1) L’Autogrill di casa mia

Il bar è una spugna   Il bar assorbe tutto   Il bar è l’antica Locanda ristoro dei viandanti,  la vecchia Trattoria, il moderno Autogrill, l’avveneristico Fast food  Il bar è la storia di tutti        Le storie che si sono avvicendate nei suoi ambienti hanno caratterizzato nel corso degli anni, amori e dissapori di molti di noi     Tra pirati ubriachi, chissà quanti quante discussioni nelle taverne  per spartirsi i tesori rubati ai galeoni di passaggio           Chissà quanti Amori nascono ogni giorno nei bar di Parigi, o di Roma, o di Berlino        Una infinita’  di affari si combina ogni giorno nei bistrò  di New York o di Tokyo e chissà ancora nel deoor di un bar hawaiano quante migliaia di Margherita si sorseggiano spostando con il naso l’ombrellino che orna un delizioso cocktail, intanto che si ammirano gli occhi della persona che ti sta di fronte e alle spalle ha il mare blu

Che il cappuccino lo bevi a casa tua anche se lo chiami caffè latte, e se non hai una brioches nella tazza ma magari ci intingi un biscotto o del pane raffermo                           Ma il cappuccino è arrivato ora  negli ultimi 100 anni    Prima in una Locanda trovavi vinaccia in brocche, prostituti e prostitute appestate, ora nei bar trovi storie di vita comune, respiri e sospiri, amori e dissapori e spesso l’accettazione degli Altri, per Te nei loro confronti, per Loro nei Tuoi …  La prostituzione corporea e fissa come il più antico dei mestieri, certamente si pratica in modo più sano e si mostra velatamente con meno sfacciataggine ma gli appuntamenti di amore dietro compenso trovano spazio ancora nei bar, luoghi di incontro per eccellenza

Questo è il bar e qualunque posto abbia da bere e da mangiare, alla fine è un pretesto di stare con gli altri, costruire stati d’animo, storie di vita …

SORIE COME QUESTA

Di lontano si sentono rintocchi di campana, che forse chiama i fedeli e lo stesso sanno di gioia, io me ne sto qui appena sveglio con i miei pensieri…Pensieri, perché le parole non servono quando guardi il cielo insieme al tuo cagnolino che è seduto sulle tue ginocchia E fors’anche non servono nemmeno i pensieri, bastano gli occhi a vedere l’azzurro del cielo di una giornata che sta per iniziare

L’azzurro che intravedi al di là delle nuvole che si rincorrono composte a voler far pioggia, che la pioggia e’  il contrario del sole e tanta ce ne vuole quanto l’essere riscaldati, necessario come bagnare il mondo e asciugarlo per raccogliere i frutti                    Il sole illumina la vite e l’uva per sua grazia maturerà, ma senza la pioggia non c’è vita e non c’è colore, …non c’è vino

Così che nessuna poesia vien bene di solo sole, anche la pioggia romanza d’Amore, …     Il cielo che li ospita, insieme alle stelle e alla luna, ai fiumi i mari e i monti, ne sono di degno contorno e riempiono lo sguardo e l’anima

E poi perché pensare, sempre pensare, …ogni tanto è bello non pensare a niente, …che la poesia passa prima dagli occhi… Io non sono un fiore eppur mi ci specchio

Sono una casa che t’accoglie con il suo calore, che sa amare tutti quelli che vi entrano Sono il destino che unisce altri destini    Sono la storia infinita di voler vivere in eterno senza corpo   Sono la persona che non si deve guardare allo specchio pensando di essere ciò che si è,…non troverei me stesso su questa terra

Sono niente e sono tanto Amore,… E lo stesso non sono niente senza di Te mia perduta adorata compagna,  a cui chiesi di perdonare le mie manchevolezze e desideravo anche chiedergli di accettare quel che fosse rimasto di me    Così dissi a Susy, quella notte tarda in Sardegna      Da poco si era chiuso il bar dove Lei lavorava ed io per non annoiarmi nelle lunghe ore di attesa l’aiutavo lavando piatti e bicchieri, posaceneri e cucchiai  Mentre sorseggiavo quel che rimaneva di un cocktail alcolico nel suo contenitore, forse per darmi del coraggio     Ancora una volta provavo a stendere la spada tratta e gridavo caricaaaa per farla tornare da me, un po’ più su, al nord, un po’ più vicina al mio cuore infranto e alla mia vita ormai poco utile, inutile

Mi sveglio il mattino   Mi alzo, mi lavo i denti e indosso dei vestiti badando di essere il più possibile coordinato nei colori e mi guardo bene dal non mettere niente di portato il giorno prima e sopratutto mi assicuro che non ci sia nessuna macchia benché minima

Esco dall’alloggio in città dopo aver girato per quattro mandate la chiave nella toppa della porta, abbasso la mano sul pomolo del chiavistello manuale di sicurezza  e lo “svito” di due mandate in senso anti orario, tolgo le chiavi, ripeto la stessa operazione e le assicuro in una tasca vuota, l’unica rimasta tale   Scendo le scale apro con una  mandata  antioraria il portoncino d’ingresso del palazzo, e ripongo di nuovo le chiavi  in tasca    Nelle altre tasche ci sono sigarette, accendino, che anche se difficilmente fumo durante il giorno porto con me il tabacco per ricordarmi che posso, ma meglio se non posso, senza costrizioni, per libera scelta, consapevole si tratti di un vizio che si ha, per coprire altre mancanze

Ho nelle tasche anche  le chiavi del l’auto con il telecomando dei box, e altre chiavi del magazzino dove mi devo recare a prendere del materiale che mi serve per il lavoro,…se ancora sono degno di chiamare lavoro ciò che faccio, oramai è un modo scombinato è scomposto di vivere

Non manca il portafogli con qualche pezzo di piccolo taglio, carta di credito per ogni evenienza non calcolata cioè che si guasti l’automobile o una spesa straordinaria di qualunque tipo    Magari una multa che puoi prendere per qualunque sciocchezza si possa combinare     Che se invece tutto fila liscio hai con te il denaro per poter portare a cena la propria moglie una volta ogni qualche settimana, e quindi prendendo una contravvenzione ne sfumerebbe la possibilità per quella stessa volta programmata, ma dovesse accadere, per la dura lex, questo ed altro, … La ‘cenetta’ eventualmente può aspettare

Capace magari che ti sei dimenticato di revisionare l’auto   Una macchinetta elettronica posta nell’auto dei vigili urbani semi nascosta, e loro che si buttano in mezzo alla strada improvvisamente che quasi non li eviti e accidentalmente rischi di investirli                  Una azione degna di un controllo per rapina a mano armata o sequestro di persona                             Invece l’interesse è tutto per me, sono fuori tempo di pochi giorni per la revisione del mezzo e due costate alla ‘Fiorentina’ bagnate da un buon vino, che non mangerai per questo mese in compagnia della consorte, sono il giusto castigo se paghi entro cinque giorni, oppure la “grave”contravvenzione aumenta del l’antipasto e del dessert”…

Che già i solerti tutori della legge, ti hanno permesso di portare a casa il mezzo invece che sequestrarlo, che gentili, …abito a ben ottocento metri da dove sono stato fermato, potrebbe accadere di tutto…i freni di un auto non controllata da due anni iin quegli 800metri, si potrebbero guastare e investire una decina di passanti, ferendone qualcuno e magari anche peggio … E se non funziona un indicatore di direzione o uno fanalino di segnale d’arresto e qualcuno ti tampona a 40 km.orari?    E se perdi una macchiolina d’olio e il ciclista vi scivola portando con se il resto del gruppo e si fanno male in ventisette?     E se non funziona un lavavetri anche se la pioggia non si vede da due mesi?     E mille altre cose ancora potrebbero andare storte perché sei “fuori” revisione di pochi giorni…

Due costate di Chianina Fiorentina e una bottiglia di Chianti che a questo punto solo te le immagini sono la giusta punizione, ed è inutile supplicare le forze dell’Ordine dicendo loro che devi lavorare due giorni per quella somma, inutile ti appelli alla loro indulgenza e al loro senso civico, l’errore è grave, gravissimo, indulgere è impossibile quanto imperdonabile

Si perdona chi sputa per terra, chi bestemmia in pubblico, chi abbandona il materasso o il vecchio frigorifero sul ciglio della strada, chi lascia gli escrementi del suo Cane che per mole la fa grossa come la tua, chi svuota il posacenere nel parcheggio, chi che con dei testimoni presenti insulta un estrcomunitario, …. e mi fermo perché la lista è lunghissima, ma aver dimenticato di fare la revisione ed essere in ritardo per  sette- otto giorni, No! È imperdonabile

Qualcuno disse che basta che ad un asino fai indossare una cappello e una  divisa e questi ti diventa un generale…Credo fosse Totò, ma si sbagliava, non doveva offendere l’asino… Ovviamente non vale per tutti, gli insensibili e gli idioti sono sempre più merce rara di questi tempi, …ma la mamma di loro è sempre incinta e anche se si tenta di debellarli…trovi lo stesso “asini” in divisa e spesso anche senza perché per qualche ragione non  sono riusciti ad ottenerla

Ho l’orario preciso per la colazione, mi rispiego il dettame nel cervello già stanco di ciò che debbo fare prima ancora di iniziare,  con le necessarie priorità dei singoli casi, poi il pranzo che se a tavola mi accontento di un solo bicchiere di vino, …è meglio, non ci si può distrarre, non è consentita la distrazione se si vuole portare a casa il pane, rischio di farmi fare le scarpe da qualcuno più affamato di me che non beve niente se non acqua

Pomeriggio programmato come da copione consumato e rientro per cena …, Una  mandata di chiave nel portoncino d’ingresso giù al piano terreno, ascensore, salgo, quattro mandate in senso orario con la chiave della toppa della porta che quando la richiudo dietro me, altri due giri in senso orario al pomello manuale di sicurezza

La cena, …in compagnia del consueto programma televisivo che non odio, ma mi rimbalza di stanco, di noioso e spesso mi rimbalza anche di infantile e obsoleto, un indotto obbligatorio per trascorrere del tempo, come quasi tutto il contesto televisivo     Il telegiornale cerca la lacrima a tutti i costi in una disgrazia accaduta a qualcuno che ne ha già di suo e noi gli si va a rompere ulteriormente i maroni invadendo la sua privacy, …ma la lacrima serve, se non c’è, non v’è notizia

Poi c’è la parte politica e anche se con l’occhio butto lo guardo, il più non la ascolto e penso ad altro, mi illudo di evitare di farmi prendere per i fondelli con parole dette per circostanza e comunque sparse al vento nel cielo delle notizie che più fanno comodo da dire per tenerci tutti buoni come pecoroni ammaestrati…che è così che siamo stipati nel contesto del nostro vivere e non parlo solo dei meno abbienti, dei cosiddetti “normali” di cui faccio parte, …che chi sta peggio nemmeno ce l’ha la tv e quindi non è nemmeno considerato, o meglio li si considera per puntare il dito contro di loro emarginandoli, titolandoli nullafacenti e quindi peso per la società, in realtà sono solo un altra qualità di pecore, nulla più, e di nuovo non voglio con questo offendere le ‘povere’ pecore, al contrario è solo per lodarne la mitezza e la docilità, quindi l’apertura a bene certo

Il resto della serata, si passa con qualche altro programma spazzatura, ma in genere non resisto più di tanto e se per caso mi imbatto in un programma di varietà dove la presentatrice o il presentatore invitano ad entrare nello studio un componente di una edizione del ‘grande fratello’,  e il pubblico presente si alza in piedi applaudendolo, allora sbotto, mi arrabbio parecchio,  vuole dire che mi incazzo come una iena che ha cuccioli affamati da sfamare e spengo immediatamente l’aparecchio televisivo

Mi infastidisce persino pensare che ‘abbiano’ registrato un numero in più di ascolto anche se ho chiuso il contatto   Penso che se ci si alza in piedi per applaudire il passaggio di una persona qualunque che non ha fatto niente di importante se non per se stessa, siamo proprio messi male, ci stanno “pilotando” non come pecore, ma come animali senza l’istinto, in pratica una razza di vita mai esistita, solo ‘programmabile’

Ci vogliono ignoranti facendoci vedere mille puntate di una telenovelas che potresti capirne il contesto finale con una decina di queste, e progettano telefoni cellulari che bisogna avere almeno una laurea per poterli usare    Le pecore vengono incanalate nei recinti comunque,…belle o brutte, intelligenti o meno… Allora sorge spontanea una domanda…chi sono i pastori che guidano le pecore se ignoranti e intelligenti sono di già sotto dominio?   Sono i furbi d’ingegno e i poveri di cuore    La parola ‘furbizia’ è sinonimo di per se, fine a se stessa,…è ignoranza per comodo e intelligenza con malizia… È come dire la bellezza dei vent’anni e quella di molti anni dopo,…quando risulta chiaro sia tutta un altra cosa, sono belle tutte e due ma se prese nel giusto senso

Ho spento il televisore e mi appresto a leggere quel libro che non mi interessa ma va tanto di moda, e così fai per stare nel gregge … 50 modi di…, per leggere di un coglione che ha visto bene di guadagnare dei soldi presentando al mondo le proprie perversioni sessuali assieme alla protagonista principale che viene usata per darci il saggio di impotenza psitica e debolezza umana di cui dispone, onde esserne umiliata per il nostro divertimento e stupore, che alla fine comunque non imiteremmo mai se non sbagliando, per essere a nostra volta protagonisti di assurdi modi per fare l’amore, non per Amare, quella è un altra cosa e non viene spiegata in quel libro, viene spiegata nel non leggerlo in modo di usare le nostre “normali” attitudini al l’accoppiamento con l’estrema naturalezza in cui ci disponiamo dal dono della vita ma la curiosità indotta dai media ti cattura e spesso ti porta in quel ‘recinto’ insieme ad altre pecore…di cui ripeto mio malgrado faccio parte

Un uscita quasi notturna per fare fare pipì ai cagnolini, che nel comodo appartamento di città, scendono a orari ben precisi in quel fazzoletto di due metri quadrati di giardino, e ogni volta che si riprende l’ascensore per risalire all’ultimo piano, ti guardano sconsolati come a dire…già finito il giro?   Dopo alcuni anni, non si sono ancora arresi all’evidenza, non hanno ancora capito che ci sono delle regole da rispettare, compreso il centellinare il tempo come facciamo noi che lo scandiamo con ritmi sempre uguali, piatti e fermi come il loro esistere    Loro, i Cani non possono capire,  non sono intelligenti, sono solo dotati d’Istinto, lo stesso che usiamo spesso noi come prima decisione per appunto  istintiva, peraltro non pentendoci mai, perché l’istinto viene dal cuore, dal nostro cuore e ovviamente pensiamo sia giusto così, e allora andiamo avanti a pensare che i nostri Cani sono testardi o stupidi, quando invece sono coerenti e intelligenti

I Cani sono intelligenti come gli Asini che si prendono le botte ma per non fare ciò che vuole il padrone, … e adesso parlavo di Asini senza divisa e cappello  Questa è una giornata senza andare al bar a bere un qualcosa, a parlare con qualcuno

E la domenica…., per grazia arriva pure quella    I vestiti son curati, ti devono dare quel tono in più, quella cosa che ti illudi possa distinguerti dagli altri, quando invece ti distingue solo da te stesso,…  Almeno in genere l’abito non fa il Monaco, è il cuore che fa la netta differenza … Più tardi si passeggia tra la folla di una via del centro nella parte vecchia della città frequentata da consueti abitanti,  quelli che come me si vestono bene per l’occasione e ci distinguiamo dai turisti che di abbigliarsi alla moda non importa nulla, loro danno più importanza a bellezza e cultura, a giusta ragione penso io

Cerchi  con lo sguardo un tavolino libero in mezzo alla piazza, un aperitivo con stuzzichino è l’ideale al che manca poco all’ora di pranzo, …Cagnolini nelle braccia, che sennò te li calpesta la gente, che oggi, domenica, la gente è folla   Troppa, ma sei in città e allora il cervello ti dice che non è troppa, …in realtà è tanta e stanca pure,…ma non è giorno e luogo di pensare il contrario, e anche se ti impedisce di far camminare liberamente felici i tuoi amati ‘Cagnini’ e tu ti sei urtato spalla a spalla con mille persone e molte di più ti hanno costretto a vedere il loro culo impedendoti di proseguire con il tuo passo…anche se,….è domenica, la domenica in città, la domenica che spesso fai non avendo niente di meglio da fare

L’ALTRO MONDO SUI MONTI

Quando io e la mia compagna siamo nel monolocale soppalcato di montagna, sembra avvenga il contrario di tutto,… che non finisce tutto lì   Spazi aperti, aria pura tra i monti imponenti fanno da cornice al tutto, colmando di gran lunga la mancanza di altre stanze, di solito inutili come il loro servizio superfluo servizio

Mi sveglio il mattino, mi alzo, lavo i denti, e indosso qualsiasi paio di pantaloni mi capiti tra le mani e se guardando vedo una macchiolina sopra di essi non me ne curo, li indosso lo stesso …

Esco dalla porta dove ho appena dato una mandata di chiave perché potessi uscirne      Nel piccolo atrio, mi avvicino al portoncino d’ingresso girando in un senso un pomolo affisso e lo dischiudo aprendolo spalancato per tutto il resto del giorno, lasciando che la luce invada il minuto atrio e illumini quel meraviglioso pavimento in cotto di almeno duecento anni,… Che guardare un oggetto appartenuto al passato ti porta alla mente la natura che con i suoi meravigliosi, maestosi, imponenti alberi centenari, ti fanno sognare ad occhi aperti    Quanti sospiri, quante angosce, quante gioie hanno respirato le fronde di quegli alberi,… E l’uscio del portoncino, sino a tarda sera, non si richiude più…

Pochi soldi in tasca e niente altro che di niente hai bisogno    L’auto non ti serve, quindi niente chiavi, quelle di casa sono nella toppa, sigarette e accendisigari li lasci a casa, che se devi camminare un po nei boschi, meglio non fumare,…come quella volta che mi incamminai con accendino in tasca e sigaretta dietro l’orecchio ben assestata tra i capelli come fanno gli scaricatori di porto o i muratori

Quel giorno mi dissi che raggiunta la cima di quel monte, me la sarei gustata fumandola, lassù, a meta raggiunta    La sera rincasando dopo la gita sul monte, notai che mi scendeva tabacco dall’orecchio, …era la sigaretta che avevo messo lì il mattino e che fradicia di sudore, cascava a pezzi,… Quando sei in certi posti e come ti trovassi più vicino alla Verità e più lontano dalla realtà, il vizio del fumo si fa’ mansueto e rispetta lo spirito attenuandone il “bisogno” e quel giorno non fu eccezione, quel giorno che andai con Carlo il mio amico boscaiolo è Gigi, il mio amico informatico, che di informatica gli è rimasta solo la ‘scuola’, ora il suo cuore e i suoi pensieri sono protesi altrove perché continuamente solleticato da poetiche illusioni …

Tanto meno ti può capitare di prendere una multa, anche se scendo nel box per prender la moto per andare a due km. piu’ su’ nel bar della Jole dove amo fare la prima colazione e mi dimentico il casco   Anche in montagna vige la legge e può capitare di essere ripreso dal vigile di quel paese con un avvertimento verbale, e prima ancora che essere severo nell’ammonirmi per l’infrazione in termini pecuniari, mi ammonisce severamente per la mia scarsa attitudine al volermi bene rischiando la pelle inutilmente…e non c’è multa, raramente e per circostanze gravi, veramente gravi, e la mia signora la porto a mangiare la pizza da Franz

Viene l’ora di pranzo anche qui, e mangi davanti ad un magnifico cielo, sole e monti che non ti possono ispirare che pace al punto di rendere fastidioso lo squillo del telefono          Per la cena, di fine estate la fai con uno dei meravigliosi tramonti che tingono lentamente di rosso il cielo l’intanto che il sole s’arrende di dietro le cime che risplendono di un chiarore di roccia che abbaglia e fa’ fantasticare, il vino che bevi è nettare per il tuo palato, al punto che si esagera sempre un po’                                                    La tv serve,…per un buon film di fine serata…nulla più, in aggiunta al fatto che sei felicemente stanco di sane e rigeneranti camminate nei boschi sui monti

Dei Cagnolini non te ne preoccupi affatto, sono liberi di andare e venire, a fare pipì, a dare la caccia ai Gatti che quando uno di loro si stanca e li affronta, li fa correre a gambe levate intanto che guaiscono di paura   La porta per loro è sempre aperta, la Minni è il Roccia hanno tutti gli orari per loro, come quando escono al suono delle campane, il mattino per l’Ave Maria e la sera con il suono che richiama chi vuole ascoltare la Messa

La domenica in montagna,… la domenica,…ci si veste con cura ma non maniacale, si va alla messa, e una volta terminata la funzione, si va tutti all’oratorio a bere uno Spriz in compagnia di gran parte dei cittadini del paese,… Finché la moglie un poco gridando ti chiama sul l’uscio di casa, … È cotta’ la polenta e il pollo è rosolato a puntino… Il resto della giornata è come le altre feriali, si mangia sano, … un bicchiere,… si passeggia, si va per monti, per funghi, per boschi o si va al bar con gli amici senza che nessuno ti calpesti i piedi e i tuoi cagnolini ti seguono a terra, giocosi e festosi, …lo spirito e a mille, la pace dentro è assicurata… Nessuno dei due modi di vivere è sbagliato per l’intesa del suo senso di essere preso, dipende da come la vedi, da come la pensi, ma sopratutto da che cosa ne pensa il tuo cuore

POI

Si ritorna alla vita di sempre, giù a valle che invade di confino con la pianura e si riprende la vita di sempre, e il ‘sempre’ capita a partire dal lunedì                                          Il mattino di lunedì e’ il solito rituale, che nella sua normalità trascende dalla stessa e in fine si fanno sempre le solite cose con le varianti del caso che la vita si riscrive ogni giorno, piena di interessi, persone e cose differenti nella loro uguaglianza                                       Le campane del vicino campanile della Basilica di San Martino, suonano l’Ave Maria con una melodiosa sinfonia che non disturba ma ti avverte del nuovo giorno, come voglia essere l’augurio di una buona giornata     Subito dopo, odo lo sfrigolio delle ante della cucina dell’appartamento di sotto che si spalancano

La Signora Carolina ultra novantenne che lo abita ha già accudito all’amato consorte con le prime cure di giornata, da qualche anno è dedita ad assistere il suo Caro Remo, ora penalizzato dal muoversi e sta su di una sedia a rotelle, anch’egli un eroe della seconda guerra mondiale, …il suo ‘secondo’ eroe …

Io abito all’ultimo piano di un bellissimo palazzo d’epoca appartenuto nella seconda metà del’ ottocento al Vescovo Gritti Morlacchi Carlo   Al piano di mezzo, subito sotto la nostra porzione di casa, abitano due nostri coinquilini, il signor Remo e la sua consorte signora Carolina, persone di squisita educazione e impeccabile rettitudine morale, persone d’altri tempi, in cui il rispetto e l’onore vigevano sovrani    La signora Carolina sempre prodiga di complimenti e attenzioni nei nostri confronti, di fresco ha invitato me e la mia signora, per un te’ pomeridiano, con lo scopo di augurarci vicendevolmente gli auguri di un Buon Natale, e noi felici accettammo, anche per profittare di salutare il signor Remo, che purtroppo ora come già accennato, l’arzillo signore di qualche decennio prima, suo malgrado  ora deve cedere all’incalzare del tempo inclemente, che l’ha costretto a oziare su di una sedia, o qualunque cosa gli permetta di star seduto comodo perché le gambe non ne vogliono più sapere di reggerlo

E fu così che verso le cinque di un bel giorno freddo di Dicembre io e Susy suoniamo alla porta di questi due signori, e ci viene ad aprire la signora Carolina, e subito non possiamo che stupirci dalla pulizia maniacale di quel appartamento, biglietto da visita augurale di benvenuto, che ci lascia esterrefatti intimorendoci quel che basta per esternare i nostri complimenti, consci che nemmeno a casa nostra, arriviamo a tanto ordine e pulizia  meticolosa, pur avendo alcuni anni meno di loro   Ci accomodiamo in cucina, dove salutiamo con un come va! il signor Remo, accompagnando il tutto con una calorosa stretta di mano

Dopo i saluti di rito, sorseggiamo un buon caffè, e intanto che iniziamo a parlare del più e del meno, con la curiosità che mi contraddistingue, inizio a fargli delle domande, e la prima e duopo che sia… Ma voi come vi siete conosciuti? La signora Carolina inizia con un sorrisetto, quasi di imbarazzo, al che mi dice… Deve sapere che mio Marito, il signor Remo, non è stato il mio primo Amore, perché prima di frequentarlo, ero fidanzata con un suo coetaneo, classe 1921, certo Andrea Caslini detto Rocco   Perché Rocco? Chiedo,  e la signora aggiunge,… Rocco era il suo nome di battaglia, infatti Andrea apparteneva alla famosa 53esima Brigata Garibaldi, faceva parte del gruppo dei partigiani che fu catturato insieme a Giorgio Paglia, il loro Comandante ed altri tredici persone, lassù alla Malga Lunga il 17 novembre del 44

Conosco la Malga Lunga, dico io, con Susanna e altre persone ci siamo stati, in un paio di occasioni, ricordo che ci pernottammo anche, e interviene mia moglie dicendo che infatti avevamo visto pure l’improvvisato museo storico, con tanto di fotografie e storia raccontataci dagli amici che all’epoca di quando ci andammo, era stato provvisoriamente allestito   Normale dirci in coro quanto e’ piccolo il mondo, che a distanza di 20 anni, ci faceva ritrovare, almeno in una parte di quella storia, in una singolare situazione di luoghi e memorie

In quel frangente di 70 anni or sono, un rastrellamento eseguito da fascisti italiani, in collaborazione a soldati tedeschi, su alla Malga Lunga, aveva infatti provocato il ferimento di due partigiani e, finite le munizioni, il tenente Giorgio Paglia, che comandava quella piccola divisione della resistenza partigiana, accetto’ la resa a condizione che i feriti venissero curati, ma il patto non venne rispettato, e a resa avvenuta, i feriti furono uccisi a colpi di pugnale, e il rimanente della squadra, in cui anche Rocco, il fidanzato della signora Carolina, vennero portati a Costa Volpino, un paese sulle rive del lago d’Iseo E fu dopo un processo infame e sommario, che vennero tutti condannati a morte, fatta eccezione per Giorgio Paglia, graziato perché figlio di Guido, un eroe pluridecorato della guerra d’Etiopia nel 1934

Leggendaria fu la reazione del Tenente Giorgio, che dopo essersi visto respingere per l’ultima volta la richiesta di liberazione dei suoi compagni, rifiuto’ orgogliosamente la grazia, gridando, …” O tutti o nessuno!” E chiese e ottenne di essere fucilato per primo Quel triste giorno che i posteri ricorderanno sempre, era il 21 novembre 1944                   E La signora Carolina per qualche attimo si interrompe, poi rivolge lo sguardo al marito, signor Remo, e con un flebile sorriso, quasi come a scusarsi con lui, di colpo si rivolge ai nostri sguardi e aggiunge,… Spero che il mio Remo non si offenda, ma vi voglio raccontare ciò che mi scrisse il giorno prima di essere giustiziato Andrea,… Rocco          Al che, ci aspettavamo che la signora, si alzasse per andare in qualche stanza per prendere la lettera, ma lasciandoci basiti, inizio’ a parlare dello scritto, così, come se stesse leggendo un foglio, senza tentennamenti, ne perplessità alcune… puntualizzando con indice e pollice uniti ogni singolo brano interrotto da un punto

Caro padre e sorelle e cognato, questo e’ il mio ultimo scritto che vi giunge, poiché tra poco la mia vita sarà spenta.  Sarò contento di rivedere mia mamma, e di rimanere sempre con Lei.  Dovete promettermi di non rimpiangermi, perché vano.  Un saluto ancora, un segno di vittoria per tutti gli Italiani, muoio per l’Italia, W l’Italia martoriata che presto sarà libera e indipendente.   Ora a te mia Carolina, non disperarti se questo ci separa per sempre, un saluto ancora, ricordati solo che ti ho amato sino alla morte, l’ultimo desiderio che ti chiedo, di mantenere la mia promessa, e questo mio saluto ti sia memore per tutta la vita.

La signora Carolina tenne fede alla promessa, perché dopo più di sessanta anni, ricorda e rispetta quella promessa, di quel partigiano, che solo un bacio le strappo’, ma immenso amore le promise per l’eternità   Lunghi attimi di silenzio seguirono, le ultime parole di quella commovente lettera, di par mio in pochi istanti venni pervaso, prima da commozione per tanto amore profuso in una sola promessa di matrimonio, seguita da un solo unico bacio, poi a seguire un senso di profonda vergogna nel mio intimo, se sapessero quegli eroi di come ora abbiamo combinato questa povera Italia, si rivolterebbero nella tomba, ma si doveva continuare a parlare, e asciugandomi una lacrimuccia che a stento riuscii a nascondere, con un gesto studiato di malcelata indifferenza, proseguimmo nel nostro conversare

Che poi venne il turno del signor Remo di raccontare la sua storia   Infatti Lui nella storia c’era già, in quanto lavorava alla cartiera Paolo Pigna, proprio insieme alla futura moglie Carolina, ma purtroppo per lui, ella si era già impegnata con L’eroe della resistenza Rocco, e al signor Remo, non rimaneva che farle una discreta e innocente corte, se non altro all’insegna di una malcelata simpatia   E lo stesso, suo malgrado venne a sua volta chiamato alle armi, il 14 gennaio del 1943, alla giovane età di 19 anni e mezzo, e cartolina alla mano si dovette recare al vicino distretto di Bergamo, per essere smistato insieme a molti altri, ognuno per le loro rispettive destinazioni

Al signor Remo, fu assegnato di far parte del gruppo ippotrainato, divisione Brennero e fu inviato conseguentemente a Bressanone    Il giorno seguente, dopo circa 11ore di viaggio, giunse alla destinazione a Lui assegnata   L’arrivo si rivelò da subito traumatico    Tutti malvestiti, il freddo la faceva da padrone, e gli indumenti pesanti che avrebbero dovuto indossare, furono dati a soldati arrivati precedentemente, e quindi furono costretti a tenere i loro abiti leggeri per altri 15 giorni almeno

Vennero alloggiati in una rudimentale stalla, che poteva ospitare una ottantina di persone, con lettini miseri, coperte insufficienti, ed un solo bagno per tutti, posto all’esterno    Il signor Remo fu indirizzato ad un corso accelerato di telegrafista, e verso la fine di marzo, venne trasferito a Caserta, sempre in treno, tutti stipati all’inverosimile, affidato, si fa per dire, al 133esimo reggimento di artiglieria motorizzata   Come comitato di benvenuto, (se mi è permesso scherzare) al suono delle sirene, che annunciavano un terribile bombardamento sulla vicina Napoli, tutti dovettero porsi in salvo, tra lo spavento e lo sgomento generale

Nei primi mesi di giugno, il 133 esimo venne “spostato” in destinazione sconosciuta, e il 25 dello stesso mese, a Brindisi, dopo un giorno e una notte di viaggio, sempre in treno, furono imbarcati, scortati da un cacciatorpediniere, per Patrasso in Grecia, dove due giorni dopo, vi sbarcarono    Ivi giunti, su di un pianoro, dove si erano temporaneamente sistemati, subirono un attacco da parte di partigiani Greci, senza potersi difendere, causa mancanza totale di armi e relative munizioni

Di tanto in tanto il signor Remo, si ferma nel racconto, e riprende dopo qualche attimo, con gli occhi arrossati dai ricordi, e la voce gli si strozza in gola, ma riprende a raccontare tra un singhiozzo e l’altro L e sue avventurose storie di ordinaria follia umana, almeno per quella situazione di guerra, che tutte le guerre sono folli, il solo nominarle, il solo pronunciarle le rende tali … Il battaglione, al mattino del 29giugno, fu inviato su dei barconi da sbarco alla volta di Zante, dove si trattennero sino al 8 settembre    Non potendo svolgere le sue mansioni per mancanza oggettiva di una radio, venne affidato alla telefonia, presso il palazzo Vescovile Ortodosso   Nel frattempo era stato assegnato all’88 esimo gruppo autonomo batteria da costa

L’episodio che più sconvolse il signor Remo nella sua permanenza in Grecia, fu quando venne legato mani e piedi, al centro di un cortile, da mane a sera, sotto il sole cocente, punizione per essersi rifiutato di entrare in mare a lavarsi   L’11 luglio del 1943 ci fu lo sbarco degli alleati in Sicilia   Sull’ isola tutti i soldati Italiani, allertati, vennero posti a guardia armati di un solo fucile, con inserito nel caricatore, sei colpi, e i sergenti con una bomba a mano sulla costa greca, pronti a fronteggiare un possibile attacco, che per fortuna non avvenne   L’armistizio del 8 settembre, firmato a Cassabile, fu l’inizio di un lungo, estenuante esodo, che si concluderà con il ritorno a casa, solo nel settembre del 1945

Il 14 settembre, sbarcarono sull’isola i Tedeschi, ed il generale delle forze militari Italiane ebbe un incontro con altri ufficiali a Patrasso, per stabilire i termini della resa L’impegno era che sarebbero tornati a casa tutti i soldati italiani, dopo essere stati disarmati  Il signor Remo, e compagni d’arme, furono imbarcati per Pireo, per poi raggiungere in treno Trieste   Durante il tragitto in Yugoslavia durato 20 giorni e venti notti, quando si fermavano per allarmi, provocati per lo più da partigiani del luogo, che erano soliti far saltare i binari con mine, allo scopo di deragliare i treni di passaggio         I  soldati Italiani, compreso il nostro signor Remo, vendevano quello che era rimasto dei loro vestiti per un tozzo di pane   Alla fine di quell’interminabile viaggio, finalmente raggiunsero Vienna, convinti che mancasse poco al rientro in patria

Era mera illusione purtroppo  Intanto, nel centro di Vienna, in un tratto percorso a piedi, vennero insultati, e presi a sputi in faccia, li tacciarono di essere dei traditori e “badogliani”, la realtà si svelo’ in tutta la sua crudezza, e capirono che non erano uomini liberi come pensavano, ma prigionieri   Di seguito, furono trasferiti, su di un ennesimo convoglio, dove le truppe hitleriane, li rinchiusero, sigillando completamente gli sportelli dall’esterno  Se mai si fossero addormentati, si risvegliarono a Berlino, dove ivi giunti, vennero spogliati di quel poco loro rimasto, e dopo un sommario inventario umano, vennero smistati ai lavori nelle loro rispettive industrie, il signor Remo andò con un gruppo di 85 persone per lo più Bergamaschi come lui, in una di queste fabbriche Si lavorava con turni di 12 ore, con due pasti giornalieri, trattamento dignitoso, al confronto di come venivano considerati i prigionieri Russi e Polacchi  Spesso, nel campo composto da 435 baracche, nei primi 2 mesi, racconta il signor Remo, faceva loro visita un prete, che con il pretesto delle confessioni, incitava i detenuti-lavoratori a resistere, e a non lasciarsi abbattere moralmente dalla falsa propaganda nazista

Poi del prete improvvisamente non se ne seppe più nulla, e non e’ bello immaginarne il probabile scontato perché    Il soggiorno forzato a Berlino, duro’ dall’ottobre del 1943, al 25 Aprile del 1945, data della liberazione da parte dei Russi, gli stessi che promisero agli italiani liberati, che in breve tempo sarebbero tornati in Italia via mare, passando per Odessa   Verso i primi di maggio, gli ufficiali Russi, vennero raggiunti dai colleghi alleati, che imposero a Italiani e Francesi di tornare indietro, mentre Greci e Rumeni dovevano proseguire  Il Signor Remo e compagni, per qualche tempo si fermarono a Furstlval, e li, le cose andarono di male in peggio

I Russi lasciarono liberi i loro soldati di rubare e saccheggiare, perché il cibo scarseggiava, gli stessi quando si ubriacavano, cioè molto spesso, derubavano gli Italiani, che sfiniti e intimoriti, non opponevano nessuna resistenza  Nel agosto del 45 poterono prendere il treno che li condusse al Brennero, per essere consegnati agli Americani   Il signor Remo, durante il tragitto si procuro’ una grave ferita al piede, ma per paura che ciò potesse ostacolare in qualche modo il suo rientro, soffri a denti stretti, per il gran dolore    Arrivati a Bolzano, ricevettero una tazza di brodo, sei sigarette, e una mela come compenso, che suona d’insulto, ma fu una manna dopo tanto digiuno fisico e morale

A Verona incontrarono un frate che radunava quelli diretti a Bergamo, così con un camion scoperto, arrivarono sino a Seriate, dove rimasero a secco di carburante, e dopo aver ottenuto un passaggio da un amico incontrato per caso, il signor Remo, dopo tre lunghissimi estenuanti anni di forzata lontananza da casa, finalmente poté abbracciare di nuovo i suoi cari, era il 7 settembre 1945    Qualche momento di pausa, e dopo aver tirato un lungo sospiro, il signor Remo mi guardo’ con occhi lucidi, aveva terminato di illustrarmi con le parole, la sua odissea, e sembrava non particolarmente felice di ricordare, …Sua moglie Carolina, dice che ancor oggi il  marito rivive con incubi quel grigio periodo della sua vita  Ed e’ la stessa signora Caterina, che continua il racconto, alzando di poco il tono della voce, che s’era fatta cupa e bassa, e con brio riprende il racconto da quel momento, anche perché si apre finalmente una gioiosa parentesi per i due coniugi

E’ facile immaginare che il signor Remo, non perse un solo giorno di tempo, e saputo della disgraziata fine del promesso sposo della signora Carolina, l’eroe “Rocco”, rivendico’ il sacrosanto diritto di avvalersi della facoltà di secondo pretendente, ed essendo che ad entrambi la situazione era consensuale, convolarono a giuste nozze     Dal felice matrimonio, nacquero tre figli, due maschi e una femmina, uno di loro ebbe qualche problema di salute alla sua nascita, e la signora Carolina, racconta che siccome la situazione si presentava precaria, disperata non sapeva che fare, non rimanendogli che di mettersi nelle mani di Dio e della Madonna

Così fu che un giorno, fece voto alla Madonna, e si reco’ a piedi da Alzano a Sotto il Monte, da Papa Giovanni Vlll, il Papa buono   Dodici ore a piedi, per pregare sotto la statua del Santo e sperare con il fervore della fede, di ottenere la grazia per una rapida guarigione   La sera stessa dopo l’estenuante viaggio di supplica, la signora Carolina, ricevette la notizia dal medico di famiglia che Il genito mostrava segni di un notevole miglioramento della sua condizione, è così ancora in futuro

E al marito, signor Remo si riempi’  il cuore di gioia, Lui, che pazientemente l’intanto che agognava la Grazia, leggeva pazientemente brani di libri, che narrava tutte le sere alla adorata moglie Carolina per cercare di alleviarle il dolore    Tempi duri, tempi belli, tempi di solidarietà, di rispetto, d’amore puro   Ed io e Susanna, li, ad ascoltare tanta purezza di spirito, un po’ sbigottiti, un po’ stupiti, da tempi a noi non appartenuti e che mai apparterranno sbalorditi da tanto amore profuso con la semplicità di storia vissuta, valori ora non più riscontrabili

S’è fatta l’ora di togliere il disturbo, e quasi senza parole, salutiamo con reverenza, e ringraziando per la bella testimonianza, ce ne andiamo, con una stretta di mano al signor Remo, un bacio alla signora Carolina, la donna di due Eroi, per un solo Amore

La signora Carolina, che ad una certa ora apre le ante della cucina, ad un altra ora precisa della sera le richiude, e quando si fa notte, ad un altra precisa ora la senti nella tromba delle scale che congeda Olly, una ragazza albanese che l’aiuta  a coricare nel letto il suo Remo e durante alcune ore del giorno anche a fare di fino le pulizie di casa                 Che quando capita che la Signora Carolina inviti me e mia moglie per un saluto o per una comunicazione di ‘palazzo’  o per un piccolo favore, come già detto, entriamo in casa sua quasi vergognandoci un poco di quel gran pulito, che amo chiamare stanze asettiche di sala operatoria, che al confronto della nostra pulizia di casa ci svilisce   Al caffè del bar, non ho mai avuto il piacere di esserci con la signora Carolina e il suo amato signor Remo, con Loro ho assistito la Messa di domenica mattina

ANCORA IN QUEL PALAZZO

Che anche adesso intanto che scrivo prego, scambiando vicendevolmente i due ruoli distinti che si accomunano per la felicità del mio spirito   Una preghiera alla risposta del mio vivere, che forse non è giusta più di un altra ma è la propria convinzione o Fede, e in fondo pur fosse fallibile è sempre una risposta migliore di tutte le altre, quindi si tramuta in positivo

Si esce di casa per il cappuccino al bar e inizia la giornata, che in cortile incontri per primo signori in giacca e cravatta e signorine con tacchi a spillo e tailleur che lo attraversano per recarsi nel loro ufficio all’ultimo piano, affrescato con dipinti ottocenteschi che ben si adattano alla serietà del luogo    Notari  e segretarie con gli uffici dirimpetto l’intero palazzo, gente che cammina a passo svelto verso il loro motivo d’orgoglio che riversano nel lavoro

Passi d’uomo, e sopra quei piedi  cerchi il loro sguardo per un saluto ma non è mai quel guardare pieno di diritto   Intanto non sai se li conosci e loro conoscono Te, poi si aggiunge la leggera angoscia di non essere sicuro di salutare la persona giusta, magari la confondi… in fondo, giacche cravatte e tacchi a spillo sono sempre gli stessi, vengono portati e mosse nello stesso modo, con quel pizzico di alterigia e movimenti d’anca che si muovono a ritmi più sinuosi nel loro possibile

E se sbagli il saluto ci rimani male, che già ti importava di farlo nella stessa misura che importa Loro, cioè di pura circostanza, se poi lo sbagli, dicevo, un poco ti incazzi, se invece indovini il ‘saluto’, al contrario abbozzi il più velocemente possibile un sorriso che per quanto svelto di ringraziamento, giunge sempre con un pizzico di ritardo, per cui per buona metà si sfuma nel vuoto del tuo sguardo, che nel frattempo ha già incontrato altre figure meno nobili inteso per grado sociale, ma in moltissimi casì più degne del più alto dei titoli nobiliari, …

Cosi il mio sguardo ha incontrato quello della portalettere, la ‘postina’, che a gran voce invita me e mia moglie a firmare la ricevuta di una raccomandata      È di molto curioso che la ‘postina’ mi chiami con un nomignolo del mio nome, abbreviandolo al punto in cui affettuosamente mi chiamavano da ragazzo… Una spiegazione un giorno me la diede, ma in effetti non ci capii una mazza, e mi pareva di offenderla nel non condividere quel ricordo che Lei ‘usava’ per riportare alla mente i momenti di una buona vita comune probabilmente a suo dire trascorsi insieme, una mia vecchia amicizia in pratica, una persona con cui ho condiviso un qualche cosa, … Allora, ricambio con affetto il suo saluto, certo che sotto c’è del Bene, e va bene così

E di nuovo si muovono passi verso l’agognata meta del bar, cattedrale del piacere mattutino   La sai di trovare molte facce o molti visi, lo stesso mai severi è gente di bar del mattino,     Li, ci si confronta con temi leggeri, spesso di carattere frivolo, battutine di prima giornata, e poi si parla di Cani, di auto, di donne e di uomini, gente di spettacolo, intrattenitori  moderni talmente capaci da influenzare una parte di noi che ne imitiamo il loro profilo di vita e nostro malgrado, le loro gesta

Inoltre, è divertente perché difficilmente si incontra le stesse persone in un bar pari frequentato, dipende tutto dall’orario, le persone che lo frequentano cambiano a seconda di ogni quarto d’ora a partire dalle 07 sino alle 9.30

Alle sette mediamente chi vi entra deve percorrere una buona mezz’ora di strada che li separa dai loro posti di lavoro e difficilmente si fermano per una colazione fatta comodamente seduti ad un tavolino bevendo un cappuccio mentre che si sfoglia un quotidiano   Così si prosegue per sino alle 08 o poco più   Il vero ‘traffico’ inizia con il turno delle otto e un quarto, di solito, prime fra tutte presenti, le farmaciste                     Mai la proprietaria della farmacia stessa, che arriva sempre di fretta dopo le 09 e altrettanto di ‘corsa’ con guancie leggermente arrossate e un sorriso timido con una mano in tasca del bianco grembiule e con l’altra afferra la tazzina, quasi trangugia il suo caffè e poi se ne va di lena com’era entrata, trascinando con se il suo flebile ma sincero saluto che più di voce lo fa con la luce dei suoi occhi che ti guardano attraverso un pertugio che si apre in un ciuffo dei suoi biondi capelli riccioli

Ma noi siamo ancora per strada, letteralmente perché abbiamo guadagnato un po’ della stessa dopo aver ricevuto posta   Che dall’angolo di un’alta strada che incrocia la nostra, spunta quella bella signora bionda   Truccatissima, ben acconciata nei capelli e vestita che pare debba presenziare ad una cerimonia, mentre a passo svelto va a consumare la sua colazione un po’ più giù, in fondo alla discesa della via sotto casa                                 Un gran bel bar quello, è situato in un piccolo centro commerciale di recente costruzione e lo stesso ospita anche una grande palestra dove si svolgono importanti appuntamenti sportivi

La signora Gina preferisce quel bar, in quel posto con una serie di negozi e attività commerciali, lì dove nel piazzale antistante che precede un grosso parcheggio, d’estate sono in funzione delle fontane che ‘sparano’ acqua verso il Cielo e ti danno l’impressione di essere in una località marinara mentre se alzi di poco lo sguardo, più in là della strada, non c’è il mare, si ben vede la striscia di verde con i suoi alberi                             Una striscia che al di là del dosso va’ a lambire il fiume Serio, allora con la mente si ritorna in pianura,… c’è un po’ di tutto in quel posto dove  va’ la signora Gina                  Lei è vedova con un figlio tutto ‘speciale’, un bravo ragazzo lavoratore con i capelli chiari portati piuttosto lunghi, lisci, acconciati con la ‘coda’,   Lui sta ancora spaccando cuori veri e immaginari, nonostante abbia trascorso più di trent’anni della sua vita, … ma si     “sistemerà” anche Lui come si suol dire…che per ora, amare la mamma non è cosa di poca valore    Stefano non frequenta più assiduamente il mio bar del mattino, o comunque molto meno  Si è spostato in un altro grazioso bar, quello nella strettoia che porta alla piccola piazza di S. Piero il bar della Guendalina, Guenda per gli amici … Dice sia meno ‘caro’, e anche se è vero non è la sola ragione, dalla Guenda ci sono volti femminili nuovi che rapiscono il suo interesse

Anche io frequento quel bar il lunedì, quando il giorno di chiusura del ‘mio’ non mi permette di ‘farci’ la colazione    Sinceramente, ci andrei più spesso, specie la sera per l’aperitivo, è di gran lunga migliore di molti altri, e per qualità e per rapporto           spesa-risultato   Spesso stupidamente ci si intestardisce nel “dover dare” la nostra fiducia a chi frequentiamo di più nel tempo, quando altre allettanti possibilità potrebbero affacciarsi alla,nostra conoscenza

Meglio sarebbe riconoscere che tutta la simpatia iniziale di chi gestisce il bar che più frequenti, svanisce con il passare del tempo presa a gomitate dalla ritualità consumata e da quel pizzico di maliziosa confidenza che a volte “guasta” i rapporti interpersonali      Così come potrebbe capitare anche a due persone che ne han poco anche per loro            È rimasto poco di troppi anni di questo lavoro, non c’è stato spazio sufficiente per Loro, la  Cinzy e il “Fredone” come affettuosamente li epitaffio io, hanno dato e ancora danno, ma la crisi e la concorrenza li stanno sfiancando…quel che peggio, penso, che stiano facendo ciò che fanno con la caparbietà di chi agisce oltre la necessità effettiva del loro fabbisogno, o forse a questo punto non saprebbero fare altro e ne convengo con loro perché sono ancora dei bei ‘ fusti ‘, e non è ora di tirare i remi in barca   Meglio pensare che vogliano trascorrere i loro ultimi anni tra le montagne perennemente innevate di quel posto lontano dal nostro paese, così che accumulano il più possibile per poter coronare il loro sogno

Che la finisco in questo modo ma in realtà non è che uno dei tanti ‘peccati’ che mina la nostra stabilità terrena, e l’ingordigia non è cosa apprezzabile, ma ognuno deve lottare con i propri demoni    Cio’ che importa  è l’unica possibilita che escludo a priori, sicuramente non lavorano per il solo cibo ma per il piacere di farlo e ciò che mi conforta e mi permette un pizzico di maliziosa leggera cattiveria nei loro confronti quando di loro voglio dire  E non escludo che forse Cinzi e Fredone se ne rendano conto di questo, ma ci perdoniamo a vicenda, io, voi,  con la nostra complicità vicendevole che lo stesso tende al bene, con quel poco di interesse personale che scaturisce appunto piccole ‘malignità, che anche di pettegolezzo purtroppo si vive

E frequento anche il bar della Guendalina il lunedì, ma a volte non solo quel giorno che non disdegno nemmeno il martedì           La Guenda, mi è piaciuta sin dalla prima volta che ho messo piede nel suo bar   Molto carina la Guenda, esile e gentile, con quel musino che pare avere sempre diciotto anni, ma due pargoli, un maschietto e una femminuccia difficilmente glieli avrà portati la cicogna a dodici anni, ma non è gentile chiedere l’età ad una signora, e allora me la tengo in testa che ha appena avuto la patente

Mi è piaciuta dal principio anche perché espone nell’angolo dedicato alla lettura, oltre ai consueti quotidiani, anche dei libri nel suo bar   Libri che puoi leggere sul posto sorseggiando un buon vino o una fresca birra,  o te li puoi portare anche a casa, con la unica condizione di riportarli e magari lasciare a tua volta un libro da leggere, uno di quelli che hai letto e che metti a tua volta a disposizione di chi si vuole rilassare            nel’ estasiarsi a leggerlo

Mi fermo un istante tra un caffè e l’altro e penso a quante volte …ho ‘usato’ il bar come non avrei mai dovuto usare                                                                                                    Quante volte il giorno lasciava posto alla sera che cheta aspettava il buio, ed io ero li, attore di una ennesima storia cucita di fresco sulla mia pelle e nascosta alla mia coscienza, per non dovermi il giorno dopo farmi troppe scomode domande e chiedermi i conseguenti inevitabili perché, che di buio nell’anima ce n’era di troppo, … quante volte

Quante volte giungendo la notte invece che ammirare il cielo stellato, aprivo le porte alla mia vanità e davo sfoggio dell’uomo che non ero trascinandomi in vane glorie di conquistatore senza pari     Esaltazioni artificiali, buone per rendermi leone per il film che stavo girando in quel momento della mia vita, lasciandomi misera bambola di pezza inerme e sgualcita  al loro svanire

Quante volte il cuore della notte invece di portarmi i beati sonni del giusto che inevitabilmente danno consiglio e fortezza allo spirito, si sprecava in una continua quanto inutile ricerca di lussuriose chimere di evanescente convinzione e strafottente onnipotenza

Quante innumerevoli volte ho visto l’alba scambiandola per fastidioso chiarore che mi disturbava gli occhi arrossati, stanchi e storditi da eccessi spropositati di troppe cose ingurgitate fumate e bestemmiate

Quante volte non ho visto sorgere il sole in tutto il suo splendore, respirando a pieni polmoni una boccata d’aria fredda o fresca che avrebbe dato risveglio alla mente con il cuore a rinnovata nuova vita, di un nuovo giorno che nasce

Quante volte durante le prime ore del mattino non ho costruito la mia vita insieme al resto del mondo, sprecando di fatto l’aurea cornice che lo riveste di regale importanza per ciò che regala, perché, inverso ho dormito sonni tormentati e neri come la pece stessi come i miei pensieri al cupo risveglio

Quante volte nei miei brevi meriggi, non ho ammirato il sole nella sua sfolgorante lucentezza fonte di vita e di gioia, le nuvole nel loro rincorrersi a volte giocoso altre minaccioso, con il vento che sibilando le forma e le comanda, dando sfoggio al miracolo della pioggia nella sua rigenerante benefica discesa

Quante volte di molto rado vidi e sentii la natura intorno a me scoppiare rigogliosa nel suo fragoroso presente, perché ero impegnato a credere di essere al di sopra di chi mi stava di fronte, e quindi pensare che quello che facevo io per vivere, sbagliando, fosse il migliore dei modi, impiegando forze ed intelligenza donatemi quel 21 settembre di molti anni or sono, solo per soddisfare dei sogni che duravano poche ore di una notte lasciando il giorno appresso vuoto di materia e di spirito   Così che costruivo fragili mura su fondamento di sabbia, obbligandomi frequentemente a reinventare i miei natali, nella flebile speranza prima o poi, di trovare roccia dove poggiare i miei sentimenti

Quante volte,… sentivo dentro di me, un grido che umile vergognandosi scompariva al mio disdegno nell’udirlo    Forse perché avevo paura di scoprire che provenisse dall’intimo del cuore   Poi lentamente presi ad ascoltarlo, e da stridulo che da principio mi giungeva, lentamente comincio’ a farsi insistentemente dolce e soave, e rassicurante di armoniosa pace

Con il tempo, seppi dare un nome e un volto a tutto ciò, un indispensabile preziosissimo aiuto, che non mi ha dato nulla di materiale, ma per mio beneficio mi ha, e mi sta togliendo tutto quello che inutilmente ho preso dalla vita, vanesie materialità ottenute con sotterfugi e furbizie mascherate da intelligenza, una lama a doppio taglio che si è ritorta contro di me, facendomi sanguinare ad ora con poche  interruzioni

La strada da percorrere è  lunga, spesso molto dura, estenuante, umiliante ma che diventa esaltante nel mio dentro, disseminata di nuove realtà sconosciute, ma non mollo, ora non più     Adesso che conosco la notte con le sue miriadi di occhi luminosi, l’alba e il tramonto dipinti di un rosso che cambia in ogni istante d’intensità nel suo apparire e scomparire    La Natura nell’esplosione di profumi e colori che tutto pervade e mi scoppia dentro a ringraziamento perpetuo del suo Creato                                                       E se tanto mi sono tolto, molto di più mi e’ stato restituito, come il dono del’Amore, linfa vitale di vita, essenziale collante umano, carburante per l’anima                                    Quante volte,… dirò grazie per aver avuto un altra possibilità                                       Quante volte… berrò dei caffè al bar con me stesso o con altre persone

Una di queste può essere la ‘Titti’     Lei è Tiziana, io dico uno dei più bei ‘fondoschiena’ che frequentano il mio bar, e Lei se la ride a più non posso quando me lo sente dire         A volte capisce la battuta con qualche secondo di ritardo, allora ride più forte quasi la sentissero in piazza   La Titti ha un bel culo mentre il seno se lo è portato via la scienza che ha detto che senza sarebbe di certo stata meglio, … o a dirlo alla Titti che è Toscana d’origine, sarebbe stata ‘di mooolto meglio’      Che all’isola d’Elba da dove Lei viene si dice in questo modo, che poi cosa ci faccia qua senza mare, … sarà l’Amore che ha deciso per Lei, altra risposta non ho se non il rispetto che nutro per le scelte di ognuno di Noi

Poi arriva anche quel  ‘ragazzotto’ di bell’aspetto, sempre ordinato, pulito come ha d’essere il suo Animo       Lui gestisce insieme ad altre persone che non vedo mai al bar, dei negozi d’abbigliamento     Entra al bar con l’aria di chi non chiede mai e sa solo dare Come in quella bella iniziativa nei pressi del periodo  natalizio, dove privilegiava il bene dell’intera comunità e non solo degli abituali clienti, facendo impiantare una giostra per i bimbi di tutto il paese per farli divertire, … e quando gli chiesi se il progetto fosse suo, rispose che no, era l’iniziativa di molti, ma io conobbi solo il suo nome figurare tra gli organizzatori e i finanziatori del progetto di bene    Il suo nome che nemmeno ricordo    Poi glielo chiesi Un altra mattina, con un altro cappuccino      Ma basta il suo viso il suo sguardo che dopo il caffè del bar, intravedo  non di raro poco dopo in chiesa a portare omaggio di quel che farà del resto del giorno, alla Madonna, che insieme onoriamo, che insieme Amiamo

Mica la Madonna mi piace perché  è Divina     No,no, non ci penso proprio                         A me la Madonna piace per il contrario, mi piace sia stata una persona qualunque che semplicemente ha accettato una situazione che a Lei in quel momento pareva la più sublime delle scelte, quindi il suo immenso Cuore parlava per Lei   È per me una conferma di uno dei Sacri Dogmi della mia inclinazione alla Fede Capirete che è un po’ come dire che è vero, …. ognuno di Noi, è ‘ In Odore di Santità’   Ognuno di Noi può percorrere il sentiero del Bene combattendo contro il quotidiano contrario, perché credo sia questo lo scopo di vivere per uno scopo,… pensare che dal nulla possa nascere un fiore ‘Una magia celeste’, … che altro colore non so dare come definizione del bene

Tutto ciò che rappresenta la Santa Vergine, è impressa in me come, come fossimo Noi che avremmo tutto ciò che più desideriamo se solo possedessimo un pizzico della sua Umiltà Una Donna comune, Una Donna Sapiente della sola cosa che conta, … l’Amore

Normale poi che ai miei occhi la Veda come vestita d’Azzurro con il Bianco della Purezza che le fa da contorno, e quel vello Rosa che aggiunge Purezza alla Purezza, nel vano tentativo di contenerla in una immensa foce  La stessa diga che con il passare del tempo, non riesce più a contenere lo straripare della Purezza stessa e straborda in ogni dove ad innondare l’Universo   Questi sono i colori con cui i miei occhi vedono la Regina della Terra e Regina dei Cieli, … forse penso così perché era una di Noi … è Una di Noi

Nell’Intimo di me, riconosco un Solo Re e una Sola Regina, se non per il ‘Divino’, senza dubbio per il Grande insegnamento di vita … perché una vita i due Sovrani l’hanno vissuta in carne ed ossa     Un bel modo di vivere, un bel modo di stare bene con se stessi e cercare disperatamente di far star bene anche gli Altri a partire di chi ti vive accanto AVE MARIA che sei nei bar, che sei nella via, che sei per fortuna, non solo anche Mia

Non ci sono orari precisi per cui il signor Antonio e rispettiva consorte arrivino al bar Mignon    Insieme o separati non hanno orari sistematici, probabilmente gestendo una cartoleria, approfittano di momenti di quiete e quelli non si sa mai quando arrivano         Il loro caffè lo bevono quando possono, del resto il signor Antonio si è adattato a tale punto perché il suo sorriso non sai mai quando e se arriverà, così come il suo saluto che un giorno è dandoti del Lei, l’altro è dandoti  la confidenza di eliminarlo … in genere è timidezza, ma personalmente sono da sempre stato schivo al esserne convinto                Un sorriso non si nega mai a nessuno, a meno che il tuo cuore non ne abbia per se stesso

Il babbo di questo cresciuto ragazzo, è un signore distinto quanto il suo gradevole modo di porsi      Una delle poche persone che abbia avuto modo di conoscere che nella ‘vedovanza’ non si sia abbattuto, ma al contrario sembra vivere una vita felice del tanto che gli rimane, Lui beve il suo cappuccino e legge il suo quotidiano sempre senza intralciare nessuno, sceglie con educazione i momenti giusti per farlo, la cartoleria prima era sua, ora e del figlio che ancora vende anche libri

Anche la signora Carmen lavora nel negozio del riservato Antonio, ma di rado la vedo al bar, e quelle poche volte con un  vassoio porta dal bar alla cartoleria, più di una tazzina di caffè e a volte qualche pasticcino sopra, insomma ancora lavora … Anche la Carmen vende libri …

 

 

 

 

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