W l’ITALIA

imageDalla piazza del paese si sente suonare la Banda municipale, laggiù davanti all’altare dedicato ai Caduti della Grande Guerra. Il “O Bella Ciao” penetra nelle ossa a risveglio di un sopito patriottismo che non viene più ricordato se non da pochi nostalgici in occasione di questa ricorrenza. Il fiume più in là, è di nuovo arrabbiato e se ne sente il rumore, anche se il sole fa capolino in continuazione, brontola di uno scuro cupo come il colore delle sue acque. Forse che le nuvole si riuniscono a pochi passi dietro i monti, ma da noi vengono solo per rincorrersi e giocare tra di loro a nascondino cercando di sorprendere il sole, che calmo non se la prende, sta fermo ad irradiare altri posti, allora i batuffoli bianchi qui giocano e altrove piangono copiose lacrime di vitale presenza, regalandole al fiume che le accoglie benigno, e ladro anche di disgelo si arricchisce di un prezioso bottino, e da noi a valle rumoreggia facendosi sentire grosso.

Lungo le sue rive la vita è esplosa dagli scheletri neri degli alberi che parevano aver dato tutto e sembravano non dare più nulla, e ancora paiono, pur rivestiti di verde speranza fresca e odorosi di intenso pulsare radioso.  Nel mentre che li attraversi un concerto di amore in volo pervade l’udito e ristora l’animo, uccelli neri con il becco giallo, pettirossi, passeri e cinciallegre si stanno corteggiando contendendosi favori e uova fresche da covare, ognuno dice la sua beccheggiando e ne nasce uno schiamazzo che non intona, ma alla fine frastuona. Il rumore del mondo è lontano, le foglie e i fili d’erba sono soffice scudo al l’udito che ode solo ciò che vuole udire, ora sente solo i tuoi pensieri che hanno fatto pace con il cuore e veleggiano soavi e leggeri nei pascoli dei sogni che fai ad occhi aperti, scorrono nitide immagini di un mondo che non c’è, nella realtà dei passi che calpestano il soffice umido terreno dove cammini.

È la Primavera, che ti strabilia, ti illumina, ti umilia con la pochezza di come puoi mettere a confronto un tuo anno di vita trascorso, con il suo esaltante perpetuo rinnovo. Per Lei non è passato che un attimo e si è solo cambiata d’abito, indossandone uno nuovo e oggi saluta me, ieri salutava gli uomini in trincea senza un perché che disperati consolava, domani è sempre mostrerà il suo nuovo vestito ad altri e così che fa da sempre e farà sin quando non sapremo mai.  Il fiume si fa sentire, il cielo si fa vedere, anche la primavera fa rumore, con i suoi colori, con i suoi profumi, con il suo eterno vivere, anche gli animali vogliono dire che ci sono, quando hanno fame o se vanno in amore e se li ferisci.

La banda continua a suonare mentre avanza verso la piazza, due fila di persone ben disposte e distratte la attendono in rispettoso silenzio, intanto la musica è cambiata, i visi degli stranieri misti nella piccola folla in attesa,  scrutano le facce degli Italiani cercando di capire dai loro occhi il perché di quel l’emozione  in nome di ricordi a noi tristemente noti.  Sulle note di Mameli possono solo immaginare ciò che i nostri giovani stanno dimenticando, il rispetto e la gratitudine per chi ha combattuto per la loro libertà.  E noi più vecchierelli  scongiuriamo che abbiano in futuro a ricordarsene in prima persona, non ci sarebbero più eroi da commemorare, ne Patria da salvare, rimarrebbero solo Primavere col vestito nuovo da mostrare agli animali, con cieli, sole e pioggia raccolta da un fiume brontolone.

25 04 2016

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