4) STARE BENE

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Erano quaranta è più anni fa che andavo in uno dei primi bar che avessi mai frequentato per diletto   Prima ancora ci andavo con il papà che mi portava con lui perché avesse un alibi valido con la mamma per potersene stare in giro senza tormenti quando si era di ritorno a casa   Infatti con la mia complicità si diceva di essere stati dalla nonna o a vedere un lavoro, che il babbo era un artigiano già da allora che soppesato ai giorni nostri è l’equivalente di essere un industriale di discreto successo

Che con papà si andava spesso anche a locande   Improvvisati posti di ristoro nell’interno di cascinali che ti servivano sarde al sale e salame nostrano, ovviamente il tutto innaffiato da vino grosso, rosso, che il bianco era per signorini e signorine di città

Per questo la trattoria che frequentai dai quindici ai diciotto anni era anche bar per me, la signora Lucia e il marito signor Natale, avevano una grande pazienza nel sopportare un orda di scalmanati irriverenti ragazzotti  che sbraitavano tra una calata di carte in mano o un punto mancato alle boccette   Io, l’Annibale detto Bile,  il Claudio detto Clod,  il Vittorio detto il Francese che per metà lo era davvero, quello con la sorella tanto carina dalle tette grosse, … la Martine

Poi ancora l”Imre  di padre Ungherese e Mamma bergamasca detta la “picagiona” e non mi si chieda cosa significa, non ho più aime’ i miei amati genitori per poterglielo chiedere ed infine per ultimo ma non ultimi per importanza il Giorgio, Giust per gli amici, che giusto sta per giusto ovviamente e non va spiegato il perché                      Cinque scalmanati giovanotti con la voglia di spaccare il mondo in due, e si giocava al biliardo si giocava a ramino e scala quaranta, interminabili partite che all’inizio dovevano servire per ammazzare il tempo che ci separava dall’andare in “vita” … questo si pensava sempre, ogni volta, ma poi si finiva per essere buttati letteralmente fuori dalla trattoria almeno un ora dopo l’ora di chiusura stabilità, … la paziente signora Lucia, non era più paziente e suo marito Natale era a letto già da qualche ora

Che di certo non si andava solo li, l’alternativa più vicina come distanza era la signora Gina che al tempo gestiva una latteria, un bar latteria che chi vendeva latte insieme al vino non aveva una vineria, ma latte-ria   Il giuoco del sette e mezzo Amble’ lo imparai allora, e le estenuanti partite al flipper che suonava e schiamazzava come un ossesso, le feci dalla Gina che aveva due figli maschi da crescere, due biondi, che Lei era mora e biondo sarà stato il marito che non ho mai conosciuto

A quell’epoca non si vedevano cartelli del tipo per colpa di qualcuno non si fa più credito a nessuno, e tanto meno il semplice e tassativo … Non si fa credito non esisteva proprio  Se il gestore del bar o della trattoria o ancora della latteria non faceva credito, perdeva il 50% dei clienti, perché molti si ‘segnava’ sul biglietto del conto personale                           Le dispute, i dissensi e le controversie al momento di saldare questi debiti, era all’ordine del giorno, ma nonostante sembrava che fosse stato gonfiato il conto, comunque si continuava a ‘segnare’ sul tacchuino del pagherò che altro non si poteva fare, o forse sì, ma noi non si faceva   Dalla Gina mi innamorai quel poco o quel tanto di allora di una ragazza   Una bionda dalla pelle bianca, aveva qualche anno più di me, per questo mi innamorai solo io di Lei e non Lei di me

Dove non si lasciava nulla da pagare, era il bar la “Morina”    La si era ospiti non graditissimi perché avevamo un decennio meno dei loro abituali frequentatori e quindi quando si andava per ordinare un “Campari in due” si pagava subito e con il resto si metteva qualche cento lire nel jukebox per ascoltare Bella senz’Anima scritta e cantata da Cocciante o Sereno è di Drupi, che Una donna per Amica di Battisti si gettonava la sera quando l’atmosfera si accendeva di fervide e fulgide speranze di approccio … che rimanevano tali perché non si cuccava mai     Dalla Morina c’erano i figli della padrona del locale che avevano due splendide moto Kawasaki 900   Una verde bicolore con mezzi manubri e una marrone anche essa bicolore con manubrio di posizione alta, più turistica, i due fratelli Muri’ … Il Pippa era lo zimbello del gruppo e che si chiamasse in quel modo la diceva lunga sulla sua altezza, … che non c’era, era una ‘pippa’

Non poteva mancare il bello del gruppo,  il Nebbia che si chiamava in quel modo perché il geometrino carino, veniva da Milano, da li il “nebbia”   Era il nostro mentore, la nostra guida, ma non spirituale, quella con il sesso non ha niente a che vedere                               Il Nebbia era lo sciupa femmine al quadrato, il conquistatore di cuori senza macchia, le poche ragazze che frequentavano il Morina erano sue

Il Pippa invece era la barzelletta di tutti, capace che ti usciva con la scoperta di volersi fare 11 km. In salita con la bicicletta, senza mai mettere il piede a terra, sempre sui pedali di spinta   In pratica la scommessa era che doveva andare da quel bar ad un altro, ma non in pianura, in montagna a Selvino, questa era la meta da raggiungere, un paese ridente di molte seconde case interamente ghettizzate dai milanesi che venivano a rubare un poco di frescura dalle nostre parti   Venivano anche a schernirci per la nostra cadenza vocale un poco tozza e sgraziata, certamente non ci venivano ad insegnare a vivere, quello per molti di loro era un optional, per noi indigeni una normalità

Come finissero queste scommesse da ridicolo goliardico ubriaco non ricordo, ricordo bene che se ne parlava per giorni e giorni, e si rideva ancora più     Anche Noi si andava in Selvino, anche se per altre ragioni, altre motivazioni, che a meno di vent’anni non sei tu che comandi ma gli ormoni che eccedono e gli impulsi non te li mandano al cervello ma a al … pisello   Così certe volte di sabato, si tirava a sorte per chi potesse andare in quel bar con grandi vetrate in Selvino   Tre di Noi 5  erano i fortunati che salivano fin lassù con la 500 bianca del Ciccio

Il Ciccio era il figlio maggiore della signora Lucia, sposa di Natale, proprietari della trattoria e il bar che si frequentava abitualmente in quelle lunghissime giornate che si partiva per l’aperitivo e si finiva a notte fonda con i gatti che miagolavano striduli in cerca d’amore    L’altro figlio, il minore si chiamava e ancora si chiama Alfredo che poi sarebbe il marito di Cinzia, in pratica sono i ragazzi che ora aprono tutti i giorni la      saracinesca del loro bar, il mio bar del mattino e non solo, il Mignon

Chi era meno fortunato si faceva la salita con i “cinquantini” con motori truccati che di truccato c’era solo il rumore della marmitta bucata   Se d’inverno, ci si metteva dei calzini di lana sulle mani e un sacco dell’immondzia davanti al petto per ripararci dal freddo    Quando si arrivava in quel bar, si era di già imboscato l’imbarazzante equipaggiamento antigelo sotto la sella della moto     Le due graziose sorelle che servivano da bere in quel bar che guarda caso si chiamava Milano, non  dovevano assolutamente vederci agghindati in quel modo ridicolo, si appariva con giaccone di pelle e camicia aperta di almeno due bottoni sul petto che lasciavano vedere pelle nuda, senza sotto la maglietta della salute … anche se la pelle era “d’oca” per il freddo preso

Ma le ‘graziose’ sorelle non dovevano capire che due di Noi erano arrivati al loro bar con dei motorini, avrebbero sminuito l’importante arrivo     Graziose sorelle ripeto ancora, non di più, perché di bello c’era solo la nostra fantasia nel vederle star Hollyvudiane, in realtà erano due semplici ragazze che ammiccavano dolci sorrisi e procurata simpatia al solo scopo di ripagare ciò che si sarebbe bevuto    Il Ciccio aveva di già 21 anni                            Era il primo che a giacca con bottoni slacciati, protendeva un gomito del braccio appoggiandolo con celata maestria sul bordo del bancone e si rivolgeva a una delle due tipe, chiedendo da bere e continuando a parlarle sinuosamente chiedendole come fosse andata quella settimana   Le risposte erano banali e puerili come le domande stesse, così anche il Ciccio finiva per alzare il gomito senza risolvere altro che un arrivederci a presto

E tutti si rimaneva a bocca asciutta, ma il colpo in canna che si era pronti  a sparare non si mollava mai     Non ci si arrendeva tanto facilmente, così che per finire di stordirci di tutto e di nulla, si faceva il classico giretto in città per ammirare le Lucciole che generose mostravano cosce e seni per scatenare poi nel profondo di una notte balorda di molto alcol e pochi fatti, ogni genere di frustrazione per la mancanza di sesso vero e tutte le repressioni finivano nell’intimo delle nostre lenzuola

Ricordi di gioventù, quando ai miei tempi il bar non era cappuccino e brioche, ma divertimento e aspettative di una vita futura   Era un posto dove ti aspettavi arrivassero le grandi esperienze, era il posto che ti aspettavi arrivasse l’Amore, che nemmeno conoscevi se non camuffato da vigliacche combinazioni di sesso   Erano quei tempi, di quei bar … di quegli ormoni

SORRIDI, LA VITA TE LO LASCIA ANCORA FARE, … COME IL RESPIRARE

Siamo nati da desiderio umano che spesso si intreccia con il bene, e nel palcoscenico dei nostri sentimenti siamo tenuti a rendere conto di noi stessi, con le nostre scelte, le nostre azioni, conseguenza invisibile solo al nostro pensiero di sguardo fugace che sa individuare il bruscolino negli occhi altrui e non vede con chiarezza la trave nei propri, e di ciò che abbiamo ereditato nella misura dell’atto d’amore che ci ha generato

Dopo i giochi spensierati di un eta’ sempre più corta, ci preparano alla realtà       Qualcuno di Noi con una religione volta a un Dio buono e testimoni quasi sempre incapaci di aprirsi alla sua Vera Parola, e a una politica di legge con testimoni ancor più fallibili perché privi di coscienza collettiva avidi solo del loro piccolo inutile misero mondo effimero   Sempre troppo presto pensiamo di essere finalmente adulti, e’ nostra profonda convinzione credere non ci sia più nulla da imparare se non pianificare ciò che di per se, alla fin fine è impossibile anche solo capire, fosse mai che la scuola del vivere ha un inizio ma mai una fine, e programmare e’ l’illusoria senzazione di potere che mai realmente ti appartiene

Cosi come il primo vagito esce da solo, arriva presto la voglia d’Amare ma è difficile non scambiare questo sentimento con suo fratello, il bene, spesso inebria come il vino, ma ben presto, confuso, ti ritrovi con il bicchiere vuoto   E ancora una volta è tutto da rifare Infranto uno dei due cuori, c’è un altra vita da inventare, senza vagiti e giochi prima della dura salita   Adesso piangi un Amore unico, ma le lacrime sono salate per ognuno, e l’Amore è uguale per chiunque perché fa bene da star male   Le ‘storie d’Amore nelle loro unicità,  sono tutte uguali

Quelli che accantonano i sentimenti più profondi perché incapaci o crudi dentro, trovano ispirazione nel loro ego realizzando beni di evanescente palpabilita’ che li elevano alla pace terrena del possesso    Il motto è, meglio soffrire con le tasche piene di quel che voglio, ma la realtà e’ la vigliaccheria di non sapere lottare per ciò che serve in due vite, e’ come far vincere il corpo e uccidere anima e cuore, come legare l’asino dove vuole il padrone   La vera dignità sta nel dare tutto in tutti i sensi, per ottenere tutto a vantaggio di tutti a partire dalla persona che ami, e poi, solo poi per te stesso, … che viene da se’ per magica combinazione del bene che non fa altro che produrne altro

Per tutte le persone è stato bello, per chiunque è stato brutto, ognuno ha riso, nessuno escluso ha pianto, molti hanno Amato, pochi hanno odiato, il male deve esistere perché si conosca e trionfi il bene, e nel distinguere queste cose che sono inestinguibili come il nostro esistere… Sorridi, la vita te lo lascia ancora fare, come il respirare

E PER RIMANERE IN TEMA …

Tra le mani non ho niente, solo tu mi ascolterai, così recita una melodia di un mondo che non c’è se non nella nostra anima, che è più che averla stretta nel cuore

Si va in cerca di pace e armonia, si vaga con cuore pesante in un sentiero che porti al viale della serenità, si accendono ricordi vividi e lucidi che sbaragliano se non per molto ciò che basta a rintemprarti in un rinnovato fiducioso camminare con i tuoi pensieri Perché e’ solo tuo quel pensare, e di nessun altro in quel momento    Si apre una nuvola di speranza di eterea presenza, come tirarti le coperte sul viso a ripararti dalle insidie quotidiane, chiedere quel l’attimo di tregua alla vita che ti è concessa se sei capace d’amare

È un cerchio che ti rende immune dalle cattiverie che al fine son solo vivere Riapproppiarti di qualcosa che qualcuno o nessuno ti toglie, ma riconquisti un terreno perduto    Cammina che ti passa, passeggia in compagnia dei dubbi che ti fanno ombra, il te stesso che fai rivivere quasi per rabbia   L’Angelo azzurro che contrappone l’omino rosso, che non è cattivo, solo vive senza colore il viale che ti hanno programmato e che dipingi con il pennello dei tuoi colori

Certo nessuno ti ha obbligato ad avere due auto quando ce n’è d’avanzo d’una, e nemmeno di due cellulari, due televisori con mille canali anche se ne vedi solitamente tre, e due computer, non sia mai che uno si guasti e ti faccia perdere l’informazione che in genere non ti serve   E non hai bisogno nemmeno di un frigorifero americano che ti spara ghiaccio per dei cocktail che non ti fai mai se non quando l’hai acquistato perché l’aperitivo e’ d’obbligo al bar   Neppure avevi bisogno di avere due cappotti per un inverno che a malapena hai vissuto perché la neve non hai avuto il tempo di toccarla se non per calpestarla, così come dieci paia di pantaloni e altrettante scarpe per ogni occasione che sempre sono due, una per il caldo e una per il freddo ma meglio abbondare che deficere, meglio avere un pensiero in più per la testa alla fine del mese che mancarti nell’armadio un colore di una maglia che non metti…ma almeno insieme ad un problema nuovo, … c’è, …

E cerchi pace, armonia e serenità, pensando di rilassarti quel tanto che basta per una buona pensata che ti faccia star bene con il consumismo che si è impadronito del l’essenza di ciò che realmente ti serve   Immersi come siamo nel trovare nuove soluzioni a del benessere superfluo quanto i nostri futili pensieri    E cammini intanto che la natura si fa vedere con i suoi colori, afferri tra le mani un fiore che se ci pensi non costa nulla, ed è tanto bello nella sua straordinaria semplicità da lasciarti senza parole

Osservi i petali rosei e i gialli pistilli, per qualche attimo ritorni in una dimensione umana, cioè sei un fanciullo con mente libera e cuore leggero, e bisognerebbe afferrare quell’attimo d’insieme con il creato e farlo vivere con la tua carne, per capire cosa significa esistere     Potresti essere nudo, ricco dei colori che ti circondano, e vivo con l’aria che respiri, basterebbe niente per avere tutto, noi si cerca oro nelle tasche, ma basterebbe un sorriso e un fiore tra le dita ….

GIOCARE D’AZZARDO

La prima volta che feci un gioco con la posta in premio in denaro, fu a 12 anni                  Si lanciava un piattello di piombo facendolo roteare in direzione di alcune figurine poste a sette/otto metri di distanza, chi si avvicinava di più, si teneva le figurine dei calciatori della “Panini”     Non era denaro, ma se ne perdevi una trentina, ecco che il loro costo non era inferiore alle 300 o 400 lire, l’equivalente di una settimana di paghetta, così addio al cinema, ne castagnaccia, ne cioccolata con panna, e la faccenda risultava un grosso dispiacere per un ragazzino di quell’eta’

Quaranta anni or sono, per un ragazzo poco più che adolescente, non erano moltissimi gli svaghi che venivano proposti, e ricordo che lo sport in generale non era certo tra i primi posti che occupavano la mente di un adolescente, se si fa eccezione del calcio, anch’esso poco favorito dalla quasi totalità dell’esistenza di strutture adeguate al suo svolgimento    Quindi nostro malgrado, si giocava spesso al biliardo, inteso per boccette, o a stecca, altrimenti al gioco delle carte, scala quaranta, o al poker

Spesso ci si ritrovava in questo o in quel bar di paese, si iniziava a giocare dalle 13 del pomeriggio, e non di rado ci si fermava pure per cena, dopo aver avvertito i rispettivi genitori, che puntualmente sbraitavano alla cornetta del telefono, almeno per chi lo possedeva    Per rendere interessanti ed intriganti le interminabili partite, si pattuiva precedentemente la posta, non grosse somme, ma se uno non era in giusta giornata, si perdeva ancora la paghetta settimanale che non era più di £500 ma molto di più e si faceva pure qualche debito per le cose consumate al bar durante la giornata, quindi non era certo un bel ritorno a casa, senza un soldo e con il pensiero di come trovare il denaro per i debiti e di bar, e peggio, a volte di gioco

Personalmente, il più brutto ricordo che ho di quei quattro o cinque anni, fu quando andai al bar con la moto Gilera 125 di mio padre, e in seguito ai risultati di gioco di quella giornata, il giorno appresso dovetti tra le lacrime convincerlo a firmare per il passaggio di proprietà perché mi ero giocato la moto che persi                                          Non vi sto ad elencare i pochissimi momenti di gioia e i moltissimi momenti di dolore e sconforto che mi diede quel periodo, vi assicuro che era di gran lunga più salutare giocare al calcio, ed ogni volta puntualmente li, a dirmi basta da domani non gioco più, solo che quel domani arrivo’ molti anni dopo

Sulla ventina d’anni la feci finita con biliardo e carte   Erano  di moda ed intrigavano, i primi videogiochi, ricorderete quegli enormi “scatoloni” neri con lo schermo sul davanti, tipo TV in bianco e nero, all’epoca non pagavano in denaro, erano solo per puro divertimento, ogni video giocata costava solo 200lire, ma se stupidamente ti facevi prendere dalla smania di raggiungere dei livelli sempre superiori, ecco che ci passavi le giornate, non andando di conseguenza a lavorare, e comunque ad arrivare a spendere non meno di 30 o 40 mila lire tra una 200lire e l’altra, con annesso caffè, panini, e bibite varie che di consuetudine un videogiocatore al bar spende, se ci rimane per ore ed ore

Anche in questa occasione la solfa non cambiava, e se ci si lasciava prendere troppo la mano, il gioco non era solo di puro divertimento, ma diventava con il tempo un grosso dispendio di denaro, con conseguente problematiche economiche, che alla fine finivano per abbattere autostima e conto in banca, per usare un eufemismo    Ma ancora mi sgancio, perché capisco, per fortuna in tempo, che la faccenda mi stava lentamente facendo tanto male   Mollo tutto e non ci penso più, e nemmeno mi rendo conto che qualche anno dopo, verso la trentina, mi ritrovo in un casino’ il primo della mia vita, …  e neanche male   Sanremo sulla favolosa riviera dei fiori è favoloso   Rimasi  affascinato da quello sfarzo, abbagliato da quel lusso sfrenato, e ancora come nelle altre occasioni, inizio per il gusto di giocare, ma si sa’, il “banco” non perde mai, il giocatore si, sempre e dopo qualche rara vincita, mi ritrovo a continuare a giocare ostinatamente, come quell’unica volta che vinsi la bella somma di 5,000,000 milioni delle vecchie lire, e ebbi la forza verso le dieci di sera di andarmene con le tasche gonfie di soldi

Non fosse che a mezzanotte con un amico ci ritornai, per perdere i 5 milioni di lire vinti e aggiungerne un paio di perdita, al punto di essere costretto a fare il giorno seguente una cazzata potente, che mi costo’ 2 anni di interdizione nella splendida città di Sanremo, pena inflittami dal municipio tramite segnalazione del casino’ stesso                Ma oramai il marcio aveva preso il suo avvio, e cambiai in quel di Venezia                Ricordo di essere stato sia nel casino’ d’inverno, che si raggiunge via terra con l’auto, sia che in quello estivo che vi si giunge in battello, bellissimi saloni in entrambi, e almeno di  questi due non conservo cattivi ricordi   Ci andai solo un paio di volte   E ancora ricordo che un mio amico che mi accompagnava, perse talmente tanto che mi scoraggio’ dal seguirne l’esempio, e imitarne le gesta e per quelle volte ne rimasi praticamente illeso, economicamente parlando

Ma mi rifeci perdendo un infinita’ di volte a Campione d’Italia, il più squallido, e “brutto” casino’ che abbia mai visto    Talmente sciatto, che persino le prostitute che notoriamente frequentano quelle sale da gioco, si riconoscessero come semplici professioniste da strada, e all’ingresso era facile trovare e individuare lo strozzino che cambiava assegni ai perdenti malcapitati, che il giorno dopo erano più disperati che mai Da parte mia assegni a vuoto mai al Casinò a parte i soldi persi ma una notte tornando a casa dopo aver perso tutto quanto avevo con me, mi accorsi di non avere neanche i soldi per pagare il pedaggio autostradale e dovetti lasciare i dati personali alla stazione di pedaggio, per un pagamento in futuro

E di nuovo per mia fortuna dopo qualche anno l’episodio che mi fece rinsavire, la classica goccia che fa travasare il vaso, e che, o ti rimette in carreggiata, o ti rovina del tutto    Parto all’improvviso, una sera, senza averlo programmato prima, con la mia Citroen palla S, ero in crisi profonda con un amore perso da troppo poco tempo, e andai quasi per dimenticare e distrarmi, al casino’ di San Vincent in Val d’Aosta, non bello come Venezia, ma mai brutto come a Campione d’Italia, non male insomma, bei saloni da gioco, e… Udite udite vinco, vinco 1600,000 lire, non moltissimo ma la soddisfazione di essermi fermato al momento giusto, e sopratutto di esserci riuscito, era impagabile  Potevo anche essere felice per una volta!  Certo, se l’auto nella strada di ritorno non m’avesse piantato in asso, con fusione del motore    Risultato, 600mila lire di recupero dell’auto, e successivamente 1200,000 lire per la riparazione del motore rifatto a nuovo

Per me e’ stato come un preciso avvertimento… Piantala con il gioco d’azzardo!!!           Chi me lo avesse poi mandato questo segno non so, o lo so    Fu che di fatto mi recai qualche tempo dopo per ben due volte al casino’ di Montecarlo, nella prima giocai e persi una sciocchezza,  la seconda volta addirittura non giocai ma stetti a guardare gli amici farlo

Così come in Slovenia dove mi recai invitato da un grande giocatore, si perché i casino’ sloveni, invitano gratuitamente tre giorni 5 amici di un Grande Giocatore (che per me è quasi sempre un grande perdente)   Un albergo a 5 stelle, con ingresso gratuito al casino’ e ti forniscono pure una fiches omaggio, ricordo che con quella fiches una sera vinsi 300 euro che prontamente regalai a una cameriera della sala da pranzo del casino’, perché ci aveva appena servito delle canocchie davvero speciali, accompagnate da aragosta, ero proprio in via di grande guarigione se feci un simile gesto   Non parlo dell’avvenenza  di quella ragazza, anche se in realtà fu il motivo primario   Lei mi è servita da monito al voler rigiuocare i soldi vinti da quella fiches, quindi ben venga il fascino femminile, … che cosa più bella non c’è    La Donna l’ha fatta Dio, non esiste garanzia migliore di questa, e se qualcuno non vuole dire che Dio l’ha fatta, dica che che l’ha fatta l’Amore … che è la stessa identica cosa   La Donna la fatta l’Amore

E se non bastasse in occasione di una crociera che feci con mia moglie sulla Costa Serena prima, e un anno dopo sulla Costa Fortuna, entrambe munite di casino’, come tutte le grandi navi, ho giocato qualche rara volta alla roulette, e a blec jec, perdendo e vincendo in alternanza piccole somme, vero e solo sano gioco per divertimento             Ecco perché con queste mie esperienze passate, ora compatisco, e mi dispiaccio per quelle persone che giocano tutto, alle macchinette nei bar, persino la pensione e posso comprendere come si sentano dentro, e addirittura posso capire come si possa in taluni casi a giungere a gesti estremi   Magari come quando ti viene negata l’ennesima vincita al Lotto   E mi addolora vedere delle persone nei casino’ uscire dopo ore con aria sconsolata di chi non ha più un centesimo in tasca e non sa che dire al ritorno a casa dalla propria moglie e figli, perché non di rado può succedere che perdano anche la casa dove vivono

E non mi meraviglio nemmeno di alcune persone che ho avuto modo di conoscere, che sono state in comunità come dei tossico dipendenti appunto a disintossicarsi dal gioco Spesso chi è affetto di questa brutta dipendenza, mente spudoratamente dicendo che è guarito da tale dipendenza, ma nonostante abbia perso moglie, figli, e casa, continuano imperterriti a proseguire nel giuocare, ogni qualvolta hanno dei soldi in tasca                Che tristezza vedere delle donne nei bar attaccate ai video poker alle dieci di mattino, che si affannano a rovistare nelle tasche alla ricerca di quei pochi euro rimasti, rinunciando anche ad un misero cappuccino per tentare l’effimera sorte                                Il “banco” vince e sempre, e se noi si vince qualche rara volta, sono solo casi isolati, che ci infondono stupida fiducia a continuare in un inesorabile suicidio morale e economico

L’amichetto furbetto, ti vince alle figurine, l’amico più grande anch’esso furbo ti vince alle carte e al biliardo, magari barando  Il Crupier sa fare il suo giuoco vince sempre, e’ pagato per quello, non può perdere mai sennò non sa fare il suo lavoro e viene licenziato    Le macchine video poker sono “programmate” ed è appurato       Hanno delle vincite programmate e limitate, e nella maggior parte dei casi vengono prelevate con sapienza dagli stessi gestori, che sanno ogni un “tot” quando pagano

Il Lotto, Superenalotto, e altre porcherie simili, pagano una grossa vincita ogni svariati milioni di giocate, quindi le possibilità di vincita sono rarissime, in pratica una truffa legalizzata dallo stato che incassa miliardi di euro sulla pelle della povera gente, perché di quest’ultima categoria si tratta    Povera gente, disgraziati, disperati, che si giocano il tutto per tutto per cercare di uscire da situazioni di degrado e spesso di indigenza in cui sono costretti a vivere

Quindi, uomini, donne, ragazzi, ragazze, ma sopratutto anziani non fatevi prendere dalla smania del gioco, sono tutte sirene fatue del maligno, non serve a nulla e se proprio, fatelo per il vero e solo gusto del gioco, con moderazione, senza grandi aspettative             I genitori ammoniscono i figli… Non ti azzardare a fare questo o quello, mettono in guardia chi si azzarda in questa o quella scelta, tutti rifuggono l’azzardo, ma tutti inconsciamente giocano d’azzardo, chi più e chi meno                                                  Scegliete il più bel gioco che esiste al mondo…giocate a vivere, non giocate d’azzardo, al bar si va per bere il cappuccino e essere spensierati, non per uscirne disperati

Quel ragazzo che conobbi al bar dell’aeroporto me lo disse mentre si parlava un po’ tra di noi, che il gioco maniacale porta alla disperazione    Come Lui, che non si trovava lì per partire in una località di vacanza o per un viaggio di lavoro    Michele era nella sala dell’aeroporto per passare la notte sulle panchine della sala d’aspetto, perché moglie e figlia lo avevano sbattuto fuori casa dopo che aveva prosciugato il conto in banca ai video poker e macchinette infernali varie che andava cercando nei bar

Michele aveva fatto due anni di ‘comunità’ per guarire dal male del gioco, ma non gli era bastato, doveva finire a dormire all’aeroporto con le scarpe sotto la testa perché un altro disgraziato non gliele rubasse   E Lui lo sapeva che che lo Stato legalizza un modo sicuro per la disperazione, lo sapeva che lo Stato se ne frega se ti suicidi e per questo mi raccontò questa favola … C’era una volta …

C’era una volta tre porcellini nati in una bella fattoria, mamma scrofa li partorì una notte d’estate in cui una splendida luna rischiarava il mondo nella sua metà Amorevolmente li crebbe allattandoli senza badare alla loro ingordigia, lasciando che la loro sete e la loro fame non avesse limiti alcuni

I tre porcellini crebbero sino alla giusta misura per essere indipendenti così che potessero congedarsi dalle premurose cure materne, … e se ne andarono per la loro strada    Decisero di dividersi e di intraprendere cammini differenti perché si sentivano diversi tra loro pur essendo fratelli, pensavano di avere la possibilità di esprimersi in modi diversi, individualmente, quindi di dare il meglio per poter crescere sani e ben pasciuti come si addice ad ogni porcellino che si rispetti

Il primo fece del suo meglio e come prima cosa decise di costruirsi una casa e siccome non possedeva denaro la fece di umile paglia mista a fango   Il secondo porcellino dedicò un po’ di tempo al lavoro, e nel contempo costruì la casa: fu ciò che gli permise di averla migliore del primo fratello, infatti la costruì con materiali più consistenti, metà di legno e metà di mattoni    Il terzo porcellino prese una decisione completamente differente dai primi due, forse perché era il più prepotente dei tre: egli, infatti, decise di dedicarsi esclusivamente al lavoro e qualche volta per ottenere di più rubava il cibo ai fratelli per meglio ingrassare ed avere maggior energia da mettere nelle sue fatiche, cosicché quando accumulò a sufficienza, costruì la sua casa, rigorosamente in cemento armato con solidi infissi in acciaio rivestiti di legno di quercia, pertanto essa fu senza dubbio la migliore e la più bella

Ma ecco che arriva il lupo, che da tempo li sorvegliava e aspettava che i tre porcellini ingrassassero a tal punto da costituire un lauto pasto    E fu così che questo infido lupo si avvicinò quatto quatto alla casa del primo porcellino ormai porcello, colui che costruì la casa di paglia e fango, e minaccioso davanti all’uscio gridò: “Apri immediatamente o con un soffio ti raderò al suolo la tua debole casa!”  Quando il porcello numero uno replicò “giammai!”, il lupo con un poderoso soffio distrusse la casa, e fango e paglia volarono via, e il primo porcellino venne mangiato

Tempo dopo la stessa cosa si ripeté a casa del secondo porcellino con la sola differenza che il lupo dovette faticare un poco di più, e i soffi furono alcuni e non solo uno, ma il risultato fu lo stesso e anche il secondo fratello porcello venne divorato                            Sai amico come mi viene da interpretare questa favola?   Ebbene il lupo è lo Stato che ci governa, prima ci alleva, ci fa lavorare una vita per costruirci una misera casa che alla fine della nostra vita non vale più nulla perché ce la distrugge con un solo soffio

La casa crolla come fango e paglia soffiati dal vento, come nel caso del porcellino numero uno                                                                                                                                         Nel secondo caso, il porcellino numero due ha osato di più e ha fatto non l’operaio bensì l’artigiano o il commerciante, si è costruito una casa migliore del primo porcellino fratello, ha avuto qualcosa di più dalla vita ma il lupo dai e dai, soffia e risoffia, ha distrutto pure la sua di casa benché fosse costruita con legno e mattoni, e si è mangiato anche lui     E  perché del terzo porcellino non se ne parla?!    Chiedo scusa, mi ero dimenticato di menzionarlo, dimenticavo di dirti che a lui il lupo non ha distrutto la casa   Non perché era di cemento armato, perché il terzo maiale, il terzo suino, il terzo porco è diventato un politico, nonché grande Amico del Lupo, … con la casa di cemento armato   La favola che non è una favola, mio caro nuovo Amico,  è finita e io rimango qua finché le guardie aeroportuali me lo permettono …

Caspita caro Michele che brutta storia la storia della Tua vita ma la speranza è l’ultima a morire, così che  se ce la metti tutta puoi ancora rifarti una vita, che nella cacca non ci sei solo tu che hai o avevi il vizio del giuoco   Lo so!, riprende Michele, conosco persone come il Marcello che non hanno mai giuocato ma per la crisi che non passava mai, da industriale è  diventato un barbone    Anche Loro, i barboni son qui di notte a raccontare storie della loro vita …

DUEMILAVENTOTTO, Marcello racconta ..

Anno 2008     Carta platino American Express, destinazione Milano, mezzo di locomozione Mercedes 6 cilindri alimentato con benzina super 96 ottani, arrivo alla Rinascente Acquisti di svariato genere, profumo firmato per Lei, camicia firmata lui, pantaloni griffati ancora Lei    Si cambia reparto, alimentari: Salmone Irlandese pescato a “canna”, caviale del Don, champagne francese, whisky Scozzese, ottimo vino italiano: bianco Toscano, rosso pure, ma perché no! anche un Cannonau di Sardegna non guasta con un certo tipo di cibo    E si prosegue, con prosciutto di Pata Negra che vien dall’Espana, formaggi svizzeri e francesi da gustare con noci e miele Altro reparto, prodotti per l’ igene-casa, solo prodotti di grandi marche, piccole confezioni, grandi costi, e cosi per l’ igene-personale…grandi firme, ottimi risultati, grandi prezzi

Alla cassa osservo quelle belle signorine ben vestite, ma le compiango, sempre li, in quel posto, un bel posto, ma sempre inesorabilmente quello, con turni anche di domenica … Noi si ritorna a casa, ma prima una capatina in quel bar nei pressi della stazione centrale, un lounge bar dove si sorseggia champagne e si assaggiano tartine raffinate che sembrano involtini di sushi

Anno 2011    Carta Golden American Express, destinazione Bergamo, mezzo di locomozione Mercedes 4 cilindri aliment. gasolio 75 ottani, arrivo all’Esselunga Acquisti di vario genere, i profumi no, perché avanzati dalla volta precedente, camicia lui non firmata, pantaloni lei    Si cambia reparto, alimentari: Salmone in busta, già affettato, la canna da pesca è solo disegnata sulla confezione, uova di lombo che danno l’impressione di essere del caviale, ottimo champenois italiano, bianco e rosso del Veneto che il chianti Toscano è anche in offerta     E si prosegue, con prosciutto di Parma, formaggio Grana Padano e Certosa, da gustare anche da soli Altro reparto, prodotti per l’igene-casa, non necessariamente di firme conosciute, tanto son tutti uguali!   L’igene personale va curata quindi le marche non si toccano, al limite comperiamo uno o due prodotti in meno

Alla cassa osservo quelle signorine, vestite tutte uguali nella loro livrea blu a righe, ma le compiango, sempre li, in quel posto, ma sempre li, con turni anche di domenica e Pasqua … Noi si è di ritorno a casa, ma prima una capatina al bar del centro, uno champenois, tartine al burro e salmone

Anno 2014    Carta prepagata Poste Italiane, destinazione Albino, paesotto del bergamasco, mezzo di locomozione Dacia, quattro cilindri alimentata a gas-metano di cui non conosco gli ottani, arrivo al LDL Acquisti di vario genere, due profumi lei e lui, promettono siano pari al 80x cento a quelli di marca, in compenso l’80xcento meno costosi, camicia per lui firmata ma di modello antecedente di qualche anno, pantaloni per Lei, stesso discorso precedente    Si rimane nello stesso reparto, anche perché praticamente unico, alimentari: Il salmone ha stancato e allora passiamo al pesce azzurro che ti permette di sbizzarrirti in più versioni, dai primi ai secondi piatti, uova di lombo senza l’accompagno del salmone sono inutili quindi non si comprano, … ci sono poi degli ottimi spumanti che sostituiscono egregiamente lo champenois, certo non sono la stessa cosa…Bianco e rosso li trovi di tutti i tipi, e tutti i luoghi d’Italia in offerta, ovviamente di annate recenti che di vecchio in quel posto ci sono solo io                               E si prosegue, con prosciutto del Botto, ottima azienda artigiana bergamasca, e per i formaggi ci si accontenta di qualche spaccio paesano presso i monti di casa nostra, mancheranno di raffinatezza, ma a bontà non son secondi a nessuno e costano infinitamente meno   Sempre al l’interno prodotti per l’igene-casa e personale con marchi sconosciuti, ma confezioni giganti e prezzi contenuti

Alla cassa osservo quelle signorine, quelle donne, quegli uomini, tutti uguali nelle loro divise pulite, ma lise, li compiango, sempre li, con turni anche di domenica, Pasqua e Natale … prima di rincasare una capatina al bar nel piazzale del supermercato, Prosecco con noccioline e olive

Anno 2018    Immagino… nessun tipo di carta, se non quella da bagno da acquistare ma non del tipo morbido quella un po’ più ruvida, costa meno     Destinazione non precisata, dipende dove sorgerà un super mercato più economico della LD                                          Per spostarsi niente auto, mezzi pubblici se non c’è il controllore a bordo                   Arrivo non precisato Acquisti di vario genere, nessun profumo se non quello dato da un buon sapone di Marsiglia, quello a grossi pani bianchi, ottimo anche per il bucato e se diluito anche per i pavimenti di casa    Camicia lui e pantaloni lei, che dire firmate non so più cosa significa … ora inutile spesa, non si comprano, si possono riadattare quelli degli anni precedenti    Alimentari, forse il pesce azzurro lo si potrà ancora avere se i mari non avranno smesso di partorirli e ovviamente se costerà sempre poco                     Si potrà ancora vedere, non avere, Salmone, caviale, e champagne, li potremo ammirare negli spot delle tv private, quelle senza costi di canone  I vini a ben pensarci sono buoni anche sfusi, se ne riduci drasticamente il dosaggio, prosciutti, salumi e formaggi, speriamo vengano ancora prodotti economicamente da qualche contadino che garantisca la genuinità a discapito di altre regole igieniche e sanitarie

Alla cassa osserveremo quegli uomini e quelle donne vestiti ognuno come a loro pare, più o meno puliti, e non li compiangerò, anzi penserò quanto siano fortunati ad avere un posto di lavoro cosi importante    Nessuna sosta al bar, un mezzo bicchiere di vino lo berremo a casa stuzzicando un pezzo di pane con lo stracchino

Ma nessun allarmismo, nessuna preoccupazione che tutto ciò avvenga!                            Ora abbiamo un nuovo partito politico che cambierà tutte le cose in meglio                        E se poi non cambiasse nulla come è sempre successo finora?… Merda! allora io e mia moglie non avremo di che mangiare! … nel 2028 moriremo di fame ma non tra le mura di casa perché quella se l’ho portata via la banca con il mutuo non pagato e quindi non ci sarà nessun ritorno, solo un andata per l’altro mondo …

Il Marcello è un signore sui settanta, barba e capelli bianchi come la neve, scarpe ritorte in punta dai molti passi fatti e i calci dati alle pietre   Un vestito doppiopetto che indossava l’estate del suo tracollo    Di color beige s’e’ fatta la camicia bianca portata senza una cravatta, abbottonata sino al collo d’inverno e slacciata di due bottoni d’estate,… il cappello se lo sono fottuto i ladri nella  stazione dei treni   Le calze non si vedono mai in nessuna stagione, le mutande di sotto i pantaloni non si vedono e non si sa se il signor Marcello le porta

Eppure non sembra che il Marcello si lamenti più di tanto quando si racconta, anzi sembra scherzare quando parla degli anni a venire, forse perché peggio di così non gli potrebbe certo andare, perché dalle stalle alle stelle c’è già passato, e dalle stelle alle stalle al confronto è un sollievo … Non c’è più niente da inventare, nulla da difendere, rimane solo da raccontare agli altri ai bar delle sale d’aspetto dell’aeroporto, come si potrebbe finire nel 2028 …

E SI RITORNA SU PASSI GIÀ FATTI

Tornando volentieri al caffè Mignon, mi ritrovo spesso con la Cristina in quel bar           La Cristina mi giunge a immagine come una mezzobusto, precisa a una bella presentaticre degli anni 70    Lei è acconciata nei capelli come una cartolina di una reclame di acconciature e il suo viso esplode di femminilità     La Cristina e si una bella donna e da come si esprime è bella anche ‘dentro’, che qualora qualcuno vedendola non capisse, le basta il suo sorriso per confermare la buona fede nell’attribuirgli il ‘bella dentro’

La Cris, come la chiamo io, è sposata con l’ottico, il dottore, il Paolo per gli amici e quindi anche per me    Il Paolo ha un fratello che di fianco al suo atelier di studio ottica, gestisce un negozio di gioielleria e orologeria, lavoro tramandato dal padre orologiaio e gioielliere e adesso Massimo continua la tradizione    Il Massimo che non metto davanti il signor perché lo considero un Amico, ma sia per Lui che di Paolo, rivolgendomi a Loro penso sempre al ‘ signor’ ma semplicemente non lo dico, … lo penso

Mi fa stima essere Amico Loro    Inutile aggiungere che anche signora Cristina sarebbe il giusto tributo da dargli ma come per i due fratelli mi beo nel dargli del Tu, quasi a volermi accaparrare il risultato finale della nostra amicizia, che forse non sarà da pacche sulle spalle, ma mediando il mio mondo con il Loro non è di certo solo convenzionale

Non è mai successo che io abbia bevuto un caffè con la Cris, il Paolo e il Massimo assieme    Di solito il Massimo e solingo e fugace, un caffè una battuta e via, … in cerca di altri sorrisi, meglio se di clienti che si deve pur vivere    Invece bevo caffè con Cristina, a volte sola, a volte accompagnata da Paolo   Più spesso lo bevo con la Cris, e mi perdoni Paolo se preferisco ciò avvenga e penso che Lui pensi esattamente alla stessa cosa pensando a me e mia moglie   Da una donna che si Rispetta a prescindere, si può coglierne il lato migliore ammirandola senza sciocchi intenti di conquista che il suo cuore è occupato da tempo quanto il mio   Alla mia età si vive di complimenti sinceri, come il caffè buono che beviamo al Mignon

La Cristina il Paolo e Massimo hanno dei figli meravigliosi    Sono educati in un modo che non esiste quasi più   Sono ragazzi sportivi, sono ragazzi d’oro    Non parlo della mamma di alcuno di loro … una signora bionda più minuta del marito Massimo, così che a Lui riesce più facile custodirla gelosamente, quasi nascondendola                     Quella bella signora di cui nemmeno conosco il nome, non beve caffè … e se si, non al Mignon Insomma una famiglia educata, d’altri tempi,… e io mi diverto ad immaginare che sarebbero d’accordo con me in ciò che voglio dire sull’educazione   L’educazione è uno dei mezzi più veloci per arrivare al cuore e poi di conseguenza all’Amore

EDUCARE E’ L’UGUALE DI AMARE

Che io non penso qualcuno al mondo nasca cattivo   Come può un individuo nascere cattivo o malvagio, se non conosce l’inverso del buono    Al suo contrario l’innocenza di un nascituro è scontata    E’ nel corso dell’andare del tempo che una serie di combinazioni si intersecano in modi svariati di manifestare la propria esistenza     Sempre per ciascuno di noi quando al male è permesso di farsi strada sul bene, è solamente perché la cattiveria gli è a sua volta stata imposta, gli è stata insegnata suo malgrado

Che in fondo la maggior parte delle volte, è solo un autodifesa automatica a ciò che hai subito, e reagisci, ti ripari dietro quello scudo che percorrendo le vie della tua vita, impari ad usare come arma … E inasprisci il cuore, e amareggi la vita, che senza rendertene conto si fa cupa, grigia, triste sempre pronta alla pugna   Che non ti sembra sia tale, che tu sei giusto, che tu sei tollerante, che tu sei addirittura buono                        Se la sera riavvolgi il nastro e stai con te stesso, ti viene alla mente che l’unica cosa che ti puoi rimproverare e che potevi anche essere un po’ meno arrabbiato, per quel tale che ti ha tagliato la strada a quell’incrocio… , e sempre questi rompi di lavavetri ai semafori! non se ne può più!   E dovrà pur finire la storia di farmi fregare il parcheggio da quella morettina la’…fosse almeno bella, no, è brutta e antipatica

Be, pensandoci non credo conti il fatto che se potessi darei un calcio in culo al mio capo, ogni volta che lo vedo, proprio non lo sopporto, si da arie da supermen, ma non vale un bel nulla al mio confronto   Si me la sono presa anche con quella stupida macchina del caffè, mi ruba sempre i soldi, …  ma questa volta non c’era nessuno che poteva vedermi, mi sono proprio sfogato e l’ho presa a calci, cosi almeno si è rotta per un buon motivo…tanto mica è mia     Oggi poi non era giornata sul lavoro, non rendeva per niente, mi ha fatto dire più parolacce e ho imprecato più del solito, ma quando ci vuole …  se c’è vò ce vò     Di andare in quel posto a mangiare poi… del resto è il più vicino al mio ufficio e cosi volente o nolente mi tocca sopportare quell’antipatica della cameriera, che se la tira oltre misura, ma ad antipatia non scherza nemmeno il proprietario che se la fa, sotto gli occhi di quella racchia di sua moglie

Finalmente la giornata era arrivata al suo epilogo, oggi ci mancava pure la presenza dell’ingegnere, un altro che si crede chissa’ chi, cosi non ho potuto giocare di nascosto al computer, e nemmeno leggere quell’ articolo sul quotidiano         Va da sé che non l’ho potuto leggere nemmeno alla sera, che barba i miei suoceri a cena     Lei, mia suocera che blatera sempre che non si deve fare questo e quello, sempre pronta ad ammonire me e mia moglie di come dobbiamo educare i figli, come se lei avesse educato bene i suoi!! Mentre mio suocero fa il gran filosofo su qualsiasi argomento si intavoli, bravo solo lui, intelligente solo lui    Stasera poi, mio figlio Luca era insopportabile, e mia figlia Laura quando fa capricci gli mollerei volentieri due ceffoni, non fosse per sua madre che la difende sempre!!!   Meno male è finita sta giornata, un bel cognac, anche due, un “bella”, si fa per dire sigaretta, anche due, e visto che tutti i rompiballe della famiglia sono a letto, un bel pornazzo non me lo leva nessuno

No, tutto sommato non sembra possa definirti una persona ingiusta, intollerante e cattiva; forse non al cento per cento    Al cento per cento ingiusti intolleranti e cattivi lo saranno stati quelli vicino a te, a partire dai tuoi figli, da tua moglie, dalla gente che ti frequenta, i tuoi amici   Del resto si raccoglie ciò che si semina    Del resto, tanto amore ricevi, tanto amore saprai dare Mentre tu, tranquillizzati, sei cosi solo per il novantanove per cento non è colpa di nessuno, cosi hai visto e sentito, cosi hai fatto e detto, ma non eri cattivo, nessuno di noi nasce cattivo o malvagio… qualcuno ce lo insegna con piccole dosi di maleducazione quotidiana è sempre l’esempio che condiziona tutti …

Maria Camilla è una signora attempata mamma di Marina anche Lei sposata con un orafo   Stamane al bar Mignon si lamentava che il marito il giorno di San Valentino l’avesse chiamata di sera tardi alla chiusura del negozio, non per fargli gli auguri, ma per dirle che sarebbe arrivato tardi e se il mattino seguente avrebbe potuto sostituire una delle commesse   Camilla e figlia hanno adottato due splendide Chiuwawa color cioccolato figlie della Minnie e del Roccia, i miei due Chiuwawa, che di solito tra un cappuccino ed un altro si parla di loro …  Noi si vive con piccole dosi di felicità e a darne un poco ci aiutano i nostri amati ‘Cagnini’   Gli Animali sono la felicità di molte persone sole ma anche accompagnate, che vivere con loro è un aggiunta al bene interiore, come Toula, che vive nella Tundra …

CI VUOLE POCO PER ESSERE FELICI

Ci vuole niente per essere felici, Toula che vive a nord della Mongolia  lo sa                    Lei alleva renne, vive sola nella Tundra sconfinata in una capanna di tronchi           All’alba si sveglia con le sue renne che gironzolano fuori dalla sua finestra, lo scalpitio che fanno sulla neve ghiacciata fanno aprire gli occhi a mandorla,  la piccola donna che a vederla uno gli dà chissà quanti anni, ma non dovrebbe averne più di una quarantina

Toula è una nomade, dall’età di sei anni ama le sue renne, e lo stesso che i genitori la mandarono a scuola, ella non vedeva l’ora che arrivassero le vacanze per poterle trascorrere in compagnia dei suoi amati animali che il babbo portava in transumanza nei verdi pascoli in disgelo, giù a sud in territorio Mongolo    Sicuramente l’istruzione gli è servita per saper contare le sue renne, che poi ha dato loro ad ognuna un nome, ma di più ha capito che non gli serviva di imparare altro, questo è l’insegnamento migliore che volle gelosamente conservare e conoscere    Ora vive sola, da quando suo marito è stato inghiottito da quel ghiaccio che si ruppe sotto il peso del suo corpo, la primavera quel giorno era arrivata troppo presto, e Lei, Toula rimane lì, sola a compiere quello che aveva reso felice il loro vivere sino ad allora, che altro non desideravano oltre il loro essere innamorati

Ancora oggi quando si deve rifornire di acqua giù allo stagno, vi si avvicina con estrema cautela, e saluta il viso del marito che gli si ripropone rassicurante nel fantastico del suo immaginario nei riflessi del ghiaccio che deve rompere per avere dell’acqua                              Quattro i figli che ebbero i due sposi innamorati, i tre maschi si son persi nella grande Mosca alla ricerca di se stessi e di un qualche cosa che li appaghi, come a voler fuggire da una vita dura che non hanno considerato e saputo accettare, mentre Dascia l’unica figlia le rimane accanto, pur abitando anch’essa nella grande Città Rossa e con il cuore ed il pensiero fa periodiche chiamate con una radio trasmittente che fa da ponte ad altre stazioni radio collegandola con la madre quasi quotidianamente   Dascia  è l’unica che per la beatitudine di mamma sta studiando per diventare una veterinaria, e che di tanto in tanto le fa visita, come questo anno che ha deciso di partecipare al nomade vagare delle trenta renne tutte femmine e un unico maschio da riproduzione    Toula, sa dove si deve dirigere, anche se nessun sentiero è tracciato per indicare la via                                  Di giorno si orienta con i colori e i profumi della natura, e di notte le stelle e l’esperienza di lunghi anni fa il resto che le serve per arrivare alla meta prefissa

Il fratello di Toula con moglie e prole seguono la carovana che si addentra in posti sconfinati, e Toula non può che gioire nel vedere i nipoti che imparano a cavalcare per giuoco le renne, che ora mai il tempo volge a favore e se non tutte o quasi, dovranno partorire i piccoli che hanno conservato in grembo aspettando cibo e disgelo, perché anche questo san fare i nobili quadrupedi, la natura li ha equipaggiati di tal dono, sanno ritardare il parto per convenienza, oltre che avere latte quattro volte più nutriente di quello della mucca

Non desidera e ne chiede altro la nomade, pensa così di onorare gli anni vissuti con Muomar, e uguale non pensa di fare altro che quello star bene che la fa vivere, alleva le sue renne che ora raddoppieranno, doppia gioia, doppio lavoro e duplice il piacere di coricarsi la sera presto per alzarsi con l’alba di un nuovo giorno per accudirle                   Ci vuole poco per vivere bene, non è un segreto, la verità con la sua semplice soluzione è alla portata di tutti, bisogna saperla riconoscere apprezzare e prendere prima che ti sfugga tra le mani, in anticipo sul resto del mondo che se ti afferra con la sua illusoria velleità ti trattiene fra i suoi tentacoli di evanescente benessere

Certo non possiamo essere tutte Toula e tutti Muomar ma un angolo di mondo per capire quale è la via da seguire per sentirci bene con niente che alla fine è tutto, esiste per ognuno di noi, nello spazio dei nostri migliori pensieri e la Tundra e lì che ci aspetta e le renne vanno munte … Chissa’ se si può fare un cappuccino con latte di renna             In qualche parte del mondo, ci sarà un bar che lo serve di certo non per necessità ma per goliardica estrosa novità

Il mio Amico Roberto nel suo bar trattoria non vendeva latte di renna, ma lo stesso proponeva bibite e piatti con un Amore che sembrava provenire da ogni parte del mondo    Il Roby vendeva Amore ed era speciale nella sua unicità perché è un articolo molto impegnativo, è raro l’Amore, e pochi, pochissimi sono degni di distribuirlo a piene mani come Lui sapeva fare   Il Roby faceva tutto con Amore, ora prosegue dove l’Amore è di casa, …in Paradiso … e io lo ricordo così

Che non ho avuto il tempo necessario per capirti, ma da quel poco, e’ straripata la tua carica umana con tutta la sua irruenza    Che quando una persona e’ stata ciò che tu sei stato, non ha bisogno di molto tempo per presentarsi, di dire al mondo chi è                          I tuoi occhi parlavano per te, senza parole, i tuoi gesti gentili erano palpabili, come era palpabile il senso di pace che si percepiva nell’ascoltarti

O come quando con l’entusiasmo che ti contraddistingueva, mi presentasti per la prima volta il tuo locale … Il bar trattoria Trio Condor, la in quella stretta via di quel grazioso piccolo paese di montagna   Carissimo Roby, tu facevi apparire tutto splendente e pieno di vita, d’amore e di gioia, che persone come te nemmeno fanno fatica a proporsi, qualsiasi sia ciò che tu volessi trasmettere   E mi elencavi con fervido entusiasmo, i piatti che insieme ai tuoi fratelli avevi programmato per noi clienti, e alla fine del pasto, desideravi sapere se ben c’eravamo trovati, perché quello era il tuo fine, fare le cose per bene, perché tu eri e sei una persona per bene, che il bene non passa nemmeno se non sei su questa stupida terra, il bene lascia il segno per sempre, come lo hai lasciato Tu nel cuore dei tuoi cari, e di chi ti ha davvero apprezzato e voluto bene, era impossibile non volertene

E poco più…almeno per me, lo stesso entusiasmo quando volevi imparare a suonare la fisarmonica, lo stesso sguardo tanto bello, l’immutato entusiasmo alla vita, quasi come a significare che te ne era destinata poca    Quattro bicchieri di vino e tanta, tanta umanità che sprizzavi da tutti i pori dalla tua pelle, della tua anima    Fino a quel giorno, che ti    reincontrai    Quel mattino in cui ti rividi e bevemmo insieme un cappuccino, e io d’impeto t’abbracciai, con troppo entusiasmo, e tu Roby, mi ammonisti per essere troppo irruento, i punti di sutura dopo il tuo intervento per quel merda di male, erano freschi, ma ancora di certo non ti lamentasti, nulla poteva scalfire minimamente la tua voglia di vivere, e tantomeno il tuo entusiastico modo di prendere la vita, la stessa che aveva già deciso che una persona così preziosa era sprecata qui sulla terra, e a discapito perenne della tua Eli, e i tuoi cari figli, ti aveva già destinato altrove, perché gli Angeli servono giovani al Signore   Ciao Roby, sorridici dal cielo, e irrora il mondo di gioia, che per questo sei stato destinato  Ti voglio bene, bello Spirito, berremo ancora cappuccini e ci abbracceremo come non sia successo nulla …

OLTRE MILLE PAROLE PER DIRE QUANTO CAFFÈ HO BEVUTO NEL MONDO

Più  di Mille parole per finire il mio libro, che le inserisco al quarto capitolo invece che il quinto perché ho già scritto il finale  Molto più di mille parole che non so quanti migliaia di caratteri sono per dire di un tempo che fu di cento persone che ho conosciuto nei bar, … che per cento intendo mille, ne intendo un milione   Con le loro storie, che si sono mescolate con le mie e insieme abbiamo contribuito a scrivere qualche storia di Noi, qualche storia di tutti, che il vivere è uguale per tutti come il nascere e il morire

Ho bevuto un caffè al bar con tutte e tutti quelli che mi è capitato di incontrare e anche per tutte le persone a cui ho dato un appuntamento    Come quando si entrava al bar per giuocare a freccette strafatti di alcol già assorbito in altri posti      Era quel bar vicino al Tribunale, che al tempo ancora “sparava” sentenze più o meno giuste … Tanto per non cambiare la musica era sempre quella, chi perdeva pagava una grappa alla menta al vincitore, un grigio-verde come si chiamava Noi, e si beveva sempre, vincitori e perdenti

A freccette si giuocava anche dopo aver percorso più di 300 km. in motocicletta sulle strade ad una corsia con guida a sinistra, … quelle della Scozia, verso Turso la parte più estrema che bacia il mare del Nord che mischia le sue acque con il mare Atlantico in un incesto irruento quanto imbronciato   Due mari sferzati dai venti freddi che giungono dal Polo Nord, dall’altra parte del mondo, che già a quel punto si è dall’altra parte del mondo, perché il sole da questa parte non tramonta che a tarda sera, hai il rosso nella stanza del bed and beakfast sino a mezzanotte, solo dopo arriva la breve notte                Che il mattino alle sette non c’è l’Ave Maria suonata dalle campane del paese ma un signore in kilt che suona la cornamusa   E lo stesso ti dice, … svegliati, è un giorno nuovo

Ho bevuto un caffè nel grande cratere della Grecia a Santorini, in quel grazioso bianco lucente paese ci sono andato a dorso di mulo e non parlavo con nessuno se non con me stesso che osservavo signori in abito leggero e cappello di paglia, signore vestite con vestiti di fiori e foulard annodati sotto il mento e cercavo di immaginare la loro vita intanto che mi gustavo beato la mia

Ho bevuto caffè in Germania e in Austria, sopratutto nei loro luoghi autostradali di ristoro, gli Autogrill del luogo,… ho parlato con camionisti e autisti di qualunque mezzo e quando con loro non mi capivo, bastava un sorriso e qualche gesto gentile

Ho bevuto il caffè con la granita, solo in Sicilia lo puoi bere in quel modo, magari sulle grandi terrazze di Sciacca intanto che guardi al di là del porto, l’incontro di tre mari, … a sud Ovest il Canale di Sicilia a Nord il Tirreno e a Est lo Ionio                                             Ho incontrato molti sorrisi e sguardi sinceri dietro facce scure bruciate dal sole, ho dialogato con Loro e diviso del cibo insieme a tanto rispetto   Me lo diceva Rosario che è nato lì e vive a Padova, la mia gente è gente per bene

In Calabria ho bevuto caffè a Tropea sulla terrazza a strapiombo sul mare e ho parlato con gente che parlava come me ma ospitale il doppio

A Napoli ho bevuto il caffè più buono del mondo in un bar pizzeria del quartiere “Forcella” che non entri se non sei gradito, e se lo bevi senza prima aver mangiato la pizza più buona del mondo non hai ben capito di trovarti a due passi dal golfo di Napoli in casa di amici che di cognome fanno Esposito    Con loro ho fatto affari e ho parlato di vita   Sembra che loro la vita la conoscano tanto bene da burlarsi un pochino di Lei e se non ci credi entra in uno dei suoi multicoloriti negozietti e compra una maglietta con sopra stampata la foto delle cinture di sicurezza, a quel punto si può capire cosa intendo per furbizia senza malizia, furbizia per prendere in giro chi si crede più furbo di Loro, un altro modo per prendere la vita stessa

Il caffè di Roma è corretto dal Fascino della città eterna che guardandoti in giro ti dice quanto è bella e te lo dice in ‘romanesco’ Come diceva il Francesco, quel bel ragazzone che è un poliziotto, Roma capo Mundi   Fu Lui che per primo mi fece mangiare una carbonara fatta con le sue mani, meglio di quella della trattoria di Sora Lella in Trastevere

In Sardegna la gente parla in Sardo e non sardegnolo che significa Asino, la gente è verace è tosta come la sua terra che regala erbusti e ciuffi d’erba per pecore e capre       La gente di Sardegna parla poco con altra gente, è impegnata nella sua orgogliosa umiltà a servire le mille lingue di mille modi di parlata che si sentono per le strade, perché la Sardegna sono mille mondi diversi con il mare più bello, … e anche li si beve caffè … con il “filu-ferru” che lo corregge … si fa per dire

Ho bevuto caffè in Piazza del Palio di Siena a Firenze    Ne ho bevuto qualcuno anche all’acquario di Genova e via via sul mar Ligure sino a Ventimiglia che il caffè s’e’ fatto più “lungo” e già si parla Francese    Che certo non era male più avanti a Montecarlo, peccato costasse il triplo che il solito e con la gente del luogo non riuscivo a comunicare, avevamo vestiti diversi, i miei un po’ più lisi    Ho bevuto dei caffè anche in Piazza San Marco servito da persone con giacchino bianco e panno asciugamani sul braccio   Intanto lanciavo manciate di grano ai colombi parlavo con gondolieri stanchi e ammiravo occhi a mandorla dietro ad un obbiettivo fotografico sul Ponte dei sospiri       E non è meno buono il cappuccino che ho bevuto a Torino Dopo tanto vino bevuto al raduno degli Alpini, la grande Mole era il mio rifugio per qualche momento dal bere altro vino, perché parlare con gli Alpini è parlare di gioia e di orgoglio, di fatica di dolore e Amore    Milan l’he’ un gran Milan e a Milano si beve il caffè migliore si possa bere in una grande città, che tu sia in Piazza Castello o in Piazza Duomo, in viale Abruzzi o in Corso Buenos’ Aires … il caffè in Italia e vero caffè, il cappuccino in Italia è l’unico cappuccino gli altri di altri paesi surrogati più o meno somiglianti

Il caffè non è uguale dappertutto, a Mosca per esempio in quell’albergo di 500 stanze vicino alla Piazza Rossa dove si affacciano gli smerli creati da un architetto Milanese del castello del Cremlino, lo si beve quasi annacquato che loro, i Russi preferiscono la Vodka Così come in Slovenia a PortoRose nella piazza principale bevi un caffè dopo un lauto pasto ai frutti di mare    Anche in Romania a Bucarest si beve caffè, ai piedi del grande palazzo del dittatore Ceausescu che aveva distrutto un intero quartiere per costruire ciò che ora ammirandolo ci stupisce, il suo bel palazzo di cemento di pietre e sangue

A Buda Pest in Ungheria quelle due volte che ci sono stato ho bevuto il caffè annacquato La prima sul Danubio, su di quel battello che dopo i festeggiamenti per l’arrivo di un anno nuovo, ha spento luci e motori e ci ha rinviato ad un arrivederci                                           Mentre un altro anno a Buda ho sorseggiato un caffè in un bar nel Bastione dei Pescatori, che essere in una torre che sovrasta la città e lascia vedere i suoi ponti illuminati in tutta la loro magnificenza e a dir poco svenevole e il caffè non fa nulla anche se non c’è

Il caffè ‘sporco’ in Olanda Ad Amsterdam è  del tipo “americano” che di forte non ha nemmeno il colore, meglio che prima già che sei lì, ti fai una ‘canna’ così non ti interessa conoscerne il sapore, meglio ancora che vai per Musei     Anche in Inghilterra bevi caffè e non solo the, e se vai a Londra e non fai la coda per visitare l’Hard Rok caffè e non acquisti una maglietta che porta stampato il suo nome, non sei stato a Londra                  A Liverpool sono stato in un bar degli anni 60, quello dei Beatles                                   Curioso che in un certo senso sono stato anche da “Loro” nell’isola di Madeira, intanto che si aspettava l’imbarco su quella nave ormeggiata al porto io e la mia Susy, il Tiziano e la Orianna, eravamo a bordo di uno degli Yacht dismesso e ora ormeggiato in secca che ci dissero essere proprietà del famosissimo gruppo musicale dei Beatles                         Era adibito a bar ristorante e quel che mi assicurò di essere sulla Loro imbarcazione, me lo fece capire il conto dopo il caffè allungato, ci vivrei io mia moglie e i miei Cani per una settimana con quella cifra e non a pane ed acqua, ma a bistecche e Barbera

In Svizzera non credo di aver bevuto ancora del caffè se non nel cantone Italiano, ma lo stesso è imbastardito e sciallo, freddo come la precisione degli orologi svizzeri e non ho aneddoti da raccontare che ogni volta che ho varcato quel confine, non vedevo l’ora di uscirne come quando sono uscivo dal suo Casinò   In tema con lo squallore della multa che presi di costo pari a uno stipendio medio per una infrazione  fatta in Italia              Non amo particolarmente in quel paese che vuole stare al di sopra di altri, neutrale come la sua gente per fortuna non tutta, insipido come la bellezza statica dei suoi monti e delle sue vallate Un altro di quei Paesi che guadagni molto, ma per vivere spendi molto di più

Non come bere un caffè in Spagna, magari di fronte al sagrato della Sagrada Famiglia, o bere un caffè a vedere i magnifici cavalli Andalusi nella loro terra d’origine                       In quelle stalle bianche e pulite, con fuori dalla loro mura, vasi in terracotta ornati di fiori di cui di colore ricordo solo il rosso    Da Barcellona non te ne puoi andare prima di aver visto ballare il Flamenco da dei ballerini in costumi tipici, ma non prima ti versino una sangria con il collo della bottiglia che lo contiene, tenuto sollevato di almeno 50 centimetri dal bicchiere sottostante che l’accoglie, è buono il caffè in Spagna, … il cappuccino è buono solo in Italia che l’ha partorito … e di mamma ce n’è una sola, … ma l’ho già detto

Manca ancora buona parte del mondo in cui non ricordo di aver bevuto un caffè o un cappuccino con brioche, ma credo che un bar si trovi anche in Mongolia o in Africa, in America o in India basta solo cercarlo, … per parlare con qualcuno di nuovo, per piangere, ridere e scherzare ma sopratutto Amare … per far parte di tutto e di tutti, per bere un caffè con Te perché  anche Tu fai parte di me

Ora ritorno ai bar dei miei Paesi, quelli dove vivo e in zone limitrofe dov’è la gente per lo più la conosco    Con Loro mi intendo quando gli e mi parlano, e se non ci intende del tutto, si usa il buon senso per pensare al meglio di chi ti sta di fronte, non fosse per ciò che si è imparato nei bar del resto del mondo che un poco hai visto e un poco conosciuto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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