LA STORIA DELLA PRINCIPESSA BEATRICE

imageC’era una volta…

Una mamma e un papà, un giorno chiesero al Cielo di poter avere una bella bimba che potesse allietare la loro vita.  Ma badate bene, non volevano un maschietto, volevano una bella bambina! E come non bastasse, non ne volevano una qualsiasi, i due genitori avevano già avuto due splendide bimbe, belle come il sole, e brave come di meglio non si poteva desiderare, e allora cosa chiedere di più, perché chiedevano al Cielo un altra perla che aggiungesse Luce al loro focolare. Una Principessa, questa volta desideravano avere una Bellissima Principessa. I problemi che sorsero per la richiesta che i due sposi avevano fatto al Cielo erano tanti, primo fra tutti fu che le Principesse nascevano solo nei Castelli e nelle fiabe, e poi tutti sanno che per essere una Principessa il papà bisogna che sia un Re e mamma una Regina e poi neppure possedevano un Castello, e non vivevano in una fiaba, ma in una casa di città.  Allora che fare, oramai era troppo tardi per fermare la cicogna che volava con le sue grandi ali nel l’azzurro del Cielo, il fagotto che portava con se, conteneva di già una bellissima bambina con gli occhi chiari come le nuvole, aveva due guanciette paffutelle e rosa, agitava le manine e con grandi vagiti si faceva sentire al mondo. Era davvero bello quel batuffolo vispo e  cicciottello, e anche se Lei non aveva il vestitino azzurro delle Pricipessine, mamma e papà la amarono da subito e la chiamarono Beatrice e ringraziarono il Cielo per avergli portato quella splendida creaturina.   Beatrice cresceva felice, giocava con le amatissime sorelle, andava a scuola volentieri, e voleva bene ai suoi genitori, ogni tanto mentre faceva i compiti, si fermava con lo sguardo fisso al soffitto e pensava alle Pricipesse delle favole, le immaginava e vedeva come fossero lì con Lei, poi come d’incanto riprendeva a studiare e interrompeva quel sogno ad occhi aperti, ma la sera quando andava a dormire, dopo aver detto le preghiere al buon GESU’, Beatrice si addormentava cullata dai sogni che continuava a fare, ma ora con gli occhi chiusi, e sognava di essere in un grande Castello tutto d’oro luccicante, e sulle quattro torri poste ad ogni suo lato, sventolavano bandiere con tante perline colorate che anch’esse luccicavano di mille bagliori con i raggi del sole e brillavano nella notte con la luna che le illuminava. Al Castello fu dato il nome Felicius, e sul suo ponte levatoio vi  facevan la guardia due soldati vestiti di bianco, sul loro elmo una grossa piuma di struzzo veniva  spostata dal vento, ma loro fermi, impassibili brandivano una spada infuocata che tenean fissa davanti al petto impugnandone l’elsa e le lame non erano di acciaio ma di fuoco a difesa di qualunque ignobil Drago avesse avuto l’ardire di provare a rapire la bellissima Principessa Beatrice.  Molte altre guardie sorvegliavano giorno e notte quella splendida fanciulla, la Principessina Beatrice era al sicuro tra le mura di Felicius, non aveva nulla da temere, e viveva felice con le sorelle  Bebenia e Lucreziana Principesse anche loro, insieme al papà Re Adeliuno e mamma Regina Rossitania. Ma un triste giorno, mentre giocava nel cortile della reggia, un ombra sinistra volteggiava minacciosa sopra di Lei, era un Drago alato verde che all’improvviso calò in picchiata e ghermendola con i suoi potenti artigli, in un lampo se la portò lassù in alto nel cielo infinito.  Il papà Re e mamma Regina erano disperati, così come lo furono le adorate sorelle Principesse… Nessuno si dava pace per il rapimento improvviso della piccola adorabile Principessa Beatrice che lasciò tutti in una profonda disperazione. Seguirono giorni di dolore, le guardie uscivano di buon mattino alla ricerca della sfortunata Principessa, ma a tarda sera tornavano sconsolate e tristi per dover dire che non avevano trovato traccia alcuna di Lei.  Finché un giorno papà Re Adeliuno, fece affiggere dei manifesti in tutta la regione del suo regno di Bergamolandia, l’editto diceva… Il giovine  virgulto che riporterà la Principessa Beatrice tra le mura del Castello Felicius, sana e salva, l’ avrà in promessa sposa alla età del giusto convolar di nozze e regnerà al mio posto come unico Re di queste terre. Giunsero da ogni dove schiere di giovin virgulti e baldi cavalieri, quasi tutti Principi delle contee vicine.   Milanolandia, Veneziolandia, Bolognilandia e Torinolandia inviarono subito i loro migliori guerrieri con scintillanti armature, spade e lance bene affilate, e spavaldamente cavalcavano dei magnifici destrieri purosangue. Giorni dopo, per ultimo,  dalla vicina Pavesilandia, giunse il Pricipino Alessandrino, non aveva alcunché di armatura, ne spade, ne lance affilate e nemmeno possedeva un destriero, ma con passo sicuro procedeva a piedi con a tracolla una bisaccia, al suo interno un giaciglio di pagliericcio e accovacciato nel mezzo, un grosso uovo verdolino di Drago.  Al cospetto del Re e della Regina, promise di ritornare vincitore, e si incamminò verso le montagne rocciose di Trentinolandia. Passarono alcuni giorni, e poi settimane, piano piano fecero ritorno tutti i Principi a cavallo, erano tutti a mani vuote, tristi e sconsolati riposero le loro armi nelle fondine e si congedarono dal Re di Bergamolandia. Uno solo non fece ritorno, il Principe Alessandrino, di Lui non si seppe più nulla, sino a quel giorno…

Una guardia, di lontano scorse una figura che sopraggiungeva sul viale alberato di ciliegio in fiore che portava a Felicius, spostando con la mano di poco la piuma bianca che svolazzando dinanzi agli occhi lo infastidiva, vide meglio e si accorse che le figure eran due persone che camminando si tenean per mano e lentamente che avanzavano, entrambe le persone prendean forma sino a divenir due giovinetti di bel l’aspetto, e allora la bianca guardia esclamo’ a gran voce… È LA PRINCIPESSA BEATRICE CON IL PRINCIPE ALESSANDRINO…PRESTO IMMANTINENTE, AVVERTITE LE MAESTÀ NOSTRE!!! Poco dopo  Felicius era in festa, una grande folla si era accalcata di fuori dalle mura e osannava i due bentornati piccoli regnanti, intanto a Castello dopo essersi ben ripuliti e  rifocillati, il Re Adeliuno volle subito sapere come Alessandrino riuscì a liberare l’adorata figlia Beatrice.  Molto semplice rispose quasi timidamente il Principino, appena avuta notizia del rapimento della Principessa che il Drago verde fece, mi recai dalla maga Susitanna, colei che vive negli acquitrini dove noi di Pavesilandia si raccoglie il riso, Lei sorridendo mi disse che era già al corrente del perché di quel rapimento, il Drago verde che in realtà è una Draghessa, vide giocare gioiosa nei giardini di palazzo Reale la bella Principessa Beatrice e essendo che non aveva figli, decise di rapirla per sottrarla a chi ne aveva più d’una.  Bisognava solo di andare dalla Draghessa con un uovo di Drago verde, che dopo una breve periodo di cova gli avrebbe dato un piccolo Draghino, così che fosse come uno scambio dove nessuno rimaneva offeso o ferito. La Draghessa era sola soletta, e malata, ma non di un mal di pancia e nemmeno di un mal di capo, era malata al cuore che era triste, voleva solo un po d’amore che pensava di avere con quella bianca cucciola d’uomo.  Fu molto felice di quello scambio, mi ringraziò  si scusò con la Principessa Beatrice, e si raccomandò tanto di chiedere scusa prima fra tutti alla Regina Madre Rossitania, …e questa è la fine del sogno…

La luce dell’ alba irradio’  la stanza di Beatrice, e Lei si svegliò di soprassalto e il sogno come era cominciato svani’. Si alzò dal letto, si lavò il visino e si lavò i denti, poi colazione con caffellatte, un bacio a mamma e papà e via a scuola a prendere ottimi voti in tutte le materie. Il pomeriggio di ritorno, la merendina i compiti e poi un poco di giochi con le amate sorelle e il suo cagnolino Geppo, una cena con tutta la famiglia, quel poco d TV permessa e poi di nuovo a letto a sognare ancora un poco, altri Regni, altri Principi, altre Principesse da sognare sino al mattino. Ogni sera, mamma e papà prima di rimboccare le coperte alla piccola brava bambina, si guardano l’un l’altro compiaciuti per Lei e sorridendo si dicono di aver avuto ciò che più desideravano, una stupenda Principessina da amare, perché Principessa se non si nasce, si può diventare, come Te Beatrice.  E vissero tutti felici e contenti.

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