…Amici per sempre…

imageD’improvviso senza motivo mi sveglio. e ancor per meno ragione ho questo pensiero che mi frulla in testa, forse che lo lego al ricordo del mio amico Charlie, quello stronzo che m’ha lasciato per sempre, senza nemmeno un saluto, che l’HIV non ti lascia salutare nessuno con preavviso, così alla fine di un paio d’anni che per uno stupido litigio d’alterigia ci teneva separati, se n’è andato là dove a meno di cinquant’anni non voleva di certo andare. Ora di Carlo non mi rimangono che bellissimi ricordi che riaffiorano di tanto in tanto, toglindomi il respiro, episodi come quando tornato da un paese arabo in cui si era recato in vacanza con Gegia, io e mio fratello Emi, gli chiedemmo se per Lui fosse stata dura senza “fumo”, in quel posto era rischioso averlo con se perché severamente proibito è punito. Lui sconsolato, abbassando lo sguardo a terra lentamente rispose e ci disse… Mai più… E noi guardandoci, cazzo, vuoi vedere che ha smesso? Ma subito dopo Charlie aggiunse ripetendo… Mai più Senza.

E non dimenticherò mai quella sera su quella bella collina della mia città, andammo io, la Susy, Charlie e Gegia, la sua compagna d’allora, che anche questa ci ha fregato per bene come Lui andandosene prima del dovuto in quel tempo senza tempo, anche se per un altro stronzo di motivo. Era di primavera salimmo per la strada che portava al colle con tre motociclette, la mia una Honda d’epoca e la pilotavo senza passeggero come di mio solito, con un fusto di vino di cinque litri acquistato in Trentino qualche giorno prima, con rubinetto incorporato, il tutto assicurato al sellone. Susy con la sua BMW 650 scrambler sola con una sacca di viveri nello zaino, Charlie e Gegia faceva da “scopa” con la loro BMW 1150 R, apparentemente senza nulla, ma in effetti nelle tasche, armati di carte da gioco, due candele e “erba” non di quei prati.       Arrivati dove si voleva, ci accomodiamo ad un tavolo “fisso” in cemento di quelli che si mettono a disposizione per i gitanti, mangiamo, giochiamo a carte e beviamo, e….il cielo si imbrunisce, ma noi li. He chissà perché non riusciamo ad alzarci dalla seduta e accendiamo le candele, ma anche loro si consumano e noi si deve andare.  Ecco che comincia la discesa della collina con le moto… Susy con zaino vuoto in testa che scende alla velocità di circa 15 km. orari, in pratica il minimo della velocità, che consente di vincere la forza di gravità e di conseguenza non cadere per inerzia. Io dietro con botticella del vino vuota che la seguo per seguire una traiettoria, così come il Charlie e la Gegia con le tasche desolatamente vuote, seguono me per avere un punto di riferimento da seguire, non c’era nebbia, né traffico ne terreno impervio sotto le nostre ruote, chissà perché al ritorno abbiamo impiegato il quadruplo del tempo per raggiungere ognuno casa nostra!!? Chissà perché.

O come quando in quella meravigliosa vacanza in Romania, lo portai con me per sostenermi in una delle tante cazzate che ho combinato nella vita all’insegna del l’inseguimento di un ennesimo infatuato ardore che ancora non mi capacito di ciò che sono andato cercando, forse perché con assoluta certezza non l’ho capita ancora. Siamo io, Charlie e Paolo con l’auto nuova fiammante di quest’ultimo, una splendida monovolume che quella notte percorreva l’autostrada che portava in Romania. Paolo è stanco di guidare, io di giorno non ho la vista di un Aquila, figuriamoci di notte, salta su il Charlie, Guido io… Paolo mi guarda quasi terrorizzato, io distolgo lo sguardo per non essere responsabile di nulla, fatto sta che poco dopo Charlie è alla guida, ci raccomandiamo a Lui prima sistemarci in posizione ottimale per un riposino di mezza veglia e lo lasciamo andare, che poi ci aveva rassicurati quasi incazzato di stare tranquilli. Talmente tranquilli, che nemmeno un ora dopo, il grido a squarciagola di Paolo mi sveglia brusco, e non ho ancora capito cosa caspita stesse succedendo che mi ritrovo a gambe all’aria nel buio più totale… Intorno a noi solo del bianco che si mischiava al buio, era la neve che copriva per intero tutto l’abitacolo perché eravamo ribaltati nel fosso accanto all’autostrada con la macchina capovolta, che per uscirne per fortuna indenni, dovemmo sfondare a calci un finestrino e scavare un tunnel di uscita per raggiungere il ciglio stradale.

e potrei continuare per ore a scrivere di Charlie, del suo modo di prendere la vita, del suo charme, del suo sapersi mantenere con pochi spiccioli al mese, pur non facendosi mancare alcunché, del suo fascinoso modo di porsi, e della sua arte nell’usarla con le forbici per acconciare capelli come nessun altro e di molte altre cose che lo contraddistinguevano fra tutti….perché io sono io, Lui era Charlie.

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