Tutto tace.

image image image imageRitorno al mio intimo, tra boschi e colori, tra facce di gente che amo, è una tranquillità che ben si sposa con il riassettare la mente. Tutto tace, sembra si sia fermato il tempo che ha stampato i colori della calma. Non succede nulla, mi avvio al bosco di tutti, che per alcuni momenti chiamo mio. Prendo il sentiero leggendo preghiere , che mi fa star bene quel contatto con il cielo che perdo tornando in città.   Il muretto di pietre che ho messo insieme nei due mesi estivi l’ha scalfito l’incuria, nessun segno di intervento dispettoso, qualche pezzetto e’ crollato perché mal messo si risistema con Roccia che inveisce sul mio stare fermo abbaiando di tanto in tanto al mio indirizzo e Minnie che mi squadra perplessa pensando con gli occhi che non è estate, e sto facendo quel che facevo allora, e lei, la mia adorabile cagnolina, non sa che voglio solo sistemare di nuovo le pietre, ma finisco ciò che inizio loro malgrado. Qualche passo più in là e vedo la pianta grassa che svetta fiera accanto alla Tribolina, proprio vicino all’ingresso del sentiero che si apre nel mezzo del muretto e scende a valle. La raglia e’ fiorita con un bizzarro ciuffetto di palline verdi sopra il suo capo, non posso che stupirmi, con anni che ha vissuto con me che la curavo amorevolmente, non me li aveva mai regalati quei fiori, l’avrà fatto per la Madonna, e di rimando un po di bene giunge anche a me, fautore inconsapevole di tanta tenera bellezza.  E scendo dal sentiero, non s’ode rumore o suono alcuno, il bosco sembra riposare dalla incursione rumorosa dei gitanti estivi che cercavano frescura e riposo di mente.  Dopo pochi passi un rumore ritmico sotto di me, è più cammino è più lo sento, sono colpi d’accetta del buon Tullio, che anche non lo vedo  solo lui può essere in quel posto in quel momento, sta tagliando legna da ardere che in buona misura se non tutta regala a Don Osvaldo, da buon parrocchiano, da buon Cristiano, da buona persona quale il suo essere uomo. Lo stesso proseguo che non lo vedo, e lo saluto con il pensiero passeggiando lentamente. Rientro nel nido della mia anima, guardo fuori dalla finestra spostando il capo quel poco piacevolmente infastidito dal bagliore che prorompe dietro il crinale dei monti, e’ il sole che sceso dietro di loro grida a gran voce che ritorna sicuro, intanto che i monti davanti diventano scuri come il colore del mare in tempesta. La notte giunge, è un buon sonno non può che essere ristoratore, ma odo un fastidioso rumore non molto tempo dopo, che non l’avrei sentito non si fosse prolungato per un troppo lungo periodo di minuti. È un trabiccolo a tre ruote, fermo nella piazza sotto la mia finestra, e non si spegne il suo motore, rimane acceso al minimo dei sui giri. Sono le quattro del mattino, non è stagione di funghi, ne l’ora in cui qualcuno si reca al suo operare. Il mattino che segue mi informo da alcune persone in piazza, descrivo i colori del mezzo, ed è facile poi capire chi potesse essere, che chiunque sia è gioventù che con l’irruenza dei suoi pochi anni, ha visto bene di riprendersi con una lunga, rumorosa sosta di chissà quali fumi inebrianti si fosse riempito il suo corpo e il pensiero del giovane quella notte, prese la sana decisione di fare una sosta ristoratrice, per buona sorte nulla di grave, solo prorompente vitalità sprecata come molti del resto abbiamo fatto incoscientemente  a quel l’età per gridare al mondo il nostro momento e poi per la pace della mamma che a casa aspetta, di nuovo tutto tace.   Il mattino rivedo persone con le stesse simpatiche facce, parlo con quella signora che trafelata mi dice ciò che è successo in Francia, a Parigi la sera prima,  quindi non sapendone nulla ascolto a mia volta sconvolto.  Ancora turbata, con rassegnazione mi rivolge lo sguardo cercando in risposta un pensiero al riguardo, che  prima mi riprendo dallo stupore e poi aggiungo che che al male inutile aggiungere altro male, avrebbe vinto la sua battaglia e non glielo permettiamo con il perdono, perché la faccenda non si può risolvere con qualche drone che butta bombe sul mondo, si finirebbe per uccidere innocenti come quelli nel bar di Parigi. Forse era questo l’intento dei terroristi, guardate come si colpisce chi non c’entra nulla…. Ma ad andare incontro a certi pensieri si pensa troppo, e magari ti succede di capire che il terrorismo e’ tenuto sveglio da chi davanti agli occhi del mondo lo vuole debellare con armi e azioni vincenti che ne glorificano il risultato attraverso una propaganda disfattista  atta a riempire i forzieri dei loro interessi. Allora non puoi nulla, o puoi pregare che di certo fa meglio che bestemmiare, e la signora sbigottita ancora attende una risposta sicura che il Suo Dio non abbia nulla a che vedere con con queste infamie, è ovvio non parlo per colpe, ma i tanti che se lo chiedono dove è quel Dio che è anche il mio, dov’era in quei drammatici momenti… Il Dio della morte non è Dio. dio è grande e misericordioso, è da la vita. Il dio che uccide e’ il demonio. È il male: NON PUÒ VINCERE. Poi di nuovo un pallido sole, tanta quiete e facce che si incontrano con gli occhi e con il cuore l’aria è frizzante,  al livello che succede si fredda, poi parli di questo e di quello che a seconda di chi incontri, più o meno i discorsi son sempre gli stessi, basta avere il rispetto di una risposta sincera e non fugace, che per tutti e’ interessante ciò che  dice, e un buon ascoltatore sa che è giusto cosi’ che anche lui viene ascoltato in altre circostanze, e le sue cose non sono più importanti di quelle degli altri.   Riprendere a sistemare il muretto di pietre secche, questo ora devo fare, che tornando nel bosco incontro un mio amico del posto, che mi racconta di alcune cose successe, normale si parli delle più strane, o comunque le più curiose, ma sono anche contento di sapere che quel signor tal dei tali di Milano, sta meglio, si è ripreso di un brutto periodo di magra salute. Raccolgo pietre piatte, il fondo lo ho sistemato bene ieri, ora sono solo rifiniture del dorso, poco dopo è finita la pena dei miei cani, e scendo di nuovo dal sentiero, il bosco fa come il giorno prima, tace in un silenzio accogliente che ti sembra cullare nei tuoi stessi pensieri, i tuoi passi sono leggeri tra il fruscio delle foglie che stridono lamentose, finalmente il contatto con il tuo io, che se lo cerchi in un altro frangente spesso è vana la tua attesa fuori da quel l’ambiente. Solo i colori vivaci delle ultime foglie non si vogliono arrendere al soffio di vento che avanza annunciando l’inverno, dicono di rosso e Brunoviolaceo che non c’è rumore intorno a te, nessun suono perché anche gli uccellini preferiscono altro tempo altrove. Tutto tace, ma si sente tutto ciò che la natura ti vuole dire,  tutto ti è stato detto al borgo di quel che volevi sentire, così come tutto hai sentito dal resto del mondo, e ora mi godo questo rumoroso silenzio, qui nel mio paese che non è il mio paese, si chiama Boario ed è la casa del mio cuore, nel mentre che tutto tace.

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