Confessore o penitente?

imageCome che essere in coda in sulla tangenziale, e per qualche improbabile motivo ti butti sulla corsia di uscita sulla tua destra, però non hai fatto attenzione che con la manovra hai “tagliato”  la strada ad un viaggiatore che ti proveniva da dietro, rientri sulla tua corsia di marcia il più frettolosamente possibile, alzi la mano in segno di scusa e rivolgi lo sguardo a chi hai procurato disagio, questi per tutta risposta con il labiale inopinabile  che gli leggi sulle labbra, capisci che ti ha dato dello stronzo con la smorfia del viso che non lasciava spazio a dubbio alcuno. Non ha accettato le tue scuse, non è stato tollerante nel comprendere che hai sbagliato, e quando gli ricapita di avere ragione, quando gli succede di poter di nuovo inveire gratuitamente all’indirizzo di qualcuno che ha sbagliato un qualcosa, che l’abbia visto il gesto di scusa non ha importanza, imperativo era avere ragione su di un individuo, che poi ci guadagna di autostima se nel sedile del passeggero, v’era la sua ragazza, o chiunque fosse, sempre di essere un grande si era coperta la sua figura d’uomo.  Ieri ero nel centro della mia città, si passeggiava tranquillamente che nel mentre notai  una persona che esattamente non corrisponde ad un mio concittadino. La barba lunga, e incolta, l’abbigliamento sdrucito, dismesso e un poco sporco non lasciavano dubbi nel farmi credere che fosse un extra comunitario, e altre perplessità caddero nel notare un grosso zaino portato sulle spalle, e il suo continuo fermarsi con mano tesa a chiedere qualche soldo a persone, si fa per dire, ben vestite, lasciava supporre che si trattasse di un bistrattato di chissà quale posto del mondo, che purtroppo un po’ di pratica nel distinguere un mendicante abituale è un bisognoso dell'”ultima ora” ormai me la sono e c’è la siamo fatta.  Allora lo avvicinai per dargli degli spiccioli, lui accettò, al che gli chiesi chi fosse e da dove provenisse. Sono un profugo afgano mi disse in uno stentato italiano, e proseguì in lingua inglese di cui capii chiaramente help, mentre per altri dettagli del tipo che chiedeva un pasto caldo e alloggio presso qualche struttura caritatevole mi venne molto più difficile, e addirittura dovetti fermare per strada un ragazzo con aria distinta e occhiali da ragioniere perché mi facesse da interpetre per sapere che il ragazzo che poi seppi chiamarsi Zardin, aveva difficoltà ad ottenere ciò che chiedeva, perché non aveva alcun documento per essere identificato. Al momento non mi sovvenne altro che pensare a ciò che Papa Francesco aveva detto nei telegiornali dei giorni scorsi rivolgendosi ai propri subalterni, vescovi e cardinali: Dite a tutti i parroci, curati, suore e preti di ospitate tutti quelli che chiederanno asilo e un pasto caldo, non rifiutatevi di aiutare chicchessia con o senza documenti identificativi, non sappia la mano destra ciò che fa la sinistra, e che l’esempio di Nostro Signore Gesù Cristo vi sia di insegnamento. Allora invitai Zardin, a seguirmi, e gli indicai di entrare nelle chiese della città per vedere se potessero in qualche modo aiutare lo sventurato profugo, e aspettai nei pressi del portone di una prima chiesa che ne uscisse con qualche buona novella. Intanto continuai a passeggiare in mezzo alla folla di persone che invadevano strade e viali, per le consuete compere di Natale, che poi perché sia questo il periodo giusto per acquisti solo il cielo lo sa, come solo l’azzurro può capire l’inconsulto affanno della gente di propinarsi incombenze sciocche ed inutili in determinati periodi dell’anno, ma qui il discorso va nella direzione in cui se si approfondisce il tutto, si scopre che tanto per cambiare il cielo non c’entra nulla, e ancora una volta la colpevole e la terra con i suoi abitanti guidati da chimere multinazionali, che si sostituiscono all’ onnipotenza del giusto per i soliti motivi di potere e di lucro, rubandoci una identità che avevamo avuto in dono dallo stesso “Azzurro” incolpevole.  Centinaia di persone che a passo svelto scorrono frenetiche, griffate di tutto punto, vestite con stivali norvegesi che servono agli Innuit per affrontare il gelo di 30/40 gradi sotto lo zero, con cappotti di chasmir che li vedi indossati da politicanti russi intenti a fare discorsi in piazza Rossa a Mosca, accessori in coccodrillo o di pelle che per essere confezionata per la bisogna ha richiesto l’uccisione di animali a rischio di estinzione, ma per fortuna ora va di moda l’abbigliamento ecologico, e lo stesso si spendono somme da capogiro, altrimenti come può distinguersi una persona abbiente da una povera, come fare diversamente per essere diversi dagli altri comuni mortali. Intanto quasi si scavalcano le persone che sedute o in ginocchio chiedono la carità, in piedi si trovano solo mendicanti appoggiati ai muri che suonano con la capacità di chi tenta di emettere dei suoni più o meno gradevoli da strumenti che superano gli stessi in forma di poco più che giocattoli. Intanto Zardin esce dal grande ingesso di quella bella chiesa, quasi non riesce a camminare con tutta quella roba nelle mani che gli è stata data da dei preti gentili. Due grosse coperte appoggiate su di un braccio, e nell’altro sorregge a malapena un vassoio con molte cibarie, tante da sfamare almeno due persone per un giorno intero, ma accoglienza per dormire senza documenti non se ne parla. La risposta è sempre la stessa, anche in altre cinque chiese dove Zardin va nel corso del resto della giornata. Rivolgersi alla Caritas gli viene ripetutamente detto, almeno per chi si degna di dirglielo in faccia, che alcuni hanno risposto che non c’è nessuno, sembra una barzelletta, ma per lo sventurato afgano deve suonare come un insulto, perché è povero e miserando ma non necessariamente uno stupido idiota e se qualcuno ha risposto non significa certo che non c’era nessuno dall’altro capo del citofono. Chissà, forse questi preti non hanno ricevuto il messaggio di Papa Francesco trasmesso al proprio Vescovo,  o i lunghi sette anni di studi per essere consacrati, non gli hanno insegnato ad interpretare le parole che sentono in un corretto lessico comprensivo alle loro capacità intellettive, oppure più semplicemente sono un poco sordi, e ancora chissà, e’ possibile essendo risposte ricevute per lo più nel primo pomeriggio, che chi ha parlato stesse schiacciando un pisolino di dopo pasto. Risultato, alle sette di sera il profugo vagava con l’ultima speranza che gli era rimasta, essere raccolto da Don Fausto alla stazione di Bergamo, ho da quel furgone giallo che gira a raccattare chiunque abbia bisogno di un giaciglio per la notte, informazione quest’ultima che gli era stata gentilmente suggerita da un italiano di cinquant’anni senza fissa dimora, con cui Zardin divise il cibo e coperte che gli avevano donato qualche ora prima. Ma questo scritto non finisce con il colpevolizzare qualcosa o qualcuno, di chi ha orecchie per udire ma non sente, occhi per guardare ma non vede c’è pieno il mondo, e non saranno certo i preti i più colpevoli di tutti. Quando l’Afgano e’ entrato nella chiesa di S. Lucia nella centralissima via xx Settembre e’ stato si respinto da con un “rivolgiti alla Caritas” dal prete di turno, ma la stessa chiesa era gremita di decine e decine di mamme e papà  che accompagnavano i propri bimbi per consegnare la letterina a S.Lucia, e nessuno di loro a pensato di chiedere a Zardin se volesse o abbisognasse di qualcosa, ed il suo “stato” era inequivocabile sul chi fosse, e cosa ci facesse in quel posto di culto. A nessun genitore è venuto in mente di prendere per mano il proprio bimbo, avvicinarsi allo sventurato e spiegare lui che quell’uomo andava aiutato con una parola di conforto e magari con qualche moneta per rifocillarsi, erano tutti occupati a depositare la letterina per aggiunge altri inutili giocattoli ai propri cari, che per la lezione su uno dei più grandi valori esistenti, la carità, non ce ne tempo né voglia.  Automobilisti che approfittano di banali errori per sfogare le loro rabbie represse, o le frustrazioni subite in famiglia, o sul lavoro, di certo non daranno mai un passaggio ad un poveraccio per strada, se si considera il loro quoziente di tollerabilità unito al loro stesso livello intellettivo. Le persone che fanno le “vasche” su e giù per le vie del centro, sono troppo occupate a “schivare” i derelitti, sia mai che a qualcuno sfugga la loro “mis”, quel giorno sarebbe un triste e inutile giorno sprecato per non essersi fatti notare.       Non è mai la colpa di nessuno se qualcuno ha troppo e qualcun altro nulla, adesso però mi sorge un dubbio… Alla prossima confessione che andrò a dare, da che parte entro nel confessionale, confessore o penitente?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...