Tempo ladro.

N. B. se si vuole utilizzare questo racconto, si salti alla frase …UN CAMPO PRE ESTIVO DEI BOY ::::: le prime due righe sono state trasmesse nel capitolo di un altro brano…

Il tempo è come l’amore, infatti fa sempre cio’ che vuole, è come piantar patate e raccogliere rape, e se al cuor non si comanda, è sicuro non si possa comandare il tempo… così  quella notte fece ciò che dovette fare.

Un campo pre-estivo dei boy scout. Il gruppo dei Giovani Lupetti capeggiati dal mitico Tarcisio si accampò ai piedi del l’Adamello, una altra bella, disperata montagna che punta le dita al cielo sercando di toccarne la fine.

Altri tre gruppi di boy scout al comando del capogruppo. Uno era composto dalle Giovani Marmotte che denominazione più infantile nel tentativo di compiacere non potevano scegliere per identificarsi, facile per loro far colpo con i personaggi di Topolino.

Ancora ci fu il gruppo delle Giovani Primule che manco a dirlo con un nome come questo non potevano essere che ragazze, o meglio ragazzine, che a dodic’anni non s’e’ ancora donne… almeno nel corpo.

Come non erano uomini i ragazzini di un altro gruppo le Giovani Promesse 5 ragazzi etichettati primi della classe,  anch’essi coetanei ma, boriosi, pareva avessero mille anni di esperienza in più delle Primule.  I Giovani Lupetti sono quelli che al loro arrivo di venerdì si distinsero subito, fu il gruppo che mal lavo’ le pentole al fiume giù a valle.

Per questo motivo due Lupetti furono svegliati alle 10.30 di sera e dovettero ritornare a valle dove ci fosse terra fina o magari sabbia per meglio poter strofinare le pentole non perfettamente pulite nel  dopo cena.

Un preludio di un bel tridio di fine settimana,  montate le tende  e accesi i fuochi in un batter d’occhio, fu subito il giorno che segue.   Sabato la sveglia fu di buon mattino che il sole non si era ancora visto.

Tarcisio controllo’ gli zaini di ogni piccola recluta assicurandosi che non mancasse cibo e acqua per il sostentamento di energie che quel giorno dovevano bastare per portare i quattro gruppi vicinissimi alla cima del monte Adamello.

Dopo ore di salita impervia e di mille ‘attenzione ragazzi!’, gli intrepidi “4”  arrivarono in prossimità della cima di quel grigio monte. D’incanto il tempo cambiò improvvisamente e mostrò a tutti il lato più scuro di se’.                    Il vento da lieve si fece furioso e sferzava folate violente di goccia d’acqua che costrinse il rifugiarsi in un anfratto di roccia. Un pertugio agognato scavato per secoli da el elementi spietati,  lungo il quanto basto’ ad essere riparo per ognuno dei ragazzi del gruppo, alla sola condizione si stesse ritti, appiattiti uno di fianco all’altra contro la parete rocciosa.

Solo le braccia potevano muovere le mani per il solo ricevere un misurino di acqua dosato dal capo ‘Tarci’ che la distillava nel rovescio del tappo dell’ unica borraccia rimasta con un po’ da bere. Il  resto era stare fermi e lasciare che la bufera avesse fine.  Il cielo era nero di rabbia e ogni tanto come fossero nervose pennellate sulla tela, veniva illuminato da fulmini e saette che scagliate al suolo rumoreggiando intimoriva i cuori.

Un improvvisa tempesta d’estate, e dopo due ore se ne andò più veloce di quando era arrivata,  e come fossero larghe bracciate del più grande tra i giganti che annaspava tra le nebbie, di colpo all’alba si schiari’ il mondo sopra i berretti  dei boy scout che potettero far ritorno all’accampamento ma, non se ne andò invece molto presto la paura che invase i loro occhi e che  rimane ancor oggi indelebile scolpita nelle loro menti.

Il tempo non è bizzarro, fa ciò che deve quando deve,  e il suo comportamento a volte pare strampalato ma non lo è mai del tutto e i boy scout dopo quella esperienza si munirono di borracce più grandi e giacche più pesanti, rispettosi della natura padrona del tempo. Il Tempo comanda anche i cuori che si spengono lentamente al suo passare, perché il tempo è ladro e ruba il nostro tempo.

 

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