Al Signor Tullio.

imageScendo dal tratturo che porta alla “Madonnina”, quella che è stata “posata” sulla fine di quel sentiero che il buon Tullio con piccozza e tanta pazienza, piano piano nel tempo ha tracciato. Io e i miei cagnolini ci siamo visti a metà del percorso, che non è passato un giorno e Lui la piccozza l’aveva in spalla, ci fermiamo per un saluto, il Tullio mette la mano in tasca e prende un fazzoletto di stoffa, di quelli che la mamma mi lavava quando ero piccolo ed io mi chiedevo come potesse lavare quella “roba”, una volta non c’erano lavatrici, ma le mamme allora facevano cose che oggi sono impensabili, figurarsi lo strofinare un semplice cencio sporco, e come di sua consuetudine il buon Tullio l’intanto che si asciuga la fronte madida di sudore inizia a parlarmi, o’ apena gjostat so’ ol senter chel che al va inante a chel chel’porta ala to’ Madunina… ( ho appena sistemato il sentiero che porta su alla “tua” Madonnina”) quale sentiero? Dico io, so’ n’dac fo inante a mo’ u’ toc”, ( sono andato avanti ancora un pezzo ) dice Lui, ah, bene alura n’do’ a edil, (allora vado a vederlo) si’, ribadisce, va n’ante dopo ol spiaszol, che to ederet che a on certo punto, sola to destra al cuminsa o’ senteruli’ che al va so’ m’pe’, el ria ala Madunina, ma Ada cha l’e’ m’pe’ tant… Gho’ de n’da a metil a post, magare n’doma’.  (vai avanti dopo lo spiazzolo, che vedrai che a un certo punto, sulla tua destra inizia un sentierino che va su ma è molto ripido, ed arriva alla Madonnina, bada che è molto irto,…domani magari lo vado a sistemare.). Brao Tullio, semper dre a fa erghot! ( bravo Tullio sempre a far qualcosa) Sta a ca a fa? ( stare a casa a fare?) dola televisiu’ an’no est a se, di cales n’no piho” oia, e alura fa cose’?… ( Di televisione ne ho abbastanza, di “calici di vino, non ne ho più voglia, e allora che fare? )’Brao, brao dico io, ( bravo, bravo)! e ci salutiamo. Io torno sui miei passi e ne percorro un bel po’ di metri, cercando con lo sguardo il sentiero che saliva a destra, quello nuovo, quello del Tullio, che lì e’ tutto del Tullio inteso per il fatto che Lui sistema i sentieri, piccozzando qua e là, mettendo pietre che arginano il terreno friabile, e il bosco in quella che è la sua zona è di un pulito che lascia esterrefatti tanto è bello, taglia rami secchi e alberi abbattuti dalle intemperie, pulisce fogliame secco, insomma è un piacere passeggiare in quel l’angolo di paradiso nel bosco, la nostra piccola Yellowstone, ol doss’, il Dosso, luogo dove vive quella brav’uomo del Tullio. Dopo un centinaio di metri scorgo quello che mi sembrava un sentiero che saliva ripido, non era molto “segnato” ma me lo aveva detto il Tullio, che lo doveva ancora sistemare, lo guardo  ai suoi piedi, guardo l’orologio e vedo che non mi rimane molto tempo inteso per ‘luce’, allora richiamo con un fischio i cagnolini e torno indietro. Arrivo nei pressi della casa del Tullio e Lui è lì una buona mezz’ora dopo, già lavato di fresco, infatti indossava la sua giacca blu, il sopra di quelle tute da lavoro due pezzi, che per Lui significa cambiarsi della ‘festa’. Let’vest? mi chiede,( l’hai visto?) si Tullio, era quello in quel posto la’, e spiego dove, no, no, l’e’ mia chel, to set sbagliat, to ghe de n’da dopo ol canalu’ ( no ti sei sbagliato, devi andare oltre il canalone)  alura ho sbagliat, n’doro’ amo’ n’doma’, buna sira Tullio, ( allora ho sbagliato, ci andrò ancora domani, buona sera ) E mi rispose, Buona sera nhe!   Vedrò e lo ‘salirò’ domani quel sentiero. Così che il giorno appresso vado verso il nuovo sentiero, che era poco più della una meridiana, …ma molto strano, noto gente che lo percorre di già, quel sentiero.  Normale penso, con queste splendide giornate tutti ne approfittano, e vado oltre, pochi passi e incontro altri due ragazzi, strano, sono due nipoti del Tullio, ci incrocio e uno di loro mi dice trafelato, mio zio è caduto giù dalla rupe, lo andiamo a soccorrere…Nooooo!! Un colpo al cuore. Una tristezza incredula che mi lascia di stucco. Chi mi dirà ora che le rocce di quel monte quando sono bianche c’è un tempo ‘strano’ che chiama neve. Chi mi avvertirà di fare attenzione alle foglie secche che fanno scivolare quando il tempo insiste al bello! Quando risentirò i colpi di accetta giù nel bosco, che quando passo di lì non mi fanno sentire solo con i miei pensieri. Chi mi riempirà di quella semplice saggezza che mi faceva sentire di appartenere a quel bel mondo. Chi ancora mi dirà che “ai cuminsa i de’ dela R, setembeR, u’tueR, noembeR, desembeR, geneR, fevreR,  ( settembre ottobre novembre dicembre gennaio e febbraio) È volato via il Tullio, con quella zanzara gialla, ha sorvolato il cielo dei vivi, che l’altro è un po’ più su’ per il momento.  Con tutto il cuore, spero di sentire presto abbaiare i miei cagnolini, la’ su quel sentiero vicino alla Madonnina, loro mi avvertivano sempre che c’era il Signor Tullio, sì perché Tullio è un “Signor” in tutti i sensi, è un termine che si usa ancor oggi per parlare di una “Bella persona”, è il modo in cui io mi sentivo di chiamare quell’uomo ogni volta che lo vedevo. Mi manca troppo, passare ancora da quei sentieri senza Te non è bello, ha molto meno senso, se ne andrebbe una bella parte dei miei più bei ricordi, non lasciarmi, per favore, torna presto Signor Tullio.

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