Brami’, … lassa le amo’po ol so lumi’

img_0373Prego spesso pensando a Gloria   Lei è uno stato d’animo che mi prende quando mi collego all’immenso del bene   Se la mente corre al sublime, ci devo accompagnare anche il mio corpo a ringraziare   Oggi lo faccio con una primula viola che vado a deporre ai piedi di uno dei due più belli dei miei pensieri  Un omaggio terreno a ricordo della mia pena che Qualcuno ha ben pensato di aiutarmi nella farla divenire una realtà gioiosa

Ma mi serve uno spago o del filo di ferro per legare alla fiamma di un piccolo sole imprigionato a perpetuo ricordo, la primula viola    Allora esco da quel luogo di Pace eterna, alla ricerca di ciò che mi serve e nella piazzola antistante che funge da parcheggio, noto una persona che armeggia nel posteriore del suo furgoncino a porte aperte   Quasi d’istinto mi vien da rivolgermi a Lui, per chiedere se nella composta confusione dei suoi attrezzi da lavoro, per astratta combinazione non abbia uno spago che avanza, ma non chiedo di quello, passo subito a chiedere del filo di ferro

Questo gentile signore, in segno di approvazione rovista tra le sue cose e poco dopo si gira verso di me un poco sconsolato dicendomi di non averlo trovato e per dimostrarmi il suo interesse alla mia richiesta, mi consola facendomi vedere nel palmo di una mano una pinza   La pinza senza il filo di ferro non serve, ma è un modo per dirmi che ora si cercherà nel capanno degli attrezzi, poco distante da noi   La ricerca porta i frutti sperati, così che troviamo ciò che ci serve, del filo di ferro sottile avvolto nel cerchio di una ‘corona’ commemorativa dismessa   Spoglia di foglie, fiori e ultimo messaggio d’Amore terreno con parole d’oro stampate su una carta violacea, estremo saluto di un arrivederci

Contento ringrazio, rientro in quello spazio consacrato e raggiunta la lastra di marmo bianca che sta in basso quasi per terra,  mi inginocchio badando di non urtare un cero che riluce stanco perché sta per finire    Qualche gesto veloce mi accingo a fare quel che volevo e in poco tempo il vasetto di primule è assicurato al lumino

Ora è tempo di pregare   È sabato e se osservo la cadenza del giorno abbinato ai quattro Misteri del Santo Rosario, dovrei  dire le Omelie in onore dei Misteri della Gioia o Gloriosi che il significato non cambia, ma trovandomi in quel posto, mi confondo istintivamente e penso sia il giorno dei Misteri della Gloria, quasi fosse un celestiale abbinamento   Non sono che alla seconda decina di Ave Maria che alle spalle giunge una persona che sorpreso mi chiede se io conoscessi la persona a cui stavo dedicando il più delicato dei pensieri pregando

Era quel signore del filo di ferro   Con un poco di imbarazzo faccio trascorrere qualche secondo cercando di dare una risposta il migliore possibile allo scopo di non turbare il mio interlocutore   Qualche istante  La mente elabora tra altre risposte confuse, una sola emerge fra tutte, la verità   La risposta più semplice, quella vera, allora incrocio con coraggio lo sguardo degli occhi dell’uomo che mi sta di fronte e gli dico che no, non conoscevo quella ragazza prima del giorno segnato a caratteri d’oro sulla sua lapide, addirittura poco dopo gli dico anche l’ora esatta di quando l’ho conosciuta   L’unica ora della mia vita in cui ho visto Gloria in questa vita

Racconto anche di altri lugubri  particolari che dopo ventidue anni, mi vien facile dire  Dopo tanto tempo è quasi un sollievo riparlarne, a riprova costante di essere stato incolpevole fautore del disegno del mio destino   Un beffardo epilogo del sinistro gioco della vita, un incidente   Notando che con la testa fa cenno di comprendere, mi allargo alla confidenza nel dirgli che per assurdo possa sembrare, da quel grigio giorno considero Gloria mia inseparabile migliore Amica    Quell’uomo capisce, mi conforta, e a questo punto è duopo ci si presenti, e stringendoci la mano piacere lui dice Abramo, ed io piacere mio, Annibale

Singolari i nostri nomi dico    Io mi chiamo Annibale perché quasi sessanta anni fa vigeva ancora L’usanza di prendere il nome di un caro estinto o come nel mio caso, di una persona che fosse in procinto di esserlo    Mio nonno si chiamava Annibale e stava molto male, così come da desiderio di mia nonna con la sacrosanta approvazione di mio padre Giuseppe, suo figlio, si decise che mi si chiamasse come Lui, Annibale                       Curioso e simpatico particolare, fu che mio nonno per grazia ricevuta visse ancora per altri anni   Ho fatto molti mestieri senza amarne uno, ora scrivo e ci metto l’amore in ogni parola

E tu perché Abramo?   Mio nonno si chiamava Abramo e gli piaceva un sacco leggere la Bibbia   Mio padre si chiamava come il tuo, Giuseppe ed era basso di statura, così che lo chiamavano tutti simpaticamente Bramì, il diminutivo dialettale di Abramo, il figlio del nonno      Così che mio padre mi diede per nome Abramo in onore di suo padre, e la mia famiglia da allora è detta  dei ” Brami’ ”

Ho fatto il camionista per molti anni, ora per gentile concessione dei municipanti raccolgo in appositi contenitori i rimasugli di cera avanzati sul fondo dei lumi votivi, separo i colorati dai bianchi e ne vendo il risultato alla cerereria in città, il ricavato lo devolvo in beneficenza   Volontariato per vocazione, un altro modo per fare del bene che fa stare bene più me che chi lo riceve   Mio nonno non leggeva invano la Bibbia

Adesso non mi sembrava fosse così strano aver confidato ad Abramo che sentivo nel mio cuore la presenza di Gloria come mia Amica   Solo un Amica o un Amico sincero ti fa fare incontri con altri Amici veri   Ci salutiamo con un augurio fraterno, ma ho ancora del filo di ferro che mi è avanzato nella tasca del giubbotto, e in auto c’è un altro vasetto di primula di primule rosa   Allora vado in un altro Campo Santo, la c’è l’altra ragione di due dei più belli dei miei pensieri, la mia Mamma, … e la storia d’Amore continua …

 

 

 

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