21 settembre 58

imageE’ nato quando il Papa Buono è stato eletto, chissà se fosse stato un buon segno, certamente lo fu, perché di lì a poco in quell’epoca anche la “guerra fredda” tra Stati Uniti e Unione Sovietica cesso’.  Gli entrò dentro qualche anno dopo, al ragazzo piacque subito il profumo del mare. Fu a scuola in seconda o terza elementare che il ragazzo ricevette l’incarico di portare delle foglie di gelso per dar da mangiare a dei bachi da seta, il maestro Manara, li aveva messi in una cassetta della frutta di legno, quelle doppie più alte delle normali, così contenevano in maggior numero i gonfi animaletti bianchi.   Intanto venne il turno di un altro Papa, Luciani durò in giorni come gli anni di Cristo, e Giovanni Paolo ll gli successe.  Tra una lezione e l’altra, a metà del anno scolastico, il babbo decise di portarselo con se quel figlio che foraggiava bachi, laggiù al mare, che mentre lui lavorava su delle navi attraccate al porto, il ragazzino giocava con gli anziani guardiani di turno, non vecchi, solo le cose diventano vecchie, le persone divengono saggi petulanti anziani, e fantasticava con pietruzze di pirite sparse sul molo fra la polvere, che gli parevano pepite d’oro, palpitando al pensiero di portarle un giorno, su, al nord, per condividere con altri piccoli amici tale meravigliosa scoperta.   Il profumo del mare, l’immensita’ di quella sconfinata distesa d’acqua azzurra blu con il sole, verde scura e cupa con la pioggia, e lo stupore nel vedere quell’uomo sulla battigia che batteva in continuazione con vigorosi colpi, quello strano viscido animale afferrato per lunghe code, che poi seppe chiamarsi polipo, il sapore della sua carne così facendo, migliorava dicevano. Le lampare delle barche dei pescatori la notte sembravano processioni di puntini luminosi, come porre dei gusci di cocco con al centro candeline accese, e sospingerle in acque chete di un corso d’acqua. Che prima di allora il ragazzino, l’acqua in grandi quantità, la vide su, in alta valle, dove nasce il fiume, in quello sbarramento di pietre ammassate a formare una pozza, agitando le braccia all’interno di una canoa di gomma, schiamazzava felice sotto lo sguardo vigile del babbo, che a piedi nudi, pantaloni arrotolati sopra i polpacci, di tanto in tanto brandiva delle grosse pietre, e portandole all’altezza della sua cintura le rilasciava con fervore su altre pietre dove aveva poco prima visto delle trote trovarvi rifugio, e non di rado stordendole le catturava, per portarle a casa alla mamma che le cucinava. Poi il ragazzino crebbe, con una voglia enorme di diventare grande, perché tutti i grandi hanno una ragazza, che al tempo non si poteva chiamare altro che fidanzata,  chiamarla compagna sarebbe sembrato come sacrilego, e chissà poi perché chiese addirittura al Signore tale grazia, accompagnando la richieste con suppliche e qualche lacrima.   Non ancora maggiorenne fu accontentato e si fidanzò, tutto come da copione dei tempi, giorni stabiliti per le visite, che per lo più avvenivano nella casa di lei, con la costante presenza dei genitori, un po di TV sul divano e poco prima delle undici il momento tanto sospirato, ci si appartava per qualche bacio sul pianerottolo delle scale, o appena giù nel piazzale, e poi a casa, che era il sabato la serata dove si faceva la mezzanotte e più, in quella sola sera le carezze si facevano più azzardate e maliziose, ma rimanendo solo e lo stesso poco più che tocchi gentili.   Per molte donne, esisteva ancora l’antica usanza di arrivare vergini all’altare, e molti uomini le rispettavano e il giovanotto in questione badando bene che non lo sapessero gli amici, mal volentieri aderiva a siddetta volontà.  Nel frattempo arriva la convocazione del messo comunale, che invita il ragazzone a prendere visione della probabile destinazione a prestare il servizio di leva obbligatorio, la naja, brutta o bella roba, non poté mai saperlo  perché gli fu presentato l’esonero con effetto immediato, denominazione articolo 100, prevedeva che il secondo genito di una famiglia numerosa fosse “scartato”. Ok., il giorno dopo in un auto rivendita per il suo primo bolide, un Alfa Romeo 1300 dragone color bluet, con cui si presentò all’autoscuola per iscriversi alle lezioni di guida teorica per conseguire la patente, stupendo l’incredulo istruttore che allibito scuotendo la testa prese atto della richiesta. Per la pratica il ragazzo ovviamente non spese una lira, già quattro anni prima, di soppiatto trafugava le chiavi della  Fiat Topolino del cognato, per ingranare la prima marcia e la retro in quel grande spiazzo di casa sua privo di ostacoli, a parte tre grossi alberi di noce, che però erano strategicamente disposti da madre natura agli angoli del polveroso cortile, e quindi di nessun ostacolo.  Ogni occasione poi,  era buona per spostare di qualche metro le auto  del padre, prima una Fiat 600 multipla, che senza il muso era veramente facile guidare, oppure la NSU Prinz la “vasca da bagno”o la Fiat 124azzurrina, mentre l’ammiraglia 1500, rimase un sogno proibito, solo da immaginare, era parcheggiata sotto il porticato con la sua scura lucida livrea da cerimonia.  Erano i tempi del benessere economico, il lavoro abbondava, e la frenesia di bruciare le tappe in gran fretta, non lascio’  indenne il giovane, che ansioso di diventare ancora più grande, si mise in proprio quando la partita I.V.A, nemmeno esisteva, preceduta dall’ I.G.E, così che il passo successivo fu il convolare a giuste nozze, che con il senno di poi, tanto giuste non furono.  Casa propria, macchinone grosso che più grande non si poteva e moto BMW di grossa cilindrata per lui,  utilitaria Djane alla giovane moglie e ciclomotore Ciao, il giovanotto le biciclette le ha sempre detestate, sono arrivate venti anni dopo, e non con quella moglie, non nella stessa casa, non con quelle auto, non in quel paese, di un numero imprecisato  così come le sue storie d’amore.  Nel frattempo del turbinio sollevato  dal trascorrere di un bel po’ di tempo dopo, il ragazzo, ora non era più, e uomo suo malgrado tirava le somme di una innumerevole sequela di errori fatti in buona e mala fede, l’IGE si era fatta I.V.A, e quest’ultima era bello intascarla senza rimborsarla, del resto in quel 1979 le macchine da scrivere, battevano lentamente con i loro tasti i due fogli in copia delle fatture, divisi da carta carbone, e se la prima era consegnata al cliente, diventava facilmente facoltativo consegnare la seconda copia al commercialista, che peraltro, pochissime piccole imprese come la sua avevano,…  I risultati erano facili guadagni e solo molto tempo dopo l’uomo capì che la farina del diavolo, finisce sempre in crusca, il maltolto finisce sempre inesorabilmente in polvere e disgrazie di rimando. Quanti mestieri quell’uomo cambio’ non incline a una direttiva sistematica, avverso ad ogni forma di un normale quieto vivere, furono cento gli stili di vita, furono cento le volte che disse ti voglio bene e molte ti amo, nemmeno conoscendo la profondità del l’intento emotivo.   Poi mori’ in un tragico incidente Ledy Diana, donna che aveva saputo tra le altre cose, conquistare il cuore della gente per la sua squisita sensibilità nel continuo  prodigarsi nell’aiutare i poveri e derelitti di tutto il mondo, e in alcune occasioni addirittura al fianco della Beata Madre Teresa di Calcutta, quella piccola Immensa persona che sosteneva nessun essere umano dovesse morire senza qualcuno gli stringesse la mano, la stessa che dal nulla, creò ad oggi un centinaio di centri nel globo intitolati a suo nome.   L’uomo divise la forte emozione con lacrime che asciugava di nascosto, nel lettone della sua nuova compagna con lei abbracciata accanto, segno evidente che le cose stavano cambiando in meglio se lasciava spazio a sane esternazioni che gli scaturivano dal cuore.   Del resto non rimase indifferente nemmeno alle gesta di Papa Woityla, il grande piccolo Lolec arrivato dall’est, Mariano per devozione, dalla stessa  Santissima Maria, ispirato e sostenuto nella lotta al comunismo ancora imperante nei suoi luoghi d’origine in cui risultò vittorioso e trionfante sconfiggendolo radicalmente.  Una nuovo rinnovato entusiasmo divenuto presto Amore puro, per quel Dio tanto bistrattato e bestemmiato, per comodo spesso disconosciuto e rinnegato, un certo modo di vivere, impediva di vedere la luce che disperatamente cercava di mostrarsi agli occhi dell’uomo che pur guardando non voleva vedere, pur udendo, non voleva sentire. Così che arrivarono ben presto dei risultati decisamente migliori, a partire dalla cosa che più conta nel nuovo modo di vedere dell’uomo, l’Amore.   Ritorno’ implorante da quella donna che lo aveva per sua colpa lasciato, la riconquistò e la sposò in seconde nozze, che fecero svanire anche il più flebile ricordo delle prime, a riprova di aver ingenuamente scambiato il ti voglio bene, con l’inconparabile ti Amo, che ora sapeva proferire con il senno della persona consapevole.   A Papa Ratzinger, il difficile compito di succedere al grande predecessore, ma è troppo, non regge, allora fa ciò che nessun altro uomo nella storia clericale e politica, abbia mai avuto il coraggio e l’onesta’ di fare, abdica, dimostrando di essere un grande tra i grandi, e diviene e resta Papa Emerito.  Tutto da rifare per l’uomo, altri profumi da imparare ad amare, dal salmastro del mare, all’impercettibile sapore di sottobosco dei monti, dalla gente scura in viso con la pelle solcata dal sole cocente, ai calli sulle mani dei boscaioli, dai frutti di mare da assaporare, al sapore dei funghi da gustare. Non più sigle che impongono dazio dietro il suo fare, solo il piacere di lavorare e ogni giorno umilmente imparare, per poi avere di cognizione qualcosa a sua volta da dire, ma sopratutto da dare.   Sono i tempi nostri e arriva il Papa Francesco, il Gesuita, il più grande e meritevole di tutti i Pontefici a cui sia successa la fumata bianca,  ma è il migliore perché massimo risultato di una serie di papati, che l’uomo del racconto nato nel 1958 a visto susseguirsi, senza l’uno, l’altro non avrebbe avuto ragione di esistere, il bene che ha moltiplicato il bene. Ora compio 57 anni ho compreso cosa fare e userò il tempo che di regalo mi rimane, per continuare ad imparare e cercare di rimediare.

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