Lo Sguardo, la pietà e la Realtà.

image .                                                                               Superba è la strada Piana, come superbo è il mio pensiero in quel momento. Percorro la via come estasiato da quel immenso piatto, e penso… Che molto più in là si apre un orizzonte, dove il tondo accoglie l’innalzarsi di quelle montagne lontane che sembrano confine di un altro posto.       Penso al mio presente, ricordando insieme il mio passato. È come dovessi fare i conti con chi son stato e chi ho rappresentato. E d’istinto tiro le somme, con il solito rammarico di chi è cosa avrei potuto diventare.            Ma non è cosa, che oramai sono chi sono, e nemmeno mi devo accontentare, ma graziare e lodare.       Certo, forse dovevo accumulare tanto denaro e non l’ho fatto, mi meraviglia non esservi riuscito, l’intelligenza non mi manca, ma mi ingannò, perfida mi fece credere di avere raggiunto grandi mete, ma per mia grazia,  mi sono fermato davanti  ad un grande amore, dimentico del denaro. Che se fossi diventato ricco, mi sarei dovuto confrontare con il far passare un cammello dalla cruna di un ago, e grosse le difficoltà con l’incontrare il vero amore,  rimasto ciò che sono, ne ho ben donde da donare, e non disdegno certo il grande dono aggiunto della carità, tesoro di inestimabile valore, così sia,  e non solo vana illusione di rappacificarmi con il mio io, e illudermi essere arrivato… dove non so.   Che tutti speriamo di arrivare a una meta che poi non è nessun traguardo se non l’appagare un istinto animale dotato di un cervello, che ti sprona ad andare oltre, dove in realtà non serve, se non allo smisurato ego, chimera di inutili aspettative. Che mi frega sempre vedere quelle strade illudermi libertà e possesso, non sono nessuno se non nella calma del mio quieto vivere,  ed è questo che ho raggiunto, intanto che guadagno montagne lontane a confine di una altra pianura, sbarramento di nuove realtà.   Un po come lo sguardo fisso della Gioconda di Leonardo, è statica ma ti segue ovunque o come la Pietà di Michelangelo non si muove eppur vive, che lui non l’ha forgiata scolpendola, ha tolto materia in eccesso al blocco di marmo.   Abbandono i ragionamenti che mi fanno paura e mi turbano, non sono stato attivista di nessuna fazione ideologica, se non la mia egoistica esistenza, forse vana, o superflua, ho semplicemente interferito di tanto in tanto in discorsi oggi di un colore domani di un altro, che la vita l’ho succhiata a grandi sorsi, avido di me forse per paura degli altri.   Poi la cosciente dovuta realtà del mio numero consistente di anni, allora sprazzi di altruismo, che mi pacificavano con i miei giorni, troppo intento prima a capire chi fossi, che a vedere negli occhi del destino dell’altro individuo che pur mi comprendeva.  Ma chi non fa così alla fine, tutti ci spaventiamo del presente, al futuro non ci pensiamo proprio, e chi dice di farlo ci sta solo provando, inconscio di non sapere in realtà dove condurrà l’ignoto.  E la strada continua ad aprirsi come un nastro steso davanti alle ruote della mia moto, che macina incurante  davanti ai pensieri che si avvicendano uno dopo l’altro nell’involucro pensante e i monti sempre la, oltre il tondo del mondo che al piano si mostra.   Un altra dimensione lassù, altre realtà, nuove visioni ed interpretazioni di vita, forse meno insidiose, ma crude e nude come sa da essere il viverci, e pian piano arrivo nei pressi di casa.  Imperativo, ora voglio scrollarmi di dosso tutto quel pensare, mi fermo al bar, punto fermo di distrazione, perché sinonimo di un buon bicchiere di vino, mi aggrego ad un personaggio nuovo che per ventura a la pancia rotonda come la mia, e subito ci si capisce, che per dividere due chiacchiere basta poco, un po meno in quantità di vino, che viene onorato nella sua inebriante bontà, in quantità poco economiche, e allora beviamo, e regaliamoci momenti nostri, serenità inclusa nel prezzo, innaffiamo il nostro conoscersi d’amore nostrano.  Così faccio, così facciamo, anche per questo Amo, ed è anche per questo che non mi interessa  essere diventato ricco o famoso e allora affronterò altre strade piane, altri posti irti, scoscesi, navigabili, o cieli in volo, perché questa è la mia dimensione, questo è il mio mondo, alla fin fine è questo ciò che sono…E sto di un bene, che mi prendo pausa sino a domani per affrontare il dovuto a tributo del vivere, con il nuovo giorno mi confrontero’  con il prossimo,  pensando e sperando di sapere come fare, che di speranze si vive, vanificandone il contesto con la stessa aspettativa del forse, innaffiando il tutto con altro bicchiere di troppo, inebriante illusione di certezza acquisita, e di nuovo evviva la vita, che questa c’è data firmare a rigore di un altro giorno appena passato.

Ps. Perché mi piace questo scritto? Perché è ciò che penso ogni giorno che vivo.

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