la serata sul tardi in qualche locale di città a stordirmi e ubriacarmi di qualunque cosa potesse lenire il dolore invisibile del mal d’amore, che è come un cancro, se sei giovane come allora ero, ti aggredisce con più cattiveria e ne servono parecchi di bicchieri prima pieni e poi subito vuoti. Gige davanti a sua moglie e dietro io che lo seguivamo sul quel sentiero buio illuminato da un lampioncino posto sulla cima del tetto della chiesetta, ma che non riusciva con la sua debole luce a rompere l’oscurità che si era alleata con una insidiosa e gelida nebbia, lo stesso raggiungemmo l’uscio d’ingresso, e a gran voce l’amico con un poderoso  “Permesso?” vi entro’ con noi al seguito. Ci accolse bell’uomo arzillo di mezza età che ci diede il benvenuto e si presento’ fiero del nome importante che ha, piacere Flaminio, il piacere e mio, Bile, era il diminutivo di Annibale ed allora usavo solo quello, subito dopo dietro di lui mi venne presentata la moglie Caterina, alche’ nel vederla esclamai alla “bulletto” quale ero, caspita che bella donna… Complimenti signora, non ha una figlia che le “avanza” per me?  Rispose Gige quasi gridando in dialetto,…Adêlà lê… (guardala li) e mentre me lo diceva seguivo il suo sguardo che si rivolgeva ad un punto della cucina, esattamente dietro la stufa a legna, quasi nascosta dal tubo per il fumo, lei che timidamente si scorse un po’ di più per farsi guardare e per poter rispondere, piacere Susanna, basito senza parole, bella come la mamma, con la metà degli anni. Non avrei mai immaginato che in un contesto completamimageente contrario al mio modo di vedere la vita, avrei quella sera incontrato la mia ragione di vita su questo mondo. Non potevo nemmeno lontanamente prevedere ciò che il destino prodigo mi riservasse, e che in capo a venti giorni a venire, una sera con tre borse di cellophan colme di vestiario, Susanna mi seguisse con la sua “126” rossa per occupare il mio monolocale lontano dalla sua chiesetta, dal suo bosco, lontano dalla sua giovane vita e tanto vicina al mio cuore, talmente vicina che piano piano lo ha perforato, lasciandomi inerme e indifeso innanzi al suo Amore che non domino più perché è divenuto padrone della mia stessa vita che senza di Lei su questa terra nulla conta… nulla.

Sono passati quasi trentadue anni da quel lontano momento e da quei dolci momenti è cambiato tutto… Oggi  Ti Amo più d’allora Susanna.

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