Ancora sole, ma non acceca più.

imageL’estate sta tramontando, passa il testimone all’amico autunno, che poi tanto amico non è, diciamo che è un parente “stretto” talmente stretto che puzza a distanza. I ragazzini approfittano di una delle ultime occhiate di sole, per cimentarsi nell’arte del pedalare, e chi è più grande insegna, il resto lo fanno le rotelle d’aiuto. Le mamme sorvegliano gli innocenti giochi, cariche del fatto che presto tutti i pargoli andranno all’asilo, solo allora un po di respiro tanto agognato. Prima, e dopo, facce stanche dagli anni che non ne vogliono sapere di fermarsi, intorno, gente a cui devi, altre che ti devono, e molti con cui non assommerai mai, ne tantomeno sottrerai. Lo stesso destino per tutti, sia quel che sia, il tempo ingrigisce tutto, e nello stesso tempo, sistema tutto, al meglio o al peggio, e non esiste medicina migliore per appiattire le cose. Certo, il tutto va associato alla pazienza, dote di incalcolabile misura, non se ne ha mai abbastanza di quella, e chi più ne ha, maggiore ne metta, a suo esclusivo vantaggio. I bambini  giocano nella piazza troppo vuota, sono esenti da queste problematiche, del resto, irrisolvibili anche per i grandi, e le loro mamme compiaciute sorvegliano, l’intanto che parlottano tra loro di come sono andate le cose nel presente della estate che ancora non getta la spugna. O forse d’altro si parla, che solo del chiacchierare è rimasto da fare, i ravioli per i villeggianti sono stati confezionati in grosse quantità, la bella stagione ne ha favorito il largo consumo, le sagre hanno visto protagoniste le donne, a seconda delle rispettive appartenenze di gruppi di un certo colore, associate a simpatie personali che alla fine trascendono dall’aspirazione iniziale. Che di simpatie e antipatie si vive, a seconda di come vengono acquisite le informazioni che le generano, ma alla fine è sempre e solo una questione di cellule, una persona piace a pelle, o viceversa, da lì tutto il resto, opinioni e condivisioni più o meno giuste, che esatte non sono mai da nessuna parte, la verità sta sempre nel mezzo, ma sembra che siamo tutti ubriachi, e camminiamo a zig zag, a destra o a manca, mai al centro. Non ho ancora capito se è il più piccolo dei bimbi ad urlare più forte, o il più grandicello, o se di più le femminucce o i maschietti…dipende come la prendi, se ti metti al centro del “tifone” e li ascolti tutti in sintonia, ti ritorna il tutto in stereo fonia, e quella piccola grande piazza, diviene un arena ben congeniata per rigettare al suo centro gli allegri festanti schiamazzi dei ragazzini, divenendo di fatto uno splendido teatro dove va in scena la vita degli Spiazzi di Boario di Gromo. Ormai le repliche a cui ho assistito sono numerose, sicuramente più di dodici sono le volte che vi partecipo con la sovrintendenza della primavera che finge di salutare con garbo l’estate, che a sua volta non finge e si arrabbia con l’autunno, e manda lampi e tuoni che risuonano come bestemmie tanto sono furiosi, e così che passano il testimone. Ed ogni volta è la prima volta perché i protagonisti principali cambiano di anno in anno. Gli attori non cambiano il nome, ma mettono maschere nuove regalate da mamma natura, che alla fine non regala ma toglie, cambia i volti dei bimbi, che da adolescenti lasciano il posto a nuovi protagonisti dello spettacolo della vita, così che la vecchia scuola elementare che sorveglia la piazza a monito di un passato glorioso, non rimane mai sola, è sempre come fosse l’ora di intervallo di tanti anni prima.  Le mamme chiacchierano tra di loro, e l’estate sta finendo, giusto per lasciarci quel pizzico di malinconia, che ce lo farà sembrare l’anno che viene, ancora migliore se possibile, perché lui, il sole non ingrigisce, si rinnova sempre, beffardo di noi che appassendo lo stiamo a guardare. È il ciclo della vita che in moto perpetuo tormenta il nostro intimo… tutti l’accettiamo, ma nessuno è felice di farlo, e continuiamo a guardare il festoso giocare dei ragazzini, regolandoci per il rientro a casa, da quel sole che tramonta ogni giorno sempre prima del precedente. È stato bello vedere i bambini giocare, il sole, la piazza e le mamme, alla fine, è bello vivere, con il giallo e con il grigio, con il sole e con la pioggia, intanto che i piccoli imparano a pedalare, noi impariamo ad apprezzare, il tempo è tiranno non ti aspetta, meglio imparare.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...