Brindando alla vita

BRINDANDO ALLA VITA.

Si pensa sempre di poter andare da qualche parte quando si ha a disposizione un certo numero di giorni liberi, magari come le feste natalizie come nel mio caso.

Ci pensi di andare via, chiunque ci pensa, poi c’è chi può e chi non può. C’è chi potrebbe ma non ce la fa, c’è chi la vacanza è di casa e chi nemmeno sa cosa sia una vacanza.

Le volte in cui ora penso ad una vacanza si sono rarefatte come la neve d’inverno, di questo passo la prossima sarà quando gli orsi polari non avranno più cibo per totale mancanza di ghiacciai.

Lo stesso ancora una volta parto con la mia immancabile adorabile metà e i miei due piccoli delinquenti a quattrozampe che in questi ultimi quattro anni mi hanno regalato una valanga di emozioni positive che hanno sempre ricollegato la spina della vita alla presa dell’amore.

Come si parte, dopo s’arriva, e il paesaggio m’e’ noto… la temperatura sulle colline che anellano la Liguria con la Toscana, frusciano i loro alberi rumorosamente sferzati  dal vento che soffia da ovest verso est, e la temperatura è mite nonostante sia Natale.

Ho imparato con gli anni fuggiti a non arrovellare le meningi sprecando il tempo a cercare di divertirmi per forza quando si programma una vacanza.  Ho imparato a riflettere dopo, godendo del risultato ottimale dei ricordi. Forse è per questo che sono passato dal mare Adriatico al mar Ligure o forse semplicemente perché ho bisogno di altre spiaggie.

I ricordi sono infallibili e non sbagliano mai, riaffiorano  perché son belli o anche perché son brutti.          Riaffiorano i ricordi che si vogliono ricordare, un po’ come dire, ciò che non interessa non è degno di essere ricordato… e così ho fatto anche in quest’ultima occasione di svago.

Vinto l’impatto con una dimora che di confortevole aveva la natura al suo esterno, assaporo di rimbalzo la presenza dell’amico Gigi e la sua amata musa Lory che ci hanno invitato e accompagnato in questa bella avventura.              Insieme sorridiamo a ciò che ci aspetta e brindando con un buon bicchiere di vino rosso tenuto in mano nel mezzo di un cortile assolato di un sole timido di fine mattino, dove ci scambiammo di buon accordo le camere privilegiando me e Susy perché la nostra munita di televisore…  che poi risulto’ non funzionare quasi mai.

Il resto della vacanza è storia di vita comune. Ogni pranzo sempre consumato in un ristorante diverso così come la sera per la cena. La grande differenza eravamo noi quattro amici al bar. Noi, fatto del nostro intrecciar di parole che quasi ci scagliavamo perché assetati di cose da dire.

Ognuno diceva di se’ badando per buona educazione di bene  ascoltare gli altri, e  la fine era quasi sempre scontata, una grassa risata innaffiata dall’immancabile delicato vino ligure, che senza guerra,  rosso o bianco ci hanno deliziato il palato e come sempre rinfrancato lo spirito che in certi momenti ardisce preferire un delicato senso di beatitudine.

Naturalmente il tempo inesorabile scorre e arriva il giorno di Natale, il mio immancabile appuntamento con l’arte, il mio irrinunciabile appuntamento con la Fede, e trovo cercando il tabernacolo del mio desiderio, la chiesa del posto e mi viene presentata da una suora che sublimo mi fa pensare che di meglio non ci si possa aspettare da una figura tanto bella da vedere nelle proprie vesti.

Di bassa statura che ispira simpatia, vestita di bianco con drappi azzurri,  che con gambe arquate incede nella navata ciondolando e nell’intanto ci sorride con uno sguardo che non lascia dubbi alla fedeltà nel tempo profuso per il suo Sposo.  Suor Emilia mi precede agitando le mani per farmi ammirare il presepe allestito in quell’angolo di cappella della Basilica dedicata alla Madonna e ne decanta le beltà.

Altre chiese visitate mi hanno mostrato con orgoglio il loro presepe, come quel paesino arroccato sulla cima di una grande collina dove una ragazza ci fece cortesemente da cicerone mostrandoci fiera i suoi animali da presepe fatti di pezza e di juta a grandezza naturale, tanta grazia in un sol movimento di mani e d’intenti.

Il sagrato di quella chiesa è grande poco più di un fazzoletto di pietre a quadrotti ed è intitolato ad una piazza affacciata sul paesaggio ai suoi piedi che sconfina la vista in una pianura sottostante che finisce baciando l’azzurro del mare.

Lo stesso pomeriggio di quel giorno, non bastasse l’aureo effluvio di emozioni ho avuto la fortuna di conoscere un ragazzone tutto muscoli che mi parlava di mare e di avventure. Domenico è un marinaio sposato con Alessia e lui solca i mari a bordo di una nave da guerra che in tempo di pace è adibita a operazioni umanitarie.                                È stato bello sentirlo intanto che mi parlava fiero delle operazioni di Pace effettuate in mari sconosciuti,  e nel mentre armeggiava sul telecomando del televisore per mostrarci l’orgoglio navale italiano capeggiato dal leggiadro veliero Amerigo Vespucci, pareva di ascoltare un bambino che riceveva regali la mattina di S. Lucia. Lunghi i periodi di assenza di quel ragazzo in giro per il mondo ma, l’amore per il suo lavoro riesce a sopire la mancanza dei suoi due meravigliosi bimbi e la loro splendida mamma che sempre aspettano con ansia il ritorno dell’amato papà… ed io ammiravo incantato quel mondo di pace e mi feci una ricarica d’amore.

Adesso tutto questo è già passato, è già un ricordo bello come lo è stato il vino forte bevuto  in Grecia dove a dorso di mulo si percorrono le interminabili gradinate che dalla pianura portano alla cresta del grande vulcano dove sono  appoggiate le casupole tutte bianche di Santorini.   Lo stesso vino carico di sole e di forza che ho avuto il piacere di gustare nel bellissimo paese siciliano di Taormina  E ancora il soave ricordo di un bel bere di vin leggero nei magnifici borghi storici di Petralcina e salendo a nord di quel poco, non di meno Gubbio regala piacere al palato e alla vista per un così bel agglomerato di case costruite da almeno un millennio,. Ricordo con piacere il vicino Recanati, io e Emilio bevemmo dell’ottimo vino direttamente dalle cantine di casa Leopardi ma non fu il vino la parte migliore del ricordo, il meglio era che è mio fratello. E ancora oggi, cerco di rivivere con i fatti, il piacevolissimo ricordo del deciso insieme delicato vino della capoccia d’Italia che meglio se bevuto d’inverno tra i monti.  Lo ricordato spesso nelle belle giornate trascorse nelle osterie della nostra Città Alta a Bergamo.  Sbicchierate interminabili con il pretesto di brindare anche alla luna se necessario, imperativo bere vino tra un sorriso ed un altro.

Altre belle emozioni da conservare nell’animo per i momenti più bui. Altro straordinario ricordo di un bel Natale trascorso in serenità tra le viuzze strette spesso fatte di gradini consumati dal tempo che sembrano unire in un unico blocco le case dei piccoli borghi arroccati sulle creste di colline che reclamano di essere montagne lì dove cime innevate non ve ne sono. Un altro meraviglioso pensiero immortalato per sempre in un angolo di cuore, un modo di brindare alla vita con la speranza di un buon anno ancora da venire, e per la scelta del vino non c’è dilemma, purché sia bevuto in ottima compagnia.

 

 

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