ALFREDO, FREDY, FREDONE.

imageNe sono passati parecchi di anni da allora, è gira che ti rigira il mondo è piccolo, solo le montagne stanno ferme diceva mia madre. A quel tempo ricordo che Fredy era solo qualche anno più piccolo di me, ma a quel l’età la differenza è enorme, ed io sedicenne, parlavo più con suo fratello “Ciccio” che con Fredy, e me lo sono perso nella sua adolescenza. Forse per sua fortuna o forse no, che ora nessuno lo può dire, non era ancora entrato a far parte di partite interminabili giocate a biliardo, o partite al gioco delle carte, nel bar dei suoi genitori ad Alzano sopra. Suo padre Natale, paziente e silente uomo se ne stava ore dietro quel banco, e sigaretta alla mano, aspettava di servirci da bere ogni qualvolta glielo si “ordinasse”, che allora la “comanda” si chiamava così, la mamma Lucia, vera e propria macchina da guerra nel lavoro, era meno paziente quando ci doveva scacciare alla una di notte dopo aver sopportato tutto il santo giorno, schiamazzi e urla di chi bisticciava per chi aveva ragione sul punteggio del tappeto verde, o del gioco ambiguo di qualche furbastro maldestro che mal si destreggiava con le carte. E di Fredy, che da ora in poi chiamerò Fredone, come a me piace simpaticamente canzonarlo, nemmeno l’ombra, non so dove e cosa facesse, non era nella mia vita. Ma lo ritrovo qualche anno dopo a gestire un bar tutto suo in compagnia di una delle più belle ragazze che al tempo il paese conoscesse, Cinzia, la figlia del vigile Albino, simpaticissima persona, che però il bicchiere se lo faceva volentieri fuori dagli orari di servizio, quindi uno bello tosto nel suo lavoro,  e se infrangevi… non era momento del bere. Quel bar nello scenario del bellissimo parco di Montecchio, era certo uno dei più gettonati del momento, e sia Fredone che Cinzi, all’epoca, (non lo ammetteranno mai nemmeno sotto tortura) se la tiravano un pochetto, ma ci stava, se si considera che era una delle più belle compagnie del circondario di due o tre paesi, frequentava assiduamente quel luogo di ritrovo gestito dalla bella coppia.  Io avevo preso strade strane diverse, e andavo di tanto in tanto in quel bar, solo perché mi invaghii stupidamente come solo a vent’anni può succedere, di una ragazza della compagnia, e sicuramente non ero ben visto da molti maschietti della stessa che si vedevano privare di una loro “comproprietà”.  Così che strappai, la sua è la mia presenza, di fatto dal momento che da allora vagai per la provincia, cosicché per una ventina d’anni, non rividi ne Fredone, né la Cinzi. È come dissi all’inizio, il mondo è piccolo, e quello che in una vita succede, ora so che è già scritto, per questo una mattina di cinque anni or sono, entro al bar Mignon, dietro il banco una testa di capelli scompigliati, è sotto chi c’è? Il Fredone bello fresco e accanto la sua Cinziella, e non gli dico che sono di passaggio, ma gli dico che per sua sfiga, per un bel po’ abiterò vicino a lui, perché con la mia adorata mi sono trasferito ad Alzano. In pratica, non che non ci conoscessimo, ma a parte qualche flebile tocca e fuggi, abbiamo ripreso a frequentarci, questa volta come amici, si perché loro non mi offrono un servizio, quello è implicito, prima arriva la loro simpatia e amicizia. Passano circa due anni, e il Fredone fa prendere un bello spaghetto a tutti, oltre che prima per lui, si ammala senza dirci una cippa di niente, e non un semplice raffreddore, no perché Lui, il Fredone decide di andare a vedere che cavolo succede l’ultima volta per tutti, e quando abbiamo finito frasi e lacrime, ritorna più in forma e bello che mai, come c’avesse fatto uno scherzone e si fosse burlato di noi, e meno male, un bel respiro di sollievo per tutti. L’unica cosa che non riesce a fare e fermare il tempo, e oggi 31 ottobre, anche Lui, il Fredone segna il passo e compie 54 autunni. I capelli sono sempre scompigliati come il suo cervello, il suo abbigliamento, seppur con gusto, li ha seguiti a ruota, la Cinziella per il momento resiste, (come la mia compagna in attesa di diventare da amante, a badante) insomma è cambiato ben poco in quel bravo ragazzo che ha raccolto in tanti anni le storie di mille come Lui, una sola cosa è in costante aumento, la sua immensa voglia di abbracciare il mondo, lo stesso abbraccio che io e Susy ti regaliamo per questo tuo meraviglioso giorno. AUGURI ALFREDO.

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