CUORI E CAPANNE.

imageCome che senti il caldo africano placare la sua ira sulla savana, e il guerriero ormai pastore rifocilla se stesso moglie e prole con qualche manciata di riso e latte di capra selvatica che qualche frutto fa sempre da contorno. Intanto che la notte scura come la pece, scende dintorno la capanna fatta di sterco di bufalo e giraffa mischiato a polvere rossa d’argilla  che imbratta fasci di legni piantati nel terreno a formare il cerchio di una casa, e  nella sua sommità fogliame sovrapposto impedisce l’ingresso di acqua rara e raggi di sole cocentee.  È l’ora del riposo, che l’alba è vicina e veloce come la notte che la precede e l’uomo disteso su di un giaciglio di fogliame che per lui funge da comodo letto, ambisce al meritato riposo, ascolta i suoni ed i rumori, e se non sono ruggiti del re leone che rimarca il possesso del territorio, è lo sghignazzare beffardo delle iene che prendono in giro chiunque li ascolti, perché non sai mai cosa vogliano dire.  Occhi scuri con palle bianche chiare cerchiate di rosso stanco, nel dormiveglia della capanna assopita, di tanto in tanto quando tutto tace, scrutano attraverso a qualche fessura lasciata di sterco malmesso, perché  a volte felpate  presenze girano in perlustrazione nel villaggio oscurando la luce della luna che filtra, che quando non è il suo tempo si acutizza il sentire senza quasi respirare. Si rabboccano addosso i poveri cenci o le pelli vengono issate a due mani fin sotto il naso a cercare protezione, il respiro e’ sottile quasi impercettibile, fino a che la luce torna o rumori inquieti più non s’odono, che nemmeno s’accorgono gli uomini di ritornare ad abbracciare sogni di caccia vittoriosa e le donne ruscelli scroscianti sotto il pelo della terra, riportati alla luce dal fiuto e il lavorio degli elefanti che con tenacia scavano per portare alla luce il prezioso elemento.

Mentre ora il freddo pungente, cristallizza la neve copiosa rendendola solida, e gli uomini rivestiti di pelli di foca per pantaloni e ai piedi, con pellicce bianche sul resto del corpo, la tagliano a blocchi più o meno regolari, iniziando a deporle in circolo e piano piano salgono a breve altezza stringendosi a cupola a formare quello che in quella terra del nord viene chiamato igloo. Per ultimo scavano l’ingresso in profondità  che assume la forma di una elle, così che ci si introduce strisciando in basso e le folate di vento gelido, non irrompono violente a raffreddare l’ambiente già avvolto da un tepore che consente allo inuit di sopravvivere e di farci pure all’amore nudo come mamma natura consiglia.  E’ notte, che in quei sei mesi e’ ancora giorno, dentro la casa di ghiaccio si sente il sibilo impetuoso del vento, gli occhi piccoli si sono chiusi, solo le orecchie non riposano, e se sentono il grattare furioso sulla parete di ghiaccio esterna, non può che trattarsi di orso bianco che affamato tenta l’impossibile sentendo l’odore di un umano. L’eschimese si rigira tranquillo tra le folte pellicce, abbracciando a rassicurare la sua donna, il giorno appresso che non ha mai smesso d’essere, sarà un altro tentativo di caccia di grasso.

Piccoli destrieri pelosi son carichi, alcuni con pelli di renna avvolti a pacchi, altri con bastoni lisci e lunghi, altri ancora con masserizie per la sussistenza. Che i viaggi son lunghi e faticosi per quegli uomini di bassa statura mongola che si spostano ogni volta che devono seguire le greggi con palchi fluenti. Serve costanza e fatica ad erigere capanne ogni volta improvvisate in posti già conosciuti nel loro migrare, ma per loro è vita di sempre, e dopo aver governato i maschi impetuosi con l’accalappio per castrarne alcuni, e munti altri per il prezioso sostentamento, accendono il fuoco al centro delle capanne per intiepidire l’ambiente e si apprestano a riposare avvolti in ruvide coperte, la tundra accoglie i sonni di tutti e li fa sognare della miglior caccia alla volpe con le maestose e fiere acquile.

Ma io son qui in questa magnifica casa di calce e mattoni che pagherò tra trenta anni, se avrò lavoro, se regge il governo, se non mi ammalo, se non muoio, e mi sposto dalla poltrona al divano, riassetto bollette da pagare che mi scoraggia il sol numero a vederle, ed ho tutto,  persino l’acqua con conservanti, ed un auto per i miei spostamenti che finirò di pagare fra qualche anno, se… Io vivo in un paese civile ed ho tutti i confort, ma mi sento confuso pensando a ciò che ho scritto, chissà perché  mi viene alla mente una capanna di frasche fatta con le mie mani, e seduto abbracciato alla mia donna in riva al mare, guardo l’orizzonte pensando quale pesce che ho pescato cucineremo per cena…

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