Felicità spicciola.

imageCi vuole niente per essere felici, Toula che vive a nord della Mongolia lo sa. Lei alleva renne, vive sola nella Tundra sconfinata in una capanna di tronchi. All’alba si sveglia con le sue renne che gironzolano fuori dalla sua finestra, lo scalpitio che fanno sulla neve ghiacciata svegliano la piccola donna che a vederla uno gli dà chissà quanti anni, ma non dovrebbe averne più di una quarantina. Toula è una nomade, dall’età di sei anni ama le sue renne, e lo stesso che i genitori la mandarono a scuola, ella non vedeva l’ora che arrivassero le vacanze per poterle trascorrere in compagnia dei suoi amati animali che il babbo portava in transumanza nei verdi pascoli in disgelo, giù a sud in territorio Mongolo.  Sicuramente l’istruzione gli è servita per saper contare le sue renne, che poi ha dato loro ad ognuna un nome, ma di più ha capito che non gli serviva di imparare altro, questo è l’insegnamento migliore che volle gelosamente conservare e conoscere.   Ora vive sola, da quando suo marito è stato inghiottito da quel ghiaccio che  si ruppe sotto il peso del suo corpo, la primavera quel giorno era arrivata troppo presto, e Lei, Toula rimane lì, sola a compiere quello che aveva reso felice il loro vivere sino ad allora, che altro non desideravano oltre il loro amore, ancora oggi quando si deve rifornire di acqua giù allo stagno, vi si avvicina con estrema cautela, e saluta il viso del marito che gli si ripropone rassicurante nel fantastico del suo immaginario nei riflessi del ghiaccio.  Quattro i figli che ebbero i due sposi innamorati, i tre maschi si son persi nella grande Mosca alla ricerca di se stessi e di un qualche cosa che li appaghi, come a voler fuggire da una vita dura che non hanno considerato e saputo accettare,  mentre  Dascia l’unica figlia le rimane accanto, pur abitando anch’essa nella grande Città Rossa e con il cuore ed il pensiero fa periodiche chiamate con una radio trasmittente che fa da ponte ad altre stazioni radio collegandola con la madre quasi quotidianamente, e l’unica che per la beatitudine di mamma sta studiando per diventare una veterinaria, e che di tanto in tanto le fa visita, come questo anno che ha deciso di partecipare al nomade vagare delle trenta renne  tutte femmine e un unico maschio da riproduzione. Toula, sa dove si deve dirigere, anche se nessun sentiero è tracciato per indicare la via, si orienta con i colori e i profumi della natura, l’esperienza di lunghi anni fa il resto che le serve.   Il fratello con moglie e prole seguono la carovana che si addentra in posti sconfinati, e Toula non può che gioire nel vedere i nipoti che imparano a cavalcare le renne, che ora mai il tempo volge a favore e se non tutte o quasi, dovranno partorire i piccoli che hanno conservato in grembo aspettando cibo e disgelo, perché anche questo san fare i nobili quadrupedi, la natura li ha equipaggiati di tal dono, sanno ritardare il parto per convenienza, oltre che avere latte quattro volte più nutriente di quello della mucca. Non desidera e ne chiede altro la nomade, pensa così di onorare gli anni vissuti con Tuomar, e uguale non pensa di fare altro che quello star bene che la fa vivere, alleva le sue renne che ora raddoppieranno, doppia gioia, doppio lavoro e duplice il piacere di coricarsi la sera presto per alzarsi con l’alba di un nuovo giorno per accudirle.  Ci vuole poco per vivere bene, non è un segreto, la verità con la sua semplice  soluzione  è portata di tutti, bisogna saperla riconoscere apprezzare e prendere prima che ti sfugga tra le mani, in anticipo sul resto del mondo che se ti afferra con la sua illusoria velleità ti trattiene fra i suoi tentacoli di evanescente benessere. Certo non possiamo essere tutte Toula e tutti Tuomar, ma un angolo di mondo per capire quale è la via da seguire per sentirci bene con niente che alla fine è tutto, esiste per ognuno di noi, nello spazio dei nostri migliori pensieri e la Tundra e lì che ci aspetta e le renne vanno munte.

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