Non avrei mai pensato…

Non si penserebbe mai di ritrovarsi alla venerabile età dei presunti “saggi” a doversi confrontare con una realtà che con fatica si rincorre… Quando i vent’anni ti assicurano onnipotenza, non si pensa che diventando grandi ci si possa sentire  sempre più piccoli nell’impasto del Creato.

Di certo non avrei mai pensato di amare tanto gli animali e se sta male il mio cagnolino, sto male anch’io.
Se porto del cibo di carne alla bocca penso a cosa sto mangiando  e mi viene un groppo in gola, succede così da quando so che anche le piante soffrono.

Persino un verme piace molto ai corvi, loro stanno lì pazienti ad aspettare che sbuchino dall’umida terra per poterli mangiare e non li scambierebbero nemmeno con una rossa aragosta.

Lo scarabeo è vecchio quasi come il mondo ed è curioso e insieme misterioso osservare il lavoro che fa per vivere. Lo scarabeo vive felicemente di cacca, la appallottola e roteandola la spinge in tana per farne un giaciglio e anche la consuma come cibo. ed è curioso e insieme misterioso osservare il lavoro che fa per vivere, lo scarabeo vive di cacca ed è felice.

Non avrei mai pensato…

Condotto mano nella mano da fede certa, mi rendo conto di partecipare all’infinito, e tanto basta per dare un gran senso alla mia vita altrimenti vuota come una zucca incolta al sole.

Siamo felici veramente o forse ci illudiamo di esserlo!?

Lo stesso non si pensa mai che il tempo voli via  più veloce di quanto nemmeno si possa immaginare e quando ci si rende conto che un fulmine e tanto potente da illuminare una città ma dura un secondo, significa che non c’è più tempo per dubbi e perché… si tirano i remi in barca e si contano i pesci nella cesta mentre che il mare incalza rimboccandosi le coperte con onde alte che consigliano di tornare a casa per starsene buoni al calduccio senza rammarichi del tanto o del poco pescato.

Francesco è uno scienziato biologo e lavorava alla scissione molecolare con un apparecchiatura sofisticata che all’improvviso sovraccarica di energia esplose. Venne sbattuto da una scarica elettrica talmente potente che lo scaraventò contro una porta d’acciaio a circa sei sette metri di distanza.

Francesco entrò subito in coma e in seguito raccontò di essere stato sempre presente sin dal primo giorno in cui  si trovava in sala di rianimazione dove i medici commentavano le sue condizioni di salute l’intanto che cercavano inutilmente di rianimarlo. Rimase in stato comatoso per quattro giorni e per tutto il tempo vedeva la disperazione dei suoi cari che a casa pregavano si salvasse.

Guardava chiaramente la loro disperazione e l’affanno di tutta la gente del mondo che come formichine si muovevano frenetiche da mane a sera quando al fine qualcuno sorrideva ma molto più spesso molti piangevano.            Era d’estate ma Francesco vedeva uomini con cappotti di lana grezza che ricordavano molto i soldati nella ritirata di Russia della II guerra mondiale così come i bimbi erano coperti di stracci e le donne pure, e a grandi passi con musi scuri percorrevano strade di metropoli o sentieri nel deserto, oppure correvano sui pontili delle navi e altri   a segnar sentieri di montagne.

Un brulichio di persone che chiedevano con i loro occhi lucidi il perché di tutto questo e Francesco impotente stava a guardare e sembrava volesse nascondersi da tutta quella tristezza, preferiva stare al sicuro dietro quella grande luce benforme  che disse di essere un Angelo celeste, non gli importava neppure della disperazione dell’amata moglie e del ancor più amato figlio, non gli importava più di nulla che fosse umano, desiderava con tutta l’anima rimanere lì, tanto che nel coma disse a gran voce di no!

Non voleva andarsene da quel luogo di pace e disperato gridava che non se ne sarebbe andato via anche quando disperato gli parve di essere spinto giù con forza da quella celestiale presenza.  In realtà erano tre forti scosse di defibrillatore che al quarto giorno lo costrinsero a tornare di qua da quel posto in cui tutte le preoccupazioni erano svanite e l’arrabattarsi della gente gli risultava inutile come il loro affanno. Francesco suo malgrado tornò sulla terra e mi confermò che le piante hanno paura di un uomo che brandisce una roncola e soffrono per un fiore reciso, così come mucche e maiali sentono l’odore del macello e gli uomini creano guerre e infrangono cuori.

La felicità è dietro l’angolo aspetta solo un po’ di buona volontà e tanto, tantissimo cuore, perché si può vivere bene anche nella cacca basta fare come lo stercorario che ne sente il cattivo odore e lo trasforma in profumo.

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