NIENTE FERIE PER AMÈLIE.

imageSono italiana da parte di madre e svizzera di contributo paterno, che bene non so se mi posso definire mezza e mezza, i geni sono trasmessi dall’uomo in qualche secondo, la donna li plasma e elabora in un buon numero di mesi e per un mio bizzarro modo di associare la cosa, mi ritengo più italica che altro, o forse è semplice simpatia per il mio stesso sesso, e tirate le somme dei miei totali, cosi amo definirmi.  I miei genitori mi diedero per nome AMÈLIE ventotto anni or sono quando nacqui nel Cantone Ticino svizzero,  fu il babbo che insistette perché mi chiamassi così, perché poi si diede tanto disturbo dal momento che a soli due anni abbandonò me e la mamma, non mi è mai stato chiaro,  il motivo del suo abbandono non fu per causa mia, e ancor meno lo giustifica per non essersi più fatto vivo per tutti questi anni, mai nemmeno una volta, ne con una telefonata o una cartolina, me ne sono fatta una ragione, o mi illudo tale pensiero per non farmi del altro male.   Anna, così mamma mi voleva chiamare, e così mi chiamò quando rientrammo in Italia, a Firenze dove ci trasferimmo, almeno finché io e lei vivemmo insieme, forse ingannando se stessa di averne vinta una su quell’uomo che la fece tanto soffrire, evidentemente l’intenzione non sorti’  il successo sperato perché tornò da lui lasciandomi a sedici anni con zia Claudia. Di colpo capii di essere stata tradita per anni da entrambi i miei, che lo stesso a mia insaputa si sentivano  e forse si vedevano pure, magari l’avranno fatto per il mio bene, per farmi credere che mamma aveva smesso di fare “il mestiere” e papà il suo “pappa”, forse volevano scongiurare il problema di essermi vicini con il loro cattivo esempio. E sbagliarono entrambi tattica, tant’è  che anche io faccio lo stesso mestiere, e mi prostituisco, ma senza nessun protettore tra le scatole, sono indipendente, e lavoro con ritmi che mi sono scelta, così come il numero e gli uomini e donne che ho per clienti, forse mi fossero rimasti accanto, non sarei stata tratta in inganno da quell’uomo che mi promise un lavoro onesto come barista, quando invece lo scopo era di avviarmi al vendere il mio corpo per il suo tornaconto, di Gianni me ne liberai ben presto, non senza un mare di difficoltà, ma il ” lavoro” mi rimase cucito addosso come un abito fatto su misura che non passa mai di moda.  Ma è bene che specifichi che sono una prostituta del sesso, nel senso che vendo finto amore e prestazioni sessuali con aggiunta di perversioni su richiesta, nei limiti del modo in cui mi vengono proposte e che non comportino violenze di alcunché misura. La mia precisazione è necessaria, prostituirsi significa vendersi al miglior offerente, ecco perché ci tengo a dire che vendo sesso, non vorrei mai essere confusa con quella categoria di infami tra cui alcuni politici che si prostituiscono per la poltrona più comoda, o per arrampicatori sociali che leccano il culo a chi di dovere per avanzare in carriera calpestando sentimenti e interessi su tutto e tutti, o per ottenere un appalto di lavoro e altro ancora, che la lista dei prostituti è lunga come l’autostrada Milano Firenze.  Quindi non mi si confonda per favore, il mio è il mestiere più antico al mondo, pieno di dignità per chi come me non è costretta a farlo per forza, causa qualche scarto di uomo di merda che le palle le ha solo con i più deboli, e nella stragrande maggioranza dei casi, e spalleggiato da organizzazioni composte da un buon numero di altri stronzi che presi uno per uno, sono solo dei vermi senza nessun titolo umano. Io sono AMÈLIE, una signora prostituta, alta un metro e settanta che con i tacchi svetta sulle teste di molti dei miei clienti, le curve le ho al punto giusto, la mia terza di tette all’insù fa impazzire le altre donne, figuriamoci gli uomini, ed il sedere vi assicuro che è venuto bene nel misto Italia Svizzera, tanto che sembra il Brasile, se non bastasse i capelli neri corvini lunghi e folti, gli occhi verd’azzurro che cambiano con il tempo mi fanno sembrare una tipa niente male, tanto che avrei anche potuto tentare la carriera cinematografica, ma mi toccava quasi certamente prostituirmi nel termine che come prima dissi, ritengo squallido e offensivo alla dignità umana, meglio farlo per passione, e perché no, per missione. Solo una grande passione che si unisce ad una sorta di “missione” fa si che una libera professionista come me, scelga di passare una intera notte con la testa di Claudio appoggiata al seno, che parla e parla, a volte scoppia in lacrime liberatorie, e se decide di fare l’amore è per pochissimi minuti, lui soffre di eiaculazione precoce, questo gli ha precluso la possibilità di avere una relazione “normale” se così si può dire, la sua vita è costellata da una serie di insuccessi e storie che si sono troncate drammaticamente, tra insulti e incomprensioni che gli hanno minato anima e corpo forse irrimediabilmente. C’è invece chi di carattere ne ha da vendere come Marcella, una bisex che ogni tanto si presenta sola, o a volte con un compagno per un ménage a tre, sempre e lo stesso molto esigente insaziabile, quando ricevo una sua telefonata per un appuntamento, mi tengo libera per tutta la serata. Marcella lavora in una importante azienda internazionale di una nota marca di profumi, lei è la vice direttrice generale della sezione di una importante capitale europea, mi spiegava in uno dei rari momenti di relax tra di noi, che quel mondo che tutti vediamo come luccicante è fantastico, non fosse che per le solo pubblicità televisive a cui siamo abituati a vedere, splendidi corpi maschili e femminili che sembrano statue veneree scolpite nel marmo più pregiato con coreografie di contorno da mille e una notte, in realtà è tutta una lotta al chi vince su tutto e a qualunque costo, ecco perché le frustrazioni di Marcella sono sopite a colpi di sesso padrone, o almeno così io penso sia, che dopo dieci lunghi anni di “marciapiede” in casa mia qualcosa capisco di problematiche umane. Che tanto passa dal sesso, e non ho voluto dire “tutto” perché qualche raro episodio isolato rompe la regola, ma ugualmente nella stragrande maggioranza delle storie che accompagnano la vita delle persone, si caratterizzata nel e per il sesso, che spesso indossa la maschera beffarda dell’amore, ingannando la buona fede di chi la osserva come ignaro amante di turno. Quando ti rendi conto della differenza che c’è tra sesso e amore, alla fine non ti sei reso conto di nulla, brancoli nel buio e cerchi mille spiegazioni del perché la persona che ami si comporti in un modo totalmente differente da come si era presentata. Che tra il sesso e amore, non vi è differenza alcuna se le due miscele sono amalgamate tra loro con il dovuto rispetto, nei momenti e luoghi più consoni, e può sembrare un controsenso, ma se entrambi i partner condividono gli stessi gusti arrivandoci per grado, nel sesso non esiste nessun rispetto, poi sempre quando si è in buona sintonia tra le parti, torna l’amore che alla fin fine non se n’era mai andato, s’era fatto da parte per soddisfare i corpi, ma la sua presenza era forte nei cuori e come atto esplosivo finale. Insomma, ci si dovrebbe conoscere meglio prima in tantissime storie dove nasce un presunto amore, e non abbandonarsi da subito a istinti animali, che loro si regolano con il procreare e non abbandonano la prole una volta consumato l’atto, sono coerenti da subito e non indossano maschere ingannevoli, che per raggiungere lo scopo facilmente dicono ti amo e con una rapidità da stupore abbagliante, poco dopo ti dicono che si dice in “quei” momenti tanto per dire, come inanellare un altro trofeo, come mettere un altra tacca sul calcio della pistola. Ed in mezzo a questa confusione, spesso programmata e altrettanto subita,  ci siamo noi, ci sono io AMÈLIE, la professionista dell’amore, che non ha a che fare solo con situazioni di mariti insoddisfatti o lesbiche deluse, ma il discorso si allarga a sensazioni umane che trascendono dal volgare atto materiale per se stesso.  Armando è il padre di Giacomo, un bellissimo ragazzo dalle gambe rinsecchite, dalla parlata distorta, di tanto in tanto ricevo la loro visita su prenotazione, ma Armando dopo aver accompagnato da me il figlio, se ne va per più di un ora, lasciandomi lo sfortunato Giacomo, che  per colpa di quel terribile incidente accorsogli molti anni prima dei suoi  35  è impedito nella camminata e in altre funzioni motorie, ma non in quella, li non ci sono grossi problemi, e grazie ad un padre sensibile ed intelligente può venire un paio di volte al mese e pensare di far visita alla sua ragazza, che cosi Giacomo pensa io sia, e tanto è la tenerezza che infonde nel mio animo, che volentieri per gioco, per pietosa consuetudine e non solo, glielo lascio credere, del resto cosi non fosse, non passerei quasi due ore a spogliarlo e rivestirlo, che nel mezzo delle due mansioni, ci sta ben poco di più.  Giacomo è un mio amante, ma di lui e di nessun altro deve sapere Oreste, altro mio fidanzato ufficiale amico di Massimo, lui è un ragazzone sulla quarantina, purtroppo ha molti scompensi recettivi e intellettivi, ma è di un buono da paura, e per quel che ne so, da ragazzo ha avuto un forte esaurimento nervoso perché la fidanzata lo ha lasciato un mese prima del matrimonio. Mi raccontava Massimo, il suo carissimo amico d’infanzia che, casa di proprietà pronta, bene arredata, preliminari prematrimoniali eseguiti con grande dedizione, parenti ed amici invitati per il gran giorno e… lei, la fidanzata, all’ultimo decide che non è cosa, probabilmente penso io,  dai racconti di Oreste la donna non se l’è sentita di andare a coabitare con i suoceri, troppo invadenti, apprensivi e padroni della vita altrui, talmente autoritari di aver successivamente rovinato l’esistenza del giovane, rimproverandogli la scelta sbagliata che secondo loro fece. E fu che Oreste in seguito ad una cura antidepressiva peggiorò sempre più la sua condizione mentale e fisica, perché anziché ridurla in numero di pastiglie e medicinali vari, venne indotto dai genitori a rafforzare sempre più le dosi, elevandole a quantità massicce, ledendo irrimediabilmente la sua già precaria stabilità mentale, forse perché cosi facendo, lo tenevano sedato e rincoglionito, in modo che se lo potessero manipolare a piacimento, evitandogli quello che per loro era stato un errore irrimediabilmente gravissimo. Oreste non mi paga per fare l’amore, ci mancherebbe, lui pensa di regalarmi dei soldi in modo che io mi possa comperare tutto ciò che desidero, proprio come fa un compagno alla sua compagna quando è molti anni che ci si frequenta, e sono libera di fare tutto quello che voglio, a parte frequentare altri uomini, che le donne non so se abbia nemmeno il sospetto che si possano combinare tra di loro, ed io lascio che creda in questo nuovo sogno, non sarò certo la mano che verserà altre pillole calmanti nel suo bicchiere. Massimo, l’amico fraterno di Oreste, è un altro mio cliente, che la parola cliente mi infastidisce nella misura che viene correlata ad un oggetto, ma l’alternativa di chiamare le persone con cui ho a che fare con l’appellativo di amici o amiche purtroppo non è del tutto indicata dal momento che vengo lautamente compensata per le mie prestazioni, e proseguirò con Massimo senza aggiungere nulla, è di una timidezza che va oltre l’immaginabile, e questo lo penalizza con i rapporti interpersonali, e ovviamente con eventuali approcci amorosi, forse è per questo che mi ha presentato il suo amico fraterno Oreste, ci si specchia con quel personaggio, e anche se non assume farmaci di nessun tipo, anche lui lotta con una sorta di problematiche molto simili e comuni ad entrambi. Massimo vive con mamma che è vedova da parecchi anni, e anche se non ci è costretto, la accudisce con una cura e amore quasi maniacale, in pratica ha dedicato gran parte della sua esistenza a quel soave compito, e sarà anche proprio per il suo carattere timido e mansueto che a quasi cinquant’anni, le sue uniche passioni sono la musica, la bicicletta e ultima solo per appaiamento in sequenza, sua madre, e da qualche parte mi ci metto pure io in fila. Noi due siamo anche complici del grande segreto che custodiamo per Oreste, guai se sapesse che l’amico del cuore se la fa con la sua bella, Massimo gli fece infatti credere che ero una sua amica, ma che con me non aveva nulla da spartire, se non semplice quanto pura amicizia, e ci risiamo con questa bella definizione di una comunione tra qualcuno per qualcosa, e continuo a ritenerla opportuna, non fosse perché, e mi ripeto, ritengo il mio lavoro una “missione” almeno per come mi comporto io con le persone con cui mi intrattengo, fuori dall’atto materiale in se stesso. Probabilmente sarà anche dovuto al semplice motivo che tra le mille disavventure che la vita mi ha serbato, ho conosciuto anche l’amore, quello vero, quello che ancora oggi vivo intensamente con il mio compagno di viaggio. Che la vita è un viaggio, e le strade da percorrere spesso le decidiamo noi, ecco perché non amo imprecare alla malasorte, che del bello e il brutto, siamo sempre i soli incontrastati artefici. Per esempio le “colleghe ” che battono i marciapiedi costrette da chissà quali nebulose circostanze da persone senz’anima, potrebbero chiudere in qualsiasi momento la loro disastrosa costrizione, basterebbe che in un momento di distrazione degli aguzzini che le tengono prigioniere, approfittassero di un passaggio da un cliente al primo posto di polizia per spiegare cosa non vorrebbero più fare, entrando nei dettagli quando si tratta di dire che il “tale” costudisce il suo passaporto per ricattarle, questo per chi si prostituisce in Italia e altri paesi Europei civilizzati sotto il profilo morale, nei paesi dove invece la polizia ti riaccompagnerebbe dai magnaccia, dopo averti violentata, si può ricorrere ad enti benefici o a istituti religiosi chiedendo protezione.  Certo mi rendo conto che è più facile a dirsi che a farsi, chi meglio di me lo può dire, che insieme ad una amica, siamo fuggite da una sorta di schiavitù, dove ci avevano rubato la vita è il cuore. Volere è potere penso io, se si vuole ardentemente raggiungere uno scopo o un obbiettivo, con la giusta tenacia e una buona dose di coraggio chiunque può uscire da una situazione che non vuole più, in questo caso stiamo parlando di sesso obbligato, ma è la stessa cosa che decidere di smettere di delinquere, o di farsi delle pere, o di un violento di guarire con l’aiuto di assistenza medica, così che per pedofili, malati di gioco d’azzardo e mille altre forme di schiavitù mentale e fisica, non è sicuro il risultato positivo, ma almeno ci si prova, che prima o poi si raggiunge lo scopo ultimo, con tenacia e caparbia volontà. Non voglio asserire con assoluta certezza di avere ragione su queste problematiche, ma converrete con me che chi bene inizia si trova già a metà dell’opera, e vale la pena di provare, volere è potere. E dal momento che conosco con buona misura l’amore in tante delle sue forme, spesso sono in grado di capire i problemi che affliggono le persone che mi frequentano, ecco perché volentieri mi presto ad essere mamma, medico ed amante, cercando di capire come fare prima a soddisfare le esigenze del cuore che prima quelle del sesso, chi cerca solo quello di solito è una persona che poco si associa all’amore inteso per sentimento, ed è gente che evito di avere come cliente, in genere sono dei violenti o ugualmente idioti che pensano di comperare tutto con il denaro e trattano una prostituta come un mero oggetto del desiderio. L’amore come lo conosco io lo posso descrivere in molti modi ed alcuni ve li dirò così come credo il cuore mi abbia fatto da maestro.

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